BMCR 2021.12.41

Alexander the Great and propaganda

, , Alexander the Great and propaganda. Abingdon; New York: Routledge, 2021. Pp. xiii, 205. ISBN 9781138079106 $128.00.

[Authors and titles are listed at the end of the review.]

Some talk of Alexander, and some of Hercules / Of Hector and Lysander, and such great names as these. / But of all the world’s great heroes, there’s none that can compare. / With a tow, row, row, row, row, row, to the British Grenadiers.

Così inizia la celeberrima marcia reggimentale The British Grenadiers, composta nel XVII secolo e tuttora canzone di marcia di vari corpi. Primo tra gli eroi evocati – cui però i granatieri sono di gran lunga superiori – è appunto Alessandro. L’efficacia duratura della propaganda di Alessandro Magno, presente anche nell’accostamento con Eracle, si può apprezzare già da questi versi.

Il termine «propaganda», come è noto, è stato coniato in latino per denominare la Congregatio de Propaganda Fideistituita dal papa Gregorio XV il 22 giugno 1622, ma il vocabolo nel senso moderno usualmente impiegato è attestato nella lingua inglese giusto due secoli dopo, nel 1822.[1] Nel volume qui discusso sono appunto trattati alcuni aspetti della propaganda di Alessandro Magno, intesa come precisa autorappresentazione e diffusione di un’immagine della propria persona e delle proprie imprese. Il volume non si limita a questo, perché l’indagine si estende opportunamente all’impegno degli storici di Alessandro e all’uso che i Successori hanno fatto a proprio vantaggio della sua figura. Uno degli aspetti più attraenti della ricerca consiste nel fatto che le due ultime categorie coincidono almeno in un caso significativo: Tolemeo figlio di Lago, amico d’infanzia di Alessandro, generale, storico e primo sovrano macedone d’Egitto è tra i diadochi quello che forse ha saputo meglio utilizzare a proprio vantaggio la memoria (e il corpo) di Alessandro e qui, come è naturale, vari saggi non mancano di esaminarne l’opera. Prima di considerare questa ricerca è importante, però, ricordarne la genesi: il libro raccoglie alcuni lavori presentati al convegno su Alessandro Magno organizzato per celebrare il compimento dei settanta anni di Brian Bosworth (Albert Brian Bosworth, 21.03.1942-22.12.2014). L’insigne studioso sarebbe mancato poco dopo questa occasione.[2]

Dieci specialisti di differenti formazione culturale e provenienza, tutti affermati studiosi di Alessandro e del periodo ellenistico, affrontano i principali nodi legati in primo luogo alla legittimità di applicare la categoria e il vocabolo – moderno, come si è appena visto – di propaganda a fenomeni propri dell’antichità (Baynham). La risposta è affermativa e gli esempi addotti dalla studiosa sono convincenti: in forme diverse Dario I, Pericle con il popolo di Atene, Augusto hanno inteso mostrare pubblicamente il potere di cui disponevano e la capacità di dominio allo scopo di rafforzare se stessi e il sostegno che erano riusciti a conquistare e intimorire gli avversari[3]; le riflessioni di Baynham convincono dell’applicabilità della categoria di propaganda al mondo antico e a convenire che «Alexander the Great offers a particularly robust example for the study of propaganda. The literary, iconographical, and numismatic tradition is rich (…) and problematic» (p.4). L’articolo di Edward Anson consolida questa tesi; grazie a una serie di indagini puntuali fa risaltare l’abilità di Alessandro nella costruzione di un’immagine potente di sé: simile agli eroi omerici, adatto ad ogni compito di soldato, stratega, invincibile generale, fondatore di città e sovrano, superiore a personaggi mitici come Achille, Perseo ed Eracle. Il passaggio finale da figlio di Zeus a dio stesso corona una leggenda costruita dallo stesso Macedone e pone la base per ogni futuro Romanzo di Alessandro.

A Tolemeo, l’amico e σωματοφύλαξ di Alessandro che dal 305 a.C. divenne il primo sovrano d’Egitto, fondatore della più longeva dinastia ellenistica e onorato con l’epiteto di Σωτήρ, sono dedicati i saggi di Frances Pownall e Timothy Howe. La prima approfondisce le implicazioni della versione fornita da Tolemeo della visita di Alessandro all’oracolo di Ammone dell’Oasi di Siwa. Le divergenze con altre testimonianze di storici e letterati, argomenta in modo convincente Pownall, sono riconducibili a un forte impegno di legittimazione di sé, nonché dal desiderio di valorizzare la scelta di Alessandria quale capitale del regno.[4] Queste e altre varianti narrative presenti nell’opera storica di Tolomeo corrispondono alla volontà di utilizzare a proprio favore la propaganda che già era stata di Alessandro riadattandola abilmente alla peculiare condizione religiosa e culturale egiziana. Howe propone un interessante lavoro parallelo nel quale sono esaminati i rapporti tra l’inseguimento di Dario da parte di Alessandro e quello di Besso da parte di Tolemeo, vicende narrate nel terzo libro dell’Anabasi di Alessandro di Arriano, autore che qui usa appunto Tolemeo come fonte. Concordo con le conclusioni dello studioso, ma, a proposito di un passaggio metodologico, mi chiedo quanto ciò che Howe afferma (p. 56) sia applicabile solo alla categoria di storici indicata e non appartenga piuttosto a ogni storico, antico e moderno: «To be clear, I am not suggesting that Arrian, Ptolemy or any of the other Alexander historians invented their accounts, but merely that they were predisposed to preserve, highlight and, in fictionalized ways, re-present historical material that fit particular agendas and historical perspectives».

John Walsh si impegna in una stimolante analisi di un famoso passo diodoreo (18.8-18), considerando che alla base del testo si possa ricuperare come fonte principale Ieronimo di Cardia; lo studioso rivaluta la capacità storiografica di Diodoro che, pur servendosi di Ieronimo, sarebbe riuscito a evitare i pregiudizi e le ostilità proprie della fonte; ciò sarebbe riscontrabile, in particolare, nella descrizione delle azioni di Antipatro durante la guerra lamiaca.[5] L’acuto studio di Landucci si sofferma, poi, sulle difficoltà incontrate e superate da Antigono Gonata (ca. 320 a.C.-239 a.C.) nel proporsi ai sudditi. Sia il padre, Demetrio Poliorcete, sia Alessandro Magno rappresentavano ormai precedenti pericolosi per chi volesse regnare sui Macedoni. Il nonno materno Antipatro padre di Fila, reggente dopo la morte di Alessandro, rappresentava, invece, un modello positivo e a lui Antigono poteva accostarsi come garante di quella (p. 97) «Macedonianness typical of the generation of Philip II». A questa linea Antigono aggiunse come tratto personale l’immagine di re saggio amico dei filosofi e incline allo stoicismo. Anche alcuni aneddoti, apparentemente sfavorevoli al sovrano, sono fatti derivare da Landucci da una propaganda filoantigonide alimentata consapevolmente dal Gonata.

I generali e gli storici contemporanei di Alessandro, come per esempio Tolemeo, Nearco e altri ancora, sono concordi nel descrivere il complesso rapporto del re verso il mondo persiano, semplificando e rendendo lineari atteggiamenti che furono tutt’altro che tali. Manca – ovviamente – ogni biasimo e, grazie anche all’uso sapiente di Erodoto e Senofonte, giganteggia la fulgida immagine di Alessandro vendicatore dei torti subiti dai Greci. Del giovane liberatore, secondo un messaggio panellenico utile a unificare i Greci, non vengono narrati episodi poco edificanti come l’assunzione di atteggiamenti persiani o la visita a Nash-e Rostam, sacrario del riposo finale di Dario e Serse. A conclusione di questo bel saggio Sabine Müller rileva che l’unico che riporti l’episodio della visita, Onesicrito, era forse mosso da un reale interesse nella storia e negli usi persiani, non da sentimenti ostili verso Alessandro. Tre contributi completano il libro: Hugh Bowden sottolinea la duttilità dell’immagine di Alessandro presso i Romani: spesso il Macedone è usato come controfigura del reale bersaglio della critica, critica talora moralistica, a volte anche semplicemente sconsolata, come nel citato passaggio dell’ep. ad Att., 299.3 = 13.28, ove Cicerone intende alludere a Cesare.[6] Joseph Roisman indaga le cause di diserzione e passaggi a un fronte nemico avvenuti negli anni successivi alla morte di Alessandro mettendo in discussione le soluzioni proposte nel 1986 da Michel Mervyn Austin. Pat Wheatley e Charlotte Dunn, infine, illustrano con cura l’uso ampio e sofisticato dal punto di vista della propaganda delle emissioni monetarie auree e argentee di Alessandro e dei Successori. Un’attenzione particolare è dedicata ai cosiddetti «Porus medallions» / «Elephant medallions», associati alla campagna indiana di Alessandro e alla battaglia dell’Idaspe (326 a.C.).[7]

Si tratta di un volume assai utile che fa onore agli autori e a Brian Bosworth, lo studioso cui è dedicato e che ha aperto la strada per nuovi studi su Alessandro Magno. Il tema mostra che vi è ampio spazio di studio per un argomento affascinante con significative ricadute sulla concezione moderna di un fenomeno politico e sociale di grande rilievo. A p. ix Elizabeth Baynham definisce «playfully» gli autori del volume «members of a global ‘Alexander family’». È così, ma questa ‘Alexander family’ è sicuramente meno problematica e più amichevole di quella originale.

Table of Contents

List of Figures vii
List of Contributors  viii
Acknowledgements  ix
Abbreviations  xi7

1. “Selling Alexander”: the concept and use of “propaganda” in the age of Alexander, Elizabeth Baynham  1
2. Alexander the Great: A life lived as legend, Edward M. Anson  14
3. Ptolemaic propaganda in Alexander’s visit to Ammon, Frances Pownall  33
4. The “pursuit” of kings: imitatio Alexandri in Arrian’s Darius and Bessos “Chase scenes”, Timothy Howe  54
5. The bias of Hieronymus: a source critical analysis of Diodorus 18.8-18, John Walsh  71
6. At the court of Antigonus Gonatas, the heir of two dynasties, Franca Landucci  94
7. Alexander at Naqsh-e Rostam? Persia and the Macedonians, Sabine Müller  107
8. The Man who would be king: Alexander between Gaugamela and Persepolis, Hugh Bowden  129
9. Desertions and the rise and fall of rulers in Hellenistic Macedonia, Joseph Roisman  150
10. Coinage as propaganda: Alexander and his Successors, Pat Wheatley and Charlotte Dunn  162
Index  199

Notes

[1] Thomas Carlyle, The Collected Letters of Thomas and Jane Welsh Carlyle, II., 1822-1823, Durham 1970, 7 December 1822: «I think you have done well positively to decline any interference with their propagandâ purposes». La definizione fornita da The Oxford English Dictionary, sv. propaganda è «The systematic dissemination of information, esp. in a biased or misleading way, in order to promote a political cause or point of view. Also: information disseminated in this way; the means or media by which such ideas are disseminated».

[2] Vd. il ricordo di Elizabeth Baynham (“Professor Brian Bosworth. A Brief Biography”, pp. 7-8) in Karanos 1 (2018), numero monografico Alexander’s Gaze. Studies in honor to A.B. Bosworth.

[3] L’opera di riferimento rimane Paul Zanker, Augustus und die Macht der Bilder, München, 1987 (tradotto in italiano, inglese e spagnolo).

[4] Nella raccolta dei FGrHist a Tolemeo di Lago è attribuito il nr. 138. Per la costruzione moderna del personaggio di Tolemeo come storico vd. Angelos Chaniotis, Making Alexander fit for the Twenty-first Century: Oliver Stone’s Alexander, in Irene Berti, Marta García Morcillo (eds.), Hellas on Screen. Cinematic Receptions of Ancient History, Literature and Myth, Stuttgart 2008, pp. 185-201.

[5] Sarebbe forse stato opportuno considerare alcuni lavori di Marta Sordi, tra cui Diodoro e il “dopo Alessandro”, in E. Galvagno, C. Molé Ventura (a cura di), Mito, storia, tradizione. Diodoro Siculo e la storiografia classica, Catania 1991, pp. 53-63; vd. anche Franca Landucci Gattinoni, “La figura di Tolomeo nei libri XVIII-XX di Diodoro”, Aevum 61 (1987), pp. 37-42. Sordi non pensa che Diodoro si sia servito di Ieronimo di Cardia per i capp. 8-18 del libro 18 e ritiene che l’uso di almeno due fonti tenute in pari valore da Diodoro (e non l’uso prevalente di una fonte principale) sarebbe da individuare anche in altri blocchi dello stesso libro.

[6] Vd. anche ora Yael Wilfand, “Alexander the Great in the Jerusalem Talmud and Genesis Rabbah: a Critique of Roman Power, Greed and Cruelty,” in Katell Berthelot (dir.), Reconsidering Roman Power. Roman, Greek, Jewish and Christian Perceptions and Reactions, (Rome, 2020).

[7] Su ciò vd. ora Michael E. Habicht, Andrew M. Chugg, Elena Varotto, Francesco M. Galassi, “The so-called Porus Medallions of Alexander the Great – Crucial Historical Numismatic Objects or Clever Counterfeits?” JNAA 29 (2018-2019), pp. 24-50. A p. 191, nota 81 alla bibliografia su Lisimaco occorre aggiungere la monografia di Carlo Franco, Il regno di Lisimaco. Strutture amministrative e rapporti con le città, (Pisa, 1993).