Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2012.10.17

William Bowden, Richard Hodges, Butrint 3: Excavations at the Triconch Palace. Butrint archaeological monographs, 3.   Oxford; Oakville, CT:  Oxbow Books, 2011.  Pp. xviii, 382.  ISBN 9781842179802.  $90.00.  



Reviewed by Isabella Baldini, Università di Bologna (isabella.baldini@unibo.it)

[The Table of Contents is listed at the end of the review.]

Il volume illustra i risultati di un quindicennio di indagini archeologiche condotte dall’équipe congiunta britannico- albanese in un ampio settore urbano del sito di Butrinto, nell’Albania meridionale.1 L’edificio su cui si sono incentrate le ricerche è un vasto complesso residenziale, al quale è stato assegnato il nome convenzionale di Triconch Palace valorizzando così la presenza, al suo interno, di una grande sala triclinare triabsidata. Il testo permette di seguire in maniera chiara e dettagliata lo sviluppo insediativo dell’area durante un lungo arco di tempo, dal II al XVI secolo, grazie anche ad un apparato iconografico chiaro e completo.

Dopo la Prefazione di Richard Hodges (pp. VII-X) e un riassunto in albanese dei contenuti principali del volume a cura di Nevila Molla (pp. XI-XXIII), nell’Introduzione (pp. 1-8) William Bowden e Richard Hodges, curatori del volume, sintetizzano la storia delle scoperte e illustrano le metodologie impiegate. Viene ricordato anche il rinvenimento del complesso ad opera della Missione Archeologica Italiana a Butrinto negli anni ’20 del secolo scorso, e la prima interpretazione, non insolita fino ad alcuni decenni fa,2 della sala triabsidata come il presbiterio di un edificio di culto cristiano (vedi anche p. 300).

Segue (pp. 11-55) la sezione dedicata ai risultati degli scavi, con una presentazione delle fasi individuate nelle aree centrali e orientali del sito, dall’età medio-imperiale alla costruzione di un edificio residenziale tardoantico, distrutto probabilmente a causa di un sisma nella seconda metà del IV secolo. Successivamente a questo evento, tra il 400 e il 420, sarebbe stata realizzata la nuova grande domus a peristilio, dotata degli ambienti di rappresentanza distintivi dell’edilizia residenziale di prestigio del periodo, con un aggiornamento tipologico delle sale principali e dei percorsi che rispecchia un profilo già evidenziato da ricerche precedenti.3 Nel complesso di Butrinto è da notare la sopravvivenza, nell’abside principale del triclinio, della base in muratura della tavola a sigma (p. 42 e p. 297), una forma di arredo utilizzata frequentemente tra il V e il VI secolo per i banchetti ufficiali delle classi elevate, secondo una pratica sociale attestata dalle fonti e dalla documentazione archeologica.4

Il capitoli seguenti trattano delle fasi del complesso tra il V e il VII secolo (pp. 56-117) e dell’occupazione medievale dell’area ( pp. 118-151). A poca distanza di tempo dalla sua realizzazione in forma monumentale, l’edificio perde almeno parzialmente il proprio carattere residenziale per motivi non del tutto comprensibili, forse connessi ad eventi naturali; tra il V e il VI secolo, l’area subisce una rioccupazione insediativa frammentata e parzialmente riconducibile ad attività artigianali. Nella prima metà del VI secolo in particolare, il monumento, ormai defunzionalizzato, diviene cava di materiale per la costruzione della cinta muraria della città, e attorno alla metà dello stesso secolo al suo interno vengono collocate alcune sepolture prevalentemente infantili, che segnalano un processo di abbandono che va completandosi nell’arco di circa un secolo.

Una rioccupazione, limitata solo ai settori meridionale e occidentale dell’area, si verifica solo nel X secolo, con strutture modeste che utilizzano la rasatura delle murature precedenti come fondazioni per elementi lignei di sostegno, e con la presenza sporadica di sepolture. Si ipotizza che in questa fase il triconco possa essere stato utilizzato come chiesa, prima di un nuovo abbandono dell’area nel XIII-XIV secolo. Nel secolo seguente la frequentazione della sala ha ormai assunto una connotazione prevalentemente agricola.

Due capitoli specifici ( pp. 152-202 e 203-320) illustrano lo sviluppo di un ulteriore complesso residenziale (Merchant House), individuato a sud-ovest del Triconch Palace e le cui fasi di vita sembrano corrispondere sostanzialmente a quelle dell’edificio principale, rispetto al quale tuttavia esso mantiene una netta separazione funzionale. Anche in questo caso un sostanziale ridimensionamento della struttura residenziale coincide con la costruzione delle mura urbiche, per le quali vengono utilizzati i materiali provenienti da alcuni ambienti dell’edificio, ormai abbandonati.

La seconda parte del volume affronta aspetti ornamentali e di carattere generale (pp. 231-338), analizzando la decorazione musiva e ad affresco del complesso residenziale ( pp. 231-277), i confronti tipologici ( pp. 277-302), il rapporto con il contesto topografico di riferimento ( pp. 303-318), il problema della trasformazione insediativa dell’area tra il periodo tardoantico e l’età medievale ( pp. 319-326).

Le conclusioni di Richard Hodges (pp. 327-338) riportano infine l’attenzione su problemi già ampiamente trattati nei capitoli precedenti, approfondendo la discussione. In certi casi si tratta di questioni di difficile soluzione, come nel caso dell’effettiva conversione del triconco in una chiesa: l’ipotesi, basata essenzialmente sulla presenza di un motivo decorativo a chrismon sulle lastre lapidee traforate delle finestre della facciata della sala triabsidata (p. 43, fig. 2.55), sembra infatti contrastare con la totale assenza di elementi di arredo liturgico.

Particolarmente rilevante risulta la discussione sul rapporto tra sviluppo dell’edificio e ambito sociale e culturale dei proprietari, identificabili nell’ambito del ceto dei clarissimi grazie al ritrovamento di un’iscrizione musiva, purtroppo mutila, nel vestibolo occidentale (pp. 252-255).

La bibliografia finale (pp. 339-345) e l’Indice dei termini notevoli (pp. 346-350) completano il volume, che unisce alla chiarezza di esposizione un impianto metodologicamente esemplare, adeguatamente illustrato dalle numerose immagini inserite nel testo e dalle 68 tavole finali, tra le quali spiccano alcune ricostruzioni a colori dello sviluppo per fasi del complesso (tav. 67).

Si tratta senza dubbio di un lavoro importante e di notevole respiro, che valorizza l’impegno profuso nel corso delle lunghe ricerche sul terreno attraverso una forma espositiva sintetica ed efficace. Esso pertanto, considerando anche l’ampia diacronia affrontata, fornisce uno strumento di reale progresso nella riflessione sulle trasformazioni architettonico-decorative e del comportamento sociale delle città del Mediterraneo.

Table of Contents

Preface (Richard Hodges), pp. VII-X
Butrint: Gërmimet në Pallatin e Trikonkës (Nevila Molla), pp. XI-XVIII
1. Introduction (William Bowden, Richard Hodges), pp. 1-10
THE EXCAVATION
2. The domus and the Triconch Palace (William Bowden, Karen Francis, Oliver Gilkes, Kosta Lako), pp. 11-55
3. The 5th-to mid 7th-century occupation of the triconch area (William Bowden, Karen Francis, Oliver Gilkes e Kosta Lako), pp. 56-117
4. The medieval occupation of the triconch area (William Bowden, Amy Culwick, Karen Francis, Oliver Gilkes, Kosta Lako, Jonathan Price), pp. 118-151
5. The Merchant’s House and the city wall (5th to 7th centuries) (William Bowden, Yilli Cerova, Andrew Crowson, Emanuele Vaccaro), pp. 152-202
6. The medieval occupation of the Merchant’s House (William Bowden, Andrew Crowson, Matthew Logue, Alessandro Sebastiani, pp. 203-320
INTERPRETATION AND DISCUSSION
7. The mosaic pavement and painted walls of the domus (John Mitchell, pp. 231-276)
8. The domus and the Triconch Palace as aristocratic residences (William Bowden, pp. 277-302)
9. Urban change and the Triconch Palace site in the 5th to 7th centuries (William Bowden, pp. 303-318)
10. From Roman insula to medieval quarter? (Richard Hodges), pp. 319-326
11. Conclusions (Richard Hodges), pp. 327-338
Bibliography, pp. 339-345
Index, pp. 346-350
Plates, pp. 351-382

Notes:


1.   Sulle indagini archeologiche a Butrinto: Butrint Foundation; BMCR 2004.03.25; Butrint Programme; BMCR 2007.10.43; Sull’edificio residenziale, in particolare, si veda The Triconch palace.
2.   Nella tradizione meno recente degli studi è spesso presente una difficoltà ad accettare il carattere monumentale e alcuni aspetti decorativi dell’architettura residenziale tardoantica. Sul problema dei triclinia e delle mense a sigma, interpretate erroneamente come altari, si veda, ad esempio: I. Baldini Lippolis, La domus tardoantica. Forme e rappresentazioni dello spazio domestico nelle città del Mediterraneo, Imola 2001, pp. 79-83.
3.   In particolare si vedano I. Baldini Lippolis, La domus tardoantica, cit. (da cui sono tratte numerose planimetrie di confronto utilizzate nel testo in oggetto, opportunamente uniformate); C. Balmelle, Les demeures aristocratiques d’Aquitaine, Paris 2001; C. Sfameni, Ville residenziali nell’Italia tardoantica, Bari 2006, I. Baldini Lippolis, L’edilizia residenziale nelle città tardoantiche, Roma 2005.
4.   Una mensa in muratura di particolare rilevanza decorativa è stata rinvenuta nel triclinio della villa Faragola (Ascoli Satriano, Puglia): G. Volpe, G. De Felice, M. Turchiano, > “Una residenza aristocratica tardoantica e un ‘villaggio’ altomedievale nella valle del Carapelle: primi dati” in Paesaggi e insediamenti rurali in Italia meridionale fra Tardoantico e Altomedioevo, Atti del I Seminario sul Tardoantico e l’Altomedioevo in Italia meridionale, Bari 2005, pp. 265-298; G. Volpe, M. Turchiano, Faragola 1. Un insediamento rurale nella valle del Carapelle. Ricerche e studi, Bari 2009. Una struttura analoga è stata individuata recentemente, sulla base di materiale d’archivio, nel tricliniodell’episcopio di Kos, per il quale si vedano Il quartiere episcopale; I. Baldini, F. Giletti, L. Livadiotti, G. Marsili, G. Mazzilli, D. Pellacchia, “Il quartiere episcopale nelle Terme Occidentali di Kos: relazione preliminare,” , in Ocnus, in corso di stampa.

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