BMCR 2017.11.18

Allusion and Allegory: Studies in the ‘Ciris’. Beiträge zur Altertumskunde, 346

, Allusion and Allegory: Studies in the 'Ciris'. Beiträge zur Altertumskunde, 346. Berlin; Boston: De Gruyter, 2016. ix, 236. ISBN 9783110446814. $112.00.

Publisher’s Preview

Il volume, dal titolo molto suggestivo, deriva dalla revisione di una tesi di Dottorato elaborata presso l’Università di Leeds tra il 2009 e il 2012. L’autore si propone innanzi tutto lo scopo di far conoscere meglio il poemetto dell’ Appendix Vergiliana, giacché non ha torto a sostenere (p. 1) che “the Cirisfrage is better known than the text itself”. Non volendosi addentrare solo e soltanto nelle complesse vicende che hanno visto studiosi di tendenze ed epoche diverse1 dedicare i loro studi soprattutto al problema dell’attribuzione, Kayachev da subito molto chiaramente orienta il suo focus critico privilegiando la posizione degli studiosi, che, come lo Skutsch agli albori del secolo scorso, hanno ritenuto il lavoro di età repubblicana e voluto scoprire nel poemetto un’opera di Gallo, precedente quindi a Virgilio e a Ovidio, una tesi ripresa in un più recente volume del 1999 da Dorothee Gall, che ritorna alla posizione di Skutsch “though in a modified and more subtle form”, come afferma Kayachev a p. 2, con maggiore attenzione quindi agli aspetti strutturali e stilistici. Viceversa, come è ben noto, Virgilio e Ovidio sono chiamati costantemente in causa come modelli dell’anonimo autore, per qualcuno addirittura modelli esibiti 2 dai più numerosi sostenitori di una datazione postaugustea del poemetto.

Rifacendosi alla tradizionale verifica dell’ Imitationstechnik (p. 3), come riformulata da Tarrant sulla base di noti studi di Axelson e non solo, l’autore si mostra ben consapevole della difficoltà di dirimere i nodi del rapporto tra un poemetto breve e difficile qui citato nell’edizione di Goold per la Loeb — anche perché, aggiungerei, mal tramandato e con gravi problemi testuali 3 — e la ben nota produzione di Virgilio. La via d’indagine che egli individua, p. 5, quindi non è diretta, ma molto approfondita, nella misura in cui affronta il problema attraverso raffinate e complesse singole interpretazioni, tutte tese a cercare di dimostrare che il poeta della Ciris è letterato accorto e capace di elaborare una propria strategia di assimilazione e assemblaggio dei modelli; egli sarebbe erede quindi di quel complesso e raffinato dotto poetare che interseca e intarsia autori diversi alla maniera di Callimaco, sottintendendo molteplici riferimenti, che Kayachev sulla scia di Thomas definisce “window references” (vd. per es. pp. 15; 35; 46; 68 e in conclusione 209) e che in italiano potrei definire ‘riferimenti multipli’. La scelta non è certo del tutto innovativa, ma comunque il programma esegetico del volume si qualifica come disegno ambizioso, incline anche ad allargarsi al piano della teorizzazione letteraria. Dedicare un intero saggio a cercare di individuare o ad approfondire i rapporti del poemetto con i modelli previrgiliani, privilegiando gli autori greci (vd. per esempio p. 5 e poi anche p. 209), significa considerare l’autore non un modesto poeta di scuola, ma un letterato colto, capace di leggere, assimilare, contaminare e alludere ad un’ampia selezione di autori greci di varia età e spessore. Così a p. 6 per esempio, leggiamo: “I would suggest, the debate about the Ciris has greatly suffered from the desire to find positive proofs, which has often resulted in overstating some arguments and neglecting others. What is rather needed, I believe, is a holistic interpretation of the poem that would attempt to situate it at a particular moment within the poetic tradition”. Non nega del resto la consapevolezza del carattere sperimentale del tentativo critico quanto leggiamo a p. 7: “I propose to accept a pre-Virgilian dating ex hypothesi and, accordingly, to read the Ciris as if it were written before Virgil. Needless to say, such a reading can itself be an argument either for or against the underlying assumption, depending on how cogent it proves to be. My exploration will mainly focus on pre-Virgilian subtexts of the Ciris, both Latin and Greek, which have received considerably less attention than parallels with Virgil”.

Non è possibile qui, come in seguito, dare conto nei particolari dell’articolato percorso critico messo in campo da Kayachev, che si muove su un binario interpretativo generale nella breve e densa Introduzione (pp. 1-19), dove, dopo una rapida rassegna delle posizioni critiche sul poemetto, non priva di qualche omissione bibliografica di rilievo, si impegna a discutere di arte allusiva 4 di poesia orale e di allegoria, ben consapevole comunque della distanza che caratterizza approcci tematici ed esegetici così palesemente diversi tra loro: infatti per esempio a p. 17 leggiamo “To recapitulate, this study will mainly focus on the Ciris ’ engagement with (pre-Virgilian) literary sources. The view of allusion presented above entails, among other things, that subtexts should be treated not only as independent entities, but also as part of a poetic tradition which constitutes, at least from the poet’s perspective, an organic whole”.

Gli autori privilegiati nell’indagine sono Lucrezio e Catullo 5 tra i latini, Omero, Apollonio Rodio, Empedocle, Nicandro tra i greci (per citare i maggiori). L’ampio Indice dei passi in calce al volume offre in sintesi la ricca gamma di autori, soprattutto greci, chiamati in causa: per esempio si evince con chiarezza l’importanza data ad Apollonio Rodio, che ha un numero di citazioni maggiore rispetto a Virgilio e Ovidio, tradizionali protagonisti della CirisFrage. Kayachev non si nasconde la complessità sottile di alcuni suoi percorsi esegetici dedicati al recupero di presunti modelli greci tanto che afferma (p. 18) “interpreting these allusions is often bound to be speculative, and as a rule my interpretations are offered merely exempli gratia (even if this may not be stated explicitly)”. Collegandolo a questo già ipotetico snodo esegetico, ipotizza anche la connessione con l’allegoria e con quello che definisce il “poetological message” dell’autore, espresso in due dimensioni, una statica e una dinamica, fino a suggerire che (p. 18) “Scylla, can be read as a poet figure, an embodiment of the metaphor of the poet as lover”, e a trarre la deduzione, non dimostrata né a mio parere dimostrabile, che simili accostamenti sarebbero stati più adatti ad un autore della tarda età repubblicana, in contesti come quelli di Lucrezio e Filodemo. E’ evidente che si tratta di tesi spesso sottili, talvolta ardite, proposte comunque quasi sempre con doverosa cautela all’attenzione di un pubblico di lettori, che si presuppone in ogni caso come ben fornito di sicure e ampie competenze greco-latine, dato che testi, spesso non facili e anche discussi, sono citati sempre in lingua originale senza l’ausilio di traduzioni.

Il volume si articola in sei capitoli, suddivisi a loro volta in sezioni, che seguono la narrazione del poemetto, in quello che l’autore definisce “a discursive commentary”, un’analisi quindi non completa, cioè verso per verso, ma che è volta ad individuare le principali tematiche topiche sottese all’elaborazione dell’autore: il capitolo 1, pp. 20-54, si occupa dell’ampio proemio programmatico, vv. 1-100, e mira a collocare il poemetto nell’ambito della tradizione poetica iniziando ad inquadrarlo anche in una implicita strategia poetologica; il secondo capitolo, dal titolo Beginning from the Beginning, pp. 55-91, è dedicato ai vv. 101-205, che costituiscono una sorta di messa in scena della vicenda narrata e che sono incentrati sul tema dell’amore. Il terzo capitolo, The night episode (vv. 206-348), pp. 92-127, e il quarto, Heroic deeds (vv. 349-385), pp. 128-144, discutono dei due episodi centrali del poemetto, sottolineandone la strategia narrativa, che recupera e allude anche a modelli epici, mentre il quinto, An epic voyage (vv. 386-477), pp. 145-172, analizza il lungo racconto-resoconto del viaggio per mare di Scilla, interpretandolo alla luce di una sottesa e qui non esplicitata allegoria poetologica, quella comune che assimila il canto poetico alla navigazione. Infine l’ultimo capitolo, pp. 173-208, è dedicato alla metamorfosi di Scilla, vv. 478-541, e anch’esso è volto a valutare l’aspetto allegorico del racconto metamorfico. La breve e riassuntiva Conclusion (pp. 209-211) è seguita da una Bibliography, pp. 212-223, che potrebbe essere incrementata di almeno qualche titolo come abbiamo visto, in particolare italiano (si veda sopra, n. 5), e da un Index of passages cited, pp. 224-236, che poteva essere utilmente integrato da un indice tematico e dei termini citati.

Data l’evidente complessità e densità della materia trattata risulta quindi difficile per il recensore dare conto di ogni singola elaborazione e sviluppo esegetico e certo sarà doverosa cura dei futuri studiosi del poemetto confrontarsi con i singoli passaggi ampiamente approfonditi in questo saggio: chi scrive si è brevemente occupata della Ciris ed era, ed è ancora, convinta che l’autore si collochi non solo dopo Virgilio, ma anche dopo Ovidio, ma non è questo un punto di vista che si possa argomentare e discutere in questa sede né del resto condiziona pregiudizialmente la lettura del presente saggio: certo è che mi pare sempre un elemento abbastanza incontrovertibile sulla priorità di Ovidio che l’autore della Ciris usi il linguaggio metamorfico forgiato dall’autore delle Metamorfosi. Comunque l’esegesi complessiva proposta da Kayachev per la Ciris che appare più difficile da dimostrare, è a mio parere quella che intende interpretare anche allegoricamente parti del poemetto: per esempio arrivare attraverso “window allusions” a presupporre legami con Empedocle tramite Lucrezio nell’attribuire riflessi cosmologici all’infantile giocare a palla di Scilla (pp. 71-77 a proposito dei vv. 142-143) oppure vedere nell’amore di Scilla per Minosse una prospettiva implicitamente filosofica (vd. pp. 169 ss.) sulla scorta del fatto che nell’alludere al callimacheo Inno a Zeus l’autore della Ciris sarebbe consapevole del complesso retroterra filosofico che è stato ipotizzato per Callimaco (e tutto questo al fine di non considerare una ripresa da Virgilio l’ omnia vicit amor del v. 437).

In conclusione un libro ricco di dottrina, di ipotesi suggestive, anche se talvolta difficili da dimostrare, che richiede lettori altrettanto competenti e capaci di seguire l’intellettualistico snodarsi di suggestivi percorsi di lettura, che saranno sicuramente presenti all’attenzione di chi vorrà studiare non solo la Ciris, ma anche i complessi meccanismi dell’arte allusiva.

Notes

1. La CirisFrage comincia prima dello Scaligero, citato a p. 1 n. 1: già il Poliziano ne discute, vd. R. Degl’Innocenti Pierini, Il Poliziano e la Ciris (A proposito di Manto, vv. 90-97, La Fortezza. Rivista del Liceo Machiavelli, Firenze, V, n. 2 1994 / VI, n. 1/1995 (on line su Academia.edu).

2. Scevola Mariotti parlava addirittura di “falso intenzionale” per la Ciris in un breve articolo su Humanitas del 1950, pp. 371-373, ristampato in Scritti di filologia classica, Roma 2000, pp. 154-156.

3. Il testo pubblicato è incline ad accettare correzioni: per citare un esempio al v. 92, p. 51, la correzione doctos riferita a cantus, laddove gli editori precedenti pubblicano con la crux. Talvolta le questioni testuali meritavano un maggior approfondimento, come a p. 67 dove si pubblica un testo con la correzione aureolam di Housman, ma poi si discute il rapporto di imitazione con Catull. 64, 5 auratam… pellem, che ovviamente presuppone nella Ciris la congettura auratam citata solo a n. 36, dove non è discussa approfonditamente.

4. Ci si poteva aspettare nell’ambito del volume almeno una citazione di Giorgio Pasquali: un documentato quadro della problematica offre il recente saggio d’insieme di M. Citroni, ‘Arte allusiva’: Pasquali and onward, in B. Acosta-Hughes, L. Lehnus, S. Stephens (edd.), Brill’s Companion to Callimachus, Leiden; Boston 2011, pp. 566-586.

5. Per Catullo sarebbe stato utile all’autore vedere l’importante saggio di approfondimento, egualmente attento alla struttura e ai modelli, di M. Fernandelli, Catullo e la rinascita dell’epos. Dal carme 64 all’Eneide, Hildesheim-Zürich-New York 2012 (Spudasmata, Bd. 142).