BMCR 2021.11.15

Tra i libri di Isacco Argiro

, Tra i libri di Isacco Argiro. Transmissions, 4. Berlin; Boston: De Gruyter, 2020. Pp. x, 303. ISBN 9783110651096 $114.99.

Open Access

L’origine di questo volume è una tesi di dottorato scritta sotto la supervisione di Daniele Bianconi e discussa nel 2018 presso l’Università della Sapienza di Roma.[1] Tra i libri di Isacco Argiro, di Anna Gioffreda, presenta uno studio esaustivo e sistematico della personalità intellettuale di Isacco Argiro, sulla base della sua attività scrittoria e della sua produzione. Infatti, come indica l’autrice (p. vii), le fonti sia letterarie sia documentarie bizantine e post-bizantine offrono scarse informazioni su Argiro, perciò, in questo caso, lo studio approfondito dei manoscritti copiati o contenenti interventi della sua mano, insieme allo studio paleografico della sua scrittura e di quella dei suoi collaboratori, si sono rivelati fondamentali per gettare luce sulla portata del suo lavoro e del suo contesto intellettuale.

Argiro, forse nato in Tracia, diventò monaco a Constantinopoli, dove studiò e iniziò a vergare codici insieme al maestro Niceforo Gregora (1324-1358/61),[2] che senz’altro influenzò i suoi interessi, in particolare per quanto riguarda la scienza. La attività filologica di Argiro comprende edizioni e recensioni di testi scientifici antichi di natura matematica e astronomica, ed è anche egli stesso autore di opere di questo genere. D’altronde, egli partecipò attivamente al polemico contesto culturale in cui visse: la cosiddetta controversia palamitica,[3] la cui impronta è percorribile in una parte della sua produzione.

Prima del presente volume, erano stati già pubblicati degli studi intorno ad Argiro e alla sua scrittura. Infatti, come spiega l’autrice (p. 1), Giovanni Mercati,[4] nel suo libro sulla storia della teologia e della letteratura bizantina del secolo xiv, aveva analizzato, fra altri rappresentanti antipalamiti, la figura di Argiro nell’ambito del suo ruolo nella controversia. L’identificazione di Mercati della scrittura di Argiro nel Vat. gr. 176 gli permesse di attribuire al monaco la stesura di una serie di manoscritti vaticani contenenti opere collegate alla controversia palamitica e, inoltre, di dimostrare la paternità di alcuni degli opuscoli dottrinari trasmessi in questi manoscritti. Più recentemente, nuove ricerche e identificazioni paleografiche ad opera di Brigitte Mondrain, Daniele Bianconi e Inmaculada Pérez Martín hanno aperto una linea di studio che ha gettato più luce sugli interessi intellettuali del monaco e sulla composizione della sua biblioteca. Analogamente, specie dalla seconda metà del xx secolo — salvo qualche eccezione — e in parte grazie alle ricerche precedenti di Mercati, le opere di Argiro hanno conosciuto più edizioni e studi, particolarmente i suoi trattati scientifici e matematici. Questo è, in linea di massima, il quadro dello stato della questione argiriana che Gioffreda presenta accuratamente all’inizio del libro.

Dopo la prima sezione, composta dalla premessa, l’indice generale e l’introduzione, il volume è strutturato in sette capitoli che integrano la sezione principale del libro: I. Su Isacco Argiro: numerose mani simili; II. La scrittura di Isacco Argiro; III. Collaboratori di Isacco Argiro; IV. Ancora sui collaboratori di Isacco Argiro: numerose mani simili; V. L’erudito e i suoi libri; VI. Argiro e la controversia palamitica; VII. Una cronologia relativa dei manoscritti di Argiro.

Il primo capitolo (I. Su Isacco Argiro) presenta un’analisi delle testimonianze contenute nelle fonti manoscritte e nell’opera del monaco allo scopo di gettare luce sulla sua biografia —da cui si traggono, in realtà, poche informazioni—. Infatti, nonostante queste testimonianze, la cronologia esatta della vita di Argiro resta ipotetica: basti pensare che non si conoscono le date precise della nascita e della morte. A questo proposito, l’autrice propone di collocare la sua nascita nei primi decenni del Trecento e la morte tra il 1380 e il 1390 circa; la data approssimativa della morte si ricaverebbe dalla partecipazione di Argiro alla stesura della prima unità codicologica del manoscritto Scorial. Y.III.21 (ff. 1r-115v). Questo capitolo si chiude con una tabella su tre colonne contenente tutti i manoscritti attribuiti al monaco — 33 codici — in cui sono indicati le segnature dei volumi, i fogli assegnati alla sua mano e gli studi in cui ogni attribuzione è stata pubblicata.

Il secondo capitolo (II. La scrittura di Isacco Argiro) analizza la grafia del monaco. A questo proposito, l’autrice esamina in primo luogo il contesto grafico del xiv secolo e affronta subito dopo lo studio paleografico della scrittura di Argiro all’interno del suo contesto grafico. A proposito di questo contesto grafico, le pagine dedicate alla digressione sulla problematica dei doppi grafici e i cambiamenti di ductus eseguiti dai copisti a seconda della natura del testo si rivelano senz’altro opportune per definire il modus scribendi di Argiro: ossia, una scrittura più formale, dal ductus posato, e un’altra più informale, dal ductus veloce. Infatti, queste scritture sono frutto di un’interpretazione personale dei suoi modelli grafici, dei quali si offre anche una minuziosa analisi: il cosiddetto Anonimo G, del filone geometrico e molto influenzato dallo stile τῶν Ὁδηγῶν, che per l’appunto fece parte della cerchia del maestro Gregora, e lo stesso Gregora. L’analisi dei suoi modelli è seguita dalla descrizione della scrittura di Argiro: un’analisi che tiene conto del tratteggio di ogni singola lettera e delle sue varianti (singola o in legatura).

Il terzo capitolo (III. Collaboratori di Isacco Argiro), anche in chiave paleografica, si propone di ricostruire l’atmosfera intellettuale di Argiro, ovvero la cerchia dei collaboratori con i quali vergò alcuni manoscritti, il che permette di conoscere gli interessi e i rapporti di studio che stanno alla base di questa collaborazione. Stando a Gioffreda (p. 44), questa nutrita cerchia è articolata in base al contenuto degli esemplari: copisti di codici di argomento profano e copisti di libri di argomento teologico-dottrinario. Il capitolo è arricchito di tavole di manoscritti e si chiude con delle tabelle che sintetizzano il lavoro dei copisti collaboratori con l’indicazione della segnatura del codice, i fogli trascritti e gli autori e le opere copiati.

L’esame dei collaboratori di Isacco Argiro è ripreso nel quarto capitolo (IV. Ancora sui collaboratori di Isacco Argiro: numerose mani simili), ma questa volta la trattazione si focalizza sulle attribuzioni erronee proposte dalla bibliografia critica: Gioffreda discute attribuzioni che coinvolgono Argiro, il già menzionato Anonimo G e altre mani simili a quella di Argiro, nello specifico quelle dell’Anonimo A e dell’Anonimo B, con le quali la scrittura di Argiro può essere confusa. Ancora una volta, l’analisi delle attribuzioni erronee e delle mani simili viene realizzata con accuratezza paleografica, come testimonia la presenza di più tabelle che offrono un confronto di forme grafiche fra le tre mani collaboratrici e quella di Argiro.

Dopo l’analisi paleografica per la ricostruzione della cerchia intellettuale di Argiro, il quinto capitolo (V. L’erudito e i suoi libri) tratta, in primo luogo, la natura testuale dei 33 libri che compongono la sua produzione manoscritta, classificabile in quattro gruppi: autografi autoriali, autografi editoriali, autografi editoriali con apparato esegetico autoriale e recensioni. A continuazione, Gioffreda cerca di riscostruire le differenti tappe della formazione intellettuale di Argiro, per cui esamina i libri da lui posseduti in quanto fonti complementari ad altre contemporanee o leggermente più moderne. L’analisi codicologica e paleografica assieme a quella del contenuto di questi esemplari le consente di presentare un’immagine abbastanza completa del suo cursus studiorum lungo il trivium e il quadrivium.

Naturalmente, il volume analizza il ruolo di Argiro come autore, oppositore e copista nel contesto della controversia palamitica: il sesto capitolo è dedicato a questo argomento (VI. Argiro e la controversia palamitica). Gioffreda esamina il suo modus laborandi e scribendi per quanto riguarda la stesura dei suoi opuscoli teologici senza trascurare l’aspetto materiale: di fatto, come spiega l’autrice (p. 100), Argiro fece uso di antologie collegate all’ambiente antipalamita come fonti di auctoritas con le quali discutere i palamiti o difendere le proprie tesi. Nel tentativo di descrivere come egli avrebbe potuto agire per la composizione degli opuscoli teologici, l’autrice analizza L’Adversus Cantacuzenum e l’Opusculum Contra Dexium e indaga le fonti manoscritte consultate dal monaco. Anche questo capitolo si arricchisce di tavole di alcuni dei manoscritti trattati.

L’ultimo capitolo del volume (VII. Una cronologia relativa ai manoscritti di Argiro), offre, come riporta il titolo, una proposta cronologica per la produzione dei 33 manoscritti finora attribuiti alla mano di Argiro. Questa cronologia è presentata sulla base di diversi fattori: i dati materiali (specie le filigrane), la filiazione manoscritta, i termini post quem o ante quem per la composizione di alcuni testi vergati da Argiro e i rapporti di collaborazione fra lui e altri copisti. Ciò permette a Gioffreda di individuare quattro tappe cronologiche che si concentrano nel terzo quarto del xiv secolo, specie fra gli anni 1350 e 1380. Per facilitarne la lettura, per ciascuna delle tappe individuate l’autrice aggiunge delle tavole con quattro colonne con l’indicazione della segnatura del manoscritto in ordine alfabetico e dei fogli vergati, lo specchio di rigatura, le righe per pagina, le filigrane e le loro date.

La sezione finale comprende un epilogo a modo di conclusioni seguito dalle schede dei manoscritti appartenuti alla biblioteca di Argiro (pp. 129-264): come indica l’autrice (p. 129), questi sono i manoscritti copiati dal monaco, quelli in cui ha copiato solo alcune unità e quelli postillati. Le schede offrono un’accurata informazione codicologica, paleografica e testuale, oltre a una breve storia di ciascuno dei volumi. Infine, il libro si chiude con l’indice delle tavole, la bibliografia, l’indice dei nomi, l’indice dei copisti anonimi e l’indice delle testimonianze manoscritte e a stampa contenuti nel volume.

In conclusione, Il presente libro è un contributo fondamentale sul lavoro e sull’attività filologica di Isacco Argiro; grazie a questa approfondita e minuziosa ricerca, ora possediamo un’immagine più completa di questo esponente intellettuale cruciale del xiv secolo bizantino. Attraverso lo studio materiale delle fonti manoscritte appartenute o consultate da Argiro, questo volume dimostra che, tramite l’impiego di strumenti di studio come la paleografia e la codicologia, senza trascurare, certamente, lo studio testuale delle opere e il contesto della loro produzione, è possibile gettare luce sulla personalità di un dotto bizantino e, dunque, sulle sue pratiche scrittorie e quelle del suo ambiente culturale.

Notes

[1] Gioffreda A., La biblioteca di Isacco Argiro, Tesi di dottorato, Università di  Roma “La Sapienza”, Roma 2018.

[2] Secondo l’autrice, p. 21, questa collaborazione inizia nel 1324, terminus post quem derivato dal manoscritto Marc. gr. Z. 312. Per quanto riguarda la data della fine della loro collaborazione (1358/61), coincidente con la morte di Gregora, si tratta di una ricostruzione di Pérez Martín, I., “El ‘estilo hodegos’ y su proyección en las escrituras constantinopolitanas”, Segno e Testo 6 (2008): 389–458, in base a un calcolo astronomico aggiunto da Gregora nel codice Marc. gr. Z. 312 e datato al 1324, come precisa l’autrice a p. 21, n. 93.

[3] Questa controversia, nata dalla difesa del monaco del monte Athos Gregorio Palama della pratica ascetica dell’esicasmo, segnò uno dei capitoli più difficili della storia religiosa di Bisanzio. La bibliografia su questa polemica è immensa: si vedano almeno, a questo proposito, gli studi citati da Gioffreda a p. 1, n. 6.

[4] Mercati A., Notizie di Procoro e Demetrio Cidone, Manuele Caleca e Teodoro Meliteniota ed altri appunti per la storia della teologia e della letteratura bizantina del secolo xiv, Città del Vaticano 1931.