Bryn Mawr Classical Review

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Bryn Mawr Classical Review 2019.08.02

Maddalena Vallozza (ed.), Isocrate: per una nuova edizione critica. La Colombaria. Studi, 251.   Firenze:  Leo S. Olschki, 2017.  Pp. xxx, 250.  ISBN 9788822264558.  €32,00.  


Reviewed by Francesca Berlinzani, Università degli Studi di Milano (francesca.berlinzani@unimi.it)

[Authors and titles are listed at the end of the review.]

Questo volume raccoglie gli interventi di un incontro di studi tenutosi a Viterbo nel 2011, orientato alla pubblicazione di una nuova edizione critica delle Vitae e delle Orazioni di Isocrate per la collana “Oxford Classical Texts” da parte di un gruppo di studiosi da tempo dedito allo studio della tradizione testuale isocratea.1

Il volume si concentra su aspetti significativi della tradizione testuale, raggruppati tematicamente secondo una prospettiva ampia e diacronica che, procedendo dalla critica dei testimoni papiracei più antichi prosegue con l’analisi della tradizione manoscritta medievale e umanistica, verificandone il valore a partire da un paratesto (gli argumenta) che si presta particolarmente a correzioni e normalizzazioni, come ribadisce Nicolai nelle Conclusioni. Nella terza sezione l’indagine si estende alla ricezione della tradizione manoscritta nei testi a stampa, ricostruendo alcuni momenti pregnanti della storia editoriale precedente alla “rivoluzionaria” pubblicazione di Bekker nel 1823, basata sul testimone principale della prima famiglia di manoscritti, l’Urbinate gr. 111 (= Γ).

Il contributo di Daniela Colomo mira a saggiare la validità della tradizione papiracea attraverso l’analisi di alcuni passi problematici dell’A Nicocle (20; 21; 48; 1, in questo ordine). La studiosa mette a confronto le variae lectiones tralate da codici e papiri, accostando ad esse altri loci isocratei. Tra i papiri che conservano questa orazione parenetica spicca in particolare PKellis III Gr. 95. L’analisi si concentra su questioni di grammatica, stile, sintassi, usus scribendi, figure di suono e su contestualizzazioni storiche, senza tralasciare alcuna strada interpretativa. In tutti i casi studiati, l’analisi mostra come poziori le lezioni dei manoscritti ora della prima, ora della seconda famiglia, rispetto a quelle trasmesse dai papiri.

Stefania De Leo riprende le autocitazioni dell’orazione Sulla pace presenti nell’Antidosi (De pac. 32; 45; 46; 48; 52; 135; 142; 143; 43; 20; 56; 132; 50; 52; 57, in questo ordine), che rappresentano un banco di prova particolarmente significativo perché restituite in modi differenti nella tradizione manoscritta medievale. In particolare, mentre Γ le riproduce in forma abbreviata, i due testimoni primari della seconda famiglia (Laur. gr. 87.14 = Θ e Vat.-gr. 65 = Λ; per l’Antidosi indicati rispettivamente come θ e λ) riportano il testo per intero. Questi due manoscritti mostrano di coincidere, talvolta insieme, talvolta l’uno separatamente rispetto all’altro, con le varianti presenti in un papiro del I/II secolo d.C. (PLondLit 131) e/o con le citazioni di Dionigi di Alicarnasso nell’Isocrate e nel Demostene. La studiosa sottolinea il fatto che sul papiro sono presenti delle correzioni poste in atto dal diorthotes, il quale aveva consultato l’antigrafo, collazionandolo con un’altra edizione dell’orazione in suo possesso, e aveva rettificato i fraintendimenti dello scriba ponendo le correzioni negli spazi vuoti. Anche il lavoro ecdotico della De Leo comprende valutazioni di natura grammaticale, sintattica, linguistica, stilistica, storica, ricostruendo, laddove necessario, il processo di elaborazione grafica e/o mentale che ha comportato la corruttela. Ne desume che i papiri rappresentano una fase precedente alla divisione tra Γ e gli altri codici medievali.

Mariella Menchelli ha studiato il rapporto tra la tradizione papiracea e quella manoscritta nell’A Demonico, testo probabilmente spurio ma entrato precocemente nel corpusculum dei parenetici isocratei, presentati sempre nella stessa sequenza sia nel PKellis III Gr. 95, in forma quasi integrale, sia in un commentario neoplatonico anonimo (da costei studiato) e poi ancora in Fozio e nella tradizione medievale. In particolare, l’analisi comparata tra strutture e tematiche dell’orazione, unitamente alla presenza consistente e multiforme del testo nei papiri, rivela il largo impiego dello scritto nella pratica scolastica (sia nella carriera amministrativa che nella prima fase dell’insegnamento dottrinale dell’Accademia). In particolare, possono certamente ricollegarsi a contesti scolastici PBerol 8935 ν e PKellis III Gr. 95. L’analisi testuale condotta dalla studiosa conduce a una migliore comprensione dei fini e dei contesti in cui erano utilizzati i testimoni a noi giunti, mostrando che anche le due famiglie di manoscritti risalgono a tradizioni tardoantiche e rivelando in un caso connessioni con l’area di Alessandria e la chora egizia. L’insieme dei dati, unito all’analisi formale soprattutto dei due papiri più significativi dimostra che questi, seppur riferibili a contesto scolastico, erano espressione di una cultura molto alta, probabilmente ad uso di professori, e che le loro lezioni sono, nella maggior parte dei casi, preferibili rispetto alla tradizione medievale.

Marco Fassino si è concentrato sull’argumentum del Plataico a partire dall’analisi degli otto manoscritti che contengono questi paratesti, tutti appartenenti alla seconda famiglia dei codici medievali. Essi rivelano un prototipo comune diviso in due tomi, il secondo dei quali, contenente le ultime otto orazioni, deperdito. Dopo avere ricostruito le vicende occorse alla tradizione testuale, non esente da gravi perdite di tipo meccanico, lo studioso procede a ricostruire lo stemma dei manoscritti procedendo dall’ordo orationum e dall’analisi testuale dell’argumentum del Plataico. Se ne deduce l’esistenza di un codice intermedio che si poneva nel ramo di tradizione degli umanistici e che aveva “contaminato” per via orizzontale gli apografi di Λ (= Vaticanus gr. 65, datato al 1063). Segue l’edizione critica dell’argumentum del Plataico, nel quale si rileva la presenza di errori biografici e cronologici condivisi con la voce della Suda, nonché la presenza di glosse entrate per errore nel testo, forse già in epoca molto antica, prima che l’argumentum fosse inserito nel corpus isocrateo.

Maddalena Vallozza riprende la discussione sugli argumenta concentrandosi su quello dell’Evagora, grazie al quale dimostra che l’assunto di Hoffmann, basato su un frammento di Damascio, della contrapposizione di due metodi di lettura del corpus isocrateo, uno retorico e uno filosofico, si stempera in particolare alla luce di questo testo. Qui, infatti, quella presunta opposizione tra una esegesi di tipo tecnico-retorico e una di natura più etico-filosofica lascia in verità spazio a forme più varie ed elastiche di contatto tra le due prospettive di lettura, in cui una articolata e flessibile esegesi retorica dell’orazione si intreccia con la prospettiva paideutica, mostrando al contempo contatti con i metodi esegetici della scuola di Gaza.

Stefano Martinelli Tempesta ricostruisce, concentrandosi in particolare sul Panegirico, la tradizione testuale isocratea tra il Quattrocento e il Cinquecento, epoca nella quale l’utilizzo di un apografo (= Par. gr. 2931) del “rappresentante di un singolo ramo della seconda famiglia della tradizione isocratea” (= Vat. Gr. 65) non ha lasciato tracce nelle edizioni successive alla metà del XIX secolo, improntate sulla piena comprensione del valore di Γ ad opera di Bekker. Lo studioso si sofferma dunque sul processo che ha portato, nei due secoli in questione, alla creazione delle due facies testuali rinvenibili nelle edizioni a stampa, procedendo alla creazione di uno stemma delle stesse, mediante l’uso e il riadattamento delle regole della critica testuale. Si ripercorre quindi la storia delle edizioni a stampa, da quella milanese del 1493 ad opera di Demetrio Calcondila attraverso le due Aldine fino alle edizioni di Wolf (in particolare l’editio maior del 1570). Le Castigationes di Wolf dimostrano grande autorevolezza interpretativa, ma a partire dalla riscoperta di Γ, il suo pur straordinario lavoro divenne superfluo, così come quello di Henri Estienne, che diede alle stampe il suo testo nel 1593. L’analisi rivela, da un lato, l’unità dello stemma editionum, che si fonda di fatto su “una duplice vulgata”, in cui la tradizione manoscritta è coinvolta direttamente solo in alcuni momenti. Il denso contributo riporta infine in un’appendice le variae lectiones privilegiate dagli editori quattro-cinquecenteschi per alcuni passi problematici del Panegirico, poste a confronto con le lezioni dei manoscritti e con le congetture di Wolf nelle diverse edizioni.

Manuel Zingg ha concentrato la sua analisi sulla ricezione dell’Archidamo nella Germania del Cinquecento. L’A Demonico e l’A Nicocle costituirono pilastri dell’educazione umanistica in Italia, diffusasi verso nord al tempo di Rodolfo Agricola. Complesso è in particolare il rapporto di Erasmo con Isocrate, che trascende l’usuale prospettiva paideutica. Si ripercorrono quindi le vicende editoriali dell’opera di Isocrate in Germania, sottolineando l’importanza del commento di Wolf all’Archidamo, del 1570. Zingg ha saggiato anche l’influsso delle Orazioni e soprattutto dell’Archidamo sulla letteratura coeva contro i Turchi. L’analisi individua così due orientamenti nella ricezione di Isocrate nella Germania del Cinquecento: una pedagogica, confinata alle parenetiche, e una “innovativa”, aperta alle altre orazioni, mirante a cogliere analogie con il presente e legata allo sviluppo del commento scientifico. Un’appendice al testo indaga anche i rapporti tra l’Isocrate di Wolf e quello emendatior di Sofianòs, basato su un apografo di Γ (E = Ambr. O 144 sup), un tema affrontato anche da Martinelli Tempesta.

Pasquale Massimo Pinto ricostruisce le circostanze che condussero alla riscoperta dell’Antidosi nel XIX secolo procedendo dalle due famiglie di codici, quattro dei quali riportano integralmente il testo. Nella seconda famiglia è presente una grossa lacuna prodottasi in seguito a un danno materiale a monte di Λ che ha comportato la perdita di oltre tre quarti dell’opera, sì che nel Cinquecento la riemersione di E (che in quanto apografo di Γ non presentava tale lacuna) aveva suscitato grandi entusiasmi, reiteratisi ai primi dell’Ottocento, quando fu riscoperto. Si ricostruisce la serie di edizioni che nell’arco di pochi anni videro la luce: da quella del Mustoxydis del 1812, su cui è improntata una traduzione in latino (pubblicata come anonima, ma opera di Angelo Mai) di poco successiva, all’edizione zurighese di Orelli del 1814, intesa a migliorare il testo pubblicato dal Mustoxydis e a dimostrare l’autenticità della sezione inedita dell’Antidosi. Lo studioso analizza poi i carteggi che videro protagonisti Mustoxydis, Monti, Perticari e Amati in relazione alla scoperta da parte di quest’ultimo dei testimoni della prima famiglia nella Biblioteca Vaticana. Nonostante il lavoro di collazione dell’Amati, un’edizione non venne mai alla luce. Fu poi la “rifondazione” del testo attuata da Bekker a offuscare definitivamente il lavoro dei predecessori.

I contributi di questo volume, il cui ampio spettro di indagine costituisce un fondamento solido per l’auspicata nuova edizione delle Orazioni nella collana oxoniense, risaltano per rigore, dottrina, sensibilità e acume scientifici. Le conclusioni sono sempre frutto di argomentazioni complesse, ma disciplinate e coerenti. L’analisi ha investito tutti gli ambiti della critica testuale, in prospettiva non solo filologica ma anche storica e culturale, conseguendo risultati utili per tutti gli studiosi di Isocrate, ma fornendo anche un preclaro esempio di metodo. La resa editoriale del volume è ineccepibile; in fondo al libro vi sono gli indici dei luoghi citatati e dei manoscritti. Il lavoro è tanto più meritorio in quanto le edizioni critiche ad oggi pubblicate non si sono rivelate adeguate né sufficienti ad affrontare i problemi testuali.2

Authors and titles

Avvertenza
A. Carlini – D. Manetti, “Presentazione”
Abbreviazioni bibliografiche
Conspectus siglorum
PARTE PRIMA
D. Colomo, “Alcuni passi problematici dell’A Nicocle e il contributo dei papiri”
S. De Leo, “Questioni testuali nell’orazione Sulla pace
M. Menchelli, “Livelli di lettura e circolazione libraria dei discorsi parenetici. L’A Demonico e il Nicocle all’interno del corpus di Isocrate e in alcuni testimoni antichi e medievali”
PARTE SECONDA
Marco Fassino, “Tradizione manoscritta costituzione del testo degli argumenta isocratei: l’esempio del Plataico
Maddalena Vallozza, “La tradizione retorica nella ὑπόθεσις dell’Evagora
PARTE TERZA
Stefano Martinelli Tempesta, ”Vicende del testo isocrateo tra Quattro e Cinquecento”
Emmanuel Zingg, “Osservazioni sulla ricezione dell’Archidamo nella Germania del Cinquecento”
P.M. Pinto, “La riscoperta dell’Antidosi nel XIX secolo”
Considerazioni conclusive, di R. Nicolai
Indice dei luoghi citati
Indice dei manoscritti

Notes:


1.   Oltre a organizzare un seminario pisano (A. Carlini-D. Manetti (edd.) Studi sulla tradizione del testo di Isocrate, Firenze, Olschki 2003), il gruppo ha cooperato alla stesura della sezione isocratea del Corpus dei Papiri Filosofici greci e latini (CPF; parte I.2 “Cultura e filosofia”) pubblicato nel 2008, nel quale Stefano Martinelli Tempesta, coordinatore del progetto per l’edizione critica oxoniense, introduce criticamente (pp. XVIII-XXIV) i papiri contenenti le orazioni.
2.   Isocrate. Discours, texte établi et traduit par G. Mathieu – É. Brémond, I-IV, Paris, Les Belles Lettres 1928- 1962; Isocrates. Opera omnia, ed. B.G. Mandilaras, I-III, Monachii-Lipsiae, Saur 2003.

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