Bryn Mawr Classical Review

BMCR 2019.05.03 on the BMCR blog

Bryn Mawr Classical Review 2019.05.03

Jacques Jouanna (ed.), Hippocrate, Vol.1 : 2e partie : Le serment, Les serments chrétiens, La loi. Collection des universités de France - Série grecque 542.   Le Kremlin Bicetre:  Editions Belles Lettres, 2018.  Pp. 528.  ISBN 9782251006277.  €65.00.  


Reviewed by Giulia Ecca, Humboldt-Universität zu Berlin (giulia.ecca@hu-berlin.de)

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Di tutte le opere attribuite al padre della medicina occidentale, Ippocrate di Cos, il Giuramento è senz’altro la più famosa. Il carattere solenne, la brevità e la densità del testo, infatti, hanno fatto sì che, seppur in una versione rivisitata e per così dire modernizzata, il Giuramento ippocratico venga tutt’oggi declamato nelle facoltà di medicina dai neo-laureati. Eppure, di un testo così rappresentativo mancava ancora un’edizione critica soddisfacente. A colmare tale lacuna non poteva essere che Jacques Jouanna, il più esperto ‘ippocratista’ dei nostri tempi, che ha pubblicato così per i tipi della Collection des Universités de France il suo decimo lavoro di edizione di testi ippocratici. Il volume non comprende solo il famoso Giuramento ippocratico: accanto ad esso sono state edite criticamente anche le due versioni cristiane del Giuramento, l’una in prosa e l’altra in versi. Per ultima ricorre anche l’edizione della Legge, un altro breve testo ippocratico di carattere etico, che accompagna generalmente il Giuramento nella tradizione manoscritta. L’intero volume è stato accuratamente revisionato da Alessia Guardasole e Antonio Ricciardetto.

L’introduzione al Giuramento attribuito a Ippocrate si estende per quasi duecento pagine e offre un ampio spettro interpretativo del testo: dalla ricostruzione del contesto storico-culturale in cui fu verosimilmente composto, al suo carattere giuridico, fino all’analisi della tradizione manoscritta, delle traduzioni latine medievali e rinascimentali, della tradizione indiretta e delle edizioni. Jouanna argomenta in modo convincente la sua propensione per una datazione ‘alta’ del Giuramento, composto probabilmente intorno alla fine del V secolo a.C. Alle ragioni addotte da Jouanna, vorrei aggiungere il fatto che i paralleli lessicali con i trattati ippocratici più recenti, rilevati in passato da H. von Staden, sembrerebbero dovuti a delle rielaborazioni del celebre testo attribuito a Ippocrate, più che a una vicinanza cronologica tra i trattati.1 Che il Giuramento fosse nato per sancire una garanzia del rapporto privilegiato e quasi esclusivo tra maestro di medicina e allievo spiega il carattere giuridico del testo, come Jouanna ha ben evidenziato anche in un altro recente contributo.2

Per quel che riguarda l’edizione critica del testo, Jouanna ha ripreso e completato il lavoro, iniziato in passato, di un’analisi sistematica di tutti i testimoni. Nel 1996 infatti pubblicò un’edizione critica preliminare del Giuramento3 che prendeva in considerazione per la constitutio textus un nuovo testimone, l’Ambrosianus gr. 134 (B 113 sup., Amba, XIII/XIV sec.), apportando così un grosso miglioramento alle edizioni critiche degli anni ’20 di Jones e Heiberg4, che avevano tenuto conto solo dei codici più noti della tradizione ippocratica, il Marcianus gr. 269 (M, X sec.) e il Vaticanus gr. 276 (V, XII sec.), insieme ad alcuni loro apografi. Rispetto al suo lavoro del 1996, tuttavia, Jouanna ha usato in aggiunta altri due testimoni per stabilire il testo ippocratico: da una parte il codice Vindobonensis med. gr. 37 (Vind, XIV sec.), dall’altra il papiro di Ossirinco XXXI 2547 (MP3 545.3, Π9, III/IV sec.), edito per ultimo da Daniela Manetti nel 2008 (CPF I.2, pp. 167-176). A completare inoltre il quadro, Jouanna ha preso in considerazione anche la tradizione indiretta, costituita da altri due papiri di Ossirinco, dalla testimonianza del grammatico Eroziano (I sec. d.C.) e, soprattutto, da quel che è rimasto della traduzione araba del Commento di Galeno al Giuramento, che in alcuni punti è dirimente nella scelta tra le varianti tràdite dall’uno (M e V) o dall’altro (Vind e Amba) ramo della tradizione manoscritta.

Le note di commento al testo sono brevi (poco meno di quaranta pagine) e lo stesso Jouanna premette che esse non hanno un carattere esaustivo, ma sono volte soprattutto a giustificare e spiegare le scelte testuali. D’altronde la letteratura scientifica secondaria che negli ultimi decenni è nata intorno al famoso Giuramento ippocratico è talmente ampia che non avrebbe avuto senso riassumerla tutta in un’edizione critica, né lo si sarebbe potuto fare senza rischiare di cadere in approssimazioni. Jouanna rimanda a volte ad alcuni degli studi principali sui temi più dibattuti, quali il divieto di impiegare farmaci mortali e pessari abortivi, nonché di praticare la chirurgia in pazienti affetti da calcoli alla vescica.

La seconda edizione del volume è quella del Giuramento cristiano in prosa, meno noto di quello in versi perché edito solamente da Jones nel 1924 ma non da Heiberg nel volume che nel 1927 aprì la collana del Corpus Medicorum Graecorum. Attraverso una puntuale ricognizione dei testimoni, Jouanna stabilisce il testo basandosi principalmente su due codici: il Vaticanus Urbinas gr. 64 (XII sec.) e il Bononiensis gr. 3632 (XV sec.). Il contenuto di questo Giuramento è piuttosto vicino a quello della versione ‘originale’ ippocratica, tranne per il fatto che sin dall’incipit rivela il suo carattere cristiano: al posto di Apollo, Asclepio, Igea e Panacea, viene invocato Dio, “padre del nostro Signore Gesù Cristo”. I paralleli e le differenze tra le due versioni sono analizzati da Jouanna nel commento critico, anche in relazione alle diverse lezioni tràdite nei due codici principali.

Diverso è il caso del Giuramento cristiano in versi, ben noto agli studiosi grazie alle edizioni critiche pubblicate tra gli anni ’20 dell’Ottocento e gli anni ’20 del Novecento. A differenza di quello in prosa, questa versione non deriva direttamente dal Giuramento ippocratico. Ricorre qui il solo divieto di somministrare farmaci mortali, mentre sono assenti le interdizioni sull’aborto e sulla litotomia. La tradizione manoscritta è più ricca rispetto a quella del Giuramento cristiano in prosa. L’analisi di Jouanna ha stabilito l’esistenza di due classi di codici: la classe A, comprendente due manoscritti, e la classe B, comprendente 8 codici (tra cui il più antico dell’intera tradizione: il Parisinus Suppl. gr. 446, del X secolo), dei quali 6 – stando allo stemma presentato – sono indipendenti. Il testo è ricco di richiami lessicali ai poemi omerici e ai tragici. Jouanna ha poi messo in evidenza i due passi paralleli più significativi: l’uno con due versi di Teognide (vv. 793-794), l’altro con dei versi del poema di Eliodoro riportati da Galeno nel De antidotis.

Il trattato ippocratico Legge, edito per ultimo nel volume, è centrato sull’educazione e sulle condizioni ideali per l’istruzione del futuro medico. Jouanna discute il contesto storico-culturale in cui si può inquadrare la Legge attraverso il confronto con testi di Democrito, Gorgia e Antifonte, tutti autori precedenti a Platone che mostrano interessanti affinità con il trattatello ippocratico. Sulla base di questi confronti e dell’uso metaforico del linguaggio che emerge dal testo, Jouanna propende per datare la Legge alla fine del V secolo a.C., dunque più o meno nella stessa epoca in cui sarebbe stato redatto il Giuramento.

Portatori di tradizione, e utili dunque ai fini della constitutio textus, sono tre dei quattro codici già usati da Jouanna per l’edizione del Giuramento pagano: il Marcianus gr. 269, il Vaticanus gr. 276 e l’Ambrosianus gr. 134 (B 113 sup.). In alcuni punti è stato utile anche ricorrere alla tradizione indiretta, che oltre alle testimonianze di Eroziano e del Commento tardoantico di Stefano agli Aforismi, comprende la traduzione araba di Ibn Abi Usayb’ia dell’intera Legge. Molto utile per la storia della tradizione (ma non per la constitutio del testo greco) risulta anche la ricognizione della tradizione latina, particolarmente ricca soprattutto per quel che riguarda le traduzioni del Basso Medioevo. Il commento critico è ricco di riflessioni sulle scelte testuali, sempre ben ponderate, sull’uso lessicale e sul pensiero che emerge dal testo della Legge in confronto al resto della letteratura medica antica.

A chiudere il volume ci sono gli indici delle parole che occorrono nei quattro testi analizzati. È superfluo dire che questo nuovo volume della Collection Budé, che offre le nuove edizioni di riferimento per questi ben noti testi ippocratici, è un’opera imprescindibile nello studio della medicina antica e della storia dell’etica medica. Curata nel dettaglio, ricca di informazioni e spunti che, soprattutto nell’analisi della storia della tradizione, vanno ben oltre le strette necessità dell’edizione dei testi greci, l’opera è e rimarrà uno strumento irrinunciabile per chi voglia affrontare la lettura del Giuramento ippocratico, delle sue derivazioni cristiane, e della Legge ippocratica.


Notes:


1.   Confronta le mie riflessioni in G. Ecca, Due trattati deontologici ai margini del Corpus Hippocraticum: Praecepta e De decenti habitu, Seminari Romani di Cultura greca n.s. 4, 2015, pp. 171-186.
2.   J. Jouanna, Le Serment hippocratique : famille, religion et droit, in M.-H. Marganne, A. Ricciardetto (a c. di), En marge du Serment hippocratique. Contrats et serments dans le monde gréco-romain. Actes de la Journée d’étude internationale (Liège, 29 octobre 2014), Liège 2017, pp. 11-37.
3.   J. Jouanna, Un témoin méconnu de la tradition hippocratique : l’Ambrosianus gr. 134 (B 113, sup.), fol.1-2 (Avec une nouvelle édition du Serment et de la Loi), in A. Garzya - J. Jouanna (a c. di), Storia e ecdotica dei testi medici greci. Atti del II convegno internazionale (Parigi 24-26 maggio 1994), Napoli 1996, pp. 253-272.
4.   Vedi rispettivamente W.H.S. Jones, The Doctor’s Oath, Cambridge, 1924 e I.L. Heiberg, Hippocratis Opera, CMG I 1, Berlin, 1927.

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