BMCR 2020.06.04

Philosophy, poetry, and power in Aristophanes’s ‘Birds’

, Philosophy, poetry, and power in Aristophanes's 'Birds'. . Lanham; Boulder: Lexington Books, 2019. xxxviii, 205 p.. ISBN9781498590761 $115.00.

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Come indicato nel titolo, filosofia, poesia, (ambizione al) potere sono le tre linee guida della puntuale rilettura degli Uccelli che il saggio di Holmes propone: nel suo lavoro, l’autore recupera e approfondisce numerosi contributi critici precedenti, sia aggiungendo materiali, sia sfumando, senza esitare a prendere una posizione autonoma. Questo premesso, si segnalano il ritorno all’interlocuzione proposta da Coulon per il prologo, in controtendenza rispetto alle recenti edizioni critiche (per il resto dell’opera, il testo critico seguito è quello di Dunbar)[1]; l’esame delle strategie persuasive, calibrate sul destinatario, di volta in volta attuate dal protagonista Pisetero; la discussione dei riferimenti intertestuali. Più in generale, l’analisi del testo attenta alle sfumature e la ricchezza delle fonti citate possono offrire spunti interessanti alla lettrice o al lettore specialista, principale destinataria/o di quest’opera.[2]

Il prologo risulta determinante non solo per l’esame del carattere dei due protagonisti, ma anche per la riflessione (meta)letteraria sull’arte di Aristofane: tecnica drammaturgica e desiderio di rinnovarsi, da un lato,[3] profonda conoscenza della produzione poetica e filosofica, precedente e contemporanea, dall’altro, convergono, suscitando nel pubblico continue attese, prontamente deluse.[4] Infatti, come emerge dal capitolo 1 (“Euelpides and Peisetaerus”: pp. 1-16), i due anziani personaggi sembrano richiamare il modello di eroe comico già noto agli spettatori della Commedia Antica, non solo aristofanica: ci si aspetterebbe che, trasformati in uccelli, decidessero di vivere nell’anomia dei volatili. In realtà, ciò vale solo per l’incoerente Euelpide che, benché utilizzi il plurale, parla solo per sé.[5] Pisetero incarna un nuovo tipo di eroe comico, di estrazione urbana ed elevata,[6] il quale, grazie alle capacità di persuasione sofistica, sembra suggestivamente realizzare l’ambizione espressa dal giovane Teagete in Pl. Thg. 126a, con cui si apre il libro.[7]Egli, alla ricerca di un anti-oikos e un’anti-Atene in cui soddisfare il suo desiderio (vv. 137-142), attuerà una forma diversa di utopia, quella della ricostruzione, in cui saranno gli uccelli a subire la trasformazione in animali politici.

Le due direttrici principali del saggio, quella filosofica e quella politica, guidano la comprensione dell’azione di Pisetero: in particolare, negli Uccelli si segnalano i temi sofistici dell’opposizione nomos/physis e il motivo del percuotere il padre, che si possono considerare correlati.

Rifacendosi ai diversi livelli di utopia (anomia, antinomia, megalonomia ed eunomia) individuati da Konstan,[8] Holmes rileva come ciascuno di essi comporti una diversa concezione di physis (pp. xxii-xxiv) e, quindi, una diversa proposta utopica di Pisetero ai suoi interlocutori.

Al primo, Tereo (capitolo 2, “Persuading Tereus”: pp. 17-30), indispensabile figura di mediatore tra uomini e uccelli, Pisetero promette potere e ricchezza (megalonomia) riaccendendo il desiderio che lo caratterizzava nell’omonima tragedia di Sofocle – esplicitamente richiamata da Aristofane (cf. v. 100).

Per gli uccelli (capitolo 3, “Persuading the Birds”: pp. 31-54), invece, occorre una diversa strategia. Essi, infatti, vivono in una condizione di anomia caratterizzata da autosufficienza, giustizia (naturale e non convenzionale),[9] armonia (anche con gli dei). Tale condizione viene destabilizzata da Pisetero che mina l’autorità dei loro padri[10] e dimostra che gli dei ne hanno usurpato il potere: per recuperare l’antico e più giusto ordine naturale, dovranno, paradossalmente costruire una città (distruggendo, in realtà, il loro mondo “vergine”).

In virtù del loro canto affascinante, nella parabasi gli uccelli diventano banditori del progetto di Pisetero presso gli uomini (capitolo 4, “Persuading Human Beings”: pp. 55-73). Qui sono proposte differenti opzioni utopistiche: in anapesti e pnigos, gli uccelli, pur essendo anerotici,[11] riconoscono la centralità dell’eros nella vita umana e offrono benessere e salute; nell’epirrema, invitano gli spettatori ad unirsi a loro, per godere di una vita secondo natura, fondata sul principio di piacere (anomia), allettante per il tipo polypragmon, come Pisetero e i successivi visitatori. Destinatario dell’antiepirrema sembra, invece, il tipo euelpideo, apragmon,[12] al quale è promessa un’esistenza paragonabile a quella dell’età dell’oro, nella tranquillità di Atene (sarebbe una forma di antinomia: cf. p. xxii). Attraverso gli uccelli-dei, Pisetero mette in crisi l’ordine cosmico, creando così un vuoto che, in un secondo momento, plasmerà secondo il suo volere.

Dopo la parabasi tutto sembrerebbe pronto per fondare la nuova città (capitolo 5, Nefelokokkygia I: pp. 75-91): invece, l’arrivo di intrusi che vorrebbero introdurvi convenzioni religiose, intellettuali, legali di Atene (la polypragmosyne), ritarda l’ascesa di Pisetero. Poiché essi minacciano il potenziale intatto del mondo degli uccelli, l’eroe li scaccia, ribadendo l’anomia della città e insieme rivendicandone il controllo. La seconda parabasi aggiunge agli argomenti della prima la novità che gli uccelli-dei potranno punire gli uomini (nella fattispecie gli uccellatori): sebbene lontana dalle convenzioni umane, anche Nubicuculia deve difendersi.

Finalmente (capitolo 6, Nefelokokkygia II: pp. 93-105), la città è stata fondata e cinta di mura: da questa posizione di forza, Pisetero affronta e minaccia Iris. L’ordine dell’universo viene così sconvolto: all’anomia subentra la megalonomia (egli richiamerebbe i platonici Callicle o Trasimaco). Anche la drammaturgia lo evidenzia: il ruolo del deus ex machina appare rovesciato, mentre nell’azione dell’eroe si intravvede, in filigrana, la Gigantomachia. Infine, dall’araldo apprendiamo gli effetti della fondazione di Nubicuculia: gli uccelli, da liberi, sono diventati animali politici, soggetti alla legge, meri esecutori del volere di Pisetero; gli dei sono minacciati; gli uomini sono entusiasti.

Nel capitolo 7 (“The Return of Nomos”: pp. 107-128) Holmes rilegge la precedente azione degli Uccelli alla luce delle Nuvole, dove Aristofane aveva già evidenziato la problematicità di due argomenti sofistici, il piacevole e il forte, ora fondamenta di Nubicuculia. Là Socrate, trascurando il carattere dell’allievo, fosse egli Strepsiade o Fidippide, impartiva un puro addestramento intellettuale, potenzialmente distruttivo, se non coniugato con le virtù civiche; secondo Holmes, Pisetero, più pragmaticamente, comprende che Nubicuculia rischia di essere ingovernabile senza un ritorno al nomos. Pertanto, all’arrivo del secondo gruppo di intrusi, tutti rappresentanti della nuova generazione, assume l’atteggiamento del legislatore e padre e, esaminandone il carattere, prova a persuaderli con parole o percosse all’impegno civico e ad attività legali. Diversamente da quanto preannunciato nella parabasi, a Nubicuculia vigono ormai la legge e il rispetto per i genitori, come nelle tradizionali città greche, mentre il senso del bene comune modera il desiderio privato.

Ancora una volta vicino al genere umano, Prometeo informa Pisetero che il mondo divino è in subbuglio e presto giungerà un’ambasceria a Nubicuculia: è l’ultima tappa per conseguire il sommo potere, rappresentato dallo lo scettro di Zeus e da Basileia[13] (capitolo 8, “Persuading the Gods”: pp. 128-144). All’arrivo degli ambasciatori, l’eroe attua la sua strategia persuasiva puntando specialmente su un giovane, Eracle: se per avere lo scettro sarà sufficiente stuzzicarlo col barbecue,[14] per Basileia il “tradimento” del padre avverrà col ricorso alle norme soloniane relative ai figli illegittimi. Paradossalmente, non solo Zeus sottostà alle leggi convenzionali, ma Pisetero lo detronizza grazie ad esse.

Il barbecue appare un evento cruciale per vari aspetti (capitolo 9, “Peisetaerus Tyrannos”: pp. 144-157): innanzitutto, l’esistenza di uccelli ribelli comprova che la concordia e l’anomia originarie sono perdute. Inoltre, la scena alluderebbe ironicamente (le vittime sono alcuni dei nuovi dei) al sacrificio di Mecone; ancora, il “cibarsi” di possibili rivali potrebbe essere letto come un’azione preventiva, secondo la falsariga, comicamente deformata, dei miti teogonici esiodei. Finalmente, nell’esodo, Pisetero, già celebrato come archon (v. 1123) e sophótatos (vv. 1271s.), diventa il nuovo Zeus (v. 1708 tyrannos): nessun cenno, invece, alla restituzione dello scettro agli uccelli. Diversamente dalle altre commedie, manca la festosa e libera soddisfazione dei desideri fisici: il tono rimane sostenuto, benché l’eroe che ha distrutto e ricostruito il cosmo, sia un ridicolo ibrido.

Nelle osservazioni conclusive (Conclusion, pp. 159-169) spiccano due motivi. Da un lato, la vicenda di Pisetero, che, in fuga da Atene, e soprattutto dal nomos, in seguito realizza un sinecismo e fonda Nubicuculia, testimonierebbe l’interesse di Aristofane per il dibattito contemporaneo sull’origine della città e della vita politica: in effetti, oltre ai richiami al Prometeo Incatenato e al Protagora presenti in più luoghi, risulta significativo l’accostamento finale ad un frammento del Sisifo, nel quale un uomo sapiente, con l’arma della persuasione, porta a compimento il progresso dell’umanità.[15]Dall’altro, il successo di Pisetero, appartenente all’élite filosofica (cf. p. 165), non dimostra soltanto che, almeno (o solo) sulla scena comica, le ambizioni di un Alcibiade possono essere saziate,[16] ma anche che la forma di governo che ne risulta manca della grazia della poesia: lo testimonia il canto degli uccelli sottomessi, non più in corresponsione con quello delle Muse (cf. pp. 166s.).

Chiudono il saggio una bibliografia, ampia, ma non esaustiva,[17] aggiornata al 2016 e comprensiva di numerosi contributi non solo in lingua inglese – per un refuso manca Kanavou (2012), citata a p. 168, n. 1– e un indice dei nomi e dei luoghi.

[1] Cf. V. Coulon, Aristophane. Les Oiseaux, III, Paris 1928; N. Dunbar, Aristophanes. Birds, Oxford 1994; a seguito delle riflessioni di B. Marzullo, L’interlocuzione negli “Uccelli” di Aristofane «Philologus» CXIV (1970) pp. 181-194, gli editori si sono variamente discostati dalla lezione manoscritta: oltre alla stessa Dunbar, cf. A. Sommerstein, The Comedies of Aristophanes, vol. 6: Birds, Warminster 1987; G. Zanetto, Aristofane. Uccelli, Milano 1987; N.G. Wilson, Aristophanis fabulae, vol. 1, Oxford 2007. Motiva la scelta l’appendice I (Line Allocation).

[2] Impossibile citare tutti i luoghi: cf. per es. p. 43, la riflessione su διαθήκη del v. 439; pp. 151s. il commento ai v. 1694-1705; l’Appendice II. Non sempre le interpretazioni suggerite risultano convincenti: in particolare, per il v. 134 (pp. 4s.) mi atterrei a quella di Dunbar cit.

[3] A tal proposito, Holmes ritiene particolarmente significativo per la vicinanza cronologica il frammento parabatico dell’Amfiarao (fr. 30 K-A: cf. p. 1), che evidenzierebbe la stanchezza del poeta verso soluzioni sceniche ormai usurate: il riproporle all’inizio degli Uccelli, sarebbe funzionale al gioco delle attese frustrate.

[4] Sebbene nel corso del saggio l’analisi letteraria, dopo il primo capitolo, corra sottotraccia, l’Autore evidenzia il gioco di allusioni che percorrono gli Uccelli, dai comici (in particolare Ferecrate), ai tragici (Eschilo, Sofocle, Crizia o Euripide), ad Esiodo, ad Antifonte, a Platone: esse non sono solo esornative, ma costruiscono una rete di richiami che coinvolgono attivamente il pubblico, ingenerando aspettative, stimolando il confronto.

[5] La volubilità di Euelpide richiamerebbe prima i Persiani poi gli Agrioi di Ferecrate.

[6] Lo proverebbe la pederastia desumibile dalla risposta di Pisetero a Tereo: un approfondimento nell’Appendice II (Pederasty in Aristophanes).

[7] L’assenza di qualsiasi cenno alle questioni di autenticità e datazione del Teagete lascia incerto quale tipo di relazione Holmes ritenga intercorresse tra i due testi.

[8] D. Konstan, “The Greek Polis and its Negations: Versions of Utopia in Aristophanes’ Birds”, in The City as Comedy, ed. G. Dobrov, 3-22, Chapel Hill 1997.

[9] Sarebbero qui riecheggiate le riflessioni di Antifonte e, più in generale, dei Presocratici: cf. p. 38.

[10] L’operazione riesce abbastanza facilmente: nel mondo degli uccelli non c’è disonore o biasimo per il giovane e forte che si impone sul vecchio e debole.

[11] Benché nati dall’unione di Eros con Chaos, gli uccelli sarebbero anerotici perché precedenti il momento in cui Eros congiunse gli elementi dell’universo (cf. pp. 60s.).

[12] L’interlocuzione di Coulon autorizza a considerare Euelpide il prototipo del tipo apragmon.

[13] Basileia è un elemento inatteso: ella rappresenterebbe in forma di sineddoche quanto Pisetero si è affannato a conseguire (cf. p. 134).

[14] Per persuadere Poseidone, invece, Pisetero ricorre alternativamente ai concetti sofistici di “utile” e “giusto” (cf. pp. 136-138).

[15] Tradizionalmente attribuito a Crizia, ai fini del discorso di Holmes risulta suggestiva l’attribuzione ad Euripide: cf. p. 168, n. 5.

[16] Cf. J. Henderson, “Mass versus Elite and the comic Heroism of Peisetairos”, in Dobrov, cit. 135-148: p. 144.

[17] Aggiungerei almeno il commento di P. Totaro, in G. Mastromarco – P. Totaro, Commedie di Aristofane, 2, Torino 2006.