Bryn Mawr Classical Review

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Bryn Mawr Classical Review 2019.01.61

Nicola Nina Schmid-Dümmler, Achilleus Tatios, Leukippe und Kleitophon: Rhetorik im Dienst der Verführung. Bochumer Altertumswissenschaftliches Colloquium 101.   Trier:  WVT Wissenschaftlicher Verlag Trier, 2018.  Pp. 454.  ISBN 9783868217476.  €49,50 (pb).  


Reviewed by Maria Fernanda Ferrini, Università di Macerata (maria.ferrini@unimc.it)

[The Table of Contents is listed below.]

L’arte del narrare e la retorica come technē della comunicazione efficace e persuasiva costituiscono il tema centrale del dettagliato ed esaustivo studio di Nicola Nina Schmid-Dümmler. Esso è diviso in tre ampie sezioni principali e in numerose sottosezioni. Nella prima parte (pp. 11-47), l’Autrice presenta i punti salienti della propria trattazione, e si sofferma su tradizionali questioni riguardanti il contesto, in cui il romanzo nasce e si sviluppa, e il suo pubblico.

La rivalutazione odierna della retorica antica intesa come arte della comunicazione, e quasi scienza totalizzante, e il riconoscimento del discorso come unità complessa sono correlati, come noto, con una rinnovata e approfondita analisi della Rhetorica di Aristotele. Opportunamente quindi Schmid-Dümmler richiama il passo in cui Aristotele afferma che il discorso nella sua interezza consiste in un processo o evento in cui sono necessariamente coinvolti colui che parla, ciò di cui si parla, colui a cui si parla (Rh. 1358a 37-b 2): sia chi parla sia chi ascolta hanno un ruolo attivo, nel senso che orientano l’impostazione e le caratteristiche del discorso stesso, collocandosi al suo interno. Subito dopo, in relazione al destinatario (akroatēs) del discorso, Aristotele introduce un’altra ripartizione che tiene conto delle variabili temporali e spaziali, e delle diverse finalità, cui si riconnettono i tre genē individuati (Rh. 1358b 2-8). Tra essi, Schmid-Dümmler dà giusto rilievo al γένος ἐπιδεικτικόν, che considera di particolare rilevanza per la propria indagine, pur non trascurando l’apporto del γένος συμβουλευτικόν (pp. 21-27). Nell’argomentazione, Schmid-Dümmler richiama una ulteriore distinzione: «Die drei Gattungen werden auch in praktische Beredsamkeit (γένος πρακτικόν: γένος συμβουλευτικόν und δικανικόν) und Kunstberedsamkeit (γένος ἐπιδεικτικόν) unterschieden» (p. 16). Dal punto di vista più propriamente letterario, il genere epidittico è certamente il più interessante: il carattere fittizio proprio dell’epideixis fece sì che questo genere potesse essere inteso come comprendente tutti i possibili discorsi, e la finzione letteraria stessa.

L’aspetto che Schmid-Dümmler privilegia nel suo lavoro, cioè il rapporto tra Eros e peithō, conduce a un confronto molto ravvicinato e costante tra il romanzo di Achille Tazio e il Phaedrus di Platone, di cui si ricorda prima di tutto la famosa definizione della rhētorikē technē come ψυχαγωγία τις διὰ λόγων (Phdr. 261a). Anche la scelta di un bosco, di un locus amoenus, come luogo del racconto rinvia inequivocabilmente a Platone (Phdr. 229a-230c). L’atmosfera socratico-platonica della messa in scena del romanzo, peraltro già oggetto di attenzione da parte degli studiosi, è spesso richiamata, anche nelle sezioni successive, con osservazioni sul collegamento tra i nomi dati ai singoli personaggi e il ruolo a essi assegnato nello svolgimento della vicenda (pp. 192-196; 222-254), e con il confronto esteso ad altre opere di Platone. Schmid-Dümmler arriva così a questa conclusione: «Achilleus Tatios’ Roman bzw. Kleitophon’s Darstellung seines Liebeswerbens wird so in den ersten beiden Büchern als eine Art ‘pseudo-platonische Schule’ dargestellt, in welcher der noch uneingeweihte Kleitophon über mehrere Stufen der richtigen Rhetorik unter Anleitung der platonischen Figuren Kleinias und Satyros sein eigenes Ziel der Seelenbefiederung zu erreichen sucht» (p. 254).

La seconda parte del lavoro (pp. 49-215) affronta la complessa struttura narrativa e la cornice spaziale del romanzo attraverso una particolareggiata analisi, che si avvale delle acquisizioni della moderna narratologia, e degli studi sull’ekphrasis.

Il doppio ruolo di Clitofonte come io narrante (Ich-Erzähler B) e come protagonista, e la presenza di un altro io narrante anonimo (Ich-Erzähler A) costituiscono una sfida impegnativa per l’analisi del complesso intreccio; per questo Schmid- Dümmler ricorre a frequenti schemi che rendono immediatamente percepibile la successione e la concatenazione degli avvenimenti, e permettono di capire la funzione dei discorsi e delle descrizioni in determinati punti della narrazione. Il significato delle quattro ekphraseis iniziali (Sidone reale e Sidone letteraria, la graphē di Europa, il bosco) è oggetto di particolare attenzione, in quanto esse costruiscono l’ambientazione del racconto e fungono probabilmente da guida che introduce alla comprensione del seguito della storia (pp. 123-135; 160-215).

Alla realtà geografica come luogo dell’incontro e del racconto, ai viaggi dei personaggi lontano dalla loro patria, viene dato ripetutamente il giusto rilievo: i diversi paesi costituiscono la cornice sia reale sia ideale delle singole vicende, dell’intreccio narrativo e del percorso che fanno i personaggi dall’inizio alla fine del romanzo, percorso ricco di situazioni parallele o antitetiche, che la localizzazione geografica contribuisce a creare o a sottolineare. In particolare, Schmid-Dümmler si sofferma sulla scelta, da parte di Achille Tazio, della città di Sidone (Σιδών è la prima parola del romanzo), come terra di approdo dell’autore. Questa città viene interpretata come luogo di transizione tra il mondo greco e il mondo orientale, contribuendo così a rendere più articolato il gioco tra identità e alterità, che è un tema cruciale del romanzo. Anche l’Egitto, scelto come meta della fuga dei protagonisti, rappresenta una tappa significativa nello svolgimento della storia. Nella sezione successiva, il termine e il concetto di ἀποδημία (da considerarsi quasi come sinonimo di avventura), e il motivo del ritorno in patria sono oggetto di interessanti osservazioni riguardanti le similarità e le differenze tra i cinque romanzi greci d’amore (pp. 317-320).

La terza parte (pp. 217-389) entra nel vivo delle questioni delineate nelle prime due sezioni. La Rhetorik im Dienst der Liebe e la Rhetorik im Dienst des Erzählens (über die Liebe) si riuniscono nella figura di Clitofonte (il cui nome dà risalto alle sue abilità linguistiche, p. 24 – l’Autrice presta un’attenzione costante al significato dei nomi dei vari personaggi; di fatto l’assegnare un nome e l’antonomasia rientrano nelle tecniche di caratterizzazione), ma la distribuzione delle due finalità in due sezioni diverse, anche se funzionale alla presentazione e alla discussione dei molteplici piani narrativi e mimetico-dialogici, alle esigenze del racconto in varie situazioni, rischia di essere percepita come artificiosa polarità tra la narrazione e il suo autore (chi narra, come narra, il fine che si propone, il destinatario del suo discorso), tra il Clitofonte narrante e il Clitofonte personaggio. Questa distinzione in realtà non è netta, come d’altra parte Schmid-Dümmler osserva, sottolineando il continuo gioco e l’intersecarsi dei ruoli, e proponendo il confronto con le strategie narrative adottate negli altri romanzi d’amore pervenuti (pp. 86-159).

Così, l’argomentazione basata sull’eikos (5.27.1-4), con cui Clitofonte espone una serie di motivazioni (da cui chi legge o chi ascolta può trarre quella che gli sembra più convincente), che spiegano il suo comportamento non conforme alla convenzione della reciproca fedeltà della coppia principale, appare significativa sia per ‘giustificare’ la doppia storia d’amore (Clitofonte e Leucippe; Clitofonte e Melite), sia per delineare il carattere del protagonista, più articolato nel senso del pathos, delle esperienze umane e intellettuali, rispetto agli altri eroi del romanzo. Schmid-Dümmler ricorda a questo proposito diverse interpretazioni degli studiosi, che hanno parlato, di volta in volta, di Parodie, di Subversion, di Humor, di Ironie, di Realismus, o di Mysterieninitiation (pp. 375, 385-389).

Un dettagliato esame viene dedicato all’agone retorico tra Melite e Clitofonte, nel quinto libro, la cui forza ed efficacia argomentativa è richiamata già all’inizio (p. 11 s.); proprio nel quinto libro emerge infatti la figura di Eros come maestro e artefice di discorsi (5.27.1 διδάσκει γὰρ Ἔρως καὶ λόγους, 27.4 αὐτουργὸς γὰρ Ἔρως καὶ αὐτοσχέδιος σοφιστής). L’arte della parola, il suo potere psicagogico (ampiamente riconosciuto nella letteratura greca), insieme con la tempestività degli interventi, diventano strumento di persuasione e di attrazione: su questo assunto si basa l’intera analisi.

Il sottotitolo del volume (Rhetorik im Dienst der Verführung) fa riferimento alla funzione della retorica, che si sceglie di indagare esaminando il romanzo di Achille Tazio. Questo punto di vista potrebbe apparire in un primo momento limitato o troppo generico; in realtà, nel corso della trattazione emergono altre e molteplici finalità e funzioni della retorica. Schmid-Dümmler conduce infatti un’analisi intertestuale costante e necessaria a causa del debito che il romanzo ha nei confronti della precedente tradizione letteraria, e che si rivela in modo preminente nei discorsi diretti, nei dialoghi e nei monologhi, negli agoni delle parole.1

L’analisi delle strategie di seduzione e di corteggiamento, che i protagonisti adottano principalmente facendo ricorso all’arte della parola, sostenuta anche da altri espedienti (scelta del momento più opportuno; del luogo e dell’ambientazione più adatti; delle azioni e dei gesti più calcolati per orientare la reazione del destinatario del discorso, nel senso voluto), conduce spesso l’Autrice a soffermarsi su notazioni riguardanti i caratteri, le loro eventuali metamorfosi o sviluppi, all’interno di una tipologia sostanzialmente uniforme e legata al genere.

Molti studi recenti sulle tecniche di caratterizzazione dei personaggi testimoniano l’odierno interesse per questo tema,2 e nello stesso tempo la consapevolezza di quanto il ‘carattere’ sia di per sé una nozione sfuggente e complessa, e di quanto sia difficile definire e comprendere un carattere ‘costruito’, letterario. Come noto, l’ēthopoiia è un concetto e una pratica ricorrente nella letteratura greca: in senso generale, il termine indica la costruzione diretta e indiretta dell’ēthos dei personaggi attraverso vari espedienti e mezzi. Tra questi ci sono ovviamente, e forse principalmente, i discorsi, le cui funzioni sono tuttavia, come si è detto, molteplici e non isolabili l’una dall’altra; inoltre, il ‘carattere’ resta principalmente un ‘agente’3 inserito in una storia, rispetto alla quale non è di norma preminente, né per l’autore né per il suo pubblico. I caratteri si distinguono in base a elementi e a motivazioni dipendenti strettamente dall’intreccio narrativo e dalle dinamiche della vicenda in cui prendono vita, più che da precise finalità mimetiche, rappresentative di un individuo a sé stante: di tutto ciò non si tiene sufficientemente conto nell’analisi condotta da Schmid-Dümmler, incentrata sulle singole ‘intenzioni’ dei personaggi.

Il volume si conclude con una Appendix, in cui si affrontano aspetti filologici ed etimologici (pp. 391-409), seguita dalla bibliografia e da un utile indice dei passi degli autori antichi, cui si fa riferimento nell’argomentazione.

Questo studio ricco e documentato ha il merito di tenere sempre presente il destinatario interno al testo e il destinatario esterno, lettore o ascoltatore, nell’analizzare la struttura del romanzo di Achille Tazio, nel suo insieme e nelle sue parti. La retorica non vi appare come un’artificiosa sovrastruttura fine a sé stessa, ma come strumento di costruzione del racconto, e di seduzione. La difficoltà di comprendere i romanzi greci in una unica definizione, dato il loro carattere composito, ha fatto sì che il termine ‘retorica’ sia stato associato spesso a essi, ma con connotazioni prevalentemente negative. Lo studio di Schmid-Dümmler può contribuire a cogliere una diversa e più dinamica funzione unificante della retorica, che non riguarda solo lo stile, ma l’arte del racconto e l’efficacia della comunicazione.

Table of Contents

1 Achilleus Tatios’ Leukippe und Kleitophon: Rhetorik im Roman 11
1.1 Rhetorik im Dienst der Verführung 11
1.1.1 Erotische Rede: Erzählkunst und Liebeswerben 11
1.1.2 Rhetorik und Erzählkunst 13
1.1.3 Achilleus Tatios’ Roman: eine epideiktische Rede über Eros 21
1.2 Leukippe und Kleitophon in der Romantradition 28
1.2.1 Autor und Werk – oder: Was man nicht weiss 28
1.2.2 Literarisches und kulturelles Umfeld: Roman, Rhetorik und Zweite Sophistik 30
1.2.3 Plotstruktur und Publikum des griechischen Liebesromans 35
1.2.4 Achilleus Tatios’ historische und moderne Rezipienten 40
1.3 Überblick über die Handlung 43

2 Rhetorik im Dienst des Erzählens: die Inszenierung des Romans 49
2.1 Die Rahmenhandlung 49
2.2 Erzähler und Rezipienten in Leukippe und Kleitophon 51
2.2.1 Der anonyme Ich-Erzähler A 51
2.2.2 Der Ich-Erzähler B / Kleitophon 61
2.2.3 Das Zusammenspiel der Erzählebenen: Übersicht 77
2.3 Erzählstrategien in den fünf griechischen Liebesromanen 86
2.3.1 Einleitende Überlegungen 86
2.3.2 Chariton, Heliodor und Xenophon 90
2.3.3 Das Ich-Erzähler-Setting bei Longos und Achilleus Tatios 117
2.3.4 Gegenüberstellung der Erzählstrategien in den fünf Liebesromanen 135
2.4 Die Ekphraseis der Rahmenhandlung und deren Rezipientenlenkung 160
2.4.1 Das Mädchen auf dem Stier (Ekphrasis 2) 161
2.4.2 Der Hain als Ort des Erzählens (Ekphrasis 3) 181
2.4.3 Sidon als Ort der Begegnung und des Erzählens (Ekphraseis 1a+b) 196

3 Rhetorik im Dienst der Liebe: das Liebeswerben von Kleitophon und Melite 217
3.1 Doppeltes Liebeswerben 217
3.2 Liebeswerben in Tyros: Kleitophon und Leukippe 218
3.2.1 Kleitophons Auftritt 218
3.2.2 Leukippes Auftritt 225
3.2.3 Kleitophons Werben um Leukippe 237
3.3 Aufbau eines zweiten Liebesromans in Ägypten? 255
3.3.1 Ende und Anfang 255
3.3.2 Wiedervereinigung der beiden tyrischen Berater 262
3.3.3 Tyros und Alexandria: gleiches Skript, andere Rollenverteilung 268
3.4 Liebeswerben in Alexandria und Ephesos: Melite und Kleitophon 272
3.4.1 Melites Auftritt 272
3.4.2 Eine verkehrte Hochzeit 291
3.4.3 Melites erfolgreiche Rhetorik 317
3.5 Kleitophon, Melite und Leukippe als Protagonisten 375

Appendix: Die Titelei von Achilleus Tatios’ Roman 391
1 Die Überlieferung 391
2 Auswertung: ein Ansatz für die ursprüngliche Titelei 396
2.1 Titel 396
2.2 Autorangaben 398
2.3 Τάτιος vs. Στάτιος – die Situation in der Überlieferung 401
2.4 Τάτιος vs. Στάτιος – Verbreitung im griechisch-römischen Raum 403
3 Etymologische Überlegungen: tat-Lallnamen 406

Bibliographie 411
Index 443

Notes:


1.   Rinvio qui brevemente ad alcuni miei saggi: Achille Tazio V 25-27. Analisi di un discorso diretto nel romanzo greco, «AION» (filol.-letter.) 9-10 (1987-1988) pp. 151-171. Discorsi diretti e dialoghi nel romanzo greco antico, «AFLM» 21 (1988) pp. 33-50. Le parole e il personaggio: monologhi nel romanzo greco, «GIF» 42, 1 (1990) pp. 45-85. Discorsi giudiziari e altro nel romanzo greco antico, « AFLM» 24 (1991) pp. 31-60.
2.   Alcuni studi riguardano in particolare la letteratura greca: tra essi, il ricco volume di Koen De Temmerman (Crafting Characters: Heroes and Heroines in the Ancient Greek Novel, Oxford 2014), non citato da Schmid-Dümmler nella bibliografia, rappresenta un contributo molto importante per l’indagine su questi aspetti, così come il recentissimo volume edito da Koen De Temmerman e da Evert van Emde Boas (Characterization in Ancient Greek Literature, Leiden/ Boston 2018).
3.   Vd. Arist. Po. 1449b 31, 36-38.

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