Bryn Mawr Classical Review

BMCR 2017.02.25 on the BMCR blog

Bryn Mawr Classical Review 2017.02.25

Claudia Antonetti, Edoardo Cavalli (ed.), Prospettive corciresi. Diabaseis, 5.   Pisa:  Edizioni ETS, 2015.  Pp. xii, 237.  ISBN 9788846741189.  €30.00 (pb).  


Reviewed by Maria Paola Castiglioni, Université de Grenoble Alpes (Maria-Paola.Castiglioni@univ-grenoble-alpes.fr)

[The Table of Contents is listed below.]

Questo volume, curato da Claudia Antonetti e Edoardo Cavalli, è il quinto numero della collana Diabaseis, nata per ospitare i contributi del PRIN (progetto di ricerca di interesse nazionale) su La « terza » Grecia e l’Occidente che, dal 2009, ha rinnovato in modo dinamico gli studi sulla Grecia nord-occidentale e l’area ionico-adriatica nell’Antichità, fornendo nuovi dati e prospettive di indagine.1 In quest’ultima pubblicazione, in formato ridotto rispetto alle precedenti, l’interesse degli autori è focalizzato sull’isola di Corcira, al fine di illuminare alcuni aspetti meno conosciuti della sua storia.

La breve introduzione di Claudia Antonetti chiarisce l’articolazione del volume attraverso i sette contributi che vi sono riuniti. Il primo, di Marjeta Šašel Kos, commenta i passaggi di Strabone riguardanti Corcira, partendo dalla sua identificazione con l’isola omerica di Scheria e, più in generale, dalla polemica di Strabone nei confronti del criticismo di Apollodoro sulla veridicità della geografia omerica, rispetto alla quale il geografo assume una posizione meno scettica. Vengono poi analizzate le tradizioni sulla fondazione storica della colonia di Corcira e sulla precedente sua occupazione da parte dei Liburni, chiaramente menzionati da Strabone, ma anche da parte degli Eretriesi, cui invece il geografo non fa alcun riferimento esplicito. Come dimostra in modo convincente l’autrice, le presenze euboica e liburna, forse in due momenti successivi e/o in due parti distinte dell’isola, sono entrambe plausibili, benchè la tradizione testuale sia poco loquace. Segue infine un esame dell’attività coloniale di Corcira, della « frusta dei Corciresi », parte di un’offerta corcirese al santuario dodoneo, consistente in un calderone bronzeo che emetteva delle vibrazioni e serviva da apotropaion, e infine della proverbiale ricchezza e indipendenza dell’isola, in particolare nei confronti della madrepatria Corinto.

Alberto Camerotto prende in esame il celebre sema del corcirese Arniadas, conservato al Museo archeologico di Corfù. Il monumento presenta un’iscrizione in esametri, databile alla fine del VII secolo, che ricorda il valoroso guerriero Arniadas morto in battaglia presso le rive dell’Arachthos, fiume epirota che sfocia nel golfo di Ambracia. L’autore sottolinea come tale tipologia di commemorazione sia presente ampiamente anche nei poemi omerici, dove la visibilità e la stabilità dei semata ne fanno dei punti di riferimento topografico nel paesaggio di Ilio, garantendo una memoria perenne al nome iscritto sulla pietra. I versi dell’epigramma di Arniadas non si limitano però a fissare il nome del defunto, ma ne precisano anche le condizioni eroiche della morte, secondo dei codici linguistici, degli schemi metrici e una fraseologia condivisi con la poesia omerica e che sono propri al sistema di valori dell’aristeuein, l’azione valorosa in combattimento. Il questo senso, il monumento di Arniadas è la forma scritta di cultura tradizionale e orale che fa appello alla dizione epica, linguaggio evidentemente condiviso dall’aristocrazia corcirese di epoca arcaica cui appartenne Arniadas, e che viene adottato al fine di perpetuarne la memoria collettiva.

Il lungo articolo di Maria Intrieri e quello successivo, di Jacqueline Christien, riferiscono entrambi delle operazioni militari e diplomatiche che coinvolsero Corinzi, Spartiati, Ateniesi e Siracusani nell’area ionico-adriatica tra il V e il IV secolo a.C., cercando di definire il ruolo svolto da Corcira negli equilibri geo-politici di quegli anni. Se Intrieri si concentra in modo particolare sull’esegesi attenta e scrupolosa delle fonti letterarie, in particolare del testo diodoreo, per il periodo compreso tra la fine del V secolo e il 344 a.C., Christien prende in esame un quadro cronologico più ampio, dalla Pentekontaetia fino alla fine del IV sec. a.C., dando ampio spazio all’elemento spartano. In entrambi i contributi emerge chiaramente che, al fine di cogliere pienamente il ruolo di Corcira in Adriatico, è opportuno inserire le vicende corciresi nella cornice più ampia delle alleanze e dei conflitti del IV secolo, nei quali si susseguono rapidamente cambiamenti di campo tra le grandi potenze, situazioni che investono direttamente l’isola ionica e ne determinano la maggiore o minore autonomia e intraprendenza. Entrambe le autrici sottolineano il ruolo chiave svolto da Dionigi I non solo in Adriatico, attraverso le operazioni coloniali, ma più in generale nel gioco complesso delle lotte egemoniche che opposero Atene, Sparta e Corinto, che sfociarono nella definizione delle loro reciproche aree di influenza, e le cui eco condizionarono il destino delle città greche della Grecia nord-occidentale, e quindi anche di Corcira. Anche se con metodologie diverse (più filologicamente analitico l’articolo di Intrieri, più sintetico quello di Christien, che soffre purtroppo di qualche piccola negligenza nell’ortografia e nella punteggiatura, entrambi i contributi hanno il pregio di ricomporre con grande chiarezza e rigoreil filo delle azioni belliche e delle coalizioni, spesso contraddittorie e confuse, che caratterizzarono la storia del mondo greco all’indomani della fine della guerra del Peloponneso e fino al nascere dei regni ellenistici.

La questione della prosperità di Corcira, sfiorata nel contributo di Šašel Kos, è al centro dell’articolo di Selene Psoma, che mira a offrire un quadro completo delle risorse che permisero il “Corcyrean miracle”. L’isola beneficiò certamente dei proventi ricavati dalla coltivazione dell’olivo e della vite (il vino corcirese era reputato per la sua qualità), ma anche dall’allevamento e dalla pesca. Tuttavia, la risorsa più proficua per Corcira fu la sua posizione geografica, che obbligava i naviganti diretti dalla Grecia verso la Magna Grecia e la Sicilia (e viceversa) a fare scalo sull’isola, permettendo ai suoi abitanti di approfittare dell’arrivo e dello scambio di merci provenienti da vari orizzonti del mondo mediterraneo. La creazione di uno standard monetario proprio a Corcira, con la conseguente imposizione di una politica monetaria che obbligava i portatori di valute non locali a un cambio ad alto tasso, avrebbe in particolare creato le premesse per un progressivo arricchimento per gli abitanti dell’isola e posto le basi per la costruzione di una potente flotta la cui finalità fu prevalentemente quella di garantire la sicurezza del tratto ionico-adriatico e delle coste dell’isola dalle minacce della pirateria.

I due ultimi articoli sono dedicati allo studio dei rapporti esistenti tra l’isola ionica e due personaggi storici, rispettivamente Agatocle di Siracusa e sua figlia Lanassa. Nel primo, Stefania De Vido, esamina le origini delle velleità monarchiche di Agatocle tra la fine del IV e l’inizio del III s. a.C.: l’assunzione da parte del Siracusano del titolo di basileus, finalizzata a fornirgli una legittimità di fronte ai diadochi, anch’essi basileis, si appoggiò, oltre che sulle sue imprese militari, anche su un’abile politica matrimoniale e di propaganda. In questo, l’ambizioso Agatocle non esitò a recuperare l’eredità dionigiana, sia attraverso il suo intervento sul fronte ionico-adriatico, e quindi anche a Corcira, sia con il matrimonio della figlia Lanassa prima con Pirro e poi con Demetrio Poliorcete, ed infine con la riattivazione della leggenda odissiaca (vendetta su Odisseo), con la probabile ripresa di un tema risalente all’età dionigiana (discendenza di Celti, Illiri e Galati da Polifemo). Nel secondo contributo, Claudia Antonetti si sofferma sulla vicenda dei due matrimoni successivi della figlia di Agatocle, Lanassa, data in sposa prima, nel 295 a.C., a Pirro e poi, intorno al 291/0, a Demetrio Poliorcete con una dote non trascurabile: l’isola di Corcira, di cui i mariti non godevano che dell’ “usufrutto”, secondo la consuetudine che regolava il diritto privato a proposito della dote. La propaganda collegata ai due matrimoni successivi, che miravano a consolidare i rapporti diplomatici del re siracusano con la dinastia reale epirota e poi con il sempre più potente generale macedone, si avvalse del recupero di tradizioni siceliote e corciresi, rielaborate e riadattate in una serie complessa di richiami mitologici e cultuali ai quali l’autrice rinvia nel dettaglio.

Il volume è provvisto di un indice dei nomi e di un indice geografico (a cura di Ivan Matijašić) che rendono più agevole la sua consultazione puntuale e permettono di apprezzare la coerenza generale del progetto.

L’insieme dei contributi, tutti accomunati da uno scrupoloso approccio filologico, concorre a portare alla luce il ruolo storico di Corcira, soprattutto a partire dal IV sec. a.C., proseguendo in modo lodevole l’obiettivo scientifico del PRIN e suggerendo nuovi orizzonti di ricerca.

Indice

Claudia Antonetti, Introduzione IX
Indice XIII
Marjeta Šašel Kos, Corcyra in Strabo’s Geography 1
Alberto Camerotto, Alle correnti del fiume Arachthos. Il sema di Arniadas e la tradizione
orale del canto epico 33
Maria Intrieri, Atene, Corcira e le isole dello Ionio (415-344 a.C.) 53
Jacqueline Christien, Corcyre au IVe siècle entre Sparte et Syracuse: que sont mes vaisseaux devenus?119
Selene Psoma, Corcyra's Wealth and Power145
Stefania De Vido, Il re Agatocle nello spazio ionico: prospettive e modelli 169
Claudia Antonetti, Lanassa e Corcira: la sposa, l’isola, la cultualità demetriaca al servizio della regalità ellenistica 191
Indici a cura di Ivan Matijašić 221
Abstracts 233

Notes:


1.   Gli altri volumi della collana sono : Lo spazio ionico e le comunità della Grecia nord-occidentale. Territorio, società, istituzioni. Atti del Convegno Internazionale (Venezia, 7-9 gennaio 2010), curato da Claudia Antonelli ; Sulla rotta per la Sicilia : l’Epiro, Corcira e l’Occidente, a cura di Giovanna De Sensi Sestito e Maria Intrieri, che raccoglie i contributi presentati nella riunione scientifica tenutasi a Cosenza dal 5 al 6 maggio 2010 ; Ethne, identità e tradizioni : la « terza » Grecia e l’Occidente, a cura di Luisa Breglia, Alda Moleti e Maria Luisa Napolitano, pubblicazione del convegno tenutosi a Napoli nel gennaio 2011 ; le monografie di Renata Calce, Graikoi ed Hellenes : storia di due etnonimi e di Damiana Baldassarra, Dal Saronico all’Adriatico. Iscrizioni greche su ceramica del Museo Nazionale di Adria.

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