Bryn Mawr Classical Review

BMCR 2018.05.42 on the BMCR blog

Bryn Mawr Classical Review 2018.05.42

Giovanni Marginesu, Callia l’Ateniese. Metamorfosi di un’élite, 421-371 a.C. Historia Einzelschriften, Band 247.   Stuttgart:  Franz Steiner Verlag, 2016.  Pp. 198.  ISBN 9783515115520.  €52.00.  


Reviewed by Gianfranco Mosconi, Università degli Studi della Tuscia (gmosconi@unitus.it)

Sommario

[L’Autore della recensione si scusa per il ritardo nell’invio.]

Nell’oceano bibliografico sulla democrazia ateniese, spesso ‘meritano’ una biografia quei pochi personaggi di V sec. a.C. per cui Plutarco e/o numerosi riferimenti nei Comici o in Tucidide permettono una compiuta narrazione evenemenziale: così Pericle, soprattutto, è stato biografato più volte in pochissimi anni (da Claude Mossé nel 2005, Vincent Azoulay nel 2010, Loren J. Samons II nel 2016, Riccardo Vattuone nel 2017). Ma nell’ultimo ventennio sono apparse anche monografie su individui per i quali il materiale disponibile sembrerebbe precludere una trattazione biografica: ecco i volumi di Buck su Trasibulo e di Asmonti su Conone, come anche, a suo modo, quello di Wallace su Damone.1 L’opera della Schmitt-Pantel sui caratteri comuni delle biografie degli “hommes illustres” nell’Atene di V sec. è quasi una ‘introduzione’ a tale filone.2 Diversamente dagli studi prosopografici (Kirchner, Davies, ora Traill), in questi casi la ricostruzione biografica non è il solo obiettivo, benché importante: attraverso le vicende individuali viene riletta la ‘grande storia’, fra biografia, storia evenemenziale, storia sociale, storia delle mentalità. È un orientamento che la storiografia antichistica condivide con altri settori della ricerca storica, dove la biografia è ritornata in auge come strumento di analisi storica,3 soprattutto quando si occupa di un uomo politico.4 Non casualmente, i volumi sopracitati offrono un sottotitolo che mostra l’aspetto della ‘grande storia’ illuminato dalla vicenda biografica: svanisce la dicotomia fra bioi e historiai (Plut. Alex. 1, 2); viene smentito il lapidario giudizio di Eduard Meyer, secondo cui “eine eigentlich historische Tätigkeit ist sie [= la biografia] nicht”.5

Il lavoro di Marginesu su Callia III (vissuto fra V e IV sec. a.C.) si colloca su questa linea; è anzi più ambizioso, perché Callia è davvero un “‘minore’, privo di un ruolo di primo piano nel flusso della storia evenemenziale” (p. 13). Come negli studi sopracitati, il sottotitolo mostra quale fenomeno storico sia illuminato attraverso la biografia: la metamorfosi dell’élite ateniese nell’età di trasformazione fra pace di Nicia e battaglia di Leuttra. “Per ragioni genealogiche, biografiche e culturali, Callia venne a trovarsi al centro di una classe dirigente che, da un canto, si lasciava alle spalle la democrazia dei demagoghi e dei rematori; dall’altro diveniva più sensibile alle esigenze individuali, al lusso, al piacere, all’introspezione. Essa guidò così una inversione dei valori e praticò l’evasione dai doveri civici” (p. 13). Tale “metamorfosi” viene appunto scrutata “attraverso la vita di Callia, […] per intuire come temi quali pace, finanza e imperialismo si rifrangano sulla superficie di una esistenza, spesso addirittura intervengano nello svolgimento di fatti privati” (p. 14): si realizza l’auspicio di Momigliano sulla biografia come “strumento della vita sociale” (nella “Introduzione” al suo celebre saggio sulla biografia greca).

L’”Introduzione” si occupa de “il quadro storico e le fonti” (p. 13-40). Dopo un quadro del “cinquantennio 421-371” (p. 14-23), segnato da moltissime novità (militari, politiche, sociali, economiche, ecc.: forse troppi temi in pochissime pagine; ma una robusta bibliografia supporta ogni accenno) e dopo una presentazione di Callia (p. 23-26), “vissuto fra il 455 e il 365 c., ma attivo dagli ultimi anni ’20 sino alla vigilia della battaglia di Leuttra” (p. 23), sono illustrati gli elementi di interesse della sua biografia: la carriera “quasi plasmata sulle tappe dei grandi eventi”; l’appartenenza ad un genos con prerogative sacerdotali e importante ruolo economico; la grande attenzione dei contemporanei per i suoi comportamenti e la sua “ossessione per i rapporti familiari”, in cui l’aspetto finanziario non è secondario. Infine vengono elencate le fonti riguardanti Callia, letterarie (p. 26-33) ed epigrafiche (p. 34-40), delineandone rapidamente i problemi esegetici e/o cronologici (in particolare per i Comici e per le iscrizioni): in tal caso, forse, invece di una trattazione necessariamente cursoria, sarebbe stata più comoda una antologia dei testi (si sente talora l’esigenza di una citazione diretta della fonte discussa: vd. p. 30 su Aesch. Socr. frr. 34 e 36 Dittmarr).

Per le epigrafi, la pertinenza di alcune a Callia resta ipotetica, e ciò indurrebbe a non utilizzarle in assenza di altre conferme esterne (la data di nascita di Callia si appoggia a varie ipotesi su IG I3 52 = GHI n. 58: vd. p. 34-36; p. 35 costellata di “se”). Ma questa difficoltà è ineliminabile per fonti epigrafiche con lacune e integrazioni: Marginesu distingue sempre i dati certi da quelli ipotetici.

Con impostazione ben meditata, alle citate “ragioni genealogiche, biografiche e culturali” che rendono Callia ‘centrale’, corrispondono i tre capitoli: “Gli antenati” (pp. 41-66), “La vita” (pp. 67-119), “La reputazione” (pp. 120-148). Seguono le “Conclusioni” (pp. 149-156), tavole cronologiche e genealogiche (pp. 157-161), una ricca bibliografia (pp. 163-185), infine gli indici (pp. 189-198), delle fonti letterarie, delle fonti epigrafiche e un indice generale dei nomi propri e dei termini greci.

Il primo capitolo passa in rassegna i vari ‘Callia’ e ‘Ipponico’ che si succedono per tre generazioni fino al protagonista. Non per “mero interesse antiquario” (p. 41), ma perché la famiglia dei Cerici ebbe caratteri peculiari, molti dei quali caratterizzano poi Callia III. Dopo la trattazione cronologica (sintetica, visto il poco materiale giunto), sono esaminati questi elementi ricorrenti: il prestigio e la ricchezza; l’alternanza dei nomi ‘Callia’ e ‘Ipponico’ (forse eccessivo parlare di “ritualità papponimica”, p. 27), avviata quando Callia I chiama suo figlio Ipponico, e non Fenippo come il padre, “quasi a voler dare una svolta” (osservazione interessante: p. 56); l’insistenza su hippos ricollegabile alla hippomania di Callia III; l’avidità attribuita a vari membri della famiglia; i molti soprannomi. Da quest’ultimo aspetto Marginesu ricostruisce il quadro convincente di una famiglia aristocratica che vanta contatti internazionali (Ammon), che vuole presentare la sua ricchezza come antica e lecita (Palaioploutoi), contro le calunnie di senso contrario (Chreokopidai, Lakkoploutoi). Per Marginesu (condivisibile) fu proprio in relazione al ‘chiacchierato’ Callia III che gli aneddoti sui Cerici furono rievocati “dagli oppositori di Callia” (p. 66).

Il II capitolo, quello biografico, procede “ricalcando le linee della storia evenemenziale” (p. 67); necessariamente, sono toccati solo alcuni momenti, addensandosi attorno ai testi disponibili (ma i riferimenti precisi ai loci sono nella “Introduzione”; occorre usare l’indice delle fonti). Viene rovesciata la tradizionale “convinzione che Callia fosse estraneo e disinteressato all’attività politica” (p. 73). Accanto al giovane fan dei sofisti (perciò, osserva Marginesu, dotato di una robusta formazione culturale, e quindi politica), emerge un individuo politicamente attivo, esperto in “dottrina amministrativa” (p. 77) e nella gestione delle risorse pubbliche. All’inizio dell’attività pubblica di Callia, Marginesu valorizza IG I3 48, (422/3 a.C.) e IG I3 52A (Marginesu la data al 422/1 a.C., identificandone il proponente con Callia), che viene abilmente collegata al ritratto di Callia nei Kolakes di Eupoli (p. 79). Cinquant’anni dopo, Callia III interviene durante la missione diplomatica a Sparta nel 371 a.C. (Xen. Hell. 6, 3, 4): emerge il suo panellenismo (appoggiato sul culto eleusino affidato ai Cerici) e un ‘pacifismo’ anticipatore del “programma eubuleo che mirava al ridimensionamento della democrazia e alla tutela delle classi agiate” (p. 113). In questo contesto ideologico, Marginesu valorizza l’ipotesi (fondata su vari elementi: la vicinanza topografica alla statua di Callia II; la dedica di un altare alla Pace connesso con onori per Callia II; una statua di Cefisodoto dedicata da Cecropia, figlia di Callia) che il committente di Eirene e Ploutos di Cefisodoto sia stato proprio l’ormai anziano Callia III: “si intuiscono dei contatti di Callia con il ‘partito’ della pace” di IV sec. (p. 117; apprezzabile la prudenza).

Sarebbe stato utile richiamare, in tale contesto, anche l’Anonimo di Giamblico (mai citato nel volume): questo testo, influenzato dalle riflessioni dei sofisti (vd. ad es. il rapporto fra forza, legge e giustizia: fr. 6; fra natura ed educazione: frr. 1-2; fra individuo e massa: fr. 6), è molto attento agli aspetti economico-finanziari (fr. 3, 4-6), al peso del denaro nella vita e nella psicologia individuale (fr. 4), è favorevole alla moderazione politica (fr. 7, 1-7 sull’eunomia), deplora i mali socio-economici della guerra (fr. 7, 8-11). Il testo è stato datato spesso al tardo V sec., ma recentemente si è proposta convincentemente (anche su elementi lessicali di peso) una datazione in pieno IV sec., proprio in connessione col ‘partito della pace’ ateniese.6 L’Anonimo di Giamblico riflette lo stesso atteggiamento attribuibile al Callia tratteggiato da Marginesu: che l’Anonimo di Giamblico sia proprio Callia III sarebbe solo una vaga ipotesi, ma certo il testo sembra almeno riflettere la medesima sensibilità (svilupperemo tale proposta in altra sede).

In questo capitolo, a volte, il desiderio di riempire i vuoti della documentazione (come fra 421 e 400 a.C.), conduce a rapide narrazioni di storia generale forse non necessarie (pp. 89-92); altre volte, l’esposizione si arricchisce di dettagli su altri personaggi genericamente citati insieme a Callia, ma si rischia una certa frammentarietà (pp. 98-101 sulle varie personalità coinvolte nei processi contro Andocide e contro Socrate).

Il capitolo III, infine, completa la trattazione biografica (fatta di pochi eventi sicuri) con quant’altro sappiamo su Callia: “Il resto è una storia della reputazione di un membro della élite ateniese, colta nel passaggio fra V e IV secolo” (p. 120). Emerge l’immagine di “un intellettuale ricco e stravagante” (pp. 121-122), attaccato dai Comici per lussi ed eccessi (pp. 122-127), ricordato per l’aspetto, il portamento, finanche per il vestiario, vistoso anche perché connesso al ruolo di daduco (pp. 137-144).

Se Callia è celebre nelle fonti per la dispersione del favoloso patrimonio (pp. 127-136), Marginesu sottrae questa notizia al dettaglio biografico, agganciandola alla storia socio-economica ateniese, sconvolta dai rivolgimenti dovuti alla guerra del Peloponneso, durante e dopo di essa (nel segno del rapporto fra biografia e storia sopra ricordato): “La miseria di Callia non sarebbe un fenomeno isolato” (p. 128), ma rientrerebbe nel generale impoverimento seguito alla guerra (Marginesu cita giustamente Thuc. 7, 27, circa la fuga di schiavi che dovette incidere sull’attività mineraria praticata dalla famiglia). Ancora più notevole l’ipotesi che l’impoverimento di Callia sia stato in parte ‘apparente’: cioè che la riduzione del patrimonio sia in realtà una trasformazione della ricchezza da phanera ad aphanes, contro l’accresciuta pressione fiscale (cfr. Aristoph. Ra. 1065-1066). Non ci sono notizie al riguardo, ma Marginesu utilizza abilmente varie testimonianze (Aristoph. Eccl. 810-813; Xen. Symp. 4, 45; 4, 2-4) che dipingono un Callia negligente nei suoi doveri fiscali, critico verso il carico fiscale, coinvolto in gruppi attivi in speculazioni fondate sulla ricchezza aphanes (And. Myst. 133-134).Tutto ciò è ricollegabile all’attenzione di Callia in tema di finanze evidenziata nel capitolo II.

In queste pagine (fra le più avvincenti), racconto biografico, ‘grande storia’, storia sociale ed economica, storia della mentalità, esegesi delle fonti, si fondono in un intreccio fecondo, rendendo questa biografia una efficace ‘rievocazione’ di un periodo di trasformazione che è merito dell’autore aver evidenziato.


Notes:


1.   Luca Asmonti, Conon the Athenian. Warfare and Politics in the Aegean, 414-386 B.C. (Historia. Einzelschriften 235), Stuttgart 2015; Robert J. Buck, Thrasybulus and the Athenian Democracy: The Life of an Athenian Statesman, Historia. Einzelschriften 120, (Stuttgart 1998); Robert W. Wallace, Reconstructing Damon. Music, Wisdom Teaching, and Politics in Perikles’ Athens, (Oxford; New York 2015).
2.   Pauline Schmitt-Pantel, Hommes illustres. Moeurs et politique à Athènes au Ve siècle, (Paris 2009).
3.   Vd. Jacques Le Goff, “Comment écrire une biographie historique aujourd'hui?”, Le Débat, 54, 1989, p. 48–53: la biografia è indispensabile strumento di analisi delle strutture sociali e dei comportamenti collettivi. Cfr. V. Sgambati, “Le lusinghe della biografia”, Studi Storici, 36, 1995, p. 397–413, sul dibattito circa la biografia come valido genere storiografico.
4.   Rémy Handourtzel, “Sur les trajectoires individuelles dans la vie politique”, in Michel Trebitsch, Problemes & methodes de la biographie. Actes du Colloque, Sorbonne 3–4 mai 1985, (Paris 1985), p. 88–92.
5.   In Kleine Schriften, Halle–Saale 1910, p. 66. Sulla frase, cfr. le osservazioni nella “Introduzione” di Arnaldo Momigliano, The Development of Greek Biography, (Harvard University Press 1971).
6.   Per la datazione al IV sec. a.C. vd. Manuela Mari, “L’Anonimo di Giamblico e la riflessione greca sull’economia nel IV secolo a.C.” in MediterrAnt 8, 2005, p. 119-144.

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