Bryn Mawr Classical Review

BMCR 2019.01.38 on the BMCR blog

Bryn Mawr Classical Review 2019.01.38

Alessandra Avagliano, Le origini di Pompei: la città tra il VI e il V secolo a.C. Bulletin antieke beschaving. Supplement, 33​.   Leuven; Paris; Bristol, CT:  Peeters, 2018.  Pp. 245.  ISBN 9789042935679.  €86,00 (pb).  


Reviewed by Marco Giglio, Università degli Studi di Napoli L’Orientale​ (mgiglio@unior.it)

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[Chapter titles are listed below.]

Il volume di Alessandra Avagliano, frutto di una rielaborazione della tesi di dottorato discussa nel 2014, affronta uno dei periodi più interessanti e dibattuti della storia di Pompei, la fase arcaica. L’Autrice si avvale di un’ampia documentazione per illustrare tutti gli elementi che ci consentono di comprendere la struttura della città nel suo primo periodo di sviluppo. Il volume è organizzato in due sezioni: una prima — suddivisa in otto capitoli — che costituisce la sintesi delle problematiche ed illustra le conclusioni a cui è giunta l’Autrice, ed una seconda — leggermente più breve – che contiene il catalogo di tutte le evidenze censite.

Nel primo capitolo l’Autrice effettua una rassegna della ricerca archeologica condotta a Pompei tra la metà del 1800 e i primi anni 2000, riportando posizioni, teorie e risultati alla base delle varie stagioni che hanno interessato il tema delle origini di Pompei. La lettura è di utile aiuto per comprendere i continui “Stop and Go” nello sviluppo di una moderna ricerca archeologica a Pompei, costantemente divisa tra le necessità della conservazione e ricostruzione “dell'attimo in cui la vita si è spenta” e quella di un’analisi storica di tutte le fasi di vita del sito, partendo dalla sua origine.

Il secondo capitolo illustra il contesto geomorfologico in cui è sorta Pompei, soffermandosi non solo sul centro abitato, ma anche sul suo contesto territoriale. Da un lato quindi la sintesi degli elementi, spesso di difficile lettura per l'assenza — giustamente rimarcata dall'Autrice — di quote di riferimento affidabili per i livelli di paleosuolo, funzionali alla ricostruzione del paesaggio pompeiano, dall’altro lato il contesto antropico che precede l'insediamento arcaico.

Nei capitoli tre e quattro, basandosi sul concetto di città intesa come “insieme di architetture e di elementi costruiti”, l'Autrice effettua una disanima di quegli elementi presenti a Pompei che possono consentire di riconoscere un centro urbano già in età arcaica, dalle mura ai luoghi di culto. Per quanto concerne le mura, grazie al catalogo di tutte le evidenze note redatto dall'Autrice, viene fornita una ricostruzione del tracciato, confermando sostanzialmente quanto avanzato da chi l'ha preceduta. In questo caso, tuttavia, le ricerche in corso da parte dell’Università di Roma “Tor Vergata” presso le mura settentrionali e dell’Università di Napoli Federico II presso il foro triangolare forniscono nuovi interessanti dati.

L'analisi dell'andamento degli assi stradali, effettuato per settori della città (regio sesta, quartieri della cosiddetta Altstadt), si basa sulle evidenze archeologiche raccolte e consente all'Autrice di confutare, con dovizia di dati, anche teorie affermatesi nel corso del tempo. Tuttavia, in alcuni casi la ricerca archeologica recente (si veda ad esempio l'esistenza di un asse viario ad ovest del Tempio di Apollo), sembra fornire nuovi spunti ed elementi che possono ancora una volta stravolgere alcune conclusioni. I risultati raggiunti dall'Autrice quindi vanno considerati interessanti e condivisibili tenendo però ben presente che si basano su quanto emerso e noto fino al 2016.

L'Autrice dedica un ricco paragrafo a considerazioni sullo spazio urbano. Pur riconoscendo una differente base numerica dei rinvenimenti tra il settore occidentale della città (densamente occupata in questa fase, ma anche densamente indagata) e quello ad oriente di via Stabiana, ritenuta caratterizzata da un'occupazione di epoca più recente— in contrasto con i dati che confermano un pieno sviluppo urbanistico già in epoca arcaica ed un grande impegno per delimitare una vasta area in questa fase— l’Autrice propende per una destinazione di questa area a fini agricoli, in attesa di un ampliamento futuro dell'abitato, riprendendo posizioni già da tempo discusse e superate.

Un'ampia sezione del volume è dedicata alla discussione sull'impianto urbanistico e soprattutto alla ricostruzione della sua pianificazione e della presenza di differenti forme ed orientamenti degli isolati in epoca arcaica. In particolare l'Autrice si concentra sulla regio sesta ed ipotizza, sulla base di una serie di dati, che l'originaria organizzazione di questo settore della città fosse basata su isolati per strigas, priva, quindi, della suddivisione in due settori degli isolati. L’Autrice ritiene, pertanto, di seconda fase la realizzazione del vicolo di Mercurio, per la quale tuttavia non vi sono dati stratigrafici; unica evidenza a supporto è la datazione al III a.C. ± come del resto per la maggior parte degli edifici della regio — della casa di Gavio Proculo. La teoria, quindi, si basa su un dato solo postulato, fondandosi sul confronto con le evidenze di altri impianti coevi. A riprova di una seconda fase di impianto di alcuni assi viarii rispetto alla suddivisione della città arcaica, l’Autrice utilizza il rinvenimento nel settore orientale della via Mediana, nella regio IX, di un edificio di epoca classica tagliato dal successivo impianto dell’asse viario. Tuttavia, tale evidenza non può essere una riprova di una posteriorità dell’asse viario, in quanto esso è tagliato solo ed esclusivamente dal marciapiede. I dati archeologici non ci consentono di comprendere la sua totale estensione e non è pertanto possibile escludere una minore larghezza dell’asse viario in questa fase.

Tralasciando i numerosi confronti con altri centri urbani della Campania ed altre aree per giustificare l'orientamento e l'organizzazione dello spazio urbano di Pompei, basato su un confronto solo bidimensionale, va sottolineato che l'Autrice non tiene conto dei relativamente nuovi ed interessanti studi ad opera della missione finlandese (Maija Holappa, Eeva-Maria Viitanen, “Topographic Conditions in the Urban Plan of Pompeii: the urban landscape in 3D,” in S. Ellis (Ed.), The Making of Pompeii. Studies in the History and Urban Development of an Ancient Town JRA, Suppl. 85, 2011, pp. 169-189), che hannoproposto un’interessante ricostruzione tridimensionale dell'andamento geomorfologico dell'abitato antico. Sulla base di questi dati, come è stato anche di recente rimarcato (Marco Giglio, “Considerazioni sull'impianto urbanistico di Pompei”, in Vesuviana 8, 2016, pp. 11-48), numerose anomalie nell’impianto possono trovare una spiegazione.

Gli ultimi capitoli del volume sono dedicati da un lato ai primi abitanti di Pompei e dall'altro ad un inquadramento della città antica nell'ambito dell’occupazione delle aree limitrofe della Campania, suddivisa in tre macro-aree: quella settentrionale (in particolare con i centri di Cuma, Capua e Neapolis), la penisola sorrentina, ed infine quella meridionale (con i centri di Poseidonia, Fratte e Pontecagnano). Anche in questo caso va sottolineata una non aggiornata bibliografia. Solo per fare un esempio: l'abitato antico di Cuma—il cui impianto urbanistico, non regolare ma regolamentato, ha alcune analogie con quello di Pompei—è trattato senza tener conto dei risultati delle indagini condotte, ed edite in numerose relazioni, a partite dal 2007.

L'ultimo capitolo è dedicato in maniera sintetica al declino dell’abitato arcaico e alle fasi più recenti di quinto e quarto secolo a.C.

Una delle sezioni più interessanti è quella della seconda parte del volume, costituita dal catalogo dei rinvenimenti di età arcaica. Il testo è organizzato per settori, partendo dalle mura e porte per poi affrontare lo spazio interno della città, procedendo con una descrizione delle evidenze sulla base dell’attuale suddivisione in regioni in ordine numerico, dalla I alla IX.

Il catalogo è composto sia da evidenze visibili o frutto di nuove ricerche archeologiche, pubblicate con attenzione anche alle stratigrafie, sia da evidenze note solo ed esclusivamente da bibliografia, con una scheda di sintesi di tipo descrittivo. Ove possibile si procede ad un posizionamento delle evidenze nella cartografia dell’ultima fase di vita di Pompei; negli altri casi—la maggior parte —ad una individuazione puntiforme. L'utilità di una raccolta sistematica di materiale può essere ben evidente a tutti, così come il posizionamento in cartografia, allegata in pdf, di tutti i rinvenimenti che rende questa parte del volume uno strumento eccezionale. Resta, tuttavia, da sottolineare che non sempre la documentazione è trattata in modo uniforme; a titolo di esempio, la descrizione dei rinvenimenti non è stata aggiornata in modo tale da fornire una quota assoluta, utilizzando i riferimenti forniti al momento dello scavo, basati sulla profondità rispetto al piano di calpestio dell’edificio di ultima fase.

Nell'insieme il volume appare di grande interesse per chi si occupa di questo periodo della storia di Pompei, un'utile base da cui partire grazie alla ricca documentazione. Come già osservato, in alcuni casi si deve notare un mancato aggiornamento bibliografico rispetto a nuovi studi che hanno cercato di affrontare le problematiche dell'impianto urbanistico della città o delle presenze di epoca arcaica all'interno del pianoro, il che ha condotto l’Autrice a proporre un’interpretazione delle evidenze legata ad una visione tradizionale di questo periodo storico della città.

[For a response to this review by Alessandra Avagliano, please see BMCR 2019.04.34.]

Organizzazione del volume

Indice
Introduzione
Ringraziamenti
Pompei prima di Pompei: le tappe di una scoperta
Il territorio e le preesistenze archeologiche
La città in età arcaica
I luoghi di culto
L’organizzazione urbanistica
I primi abitanti di Pompei
Pompei nella Campania arcaica
Il declino dell’abitato arcaico
Appendice—Appunti sull’edilizia arcaica di Pompei
Catalogo—i contesti di rinvenimento
English Summary
Indice delle illustrazioni
Indice dei luoghi
Bibliografia
Tavole
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