BMCR 2016.10.04

Le sel dans l’Antiquité, ou les cristaux d’Aphrodite. Realia

, , Le sel dans l'Antiquité, ou les cristaux d'Aphrodite. Realia. Paris: Les Belles Lettres, 2015. 356. ISBN 9782251338422. €23.50 (pb).

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Il volume di Bernard Moinier e Olivier Weller offre una sintesi sull’uso, la funzione e l’importanza del sale nel mondo antico affrontando l’argomento da diversi punti di osservazione. Partendo dalle numerose pubblicazioni—di taglio sia archeologico che storico—già prodotte sul tema, i due autori confezionano un volume assai utile per chi—esperto e non addetto ai lavori—intendesse cimentarsi nello studio del tema o semplicemente saperne di più.

Il lavoro consta di tre ampie parti: la prima: ‘Paysage et techniques’ (pp. 17-151); la seconda: ‘Utilité du sel’ (pp. 153-247); la terza: ‘Comportements et mentalité’ (pp. 249-306). Le tre parti sono precedute dall’introduzione (pp. 9-15) e seguite dalle conclusioni (pp. 307-310); dalle cartine geografiche (pp. 311-316); da una tabella cronologica (pp. 317-319); da quattro tabelle sinottiche relative ai laghi salati, alle lagune e alle saline (Annexe A, pp. 320-323); alle fonti salate e ai fiumi salati (Annexe B, pp. 324-325); alle officine deputate allo sfruttamento delle saline dislocate nella regione spagnola della Betica e nei pressi di Cadice e di Huelva (Annexe C-D, pp. 326-327); dalla bibliografia (pp. 329-340); dagli indici relativi ai nomi di persona, di popolo (pp. 343-346) e di luogo (pp. 347-350); dall’indice delle immagini e delle cartine (pp. 351-352); dall’indice generale (pp. 353-356).

Come detto, si tratta di un lavoro di taglio mediamente divulgativo adatto a specialisti ma anche a semplici curiosi. Lo fa intendere sia il titolo, indubbiamente di grande suggestione; sia la scelta di alleggerire le note ponendo solo alla fine la bibliografia—peraltro mai richiamata anche quando un autore è chiamato direttamente in causa—; sia la segnalazione in un’unica nota di testi richiamati e discussi via via in un intero paragrafo. Gli autori hanno inteso privilegiare così la scorrevolezza del testo e la chiarezza del discorso, che effettivamente si snoda fluido all’interno dei singoli capitoli favorito in questo sia dalle utilissime tabelle—nel testo e finali—sia dalle mappe che segnalano con estrema precisione i luoghi nei quali il sale veniva estratto.

Anche se in alcuni casi il desiderio di sintesi porta gli autori a fornire indicazioni solo sommarie su opere letterarie o testi epigrafici richiamati nel testo (ad es. a p. 215 rimandano a un papiro del IV secolo a.C. senza fornire ulteriori indicazioni; a p. 297 citano un’iscrizione da Selinunte di V secolo a.C. senza altre indicazioni; a pp. 213-214 menzionano sommariamente l’ Historia Plantarum e il De Odoribus di Teofrasto senza indicare un passo o dei passi precisi), lasciando così allo specialista lo sforzo di andare a recuperare il riferimento esatto, tuttavia nel suo complesso il loro lavoro si configura come pregevole e interessantissimo.

Nelle diverse sezioni del lavoro Moinier e Weller evidenziano sia i differenti usi del sale, da quello alimentare, a quello cosmetico, a quello medico, sia le diverse tecniche di produzione, per lo più per evaporazione dall’acqua di mare o da bacini salati riempiti artificialmente di acqua marina, oppure per estrazione da miniere di salgemma.

Di tutti i luoghi di produzione gli autori forniscono un elenco esaustivo nelle Appendici finali. Per quelli situati in Italia, in particolare, appare utilissima e completa dei riferimenti documentari la scheda relativa (p. 62). Tra essi spiccava Ostia alla foce del Tevere, le cui saline sono evidenziate da apposita cartina (p. 64), ma si distinguevano anche Cosa e Taranto. Anche in questo caso le saline che ricadevano nel territorio delle due città sono indicate visivamente attraverso due dettagliate cartine (pp. 70; 72).

Una lunga e articolata sezione del libro è dedicata ai luoghi di produzione del sale, in cui Moinier e Weller prendono in considerazione non solo l’Europa ma anche molte regioni dell’Asia Minore (Siria, Giudea ecc.) arrivando fino all’Egitto, ai paesi africani bagnati dal Mediterraneo, all’India (un elenco esaustivo di tali luoghi si ritrova nelle appendici finali).

La parte sui luoghi di produzione è seguita da quella interessantissima dedicata agli usi del sale in campo alimentare, come conservante per cibi e bevande; in campo medico, nella preparazione di farmaci e come ingrediente base nella pratica della mummificazione; in campo cosmetico. Moinier e Weller forniscono una miriade di informazioni su ciascuno di questi settori, recuperandole dalla documentazione letteraria, epigrafica e archeologica.

Nello specifico, per il settore alimentare, essi pongono in evidenza la tecnica della salagione finalizzata alla conservazione dei cibi. Un procedimento, questo, che si distingueva in salagione a secco, salagione in salamoia, uso del sale come ingrediente nella preparazione di alimenti liquidi come le salse. La tecnica di conservazione per salagione—osservano—si giustapponeva alla tecnica di conservazione attraverso il fumo, e alla tecnica di conservazione mediante essiccamento. La salagione riguardava in particolare il pesce e il maiale, le cui parti potevano essere conservate e consumate successivamente alla cattura e all’abbattimento dell’animale solo grazie a un uso massiccio di sale, che, dunque, diventava componente essenziale e assumeva grande importanza nella vita quotidiana dei popoli antichi.

Gli autori si soffermano poi sull’impiego del sale in medicina. In questo ambito esso veniva sfruttato per le sue proprietà batteriostatiche e isotoniche. Così, contenuto in acqua di mare, il sale risultava utile come disinfettante per lavaggi esterni; nella cura delle verruche e di malattie della pelle come la psoriasi; contro le malattie reumatiche come l’artrite; nella cura di patologie della testa o a carico dell’apparato gastroenterico e respiratorio; come ingrediente nella preparazione di pessari vaginali, nonché come disinfettante nel lavaggio del neonato.

Come accennato, Moinier e Weller evidenziano l’uso del sale anche nel settore della cosmetica. A questo proposito, citando l’ Historia Plantarum e il De Odoribus di Teofrasto, ne ricordano l’impiego nella preparazione e conservazione degli oli profumati. Non mancano poi di rilevare altri impieghi dei ‘cristalli di Afrodite’, che si rivelavano utili sia nel trattamento dei cadaveri nell’ambito della pratica della mummificazione, sia nella conservazione dei vini: in questo caso il sale contenuto nell’acqua di mare dava un caratteristico sapore a vini rinomati come quelli prodotti a Lesbo, Cos e Rodi.

Sulla base di quanto sommariamente esposto, lo studio di Moinier e Weller si configura dunque come un lavoro di gran pregio. In linea con i temi trasversali e originali che caratterizzano molti dei lavori della ‘Collection Realia’ della quale Le Sel dans l’Antiquité, ou les cristaux d’Aphrodite fa parte, esso affronta un argomento per molti versi marginale o comunque non certo centrale negli studi sul mondo antico, ma non per questo meno ‘nobile’ e importante. Puntando l’attenzione sul sale, i due studiosi infatti fotografano e indagano un aspetto significativo della vita quotidiana degli antichi, che proprio nel sale ebbero un potente alleato nella conservazione dei cibi, nella lotta alle malattie, nella produzione di intingoli e di vini riservati ai palati più raffinati, nella fabbricazione di preziosi profumi.

In una società priva delle moderne tecniche di conservazione e lontana dalle moderne tecniche di preparazione di alimenti e bevande ma anche di farmaci, il sale, associato non a caso ad Afrodite ma anche ad Artemide ed Eracle/Ercole, diventava una vera fonte di ricchezza da sfruttare ma anche da custodire, possedere e controllare.