Bryn Mawr Classical Review

BMCR 2016.12.39 on the BMCR blog

Bryn Mawr Classical Review 2016.12.39

Debra Hamel, Killing Eratosthenes: A True Crime Story from Ancient Athens.   Debra Hamel, 2016.  Pp. xii, 58.  ISBN 9781523995691.  $6.99 (pb).  


Reviewed by Elena Colla, Liceo G.D. Romagnosi. Parma (menelao64@alice.it)

Killing Eratosthenes è un agile volumetto (articolato in 10 capitoli, un’Appendice e una bibliografia ragionata) che ripercorre e analizza l’orazione lisiana Per l’uccisione di Eratostene calandola nel contesto storico-culturale dell’epoca. Il taglio è avvincente, paragonabile, dato l’argomento, a quello di un romanzo giallo. Si può presumere, ma l’Autrice non lo dichiara esplicitamente, che l’obiettivo sia far conoscere questo testo classico ad un pubblico di non specialisti: ciò spiegherebbe la totale assenza del greco, sia per quanto riguarda il testo del discorso, sia per parole isolate, di cui è proposta la traslitterazione.

Dopo un sintetico, ma utile, glossario in cui sono presentati i personaggi e spiegati alcuni termini tecnici (la pronuncia può essere ascoltata collegandosi a www.killingeratosthenes.com), l’Introduction (pp. 1s.) riassume la vicenda e descrive la casa di Eufileto, il protagonista: sebbene siano degne di nota le somiglianze con un’abitazione che è stata portata alla luce dagli scavi archeologici e di cui viene fornita anche la planimetria, per maggiore evidenza, correttamente l’Autrice ne sconsiglia l’identificazione.

Il secondo capitolo, The Speech (pp. 3s.), illustra il funzionamento dei tribunali ateniesi evidenziando le differenze rispetto a quelli statunitensi. In particolare, Hamel si sofferma sul ruolo del logografo e dà qualche informazione sulle modalità di diffusione e trasmissione del testo: nessun cenno, invece, al dibattito critico su tali argomenti. Infine, l’Autrice segnala che noi moderni non conosciamo l’esito del processo e, curiosamente, invita i lettori ad esprimere il proprio giudizio di condanna o assoluzione tramite un online poll (p. 4).

Il terzo capitolo, Euphiletus’ Story (pp. 5-15), riporta molto da vicino il racconto degli eventi proposto da Eufileto al processo: la serenità dei primi tempi del matrimonio; la svolta in occasione del funerale della madre; i contatti di Eratostene con la serva, la tresca, il ritorno improvviso a casa; la scoperta della relazione, l’interrogatorio della schiava e gli accordi presi con lei per cogliere gli adulteri in flagrante; infine, la notte dell’uccisione. La trattazione è ampia, informata, attenta agli aspetti culturali e sociali (quali la posizione delle donne nella società ateniese del tempo, le occasioni festive), ma tende a rimanere in superficie: per esempio, per una riflessione sul fatto che la moglie non venga chiamata per nome occorre arrivare alle Notes on Sources, p. 54, mentre la comica lentezza del protagonista nel comprendere gli eventi rimane una semplice constatazione.

Nel quarto capitolo, Preliminaries (pp. 16-18), Hamel illustra brevemente la procedura legale seguita in caso di omicidio: la citazione in giudizio da parte dei parenti dell’ucciso, i preliminari davanti all’Arconte basileus, la probabile esclusione di Eufileto, in attesa di processo, da tutte le attività della polis; tenta anche di quantificare i tempi di attesa prima del processo vero e proprio. Non sembra del tutto condivisibile l’affermazione che i parenti fossero obbligati a farsi carico dell’accusa.1

Con il quinto capitolo, The Prosecution’s Charges (pp. 19-23), si entra nel vivo del processo: in mancanza del discorso della controparte, i capi d’accusa devono essere desunti dalle parole stesse con cui Eufileto cerca di confutarli. Dopo averli evidenziati, Hamel li discute esaminandone la gravità (e quindi la capacità di persuadere i giudici) e, viceversa, valuta l’efficacia delle confutazioni.

Del ruolo dei testimoni si occupa il capitolo sesto, Witnesses for the defense (pp. 24-28): premesso che non possediamo le loro testimonianze in quanto i copisti non le hanno tramandate (sic!), Hamel si interroga su chi possano essere stati i testimoni citati in giudizio e quale fosse il contenuto della loro deposizione; in particolare, si sofferma sulle modalità con cui si faceva ricorso alle testimonianze degli schiavi, a partire dal fatto che non risulta che Eufileto si sia avvalso di quella dell’ancella, o che gli accusatori l’abbiano sollecitata.

Nel settimo capitolo, The Laws (pp. 29-34), sono prese in esame le leggi a cui si fa riferimento nel dibattito processuale: quella sui malfattori o sull’adulterio (il dibattito è aperto, in quanto non è chiaro se siano due leggi distinte o se la seconda rientri nella casistica prevista dalla prima), quella sull’omicidio giustificato o legittimo, quella sulla violenza sessuale. Dopo aver segnalato che tali leggi non sono riportate nel testo tràdito (ma, ancora una volta, senza spiegazione), correttamente Hamel rileva sia che spettava alle parti in causa citare le leggi, sia che l’oratore si riferisce ad esse non in modo oggettivo, ma eludendo alcuni aspetti, accentuandone altri per costruire più efficacemente la difesa.

L’ottavo capitolo, The Character of Euphiletus (pp. 35-37), illustra gli aspetti salienti del personaggio: l’ingenuità e la buona fede, che fanno pensare che difficilmente avrebbe potuto premeditare l’uccisione di Eratostene; i peccatucci veniali, come il tentativo di sedurre la giovane schiava, che lo rendono più credibile; le attenzioni verso la moglie; il ruolo, infine, di braccio armato della legge, al punto che Eratostene, l’ucciso, appare il vero colpevole, il pericolo per la comunità.

Il nono capitolo, Punishment (pp. 38s.), torna ad esaminare questioni legali: se Eufileto fosse stato dichiarato colpevole, avrebbe perso vita, beni, tutto, come lui stesso afferma nella perorazione. In effetti, lo avrebbe atteso la pena capitale, forse nella forma dell’apotympanismos, a meno che, prevedendo la condanna, non avesse scelto l’esilio volontario prima di pronunciare il discorso di replica in tribunale.

Sua moglie, invece, avrebbe in ogni caso dovuto condurre una vita di esclusione dalla società, in quanto adultera.

Nel decimo capitolo, The Verdict, (pp. 40-42) Hamel si sofferma sulla composizione del collegio giudicante e sulla durata del processo, ben diversa da quella dei tribunali USA (e non solo!); quindi, sollecita i lettori ad immedesimarsi nei giudici antichi e ad esprimere il loro verdetto, collegandosi ad un sito apposito: www.killingeratosthenes.com.

Nell’Appendix viene proposto il testo integrale dell’orazione nella traduzione di W.R.M. Lamb.2

Infine, A Note on Sources (pp. 53-58), offre una bibliografia per argomenti, abbastanza ricca e aggiornata, che fornisce ai lettori lo spunto per ulteriori approfondimenti. Tuttavia, sono riscontrabili alcuni limiti: non compaiono contributi critici che non siano in lingua inglese; la maggior parte di questi è anteriore al 2000; con la menzione del solo Dover, resta poco approfondita la sezione sui rapporti tra cliente e logografo.

Killing Eratosthenes, dunque, offre un compendio degli studi che dà uno spazio più ampio a quegli aspetti che possono interessare il largo pubblico (per esempio la vita quotidiana o la prassi giuridica) mentre risultano trattate meno approfonditamente le questioni che definirei più tecniche, relative al rapporto tra cliente e logografo, all’eventuale revisione del discorso e, più in generale, alla tradizione dei testi oratori.

Le traduzioni dei passi citati all’interno dell’opera, a cura dell’Autrice, sono efficaci; l’edizione, pur in un formato economico, appare accurata. ​


Notes:


1.   S.C. Todd, A Commentary on Lysias. Speeches 1-11. Oxford: Oxford University Press, 2007, 49 n. 29.
2.   W.R.M. Lamb, Lysias (with an English Translation). New York : Loeb Classical Library, 1930, reperibile ora anche in Perseus Digital Library.

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