Bryn Mawr Classical Review

BMCR 2013.08.54 on the BMCR blog

Bryn Mawr Classical Review 2013.08.54

Stéphane Bourdin, Les peuples de l'Italie préromaine: identités, territoires et relations inter-ethniques en Italie centrale et septentrionale. Bibliothèque des Écoles françaises d'Athènes et de Rome, 350.   Rome:  École française de Rome, 2012.  Pp. x, 1201; 28 p. of plates.  ISBN 9782728309078.  €150.00.  


Reviewed by Giulia Masci, Università degli Studi di Torino (giulia.masci@unito.it)

Table of Contents

Stéphane Bourdin offre al lettore con questa pubblicazione un’analisi dei popoli e dei conflitti territoriali in Italia centrale e settentrionale tra V e III secolo a.C., cioè tra il momento della strutturazione delle popolazioni celtiche nel nord Italia a cavallo tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C. e la perdita dell’indipendenza politica da parte delle popolazioni italiche, che acquisirono lo statuto di foederati di Roma generalmente nel corso del III secolo a.C. Scopo del lavoro è una restituzione, il più possibile aderente alla realtà territoriale e politica dell’epoca, dei raggruppamenti etnici, non condizionata da teorizzazioni eccessive ma orientata dall’analisi delle situazioni concrete e finalizzata al conseguimento di una più precisa nozione di “popolo”. Lo studio, non destinato ad un pubblico di neofiti, presuppone l’ampia letteratura e gli studi locali che l’hanno preceduto: presentando un approccio comparativo e uno sguardo d’insieme sostanzialmente inediti, il volume raccoglie e unifica i risultati dei molti lavori dedicati alle singole popolazioni o ai diversi gruppi etnici che negli ultimi anni stanno conoscendo discreta fortuna grazie alle recenti scoperte archeologiche ed epigrafiche e ai progressi compiuti nello studio di queste. Nell’insieme la scelta prospettica adottata, che costituisce l’elemento più originale del volume e ne giustifica la corposità, appare efficace e indispensabile nell’ottica di una comprensione della realtà etnica e insediativa della penisola italica in epoca alto-repubblicana che prescinda da una visione prettamente romano-centrica.

Il volume trae origine da una tesi di dottorato discussa all’Université de Provence; l’elaborazione successiva del testo ha beneficiato dei soggiorni dell’autore a Bologna e all’École Française de Rome in qualità prima di borsista e poi di membro, di seminari presso l’EPHE di Parigi, nonché di scavi e prospezioni archeologiche in Italia e Francia.

Il testo, assai corposo, è articolato in quattro parti, ulteriormente suddivise al loro interno in nove capitoli, cui si aggiungono quattro annessi finali. La prima parte, composta di due capitoli, è dedicata alle fonti disponibili per la conoscenza del tema e all’identificazione e alla localizzazione geografica dei gruppi etnici oggetto di indagine. I capitoli che costituiscono la seconda sezione si incentrano sull’organizzazione dei popoli, analizzando la terminologia della politica e dell’amministrazione nelle fonti letterarie greche e romane e nell’epigrafia di epoca preromana (capitolo 3), nonché le alleanze tra popoli (capitolo 4). La terza parte del volume presenta l’organizzazione territoriale approfondendo, nel capitolo 5, le modalità di insediamento e il rapporto tra i territori e l’identità etnica attraverso l’analisi dei modelli di occupazione e il caso di studio dei Celti nella Cisalpina, mentre il capitolo 6 si sofferma sul tema della frontiera, nella sua duplice valenza di fenomeno inter-etnico e politico. La quarta parte, infine, è tesa ad analizzare le relazioni interetniche dell’Italia preromana e si articola in una sezione dedicata alla mobilità individuale, di cui si mettono in luce le componenti di integrazione riuscita o mancata (capitolo 7), una sezione sull’emergenza di società multietniche, con i casi particolari dei Celti e della Campania (capitolo 8), e una sezione su realtà e soggettività dell’identità etnica, in cui vengono presentati i concetti moderni ad essa connessi, le categorizzazioni, la coscienza di sé e la strumentalizzazione dell’identità etnica nell’antichità (capitolo 9). Gli annessi, infine, presentano un’analisi del vocabolario delle fonti letterarie, la documentazione epigrafica e un vasto insieme di carte, di grafici e di figure. La ricca struttura è resa leggera da paragrafi brevi che rendono agevole la lettura consentendo una buona fruizione del testo.

In considerazione della tipologia e dell’ampiezza del lavoro, il volume non aspira a presentare esposizioni esaustive per ciascun popolo, quanto piuttosto a trarre vantaggio dalla trattazione complessiva per finalità comparative; nondimeno la sezione dedicata alla presentazione dei diversi popoli, che si pone quale introduzione alle tematiche politiche, sociali e amministrative sviluppate in seguito, vero fulcro dell’indagine, risulta puntuale e aggiornata sulle problematiche relative allo studio di ciascun gruppo etnico e offre un riassunto essenziale ma efficace delle vicende che lo hanno visto protagonista tra V e III secolo a.C., anche se talvolta, per esempio per le popolazioni dell’Italia nord-occidentale, la trattazione congiunta penalizza un po’ la resa della varietà e delle specificità di ciascun gruppo. Il ricorso a schematizzazioni e modelli, necessario di fronte ad una tale quantità di materiali, risulta talvolta preponderante, appiattendo un po’ la visione d’insieme. L’impiego congiunto delle fonti letterarie, epigrafiche e archeologiche, d’obbligo in questo tipo di analisi, consente uno sviluppo a tutto tondo dello studio e le differenti esperienze di Bourdin gli consentono di sostenere un lavoro di alto profilo scientifico.

Merito dello studio è il tentativo, riuscito, di discostarsi da un’analisi puramente evenemenziale, che caratterizza invece la maggior parte della letteratura presente, e, prendendo le mosse da questa, di indagare la costruzione dell’identità delle popolazioni preromane dell’Italia nella realtà delle pratiche politiche e amministrative e nell’interpretazione greca e romana successiva. Molteplici gli angoli prospettici che il tema impone di adottare e che orientano l’analisi della documentazione secondo direttive di ordine storiografico, sociologico, antropologico: pur dovendo confrontarsi con un’enorme mole di materiale, Bourdin dimostra di saper andare al di là di posizioni scientifiche acquisite contemperando nella propria indagine apporti di discipline differenti.

L’elemento meno convincente del volume risulta essere il titolo presente in copertina, che esclude il sottotitolo facendo sì che le aspettative vengano parzialmente disattese, poiché resta esclusa dalla trattazione l’intera Italia meridionale. Tale scelta, determinata, da un lato, dalla volontà di non appesantire un lavoro già molto ricco e dall’altro dal fatto che un’analisi dei rapporti interetnici nell’Italia meridionale ha già trovato in diverse sedi spazi di sviluppo e approfondimento, inficia nondimeno la completezza di un’analisi che, per la tipologia dell’approccio, avrebbe altrimenti potuto essere foriera di ulteriori risultati; non sarebbe stato insensato, al fine di alleggerire l’impatto dovuto all’ingente quantità di documentazione, ipotizzare una pubblicazione articolata in più tomi.

La ricchissima bibliografia si pone quale importante strumento di riferimento per gli studi sul tema, anche se, inevitabilmente, lamenta alcune carenze: mancano in generale le pubblicazioni degli ultimissimi anni che, proprio in considerazione della crescita costante di studi sulle popolazioni italiche, sarebbe stato importante inserire. D’altro canto, proprio perché in molte aree dell’Italia centrale e settentrionale solo in tempi recenti si è iniziato ad acquisire conoscenze più approfondite, adeguatamente supportate da documentazione archeologica ed epigrafica, sulle popolazioni preromane, sono ancora molte le lacune che permangono in merito all’organizzazione politica, insediativa e sociale ed è al contempo auspicabile che future scoperte conducano ad acquisire nuove conoscenze; pertanto, ferma restando la validità e l’utilità dello studio di Bourdin, si può sperare e credere che in futuro egli avrà modo di aggiornare le proprie riflessioni con nuovi risultati.

Nel complesso il lavoro di Bourdin riassume in sé le più recenti tendenze degli studi storici e archeologici sulle popolazioni preromane d’Italia, offrendo un’analisi attenta e approfondita, foriera di risultati innovativi a livello di indagine comparatistica. Pur nella consapevolezza della potenziale temporaneità dei dati conseguiti, il volume si ritaglia un posto di rilievo negli studi sul tema, aggiungendo nuovi tasselli alla conoscenza della storia dei gruppi etnici dell’Italia nei secoli precedenti l’espansione di Roma.

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