BMCR 2009.10.53

Mythos. Rivista di Storia delle Religioni, n.s., I, (2006-2007) [XIII-XIV, serie continua]

, Mythos. Rivista di Storia delle Religioni, n.s., I, (2006-2007) [XIII-XIV, serie continua]. Caltanissetta: Salvatore Sciascia Editore, 2006-2007. 264. ISBN 9788882412951. €40.00 (pb).

Torna a nuova vita la rivista MYTHOS,1 con un nuovo formato ed un nuovo comitato di redazione.2 Immutato è invece il tema portante della rivista che si amplia in verità verso varie direzioni, divenendo strumento utile per la ricerca negli studi di religioni non solo antiche.

Preceduto dall’editoriale del nuovo direttore, Nicola Cusumano, nel quale si tracciano le linee guida della rivista, il volume è diviso in tre sezioni, diverse per ampiezza e gamma di temi:

La prima sezione ( Ricerche) è dedicata a temi storico-religiosi principalmente incentrate sul mondo antico. In questo primo numero della nuova serie trovano spazio dieci articoli.

Al centro della indagine di Corinne Bonnet si trova la questione della trasmissione del potere e della sua sacralizzazione. In una iscrizione sidoniana ( CIS I, 4) si fa cenno ad una sorta di emblema del territorio dedicato alla dea Astarte,3 protettrice della dinastia. Una nuova analisi del testo, messo a confronto con altri consimili mesopotamici, permette all’autrice di rileggere le immagini che figurano sul sarcofago di Ahiram e sul trono iscritto di Astarte, proveniente dalla regione di Tyros.

Partendo dall’affermazione di Virginia Woolf sulla estraneità femminile alla guerra,4 Valeria Andò esamina il caso paradigmatico dell’Iliade in cui i personaggi femminili presentano una ambiguità di fondo, la ragione della quale è intravista nella simbolizzazione del corpo femminile in funzione dell’aretè eroica.

L’indagine antropologica di Françoise Frontisi-Ducroux si focalizza sulle rappresentazioni letterarie della violenza sul corpo femminile nel mondo antico. Il mito di Procne e Filomena citato da Ovidio ed Achille Tazio,5 offre un esempio ricco di spunti. Spostando l’attenzione dallo stupro all’incesto ed al contagio, esso ribadisce ancora una volta la passiva sopportazione del fenomeno da parte delle donne.

Malgrado la presenza di elementi medio orientali, il mito di Dedalo è d’origine indoeuropea. Ciò è attestato da tre fattori: 1) dalla trifunzionalità del ruolo dell’artista, 2) dalla compresenza di altri motivi indoeuropei, 3) la comparazione con altri miti iraniani, indiani e germanici su inventori ed artisti. Secondo Marcel Meulder, tutto ciò rende giustizia alla Biblioteca dello pseudo-Apollodoro, che assurge ad una maggiore dignità come fonte letteraria.6

Francesco Massa, analizzando le testimonianze letterarie antiche (da quelle di età classica a quelle di età tardo-imperiale), riesce a ribaltare l’immagine frutto di una sovrastruttura intellettuale tedesca,7 della contrapposizione fra Apollo e Dioniso, recuperando invece un rapporto fatto di interscambio e di convivenza e d’incontro fra le due divinità olimpiche.

La partecipazione maschile ai culti demetriaci della Magna Grecia è indice di una realtà complessa e specifica che nelle apoikiai occidentali si concretizzò per la perpetuazione dei valori sociali e politici che i coloni portarono con sé dalla madrepatria.8 La polis doveva quindi ricreare la propria identità, per preservarla dall’ambiente spesso ostile in cui sorse.9

Nello studio di Darja Sterbenc Erker si analizzano alcune esegesi del culto di Cerere a Roma dall’età repubblicana a quella di Augusto. Si mettono in evidenza i suoi vari aspetti: non solo protettrice dell’agricoltura ma anche dell’ordine costituito, custode della proprietà privata, divinità ecistica e tutelare dell’istituzione del matrimonio.10

Nell’Asia minore ridotta a provincia romana, la concorrenza fra culti locali è testimoniata dall’abbondanza di epigrafi che inneggiano alla superiorità di alcune divinità onnipotenti, onniscienti ed eterne. L’analisi di queste testimonianze epigrafiche relative ai santuari rurali di Frigia e Lidia, è l’oggetto della ricerca di Gian Franco Chiai articolata in tre punti: ricostruzione degli ambiti di competenza delle divinità locali, analisi dei mezzi usati per incrementare il numero dei fedeli ed infine, studio dei media usati per diffondere un determinato culto.11

L’analisi dei testi agiografici mette in evidenza il motivo di fondo della discontinuità che in Sicilia si tramutò in un senso di disponibilità al nuovo. Mentre la chiesa latina non riusciva a mettersi a capo della Sicilia, fu quella che greca che anche nell’intervallo della Arabocrazia nell’isola, preparò il terreno ai nuovi dominatori Normanni. Furono loro infatti, che consegnarono l’isola alla chiesa di Roma e legarono il suo destino a quello dell’Europa occidentale.12

L’arrivo del buddismo in Italia è il tema della ricerca proposta da Colette Neri.13 I risultati del sondaggio effettuato fra i praticanti buddisti del maggiore centro italiano, l’Istituto Lama Tzong Khapa, permettono di avere un’immagine più chiara di questo fenomeno religioso.

La seconda sezione ( Tra passato e presente – Saggi di metodologia e di storia degli studi) è lo spazio dedicato al dibattito sugli aspetti metodologici ed epistemologici dello studio della disciplina. In questa sezione possono essere ripubblicati vecchi studi preceduti da note introduttive che possano servire come momento di riflessione e di riconsiderazione di itinerari già percorsi e talora trascurati.

Nell’articolo di Valerio Salvatore Severino è analizzato il primo gruppo di inediti (che si datano dall’agosto del 1957 all’ottobre del 1959) dal titolo Zur Dialektik. Marburg, rinvenuto da Mario Gandini nel fondo Raffaele Pettazzoni, conservato presso la biblioteca comunale “G.C. Croce” di San Giovanni in Persiceto.14 Fra le carte rinvenute, ci sono gli appunti che sarebbero serviti per comporre la sua relazione al successivo X Congresso Internazionale di Storia delle Religioni tenuto a Marburg (11-17/9/1960). Il titolo della sua relazione ( “Urzeit, Endzeit und Geschichte”) riecheggia il tema trattato in questi suoi appunti.

La terza sezione ( Recensioni e schede di lettura), spazio di aggiornamento e informazione, dove si riflette lo stato e l’orientamento attuali delle ricerche, presenta cinque recensioni di lavori recenti. Un’interessante sezione ( Lavori in corso), curata da Daniela Bonanno, è costituita dalla raccolta dei convegni su temi storico-religiosi, svoltisi in Europa e in America nel biennio 2006-2008.

Il volume si conclude con i brevi curricula bio-bibliografici degli autori. L’attenzione rivolta a 360 gradi al fenomeno religioso costituisce di certo un punto di forza della rivista. Se dal punto di vista tipografico, risulta positiva la scelta di mutare formato e veste grafica, va colmata al più presto la mancanza di un apparato fotografico degno di questo nome che non inficia, pur tuttavia, la qualità delle ricerche ospitate. La “resurrezione” di Mythos rappresenta quindi un ottimo focolaio di ricerche dedicato allo studio delle religioni antiche.

Indice del volume

Editoriale di N. Cusumano, (7-10).

Ricerche C. Bonnet, La déesse et le roi: nouveaux regards sur le rôle d’Astarté dans les rites d’investiture en Phénicie (11-23), figg. 1-4.
V. Andò, Guerra e codici di genere nell’Iliade (25-37)
F. Frontisi-Ducroux, La violenza velata. Il caso di Filomela (39-48), figg. 1-2.
M. Meulder, Dédale serviteur des trois fonctions (49-75)
F. Massa, Dioniso e Apollo dal teatro attico alla cultura imperiale: i tratti salienti di un complesso quadro documentario (77-92), figg. 1-4.
R. Runza, Tipologie rituali demetriache in Magna Grecia: la partecipazione maschile (93-116), figg. 1-8.
D. Sterbenc Erker, Die Göttin Ceres in der späten Republik und in der Augusteischen Zeit (117-135)
G. F. Chiai, Il villaggio ed il suo dio: considerazioni sulla concorrenza religiosa nelle comunità rurali dell’Asia Minore in epoca romana (137-164)
R. Marino, Scambi agiografici tra storia e cultura nella Sicilia tardo-antica (165-174)
C. Nieri, Per una ricerca sul buddhismo in Italia: il caso dell’Istituto Lama Tzong Khapa (175-196)

Tra passato e presente — Saggi di metodologia e di storia degli studi

V. Severino, La dialettica del pensiero primitivo in Raffaele Pettazzoni (1957-1959) (199-214)

Recensioni e schede di lettura

Lavori in corso [a cura di D. Bonanno] (237-260)

Gli autori (261-264)

Notes

1. La rivista MYTHOS nasce a Palermo nel 1989 per iniziativa del prof. Giuseppe Martorana (1939-2005), docente di Storia delle Religioni presso la Facoltà di Lettere dell’Università degli studi di Palermo. Della prima serie sono dodici i numeri pubblicati e sei i supplementi. La rivista è oggi diretta da Nicola Cusumano, professore associato di Storia Greca presso la stessa facoltà, allievo di G. Martorana e docente di Storia delle Religioni e di Religioni del Mondo Classico. È on line il sito della rivista: rivista Mythos.

2. La rivista ha attualmente un formato standard di cm. 17 x 24. Ciascun volume è di circa 150-200 pagine ed esce con cadenza annuale. È aperta alla pubblicazione di articoli in cinque lingue: italiano, francese, inglese, tedesco e spagnolo. Ogni articolo è preceduto da una sintesi nella lingua originale dell’articolo e in inglese. Una scheda bio-bibliografica fornisce le informazioni sul curriculum e il percorso scientifico di ciascun autore.

3. Cfr. C. Bonnet, Astarté. Dossier documentaire et perspectives historiques, Rome 2006.

4. V. Woolf, Le tre ghinee, Milano 1992, pp. 147, 148.

5. Cfr. F. Frontisi-Ducroux, L’homme-cerf et la femme-araignée, Paris 2003.

6. Per la trifunzionalità ad esempio nel mito di Herakles, cfr. F.J. Cuartero i Iborra, “Hèracles, fundador de sacrifices: l’heroi i les tres funcions”, in Faventia, XX, (1998), pp. 15-25.

7. Punto di partenza è la pubblicazione nel 1872 della Nascita della tragedia di Friedrich Nietzsche. Cfr. Cornelia Isler-Kerényi, “Mitologie del moderno: ‘apollineo’ e ‘dionisiaco'”, in S. Settis (a.c.d.), I Greci. Storia, Cultura, Arte, Società, III, Torino 2001, pp. 1397-1417.

8. L’articolo prende le mosse dalla tesi di laurea discussa presso l’Università degli studi di Messina nel 2001, sotto la guida della prof.ssa C. Giuffrè Scibona.

9. Per una disamina del culto di Demetra in Magna Grecia, cfr. da ultimo V. Hinz, Der Kult von Demeter und Kore auf Sizilien und in der Magna Graecia [ Palilia, I ] Wiesbaden 1998.

10. Sul culto di Demetra, cfr. V. Hinz, Der Kult von Demeter und Kore auf Sizilien und in der Magna Graecia [ Palilia, I ] Wiesbaden 1998. Per il mondo romano, cfr. I. Chirassi Colombo, “Funzioni politiche ed implicazioni culturali nell’ideologia religiosa di Ceres nell’impero romano”, in ANRW, 17, 1, (1981), pp. 403-428.

11. Versione ampliata e riveduta di due relazioni tenute dall’autore ad Heidelberg ed a Francoforte. Sulla convergenza dei termini di varia origine (pagana, giudaica, cristiana) nei testi religiosi, cfr. A. Chaniotis—G.F. Chiai, “Die Sprache der religiösen Kommunikation in römischen Osten: Konvergenz und Differenzierung”, in J. Rüpke, Antike Religionsgeschichte in räumlicher Perspektive, Tübingen 2007, pp. 117-124.

12. L’articolo riproduce l’intervento dell’autrice al Convegno Internazionale “Greci, Latini, Musulmani, Ebrei: coesistenza culturale in Sicilia”, tenuto a Palermo, dal 16 al 18 Novembre 2006.

13. Versione rielaborata di una parte di ricerca tema della tesi di laurea in Storia delle religioni, discussa dall’autrice all’Università degli studi di Pisa nel 2005.

14. Allo scrivente è stato affidato lo studio di tutti gli appunti inediti di Pettazzoni conservati nel suo fondo. La ricerca, condotta per conto dell’Accademia Nazionale dei Lincei, è iniziata dal primo dei cinque nuclei individuati dal Gandini, durante l’inventariazione. Come omaggio doveroso verso il collega scomparso, Angelo Brelich pubblicò l’anno dopo la morte di Pettazzoni (1959), i suoi ultimi appunti, divisi in tre sezioni (Il metodo – Ora et labora – La morte). Cfr. A. Brelich, “Gli ultimi appunti di Raffaele Pettazzoni”, in SMSR, XXXI, (1960), pp. 23-28.