Bryn Mawr Classical Review

BMCR 2017.01.37 on the BMCR blog

Bryn Mawr Classical Review 2017.01.37

Heinz- J. Beste, Dieter Mertens and Salvatore Ortisi, Die Mauern von Syrakus: das Kastell Euryalos und die Befestigung der Epipolai. Sonderschriften des Deutschen Archäologischen Instituts Rom, 18.   Wiesbaden:  Dr. Ludwig Reichert Verlag, 2016.  Pp. 328.  ISBN 9783954900336.  €98.00.  


Reviewed by Nicolò Masturzo, Università di Torino (nicolo.masturzo@unito.it)

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La lettura del volume pubblicato da Heinz-Jürgen Beste e Dieter Mertens è un impegno tanto gravoso quanto piacevole. Gravoso nel seguire la complessità della ricerca compiuta dai due autori e la grande mole di dati e di osservazioni da loro avanzata, piacevole per la sistematicità di esposizione, per l’ampio respiro che assume la trattazione e per l’equilibrio nella valutazione delle ipotesi in gioco. Si tratta di un volume fondamentale per la comprensione dei sistemi difensivi di Siracusa, una delle più importanti metropoli del Mediterraneo antico, ma è importante anche per lo studio della forma complessiva della città, sebbene questo esame sia condotto in conseguenza di quello sulle mura.

Il lavoro consiste nello studio architettonico (a scala topografica) dei resti di mura ancora visibili della città antica: solo in minima parte sottoposte a moderne indagini di scavo, la loro cronologia e interpretazione dipendono in gran parte dalle fonti storiche. Si tratta principalmente del grande circuito che sulla terraferma delimita il pianoro dell’Epipole, collegato al Castello Eurialo, poiché molto meno documentate sono le mura interne, quelle che circondavano la parte più intensamente edificata della città. Particolarmente importante è il tentativo di porre in relazione le varie parti del circuito difensivo, di cui in precedenza esisteva lo studio complessivo di F. Saverio Cavallari e Adolf Holm del 1883.1 La parte cartografica costituisce il fondamentale complemento del volume.

Impressiona la ricchezza delle competenze tecniche impiegate nelle operazioni d’indagine. Sarebbe opportuno domandarsi, — anche se la risposta potrebbe non essere rassicurante — quali enti possano essere in grado di affrontare un impegno scientifico analogo a quello portato a termine con successo dal DAI a Siracusa. Un programma, si noti bene, condotto sulla base di ‘vecchie’ tecnologie, ma organizzato da studiosi dotati di un alto livello culturale e di ottime capacità progettuali ed esecutive.2 La Bauforschung condotta da Beste e Mertens mostra le ampie potenzialità del metodo di studio adottato, forse non del tutto aggiornato, ma sicuramente efficace.

Nella presentazione di Giuseppe Voza, viene messa in luce la rilevanza dello studio delle mura per le politiche di tutela delle aree archeologiche di Siracusa, e come esso abbia costituito un positivo esempio di proficua collaborazione fra la Soprintendenza e l’Istituto Archeologico Germanico.

Lo studio si compone poi di varie sezioni, precedute da un ampio riassunto in italiano (Cap. I) che affronta i vari argomenti in forma più sintetica, ma esauriente. Si nota solo qualche occasionale incertezza nella trasposizione in italiano, che non altera la comprensione del testo.

Nell’Introduzione (Cap. II) si esamina l’importanza assunta dalle fonti storiche per l’interpretazione delle fasi delle mura, e la loro utilizzazione nei principali studi archeologici contemporanei.3 Sono poi riprese le notizie che descrivono l’abitato medievale e che, in particolare con Leandro Alberti (1526), cercano di ricostruire la topografia suggerita dalle fonti. Si ha così un precoce abbozzo della disposizione della città antica con i suoi quartieri: quello dell’Acradina, di Tyche e la Neapolis, rapportati all’estensione dell’ Epipole e alla posizione del Castello Eurialo. L’immagine che emerge è quella di una città antica densamente popolata sull’isola di Ortigia (come la città medievale) e formata da un ampio circuito difensivo sulla terraferma, destinato a racchiudere un terreno punteggiato da radi edifici. Si consolida anche l’immagine di una città di enorme estensione, che poteva reggere il confronto con le maggiori dell’antichità. Una lettura che muta solo in parte con le vedute meno fantasiose elaborate verso la fine del XVIII secolo. L’esposizione delle ricerche topografiche giunge sino ai primi decenni del ‘900, e offre un vivace e interessante quadro dell’evoluzione degli interessi antiquari e archeologici a partire dal XV secolo.

La ricognizione dei resti del grande circuito murario che racchiude il pianoro dell’Epipole (Cap. III) è descritta analiticamente da D. Mertens con un ricco apparato illustrativo. Il lato settentrionale delle mura è caratterizzato dal gran numero di postierle che si aprono all’esterno verso un pendio assai ripido, ove la concentrazione delle truppe attaccanti doveva essere di difficile realizzazione. Ci si domanda come dovessero essere disposti i posti di guardia e se le postierle non dovessero svolgere anche questa funzione accessoria.

Molto più articolata è la situazione del castello Eurialo analizzata da H.J. Beste (Cap. IV), per l’intricato andamento delle successioni strutturali e dei corpi di fabbrica. Proprio in questo contesto sarebbe stata utile una maggiore attenzione verso metodi un po’ più aggiornati e formalizzati di definizione delle strutture e delle successioni murarie, anche senza giungere alla così detta ‘stratigrafia degli elevati’.4 Probabilmente per questo motivo vi è un ampio uso di descrizione scritta, che sarebbe stato meglio risolvere con un numero maggiore di disegni o, comunque, con un metodo più sintetico di esposizione. La situazione monumentale è tuttavia sempre ben documentata da fotografie e disegni (forse leggermente ‘rigidi’), anche ricostruttivi, mentre il maggiore sforzo ‘narrativo’ condotto per mezzo dei disegni (molto utili) è inserito nel Cap. VI (Figg. 292-303). La descrizione del Castello Eurialo è condotta secondo i maggiori corpi di fabbrica, il che ha obbligato l’A. a un’esposizione paratattica e non molto sintetica. Segue la discussione delle ipotesi di ricostruzione. Sarebbe stata interessante una più ampia discussione dei numerali incisi nelle gallerie a-d (pp. 147-148), poiché nell’antichità, come anche oggi, vi erano conteggi ‘a misura’ oppure ‘a giornata’, eventualità, quest’ultima, che sembra possibile.

Per quanto sia ingegnosa, la ricostruzione offerta della ‘Fünf-Turm-Batterie’ (nr. 28), ovvero del grande bastione turrito che chiude a occidente il Castello, non spiega appieno i grandi varchi fra i piloni e il fatto che questi siano stati ristretti in un secondo momento (cfr. le figg. 153 e 158), in quanto l’A. attribuisce ciò alla stessa fase di cantiere. Ci si può anche domandare se la struttura indicata come ‘Außerwerk des Nordturmes’ o ‘proteichisma’ (nr. 61) non potesse costituire un buon riparo per gli attaccanti, visto che non sembra che vi siano torri vicine per colpirli d’infilata (forse la ‘Zisterneturm’, nr. 50? Cfr. fig. 300).5

I vari sondaggi stratigrafici sono descritti nel Capitolo V da Salvatore Ortisi. Si deve notare che i dati ottenuti risentono della ristrettezza delle superfici indagate.

Nel capitolo conclusivo (il VI), si ha un iniziale esame delle attuali conoscenze sulla topografia della città, e vengono principalmente messe a confronto le tesi di Drögemüller e di Polacco con i resti dell’abitato. Se per il periodo arcaico mancano dati relativi alle fortificazioni, la situazione migliora per l’età classica, ma comunque sono piuttosto scarsi i resti adeguatamente conosciuti e datati stratigraficamente. L’esame, per quanto approfondito, mette in maggiore evidenza l’ampiezza delle lacune nelle nostre conoscenze, piuttosto che i punti fermi, pochi al momento: una diversa linea di costa, più alta dell’attuale, vari lembi della griglia stradale e dell’abitato, e solo alcune strutture attribuibili alle difese di città. Anche rispetto al grande circuito esterno, viene confermata l’importanza della grande fase di rinnovamento urbano promossa da Dionisio I , che sull’sola di Ortigia è messa in evidenza dalle due torri di via XX settembre e sulla terraferma dagli scali di via Diaz. Si ha il costante ed equilibrato richiamo degli autori alle fonti storiche, al momento non eludibile, per quanto sia una procedura rischiosa d’interpretazione dei resti archeologici.

Vengono poi esposti gli elementi più significativi che caratterizzano le lunghe mura: le differenze di tecnica costruttiva, l’omogeneità che caratterizza il lato nord anche nella disposizione delle postierle, malgrado la suddivisione della costruzione in vari cantieri, e invece la variabilità del lato sud, in cui tra l’altro vengono rafforzati i tratti maggiormente esposti e in cui la struttura dei passaggi è molto più irregolare. Le distanze fra le postierle sembrano indicare il piede di riferimento adoperato.6 Le differenze fra lato nord e lato sud vengono attribuite a un rapido mutamento delle tecniche di difesa, avvenuto sempre al tempo di Dionisio I.

E’ ripresa l’esposizione delle fasi del Castello Eurialo, per il quale vengono messe in evidenza le relazioni delle strutture difensive con i cambiamenti di concezione tattica: rafforzamento della difesa passiva dovuto all’introduzione di armi da getto a lunga portata (fase IIa), aumento della possibilità di difesa dinamica evidenziato dallo sviluppo della trincea C (fase IIb), con un ulteriore incremento nella fase successiva (fase III). Dopo una digressione sulle fortificazioni coeve in Sicilia, in Italia e in Grecia, messe a confronto con Siracusa, viene esaminata la fase successiva (fase IV), quando si ha la costruzione del grande bastione poligonale e della trincea B, inoltre la costruzione o il rifacimento di varie torri, ampliate secondo l’evoluzione delle armi da getto. Quanto alla fase successiva, che vede trasformazioni secondarie (fase V), si può notare come i baraccamenti interni costruiti lungo il lato sud dell’ingresso a tre fornici, creino la medesima larghezza del lato nord. Concludono il capitolo le annotazioni sull’assedio del 214-212 a.C., sui resti rintracciabili all’interno del circuito e sull’utilizzo più recente delle mura.

Del tutto condivisibili sono le considerazioni sul significato delle lunghe mura nella strategia difensiva cittadina attuata da Dionisio I: funzionali alla difesa degli armenti, a impedire la costruzione di un vallo di circonvallazione da parte dei nemici, a dare un assetto dinamico alle azioni militari di risposta (si potrebbe anche aggiungere un maggiore ruolo della cavalleria, che rendeva eventualmente necessario un terreno piuttosto ampio per il pascolo). Viene evidenziato come di notevole impatto doveva essere l’effetto visivo prodotto dalle lunghe mura e dalle possenti fortificazioni dell’Isola.

Di fondamentale importanza nella pubblicazione è la parte cartografica, la quale si è avvalsa di basi fotogrammetriche in scala 1:10.000 e 1:2.000 (le ultime riprodotte in scala 1:3.000) realizzate sulla base di sorvoli effettuati nel 1992. La restituzione fotogrammetrica è stata integrata dal rilevamento sul posto delle strutture antiche, con disegni anche di dettaglio. Gli allegati si sviluppano a partire dalla grande tavola a colori in scala 1:10.000 dell’intero perimetro delle lunghe mura (manca un riferimento diretto al sistema di proiezione cartografica adottato: il Gauss-Boaga). Due osservazioni minime: su questa tavola i riquadri di rimando alle tavole topografiche di maggior dettaglio assumono un rilievo eccessivo, e l’inserimento di due acquarelli ricostruttivi (Castello Eurialo e profilo delle mura dionigiane), peraltro belli, posti a riempire uno spazio inutile della tavola, unisce due forme di rappresentazione assai diverse, con un effetto non piacevole. Notevoli per chiarezza e resa grafica, oltre che per impegno tecnico, le sei tavole topografiche di dettaglio a colori, in scala 1:3.000, che inquadrano i resti delle mura nella topografia attuale di Siracusa. Egualmente chiare e ben realizzate le tavole con le piante particolareggiate dei resti, nn. 5-9, che vanno dalla scala di 1:500 per il castello Eurialo a quella 1:250 per i suoi prospetti. Queste ultime integrano quelle analoghe inserite nel testo.

Le numerose fotografie sono di buona qualità e ottimamente rese nella stampa. Nei disegni, il retino che indica l’andamento delle mura potrebbe essere più chiaro senza pregiudicare la facilità di lettura, anzi differenziando meglio le parti conservate da quelle ipotetiche.

Un aspetto non trascurabile: Il prezzo del volume appare piuttosto contenuto rispetto alla qualità grafica e al formato.


Notes:


1.   F.S. Cavallari, A. Holm, Topografia archeologica di Siracusa, Palermo 1883, pp. 64-74 e 368-379, tavv. I-II. Non va trascurato lo studio di Luigi Mauceri (Il Castello Eurialo nella storia e nell’arte, Roma 1928), che nella seconda edizione ampliata (1939; rist. Palermo 1956) vede l’esame del tracciato murario dell’Epipole (pp. 70-75, Tav. VI) e quello dei resti in contrada Fusco (pp. 62-70).
2.   Forse ad alcuni verrà in mente – per contrasto – lo spreco di denaro pubblico impiegato, non molto tempo fa in Italia, in cento rivoli per le ‘nuove tecnologie’.
3.   Principalmente: K. Fabricius, Das antike Syrakus : eine historisch-archäologische üntersuchung, Leipzig 1932 (Klio, Beihefte 28, rist. 1963); H.-P. Drögemüller, Syrakus : zur Topographie und Geschichte einer griechischen Stadt, Heidelberg 1969 (Gymnasium, Beihefte 6); L. Polacco, «Una tragedia greca in prosa: la spedizione ateniese in Sicilia secondo Tucidide», Atti Ist. Veneto di Scienze Lettere ed Arti (cl. scienze morali etc.) 148, 1989-90, pp. 21-56.
4.   Da tempo sono stati proposti alcuni simboli grafici che possono indicare le principali successioni murarie (si appoggia-copre-riempie, taglia, uguale; con i reciproci). A esempio: N. Masturzo, “Santa Reparata e Santa Maria del Fiore. Studio delle fondazioni in facciata”, in S. Maria del Fiore: teorie e storie dell'archeologia e del restauro nella città delle fabbriche arnolfiane, a cura di G. Rocchi Coopmans de Yoldi, Firenze 2006, pp. 209-210, fig. 1.
5.   Un elemento considerato diversamente da Mauceri (cit. a nota 1), p. 58.
6.   In particolare a pp. 256-260. Ulteriore approfondimento meritano gli aspetti metrologici, anche in riferimento alle misure ritrovate di recente a Cnido, città dorica. Chr. Bruns-Özgan, «Knidos: Carian Features in a Doric City» in Euploia : la Lycie et la Carie antiques : dynamiques des territoires, échanges et identités, Bordeaux 2013, p. 44.

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