BMCR 2020.05.22

Scritti Minori I

, Scritti Minori I. Milano: LED Edizioni, 2019. 718 p.. ISBN9788879169158 €84,00.

Contributors: Premessa di Claudio Gallazzi. Indici di Francesco Cetera.

La pubblicazione di raccolte di scritti minori di uno studioso è sempre una iniziativa di grande utilità perché consente tra l’altro di accedere a contributi pubblicati talora in riviste o in libri di non facile reperibilità e in conseguenza di avere una visione a tutto tondo della sua produzione scientifica. L’iniziativa di Claudio Gallazzi di riunire in due volumi gli Scritti minori di Achille Vogliano (1881-1953) appare pertanto apprezzabile e fa opportunamente seguito al volume commemorativo curato dal Gallazzi e da Luigi Lehnus una ventina di anni or sono.[1]

Vogliano fu una figura importante degli studi classici nella prima metà del XX secolo tra l’Italia e la Germania. Professore di Letteratura greca nelle università di Cagliari (1927), Bologna (1929), Milano (1932) e, nel secondo dopoguerra, anche alla Freie Universität di Berlino, egli si occupò in particolare di papirologia e di epigrafia, con uno spiccato interesse per i papiri di Ercolano. In parallelo, condusse anche campagne di ricerca archeologico-papirologica in Egitto, a Tebtynis nel 1934 (tra i testi qui ritrovati, il rotolo delle Διηγήσεις di Callimaco) e a Madīnet Mādī nel Fayyum (1935-1939).[2]

Nella stringata Premessa (pp. 9-10), Gallazzi spiega le ragioni che lo hanno portato a pubblicare i due volumi degli scritti minori di Vogliano e i criteri seguiti nella loro preparazione. Gli studi sono stati disposti non cronologicamente, ma suddivisi “in sezioni distinte a seconda del loro contenuto … su base tematica, per agevolarne l’utilizzo”. In questo modo, il lettore è facilitato nel reperire tutto quello che Vogliano scrisse “su di un certo autore o su di un determinato argomento”. Nel primo volume, si trovano i contributi sui testi classici greci e latini per lo più conservati da papiri e ostraca di provenienza egiziana (non mancano incursioni nella lettura cristiana, tra i papiri di Ercolano e tra le epigrafi), quelli su argomenti di carattere archeologico nonché commemorazioni di colleghi scomparsi. Il secondo volume sarà riservato alle pubblicazioni di Vogliano sui papiri di Ercolano e sulle iscrizioni edite e inedite. È un sistema lecito che può non convincere tutti (e personalmente non mi ha convinto) e che ha i suoi vantaggi, ma anche molti svantaggi. Fra questi ultimi, quello che alcuni articoli hanno dovuto essere spezzettati in più parti, “ciascuna delle quali è stata inserita nella sezione più pertinente”. Nelle Avvertenze (pp. 11-12) sono segnalati i singoli interventi redazionali.

Il primo volume degli Scritti minori conta una ottantina di contributi (essi sono numerati da 1 a 61, ma alcuni numeri sono poi ulteriormente distinti da lettere dell’alfabeto, come p. es. il numero 9 su una ode di Saffo che si declina di seguito da 9a a 9g). Tutti sono riproposti in riproduzione anastatica; precede un elenco cronologico (pp. 13-18) nel quale, accanto alle indicazioni bibliografiche di ciascuno sono indicate in corsivo le pagine della ristampa nel presente volume. Il primo articolo, sull’ottavo Mimiambo di Eroda, è estratto dalla dissertazione di laurea di Vogliano e risale al 1906; l’ultimo, del 1953, consiste una serie di sintetiche commemorazioni di studiosi scomparsi l’anno precedente (F. Kenyon, G. Pasquali, M. Norsa, M. Rostovtzeff) e rappresenta l’estremo impegno dello studioso, scomparso a sua volta il 26 giugno di quell’anno.

Se la maggior parte degli articoli sono scritti in italiano, non ne mancano altri in tedesco. Essi sono stati disposti in dodici capitoli tematici: Alceo, Saffo, Lirica, Erinna, Eroda, Teatro, Romanzo, Poesia, Prosa, Archeologia, Segnalazioni, Ricordi e rievocazioni (vedi un elenco completo e dettagliato con in rinvii alle pagine della ristampa nel Sommario, pp. 5-8). Dalla loro lettura, si ricava una idea concreta dell’ampiezza degli interessi del Vogliano e il fatto che in più casi, come all’interno del capitolo su Alceo o di quello su Saffo, disponiamo dell’insieme dei suoi interventi su un testo specifico consente di ripercorrere le differenti fasi della travagliata esperienza di editore e esegeta di uno studioso sempre prodigo di continue e necessarie δεύτεραι φροντίδες in particolare su testi da lui divulgati per la prima volta. Per Alceo, gli interventi vanno dal 1910 fino al 1948 (articoli 3 e 3a-c); per Saffo (articoli 9 e 9a-g), si collocano in un arco cronologico meno ampio, tra il 1938 e il 1952. Molti articoli sono accompagnati da facsimili e talora da fotografie (queste ultime purtroppo di scadente qualità già nell’originale e peggiore nella ristampa). Vogliano teneva molto alla riproduzione delle fotografie dei documenti dei quali proponeva l’editio princeps perché pensava, a ragione, che esse avrebbero aiutato altri studiosi a recuperare resti del medesimo rotolo papiraceo o della medesima stele iscritta. La sua perseveranza ha dato buoni frutti e fu proprio grazie all’immagine del frammento milanese di Saffo pubblicato nel 1939 (= 9. Vedine la riproduzione a p. 77) che E. Lobel riuscì a individuarne un altro frustulo nella collezione di Copenhagen dando così a Vogliano l’occasione di proporre una rinnovata edizione dell’insieme del poema nel 1941 (= 9c).[3]

È impossibile non solo rendere conto dell’insieme dei temi trattati e discussi, ma anche solo elencare tutti i titoli. La quasi totalità di quei contributi ha oggi ovviamente solo valore ‘storico’ di fronte ai progressi che sono stati compiuti nella ricostruzione e nell’interpretazione di molti testi e non solo grazie alle nuove tecniche di lettura con strumenti sempre più sofisticati e performanti. Per limitarmi ancora una volta a Saffo e a Alceo, è sufficiente prendere a confronto l’eccellente edizione di riferimento, sebbene anch’essa ormai invecchiata, di E. M. Voigt (1971). Nello stesso tempo, chi ne scorra gli apparati, si renderà subito conto di quante volte il nome di Vogliano vi appaia a riprova della perennità di certi suoi interventi.[4]

Tra gli articoli della raccolta, vorrei richiamare l’attenzione, non tanto per i risultati raggiunti né tantomeno per il tono e lo sviluppo delle idee, sull’opuscolo intitolato Un papiro storico greco della raccolta milanese e le campagne dei Romani in Etiopia (1940) pubblicato “sotto gli auspici del comune di Milano” con una minima prefazione del Podestà G. G. Gallarati Scotti (qui alle pp. 371-450). Quello che mi interessa sottolineare in questa ricerca, che prende spunto dalla pubblicazione di un frammentino papiraceo della raccolta di Milano[5] relativo a una spedizione nella Nubia condotta sotto l’imperatore Augusto, è il tentativo di Vogliano di ricostruzione del contesto e dell’insieme degli eventi che a esso sono sottesi attraverso una analisi complessiva e comparata delle fonti antiche disponibili non solo in greco e in latino (le sezioni greco-latine dell’iscrizione trilingue di Philae, le Res gestae divi Augusti, Strabone, Plinio il Vecchio, Cassio Dione), ma anche dell’epigrafia meroitica. Un eccellente esempio di filologia globale e di sana collaborazione scientifica con colleghi di altre discipline.

Un tutt’altro contributo che vorrei segnalare, e che per anni avevo cercato invano di leggere, è quello intitolato In memoriam di Robert Philippson, stampato a Milano nel 1949 (qui alle pp. 621-636). Si tratta della sentita commemorazione che Vogliano scrisse dell’amico e collega in rebus Herculanensibus Robert Philippson, morto in una data imprecisata dopo il 1941 (forse nel 1942) nel campo di concentramento di Theresienstadt (Boemia).  Queste pagine sono accompagnate (pp. 634-636) da una bella lettera, quasi il suo testamento spirituale, che Philippson scrisse a Vogliano il 29 gennaio 1941, poche settimane prima del fatale internamento. Il tono della lettera è pacato di fronte alla realtà terribile del momento con parole di conforto per Vogliano e un accorato resoconto dei propri progetti scientifici che rimarranno purtroppo per lo più irrealizzati.[6]

Di estrema importanza e utilità, sono infine i numerosi Indici (pp. 657-699), compilati e redatti da F. Cetera. Il volume è completato dall’Appendice fotografica (pp. 701-717) con la riproduzione di alcuni fogli del Nachlaß di Vogliano contenenti appunti, trascrizioni e disegni dello studioso. Almeno, nella copia in mio possesso, questa sezione è riprodotta due volte di seguito per un banale errore, credo, di rilegatura.

Quanto questo primo tomo possa risultare utile a innumerevoli lettori penso appaia già dalla mia troppo breve presentazione. Il secondo annunciato come imminente e occupato in larga parte dalla produzione di Vogliano sui papiri ercolanesi contribuirà a completare il quadro dell’attività di questo studioso poliedrico, che, nato con vocazione di artista (e di pittore nello specifico) dedicò poi tutta la sua vita alla filologia classica intesa nel senso più largo della disciplina. Con una punta forse di partigianeria, vorrei affermare che proprio quel secondo volume offrirà quello che di più attuale resta della produzione scientifica di Vogliano ininterrotta in questo dominio di studi dagli inizi alla fine della sua lunga carriera di studioso e gli stette sempre a cuore.

Note

[1] C. Gallazzi & L. Lehnus (a cura di), Achille Vogliano cinquant’anni dopo, Milano 2003.

[2] Un profilo dai toni talora agiografici ne ha tracciato C. Gallazzi, ‘Achille Vogliano (1881-1953)’, in M. Capasso (a cura di), Hermae. Scholars and Scholarship in Papyrology, I, Pisa 2007, pp. 247-262. Utili informazioni si leggono anche in M. Corradi, ‘L’ingegnere e il filologo: sui rapporti fra Carlo Emilio Gadda e Achille Vogliano (con la pubblicazione in anteprima di documenti inediti)’, in P.-C. Buffaria (éd.), Bribes de mémoire. Giorgio Bassani e dintorni, Paris 2015, pp. 27-48.

[3] Si tratta del fr. 98 Voigt (P. Mil. Vogl. 2.40. TM 62715 = LDAB 3903).

[4] Se la noticina (pp. 339-340) pubblicata nel Bollettino di Filologia Classica 32 (1925) con un paio di necessari interventi sul P.Flor. 113, 19-26 non è segnalata da M. S. Funghi, ‘P. Flor. 113, una diatriba sull’arte persuasiva nell’educazione (?)’, La Parola del Passato 72 (2017), pp. 393-414 è probabilmente perché le due correzioni erano già occorse indipendentemente già molto prima a Crönert, van Leeuven e Wilamowitz in comunicazioni private a G. Vitelli (vedi l’apparato ad loc., p. 403 e p. 396).

[5] Esso venne attribuito con qualche dubbio da Vogliano (che lo data al II sec. d. C.) a Nicola di Damasco. Fu poi riproposto nel 1961 da G. Pugliese Carratelli come P. Mil. Vogl. 2.46 (TM 61919 = LDAB 3076).

[6] Questa commemorazione trova un parallelo in quella di Wolfgang Schmid, ‘Nachruf auf Robert Philippson’,Zeitschrift für philosophische Forschung 3 (1948), pp. 113-15 (ristampata in R. Philippson, Studien zu Epikur und den Epikureern. Im Anschluß an W. Schmid (†) herausgegeben von C. J. Classen, Hildesheim 1983, pp. 1-3) riproposta con qualche aggiunta e con il titolo Hommage à Robert Philippson negli Actes du VIIIe Congrès de l’Association G. Budé, Paris 1969, pp. 169-172. Il testo della versione francese consente di correggere una leggera svista di Vogliano (p. 634): il collega di cui qui Vogliano parla è Wolfgang Schmid non Wilhelm. Luce ne viene anche a proposito del saluto che questo ultimo avrebbe inviato al vecchio Philippson e che in realtà fu piuttosto una sia pure breve visita a Magdeburg a seguito della quale Schmid fu in grado di sollecitare Vogliano a riprendere il contatto epistolare con il Philippson del quale la lettera appena menzionata è l’estremo tassello.