Bryn Mawr Classical Review

BMCR 2013.08.23 on the BMCR blog

Bryn Mawr Classical Review 2013.08.23

Federica Pezzoli, Michele Curnis, Aristotele, La politica, Libro II. Aristotele. La Politica, 2.   Roma:  "L'Erma" di Bretschneider, 2012.  Pp. 439.  ISBN 9788882657574.  €100.00.  


Reviewed by Federico Zuolo, University of Pavia (federico.zuolo@unipv.it)

[The Table of Contents is listed below.]

Questo volume è il secondo tomo della nuova edizione, traduzione, commento e cura testuale della Politica aristotelica diretta da Lucio Bertelli e Mauro Moggi all’interno della collana dell’Istituto italiano per la storia antica. La scansione completa dell’opera prevede un totale di sette volumi, di cui sei dedicati agli otto libri della Politica e uno che costituirà una guida alla lettura e comprensione del testo. Questo volume, coerentemente con l’impostazione dell’intera opera, si caratterizza per una rigorosa cura filologica e per una chiara impronta interpretativa dedicata all’analisi storica del testo. Il doppio binario, filologico e storico, scorre parallelo sia nella traduzione con greco a fronte, comprensiva di note testuali, sia nel commento dettagliato in fondo al testo. Il volume colma una sorta di lacuna esegetica nel pur variegato panorama interpretativo della Politica aristotelica.

Infatti, i modelli più rilevanti di ampio commento e curatela di un grande testo filosofico e politologico classico che i curatori avrebbero potuto seguire erano i seguenti. Da un lato avrebbero potuto optare per una serrata lettura analitica del testo, sulla falsariga delle edizioni a cura di Peter Simpson1 e di Trevor J. Saunders, Richard Robison, David Keyt, Richard Kraut.2 Dall’altro lato, avrebbero potuto seguire l’esempio del commento e traduzione della Repubblica platonica a cura di Mario Vegetti.3 A differenza del primo caso, nell’introduzione e soprattutto nel commento i curatori si dedicano maggiormente a rintracciare e commentare gli innumerevoli riferimenti a episodi storici, istituzioni e leggi presenti nel testo, al fine di mostrare come un’opera giustamente annoverata tra i grandi classici della filosofia politica occidentale sia intessuta di un insieme implicito o esplicito di riflessioni e di esperienze concernenti la politica concreta. A differenza del secondo caso, già più orientato alla lettura storica e interdisciplinare dell’opera, invece, in quest’opera l’analisi del testo non si divide in specifici nuclei tematici autonomamente scritti da diversi autori (come nel commento della Repubblica a cura di Vegetti), bensì segue il flusso testuale e la divisione in libri o in rubriche. Tuttavia, è doveroso specificare che il commento del testo non manca di rigore sul piano analitico e teorico nel seguire le distinzioni aristoteliche e nemmeno di compattezza tematica. Se si può tentare un paragone metodologico, per certi aspetti questo commento ricorda in parte le grandi letture delle Leggi platoniche ad opera di Glenn R. Morrow,4 Marcel Piérart5 e Klaus Schöpsdau6 nel confrontare il testo in particolare con esempi effettivi di istituzioni esistenti, eventi storici e personaggi storici. In maniera più marcata di questi ultimi, però, il commento è corredato da un’ampia serie di note filologiche e da un robusto apparato di ricostruzione testuale a partire dai manoscritti principali.

Giungendo ad aspetti più specifici del commento è da segnalare innanzitutto l’utilissima tabella nell’introduzione in cui i curatori confrontano i libri II e VII-VIII dal punto di vista dei criteri qualificanti la costituzione migliore (ariste politeia). I curatori mostrano come i punti fondamentali attraverso cui Aristotele critica i modelli costituzionali di Platone (Repubblica e Leggi), Falea di Calcedone e Ippodamo, ma anche di Sparta e di Creta, individuano una serie di elementi mancanti che vengono ripresi in senso positivo nel delineare la costituzione migliore aristotelica nei libri VII e VIII. Questi elementi consistono nel riconoscere la città come una pluralità articolata; nel comprendere che la città deve avere un limite quantitativo e di estensione, al fine di potersi mantenere autonomamente ma senza degenerare; nell’ammettere la proprietà privata ma demandare alla virtù individuale la possibilità di condividerla con altri; nel riconoscere l’importanza dell’educazione come fattore che costruisce la virtù senza la quale le riforme economiche non producono veri effetti; nel formulare modelli desiderabili e realizzabili nella pratica; nel dare importanza alle relazioni con altre comunità; nel non dare priorità assoluta a una sola parte, come nel caso del ceto militare a Sparta. Tutti questi aspetti costituiscono lo scheletro della costituzione migliore aristotelica, ma si stagliano in negativo tramite le mancanze delle costituzioni analizzate nel libro II.

Questo fatto rende conto dell’importanza della discussione svolta nel libro II nell’economia dell’opera. Dal punto di vista metodologico si può facilmente riconoscere che Aristotele applica il metodo dialettico alla discussione degli endoxa rilevanti (le teorie di Platone, Falea di Calcedone e Ippodamo). Ma oltre alle teorie vi sono costituzioni storiche (Sparta, Creta e Cartagine) e alcuni legislatori di epoca arcaica (Solone, Caronda e Filolao). Ciò significa che il metodo dialettico di discussione degli endoxa, già ampiamente utilizzato in tante altre opere aristoteliche all’inizio della discussione di un tema, trova nel libro II della Politica la sua applicazione più ampia dato che abbraccia teorie, istituzioni, fatti, persone. Pertanto, la scelta metodologica dei curatori e direttori dell’opera trova piena giustificazione in quanto propriamente omogenea con il metodo seguito da Aristotele stesso: dovendo ricostruire la complessa trama di una serie di endoxa che sono propriamente eventi, personaggi e istituzioni storiche, l’analisi dei riferimenti storici dà pienamente conto del senso generale del testo e soprattutto del “sotto-testo”, ovvero di tutti quei riferimenti impliciti o cursori che potrebbero sfuggire al lettore contemporaneo.

Infine, una nota riguardo all’atteggiamento metodico. Un rischio tipico in cui queste opere di dettagliatissima ricostruzione teorica e filologica rischiano di incorrere consiste in un atteggiamento eccessivamente deferente nei confronti del testo, o meglio in una forma di “feticizzazione” dell’autorità testuale non solo nei confronti della veridicità storica, ma anche nei confronti della validità logica e concettuale delle affermazioni contenute nel testo. In altre parole, c’è il rischio di pensare e cercare di dimostrare che l’autore oggetto di analisi non possa commettere fallacie, errori fattuali o incoerenze. I curatori del volume, invece, non cadono in questo tranello e, pur con tutte le cautele necessarie, segnalano in alcuni casi possibili errori aristotelici, alcuni eccessi o interpretazioni poco generose nei confronti dei pensatori discussi da Aristotele stesso.

Table of Contents

Introduzione al libro II – p. 5
Bibliografia – p. 21
Sigle e abbreviazioni usate negli apparati critici – p. 65
Testo e traduzione – p. 79
Commento – p. 169
Note testuali – p. 413
Indici – p. 433

Notes:


1.   P. Simpson, A Philosophical Commentary of the Politics of Aristotle. Chapel Hill; London, University of North Carolina Press, 1998.
2.   T. J. Saunders, R. Robison, D. Keyt, R. Kraut, Aristotle: Politics. Books 1-8, Oxford, Clarendon Press, 1995-1999.
3.   Platone, Repubblica. Traduzione e commento a cura di M. Vegetti, Napoli, Bibliopolis, vol. 1-7, 1998-2007.
4.   G.R. Morrow, Plato’s Cretan City: a Historical Interpretation of Plato’s Laws. Princeton, Princeton University Press, 1960.
5.   M. Piérart, Platon et la cité grecque: théorie et réalisation dans la constitution des Lois. Bruxelles, Palais des Académies, 1972.
6.   K. Schöpsdau, Plato, Nomoi. Göttingen, Vandenhoeck and Ruprecht, 1994-2003.

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