Bryn Mawr Classical Review

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Bryn Mawr Classical Review 2019.02.10

Caterina Mordeglia (ed.), Animali parlanti: letteratura, teatro, canzoni. Micrologus library, 82.   Firenze:  Edizioni del Galluzzo, 2017.  Pp. xvi, 265; 32 p. of plates.  ISBN 9788884508041.  €54,00 (pb).  


Reviewed by Sara Tosetti, Università di Trento​ (tsaryt@hotmail.it)

[Authors and titles are listed at the end of the review.]

Il volume è il risultato del convegno internazionale “Animali parlanti. Letteratura, teatro, canzone”, che si è svolto a Trento il 5 e 6 aprile 2016. Il testo in esame contiene i contributi proposti durante l’evento, redatti in italiano, tedesco, spagnolo e francese, più alcuni inediti. Il filo conduttore che lega tutti i saggi è esplicitato nell’Introduzione (xiii) e consiste nel “rapporto cruciale e variegato tra uomo e animale che si è sviluppato attraverso i secoli nelle più diverse manifestazioni storico-culturali e letterarie”. Nella Premessa (ix-xi), Agostino Paravicini Bagliani illustra il carattere interdisciplinare del convegno e del volume che ne è risultato, sottolineando l’importanza di uno sguardo complessivo (letterario, teatrale e musicale) sul tema trattato. L’originalità del testo consiste dunque nell’aver raccolto studi provenienti da ambiti diversi per spiegare la relazione che lega gli esseri umani agli animali. Seppur ambizioso, l’obiettivo prefissato viene raggiunto attraverso un’ampia panoramica che spazia dalla letteratura antica e medievale alle moderne canzoni pop e rock italiane e straniere. Sono presi in esame anche testi dei Padri della Chiesa e alcuni passi di autori italiani (da Dante e Petrarca a Pascoli e Calvino), oltre a brani teatrali di Shakespeare, pezzi di Richard Wagner e rappresentazioni iconografiche zoomorfe. Nel complesso, il volume mantiene una struttura eterogenea, se si considera che la maggior parte dei contributi affronta temi letterari mentre solo alcuni saggi indagano il rapporto uomo-animale in ambito musicale, teatrale e iconografico.

I diciassette contributi che costituiscono il volume sono organizzati come case studies, rassegna di testimonianze e riflessioni letterarie. Come sostegno all’argomentazione, lo studio approfondito dei documenti caratterizza quasi tutti i saggi in questione. Alla fine di ogni saggio sono collocati un breve abstract in inglese e la bibliografia di riferimento.

Lo spazio contenuto di questa recensione non permette di prendere in esame singolarmente tutti i contributi e di analizzarne i punti di forza e gli elementi di criticità. Mi limiterò quindi a trattare soltanto alcuni testi particolarmente interessanti, originali o problematici.

Tre saggi si occupano del valore simbolico-politico degli animali in opere e contesti storici molto diversi tra loro. In tutti e tre i contributi vi è identificazione tra l’uomo politico e un animale che ne incarna i comportamenti, ma solo in uno di questi testi gli animali hanno anche la facoltà di parola. Nel primo saggio (3-11), Ivano Dionigi ricerca le similitudini tra uomo politico e animale utilizzate nella letteratura greca e latina. Ne emerge che il leader politico è spesso paragonato ad un animale selvaggio, mentre il popolo ad uno gregario e che, in entrambi i casi, l’animale-simbolo può alludere ad un aspetto positivo o negativo del carattere dell’uomo che rappresenta. La parte finale del saggio è dedicata ad una breve riflessione sulla concezione antropocentrica e anti-antropocentrica nell’antichità, con la quale l’autore tenta di capire se l’uomo sia davvero un “animale politico” e se, al contrario, gli animali siano àloga.

Il secondo saggio, elaborato da Roberto De Pol (103-119), è dedicato al valore simbolico degli animali raffigurati in due edizioni olandesi del frontespizio del Principe di Machiavelli. Nella tesi dell’autore, gli animali assumono differenti significati politici a seconda del destinatario della traduzione. Così, il frontespizio del 1699, dedicato a Luigi duca di Borgogna (1682-1712), mescola lupi (aristocrazia) e pecore (Terzo Stato), nel tentativo di ribadire la sudditanza di entrambi all’autorità. Al contrario, il frontespizio del 1705, dedicato alla repubblica delle Province Unite, distingue a sinistra i lupi e a destra le pecore, simbolo dei borghesi, invertendo l’importanza tradizionalmente attribuita ai due ceti. Tale innovazione nel secondo frontespizio si spiega considerando il potere della classe produttiva in un regime repubblicano. La ricerca è condotta con ordine e attenzione, anche se l’autore non indaga o esplicita il motivo per cui gli editori scelsero i lupi e le pecore come simbolo politico.

Nel terzo contributo (133-154), Alessandra Di Ricco espone l’argomento de Gli animali parlanti di Giovan Battista Casti (1724-1803), un poema eroicomico che riflette sull’Illuminismo e sulla Rivoluzione francese. Qui gli animali sono veri protagonisti e non fungono soltanto da metafora o simbolo come nei due testi precedenti: essi partecipano agli eventi storici e hanno facoltà di parola. Si tratta quindi di animali parlanti in senso letterale. Convocati ad un congresso di pace, la Volpe (simbolo dei realisti), il Cane (i ribelli repubblicani) e il Cavallo (il pensiero dell’autore) non riusciranno a pervenire ad una decisione che metta in primo luogo il bene dello Stato. Sarà infine una catastrofe naturale a sommergere l’isola sede del congresso e a mettere fine all’età in cui gli animali ebbero la possibilità di parlare ma non furono in grado di usarla a fini politici.

Un saggio di struttura differente ma dalla conclusione estremamente interessante è quello proposto da Paolo Fedeli (13-23), nel quale viene esaminata la celeberrima favola del topo di campagna e del topo di città nella VI satira del II libro di Orazio. Dopo un’accurata analisi narrativa e contenutistica che mette in evidenza i contesti nei quali si trovano ad operare i due animali, l’autore opera un confronto con il modello esopico e la tradizione favolistica successiva ad Orazio (La Fontaine, Carlo Porta e Trilussa). La conclusione del saggio si apre con un’analisi della lingua e dello stile usato dai due topi oraziani: epico e altisonante quello del topo di città, colloquiale quello del topo di campagna. La predilezione per la vita del topo di campagna che emerge alla fine della favola mostrerebbe, secondo l’autore, non soltanto la situazione contingente vissuta da Orazio (ovvero la donazione di una villa in campagna da parte di Mecenate e la conseguente propensione per la vita campestre) ma anche la momentanea preferenza per uno stile e un genere letterario tenues, quali sono appunto le Satire.

Infine, il saggio di María C. Álvarez e Rosa M. Iglesias (25-41), analizza due passi ovidiani del II e del V libro delle Metamorfosi, nei quali compaiono rispettivamente una cornacchia e delle gazze parlanti. Si tratta di esseri umani trasformati in uccelli dagli dèi a causa delle maldicenze pronunciate. Il contributo contiene l’analisi dei due brani di Ovidio e il confronto con le fonti ellenistiche da cui l’autore prese spunto. Ma è la conclusione a suscitare qualche perplessità. Le autrici ipotizzano infatti che la metamorfosi di Ascalafo nel V libro di Ovidio possa aiutare a chiarire l’identità dell’interlocutore della cornacchia nell’Ecale di Callimaco. Nel racconto del poeta di Sulmona, Ascalafo denunciò l’interruzione del digiuno di Proserpina, condannandola a vivere nell’Oltretomba; per vendicarsi delle sue chiacchiere, la dea lo tramutò allora in un gufo. Attorno a questo animale ruota la domanda conclusiva delle autrici, vale a dire se Ovidio abbia o meno preso spunto da Callimaco per descrivere questa trasformazione. Si tenta quindi di stabilire una relazione tra i due testi, ipotizzando che la cornacchia dell’Ecale stia parlando con una civetta, uccello simile al gufo. Tuttavia questa conclusione, seppur aperta, non tiene conto degli articoli di Adelmo Barigazzi1 e di Vittorio Bartoletti,2 i quali respinsero l’ipotesi di un dialogo tra questi due uccelli a causa della loro tradizionale inimicizia. Difatti, il consiglio premuroso che la cornacchia callimachea impartisce all’interlocutore si spiega soltanto ammettendo una relazione pacifica e benevola tra i parlanti (Barigazzi pensa ad esempio ad una giovane cornacchia).

A conclusione del volume (261-263), oltre ad un indice dei nomi di persona, di opere e di luogo e un indice dei manoscritti, è collocato anche un indice degli animali reali e immaginari menzionati nei vari saggi. Inoltre il testo contiene due sezioni iconografiche con tavole esplicative dei contributi di Paola Pallottino (187-201) e Anna Orlando (203-217). Nel complesso, il volume, che si inserisce all’interno di un progetto di ricerca più ampio del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento (“Animali parlanti. Letteratura, teatro, canzone”, di cui Caterina Mordeglia è stata responsabile scientifico), contribuisce all’approfondimento del rapporto storico e contemporaneo tra uomo e animale, fornendo utili spunti di riflessione. Il suo valore scientifico risulta non solo dai contenuti sviluppati e dal rigore con cui sono state condotte le analisi dei testi e delle testimonianze iconografiche ma anche dalla scelta di coinvolgere autori estranei al mondo accademico, come Renato Tortarolo (critico musicale e giornalista), Ivano Fossati (musicista) e Mercedes Martini (attrice e regista). Infatti, i saggi non direttamente legati al mondo degli studi classici pongono problemi e suggeriscono soluzioni che non siamo soliti incontrare in questo genere di pubblicazioni. La prospettiva multidisciplinare trova quindi in questo volume una realizzazione sostanziale.

Indice del volume

Sommario, v
Agostino Paravicini Bagliani, Premessa, ix-xi
Caterina Mordeglia, Introduzione, xiii-xvi
Ivano Dionigi, Animali politici, 3-11
Paolo Fedeli, Superbia e saggezza dei topi, 13-23
María C. Álvarez – Rosa M. Iglesias, Cornejas y urracas. Garrulitas punita, 25-41
Caterina Mordeglia, Animali parlanti nelle favole di Fedro, 43-67
Agostino Paravicini Bagliani, Il pappagallo del papa. “Volatile parlante” e specchio di sovranità, 69-84
Francesco Santi, Uccelli. Santità, seduzione, perversione, 85-102
Roberto De Pol, Das Tier als “politischer Mensch” in den Frontispizen einiger Principe-Übersetzungen, 103-119
Patrick Dandrey, “Au temps que les bêtes parlaient”. Perrault conteur de monstres et La Fontaine fabuliste des songes, 121-131
Alessandra di Ricco, Gli animali parlanti di Giovan Battista Casti, 133-154
Guido Paduano, La bestia rivale. Moby Dick e una novella di Maupassant, 155-162
Stefano Bartezzaghi, Parole alate (verba volant). Corvi, gabbiani, pappagalli e altri volatili impertinenti nella letteratura degli ultimi due secoli, 163-173
Enrico Girardi, Note per un bestiario musicale. L’episodio di Siegfried e l’uccellino, 175-185
Paola Pallottino, Dai tori di Lascaux alla colomba di Picasso. Principali funzioni dell’iconografia zoologica, 187-201
Anna Orlando, Sinibaldo Scorza e gli “animalisti” della pittura fiammingo-genovese del Seicento, 203-217
Mercedes Martini, Animali recitanti e bestie travestite. Il sogno di un asino, 219-228
Renato Tortarolo, “Sei proprio una bestia…per fortuna!”. Animali e canzone italiana, 229-235
Ivano Fossati, Animali rumorosi (dal serpente nero del blues a Katy Perry), 237-247
Indice dei nomi di persona, di opere e di luogo (a c. di Simona Martorana e Caterina Mordeglia), 251-260
Indice degli animali (a c. di Simona Martorana), 261-263
Indice dei manoscritti (a c. di Simona Martorana), 265

Notes:


1.   A. Barigazzi, Sull’ Ecale di Callimaco, Hermes 82 (1954), pp. 308-330; A. Barigazzi, Cornacchie nell’ Ecale di Callimaco, Prometheus 17 (1991), pp. 97-110.
2.   V. Bartoletti, L’episodio degli uccelli parlanti nell’ Ecale di Callimaco, SIFC 23 (1961), pp. 154-162.

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