Bryn Mawr Classical Review

BMCR 2014.05.33 on the BMCR blog

Bryn Mawr Classical Review 2014.05.33

Stavros Tsitsiridis, Beiträge zu den Fragmenten des Klearchos von Soloi. Untersuchungen zur antiken Literatur und Geschichte, Bd 107.   Berlin; Boston:  De Gruyter, 2013.  Pp. xii, 206.  ISBN 9783110259674.  $112.00.  


Reviewed by Tiziano Dorandi, Centre J. Pépin UPR 76 CNRS, Villejuif (dorandi@vjf.cnrs.fr)

La figura proteiforme e per certi aspetti ancora misteriosa del Peripatetico della prima generazione Clearco di Soli ha attirato negli ultimi due decenni una rinnovata attenzione.

Clearco, vissuto tra il IV e il III sec. a. C., era nato Soli di Cipro; aveva frequentato il Liceo di Aristotele a Atene e aveva probabilmente viaggiato in Medio Oriente, se con lui è da identificare l’autore dell’epigramma dedicatario di una stele con i detti dei Sette Sapienti rinvenuta a Aï-Khanoum nell’attuale Afghanistan (l’antica Bactriana). Niente altro sappiamo sulle sue vicende biografiche.

Le fonti antiche testimoniano un cospicuo numero di scritti il cui argomento è piuttosto erudito che filosofico. La sola opera il cui contenuto richiama più da vicino temi filosofici è quella intitolata Il sonno. I pochi frammenti residui discutono un caso di morte apparente e presentano Aristotele che discute con un giudeo sull’anima. Le influenze di dottrine platoniche sono cospicue. A Platone Clearco aveva dedicato anche un trattato relativo alle sezioni matematiche della Repubblica (Περὶ τῶν ἐν τῇ Πλάτωνος Πολιτείᾳ μαθηματικῶς εἰρένων) e uno scritto elogiativo (Πλάτωνος Ἐγκώμιον). Un altro membro dell’Accademia—Arcesilao di Pitane—era probabilmente il protagonista del libro che da lui prendeva il nome (Ἀρκεσίλας).

Clearco aveva dibattuto in più libri anche dei Modi di vita (Περὶ βίων), dei Proverbi (Περὶ παροιμιῶν), degli Indovinelli (Περὶ γρίφων) e di questioni intorno all’amore (Ἐρωτικά); si era altresì interessato a argomenti di etica come l’adulazione (Γεργίθιος), il panico (Περὶ πανικοῦ), l’amicizia (Περὶ φιλίας), l’educazione (Περὶ παιδείας). Né aveva trascurato temi scientifici quali l’ottica, il volto della luna, la mineralogia e la botanica, nonché la zoologia terrestre e marina (Περὶ τῶν ἐνύδρων, Περὶ νάρκης) e l’anatomia (Περὶ σκελετῶν). Altri titoli, che testimoniano un più largo spettro di interessi—dalla glossografia alla tattica militare—indicano con buona probabilità opere di un omonimo.

Già da questo elenco risulta evidente che Clearco, pur avendo frequentato le lezioni di Aristotele e soggiornato nel Liceo, era rimasto lontano da speculazioni logiche o metafisiche e si era piuttosto concentrato su altri campi di ricerca che si inserivano comunque nel solco dell’impressionante varietà di indagini scientifiche dello Stagirita. La lettura dei testi (scarni, ma nondimeno spesso davvero interessanti) conferma questa evidenza, peraltro mai messa in discussione.

L’edizione canonica dei frammenti di Clearco venne pubblicata da Wehrli come terzo volume della celebre Schule des Aristoteles.1 A essa si è affiancata di recente l’edizione in greco moderno di Ioannis Taifacos che si distingue da quella del predecessore non solo per un più ampio numero di testimonianze e frammenti, ma anche per una traduzione commentata.2

In attesa della nuova raccolta in corso di preparazione—per la serie “Rutgers University Studies in Classical Humanities” fondata da W.W. Fortenbaugh—da chi scrive con la collaborazione (per la traduzione inglese e le note) di S. White, alcuni frammenti (in parte nuovi) sono stati ora rielaborati, editi, discussi e interpretati da Tsitsiridis (21-44).

I Beiträge di Tsitsiridis si presentano come una serie di singoli contributi su una scelta di opere di Clearco. Il volume, preceduto da una introduzione (1-20), è organizzato sostanzialmente in due sezioni: Testi (21-44) e Interpretazioni (45-184). Seguono una dettagliata bibliografia (185-194) e utili indici dei testi citati, dei nomi e dei concetti e delle parole greche (195-206).

Nella prima parte dell’introduzione, Tsitsiridis discute i pochi dati della vita di Clearco e in particolare riprende l’annosa questione dell’identificazione del Clearco peripatetico con l’omonimo autore dell’epigramma che accompagnava la stele dei Sette Sapienti scoperta a Aï-Khanoum. Tsitsiridis è favorevole all’identificazione, e credo abbia ragione.3 Nella seconda parte, lo studioso elenca e discute i titoli delle opere (sedici in totale) di Clearco e formula qualche ipotesi sul loro contenuto. Di grande interesse è la tabella (10-11) dove i titoli di Clearco sono confrontati con quelli di omonimi scritti di Aristotele e altri Peripatetici a riprova del suo interesse per temi e argomenti della genuina tradizione peripatetica.4 Importante e innovativa è altresì la sezione sulla lingua e lo stile della produzione letteraria del cipriota (12-15).

La raccolta dei testi—citati mantenendo la numerazione tradizionale di Wehrli, ma riportando fra parentesi quella di Taifacos (i frammenti nuovi sono preceduti da una S)—si limita ai resti di quelle opere che fanno oggetto delle ricerche di Tsitsiridis: Lode di Platone, Il sonno, Arcesilao, Sull’amicizia, Gergizio, Sul panico, Modi di vita e alcuni scritti di scienze naturali.

Tra i nuovi testi, segnalo il fr. S1c, un passo di un commento anonimo alla Isagoge di Porfirio conservato solo in traduzione siriaca e parzialmente pubblicato da Brock sul fondamento di un solo manoscritto.5 Questo testo contiene un riferimento diretto all’opera Il sonno di Clearco e una strana notizia su alcuni popoli che vivono senza mangiare. La stessa informazione era già nota grazie al Commento al Fedone di Damascio (S1a-b) dove è attribuita a Aristotele (già Rose vi scorgeva un frammento dell’Eudemo). Dal testo siriaco si deduce ora che l’Aristotele che aveva raccontato questo paradoxon era la persona loquens (come in fr. 6 W. = 4a T.) del dialogo di Clearco.

La seconda testimonianza dell’Arcesilao (fr. 12 W. = 121 T.) è opportunamente stampata con un contesto più ampio.

Il lungo estratto dal Gergizio (fr. 19 = 59-62 + 64-65 T.) riprodotto da Ateneo è conservato a ragione nella sua unità, pur distinguendovi tre sezioni (numerate a, b, c). Tsitsiridis suggerisce, tra l’altro, con buoni argomenti, la presenza di una probabile lacuna alla fine del primo paragrafo della sezione b.

Nuovi testi sono attribuiti anche all’opera sui Modi di vita: S2, S3, S4ab, S 5 (i primi quattro anche in Taifacos fr. 18b, 23, 24+25ab).

Nutro qualche dubbio sulla opportunità di riferire a Clearco S2 e S4b (entrambi citati nei Proverbia Alexandrina dello pseudo-Plutarco) in ragione soprattutto della diversa esegesi dei proverbi nelle due fonti.

Alla sezione sulle scienze naturali sono infine riportati due soli frammenti (fr. 96-97 = fr. 124 e 125 T.).

Pochi testi è possibile restituire ancora a libri di Clearco e compariranno nella mia nuova edizione. Uno riporta all’opera Il sonno: Cornelius Labeo fr. 11 Mastrandrea ap. Augustinum, De civitate Dei 22.28 (secondo un suggerimento di Bolton 1962). I restanti derivano da scritti non considerati da Tsitsiridis. Tre probabilmente dagli Ἐρωτικά: Scholia (T) in Homeri Iliadem Π 184b (t. 4, 210.66-8 Erbse) con un parallelo nel fr. 35 W. e Anonymus, Commentarium in Anacreontem (POxy. 54.3722, s. II p. C.) fr. 1.17 e 57.4. Tre infine al Περὶ γρίφων: Athenaeus 10.79-80 453c-454f parallelo al 91a W.; Ioannes Siceliotes, In Hermogenis De ideis 1.4.107-8 (t. 6, 201.31-203.8 Walz) parallelo al fr. 95a W.; Scholia (Pex) in Platonis Hippiam minorem 368c (nr. 3b Cufalo) parallelo al fr. 109 W.

La sezione sulle interpretazioni dei testi di Clearco occupa la seconda e più cospicua parte del volume. Tsitsiridis aveva già pubblicato studi preliminari sui Modi di vita (2006 e 2008) e su Il sonno (2010).6 Queste pagine sono qui riprese, rielaborate e integrate tenendo conto dei progressi della ricerca.

Nel capitolo dedicato a Il sonno, richiamo l’attenzione sulla convincente discussione della testimonianza siriaca (62-64). Mi permetto tuttavia di dissentire sull’interpretazione che Tsitsiridis dà della testimonianza araba di al-Kindi (73-77) che continuo a credere una citazione della cosiddetta Theologia Aristotelis o Plotinus Arabus e non un genuino frammento dell’Eudemo di Aristotele. Se inoltre in miei precedenti lavori non avevo tenuto conto del libro di Bos, 7 come fa notare Tsitsiridis (74 n. 70), è perché la lettura del passo arabo di quello studioso è strettamente connessa con la sua interpretazione del De mundo e la sua improbabile attribuzione a Aristotele, che non ritengo poter condividere.

L’interpretazione dei resti dell’Arcesilao mi appare convincente e appropriata. Non vedo tuttavia la necessità di correggerne (88-89) il titolo Ἀρκεσίλας nella forma Ἀρκεσίλαος qualora si ammetta che il riferimento sia al filosofo Arcesilao di Pitane.8

Un capitolo particolarmente innovativo è quello consacrato al Gergizio (103-143) un cui lungo estratto, formato di testi distinti, è citato da Ateneo (probabilmente di prima mano). Finora questo testo non era stato studiato nella sua globalità e nei singoli dettagli. Tsitsiridis ne indaga la struttura, propone una identificazione degli adulatori di Cipro e dei kolakides nonché del giovane re di Pafo; individua nello scritto un’opera esoterica con tendenza moraleggiante e carattere edificante illustrata con diversi esempi storici e ne propone una probabile datazione (terminus post quem il 306 o il 302).

Segue (140-143) un opportuno excursus sull’influenza della dottrina del bene peripatetica nel Περὶ ὑποκρίσεως composto verso il 1185 dall’arcivescovo Eustazio di Tessalonica.

All’ambito della psicologia riporterebbe anche il Sul panico (144-154), uno scritto nel quale Clearco avrebbe considerato il mondo umano e animale e interpretato il timore panico dal punto di vista peripatetico. L’opuscolo è verisimilmente da datare dopo la sconfitta di Antigono Gonata nel 277 a Lisimacheia.

Per quanto riguarda i Modi di vita, Tsitsiridis giunge alla conclusione che l’opera, in almeno otto libri, non consisteva in una raccolta pura e semplice di materiale, ma offriva una rielaborazione di questo materiale composto in larga parte di storie più o meno strane riunite con fini e intenti che possiamo definire protreptici.

Tsitsiridis riprende e rielabora suoi contributi precedenti, aggiungendovi, fra l’altro, una puntuale risposta (162-167) alle obiezioni mossegli dai Gorman9 in particolare per quanto riguarda la presenza e il ruolo della τρυφή nell’opera.

L’ultimo capitolo discute i due frammenti sulle scienze naturali (173-183).

Nell’aggiornata Bibliografia segnalo qui un solo ma insidioso errore di stampa.10

Tre delle opere maggiori e di più complessa interpretazione e ricostruzione (Ἐρωτικά, Περὶ παροιμιῶν e Περὶ γρίφων) non sono state prese in conto da Tsitsiridis così come altri trattati minori e più sfuggenti anche a causa della estrema scarsità dei dati, quali il Περὶ παιδείας e gli scritti di biologia e di anatomia.

Altri troveranno occasione per future ricerche su Clearco e il volume di Tsitsiridis servirà a tutti di modello di riferimento.

In attesa della pubblicazione degli Atti del Convegno Clearchus of Soli, the School of Aristotle, and the Near East (Simon Fraser University Vancouver, July 16-17, 2013) e della nuova edizione dei frammenti che accompagnerà questo volume, i Beiträge di Tsitsiridis contribuiscono in maniera concreta a una visione globale e personale di Clearco di Soli. Di tutto questo e del costante interesse che ha rivolto da anni all’erudito di Cipro dobbiamo essergli sinceramente riconoscenti.


Notes:


1.   Basel 1948. Seconda edizione ampliata e corretta 1969.
2.   Ἀρχαία Κυπριακὴ γραμματεία. 6. Φιλοσοφία. Κλέαρχος, Περσαῖος, Δημῶναξ, ἄλλοι Κύπριοι φιλόσοφοι Ι. Ταϊφάκου, Λευκωσία 2008.
3.   La questione è stata di recente ripresa nel Corpus Inscriptionum Iranicarum. Part II. Inscriptions of the Seleucid and Parthian periods and of the Eastern Iran and Central Asia. Vol. 1 Inscriptions in Non-Iranian Languages. Inscriptions grecques d’Iran et d’Asie centrale par G. Rougemont avec des contributions de P. Bernard, London 2012, 200-209.
4.   Ho richiamato qualche elemento a favore della possibilità di attribuire a Clearco uno scritto sui sapienti nell’articolo “Un’opera di Clearco sui Sette Sapienti? Rileggendo il PSI IX 1093”, ZPE 190, 2014, 62-68.
5.   S. P. Brock, The Commentator Probus: Problems of Date and Identity, in J. Lössl-J.W. Watt (eds), Interpreting the Bible and Aristotle in Late Antiquity, Farnham 2011, 195-206. Il testo è trasmesso da altri codici segnalati da Hugonnard-Roche, Studia Graeco-Arabica 2, 2012, 227-243 (citato anche da Tsitsiridis 63 n. 32).
6.   S. Tsitsiridis, “Ein Klearchos-Fragment in Athenaios, Deipn. XII 548F-549A”, Philologus 150 (2006) 354-7 ; “Die Schrift Περὶ βίων des Klearchos von Soloi”, Philologus 152 (2008) 65-76 e “Die Schrift Über den Schlaf des Klearchos von Soloi” des Klearchos von Soloi”, Rheinisches Museum 153 (2010) 291-321.
7.   A. Bos, Cosmic Theology in Aristotle’s Lost Dialogues, Leiden 1989, 201-218.
8.   La forma Ἀρκεσίλας del nome del filosofo è attestata da Filodemo, Acad. Ind. 16.14 e Stoic. Ind. 22.3 e 7.
9.   R. J. Gorman & V. B. Gorman, “Τρυφή and ὕβρις in the Περὶ βίων of Clearchus”, Philologus 154, 2010, 187-208.
10.   Müller C.: (1848) non (1878), più volte ripetuto.

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