Bryn Mawr Classical Review

BMCR 2013.06.24 on the BMCR blog

Bryn Mawr Classical Review 2013.06.24

Matthieu Cassin, L'écriture de la controverse chez Grégoire de Nysse: polémique littéraire et exégèse dans le Contre Eunome. Collection des études augustiniennes. Série Antiquité, 193.   Paris:  Institut d'Études Augustiniennes, 2012.  Pp. 430.  ISBN 9782851212559.  €36.00 (pb).  


Reviewed by Claudio Moreschini, Università di Pisa (moreschini@flcl.unipi.it)

Gli aspetti letterari delle opere degli scrittori cristiani furono generalmente trascurati fino a pochi anni fa, ed ora si sente il bisogno di colmare questa lacuna, considerando la letteratura cristiana greca e latina nel contesto della cultura tardoantica. Per questo motivo appare particolarmente utile una ricerca di carattere letterario su Gregorio di Nissa: si può dire che fino ad ora non ne sia mai stata scritta una. Conformemente al suo intento, Matthieu Cassin, che prepara una edizione del terzo libro del Contra Eunomium per le Sources Chrétiennes, oltre a studiare attentamente il contenuto teologico e specificamente cristiano della controversia con quell’eretico, si sofferma ad analizzare soprattutto i metodi e gli intenti della polemica svolta da Gregorio: anche la seconda parte di questo studio, che appare, come diremo, più specificamente dedicata alle tematiche teologiche, affronta la storia di queste discussioni soprattutto dal punto di vista letterario (origine e funzione delle linee di polemica), anche se, naturalmente, tiene presenta la storia dell’esegesi.

La ricerca di Matthieu Cassin, che qui consideriamo, è stata preceduta da alcuni studi parziali che hanno il medesimo scopo, come quello pubblicato su Isocrate, Filone e Gregorio (“Plumer Isocrate. Usage polémique du vocabulaire comique chez Grégoire de Nysse”, Revue des Études Grecques 121, 2008, 783-96) e quello pubblicato su le Contra Eunomium (“Réfuter sans lasser le lecteur: pratique de la réfutation dans le Contre Eunome de Grégoire de Nysse”, Studia Patristica 47, 2010, 71-76).

Questo volume consiste di due parti fondamentali, precedute da una introduzione di carattere generale. Tale introduzione serve a presentare al lettore l’opera di Gregorio di Nissa, nel suo rapporto con l’Apologia dell’Apologia di Eunomio, il secondo libro del Contro Eunomio di Basilio e la Apologia di Eunomio, risalendo, quindi, dal circa 360 al 381-82. Le varie pericopi dei due testi di Eunomio, contestato il primo da Basilio ed il secondo dal Nisseno, sono presentate in modo chiaro nello specchio (29).

Segue la prima parte, dedicata alla “Polémique littéraire: hérésiologie et héritage profane”, di carattere più decisamente letterario. Come è detto preliminarmente (47), lo studio di alcuni passi esegetici del terzo libro del Contra Eunomium permette di ricostruire la pluralità degli interlocutori reali del trattato del Nisseno. Infatti la discussione condotta da Gregorio non ha come “répondant” solamente il suo avversario immediato: essa si iscrive, al contrario, in un campo molto più largo, e il vescovo dialoga, al di sopra di Eunomio, con Eusebio di Cesarea, Marcello di Ancira ed Atanasio. L’opera del Nisseno, quindi, elabora strumenti e forme polemiche personali mediante la ripresa di una duplice tradizione, profana e cristiana. Lungi dall’essere la semplice ripetizione delle forme letterarie precedenti, il Contra Eunomium tenta di creare una letteratura cristiana di carattere polemico (46). E tuttavia la polemica non è pura e semplice confutazione dell’avversario, ma ha anche una funzione protrettica. Varie considerazioni sono raccolte sotto il titolo di “déconsidérer l’adversaire”: Cassin intende vedere come si svolge questa opera di demolizione. Già esistevano alcuni antecedenti di Basilio, per cui lo scrittore vuole mettere in evidenza l’errore dell’eretico e la necessità di svelarlo (59-61); quello che aveva fatto Basilio è attuato anche da Gregorio (61-69). Un marchio di condanna dell’eretico è costituito dalla sua falsa sapienza e vera follia (69-81). Più interessante è la valutazione del giudizio vulgato di “Eunomio il tecnologo” (81-83): Cassin intende far presente che “ ce n’est pas parce qu’il sont le parti orthodoxe. Et victorieux d’un point de vue historique, qu’ils sont nécessairement de mauvaise foi.” A tal riguardo Cassin ricorda l’opinione di Vaggione a difesa di Eunomio (che a noi appare un poco ipotetica) la tecnologia di Eunomio deve essere considerata " une tentative de maintenir le primat de l’acribie théologique au détriment des tentatives de conciliation plus larges dont Athanase est l’un des pères”(83). Cassin non sembra aderire al parere di Vaggione. Eunomio, quindi, è classificato ora tra i nuovi eretici, ora tra i giudei, come Filone di Alessandria. Cassin osserva giustamente: “rapprocher Eunome de Philon ne nous apprendrait rien sur la théologie d’Eunome, un peu plus sur la polemique de Grégoire”(102), ora come un politeista ed imitatore degli Egiziani (Contra Eunomium III 10,41-42, sui cfr. anche nostro articolo, Further considerations on the philosophical background of 'Contra Eunomium' III, in corso di stampa tra gli Atti del XII Colloque Internationale sur Grégoire de Nysse, Leuven 14-17 Septembre 2010, 517-531).

Ma più che l’impiego di certi giudizi a proposito dell’eretico (giudizi che hanno spesso il sapore di semplici clichés), è di fondamentale importanza per ricostruire l’opera di Gregorio e la sua collocazione all’interno del suo ambiente il capitolo intitolato: “Lettres d’envoi et destinataires des Contre Eunome de Basile de Césarée et de Grégoire de Nysse”). Cassin ricostruisce con molta abilità e giusta caratterizzazione storica lo scambio epistolare di Gregorio con il fratello Pietro di Sebaste (Ep. 29-30) (114-118), la lettera 15, inviata a due studenti, Giovanni e Massimiano (118-125), attraverso la quale i due giovani dovrebbero far conoscere a Libanio il Contra Eunomium (125-127). Questa lettera e questo atteggiamento di interesse per il giudizio di un retore tra quelli che sono “estranei al cristianesimo” caratterizza bene gli interessi di Gregorio, il quale, del resto, ebbe una guida a far questo nello stesso fratello Basilio. Anche Basilio, infatti, come attesta la sua lettera 20, aveva inviato una copia del suo Contro Eunomio ad un sofista non meglio conosciuto, di nome Leonzio (127-130). La presenza dei sofisti negli interessi culturali – ancorché religiosi – di Basilio e di Gregorio è, quindi, una acquisizione di particolare significato (130-133). Una volta precisato che l’opera del Nisseno, quindi, non era diretta solamente alle chiese cristiane, ma anche ad un pubblico più vasto di sofisti e di letterati, si spiega il motivo per cui Gregorio abbellisce la sua polemica con elementi di carattere letterario: Eunomio è descritto da Gregorio come una nuova Circe, che strega l’animo dei suoi discepoli, i quali non sono più in grado di ragionare con la propria testa: ha luogo, quindi, una “réécriture de l’histoire homérique” (136-141). Eunomio accumula e mette insieme varie immagini, con un procedimento tipicamente sofistico (141-148), sì che Cassin propone, prima, una valutazione dello stile di Eunomio, da ricostruire attraverso le critiche e le ironie di Gregorio a tal riguardo (148-157), e quindi la descrizione dello stile artefatto ed esteriore dell’eretico (158-170). Isocrate e Filone sono le vittime del saccheggio di Eunomio (172-177), il quale si immagina, per di più, di essere un altro Demostene. Tutta questa parte del libro è la più interessante e meglio riuscita : la sua conclusione (189) è essenziale non solo per Gregorio, ma per la letteratura cristiana: “loin d’être des ouvrages techniques, les œuvres des auteur chrétiens de l’Antiquité tardive s’inscrivent dans un contexte culturel et littéraire ou elles n’occupent pas une place à part, comme si elles faisaient partie d’une littérature scientifique close sur elles mêmes, mais sont écrites par leur auteurs da façon à être intégrées parmi les autres productions des écrivains de l’époque .

La seconda parte “Expliquer l’Ecriture: controverse et exégèse” entra nel merito di alcuni problemi specifici della teologia del Nisseno, cioè l’aspetto della esegesi scritturistica. È necessario esaminare, a parere di Cassin, non solamente i passi scritturistici che sono oggetto di discussione tra Gregorio ed Eunomio, ma anche tenere presenti gli antecedenti della polemica, vale a dire le autorità non scritturistiche, ma patristiche. In questi ultimi anni la critica, in particolare quella anglosassone, ha dato sempre meno importanza all’influsso di Atanasio sui Cappadoci (198) – non solo quella anglosassone, ma anche quella italiana (ad esempio, di Manlio Simonetti). Che questa linea esegetica sia giusta, Cassin non è sicuro: egli ritiene invece bisogna indagare sui predecessori di Gregorio, tra i quali, ad esempio, anche Eusebio di Cesarea (199). In questo contesto Cassin affronta alcune esegesi la cui importanza è stata centrale per la controversia ariana: quella di Pr. 8,22-30 (229-248); quella della affermazione paolina di Cristo come “primogenito” della creazione (276-315); quella del prologo di Giovanni (319-353). Cassin traccia anche una storia dell’esegesi di questi testi di importanza centrale, non limitandosi al Contra Eunomium, ma leggendo anche l’opera dedicata Ad Simplicium (per Pr. 8,22 ss.), quella De perfectione hominis (per quanto riguarda il titolo cristologico di “primogenito”), e l’omelia di Basilio su In principio erat verbum, per quanto riguarda il primo versetto del prologo di Giovanni. Questi tre gruppi di testi esaminati dal Nisseno hanno una storia esegetica molto importante: Cassin ne individua l’origine (o i precedenti) non solo in Basilio (e nel contemporaneo Gregorio di Nazianzo, per quanto riguarda l’interpretazione delle ‘tre nascite’ dell’uomo) (232-234), ma anche in Eusebio e Marcello di Ancira (la cui importanza per la teologia del Nisseno era già stata ipotizzata in passato da R. Hübner.1 Anche una “esegesi isolata” di “primogenito” viene rintracciata in Didimo (il cui De Trinitate è, a quanto vedo, considerato autentico da Cassin, ma su questo non sono d’accordo), Teodoreto di Cirro e Cirillo di Alessandria (310).

In questo studio, ampia è l’utilizzazione della bibliografia, anche se quella italiana ha un ruolo minore. Di Simonetti si utilizza il saggio del 1968, relativo alla interpretazione di Pr. 8,22 nella controversia ariana (Studi sull’arianesimo, Roma 1965), ma non quello sulla crisi ariana nel quarto secolo, che è del 1975 (ricordato in modo errato nella bibliografia).

Sarebbe difficile esaminare nel dettaglio questo saggio, che manifesta grande informazione e sicurezza di giudizio critico. L’unico dispiacere (se così si può dire) è che l’autore approfondisce la ricerca solo sul Contro Eunomio, e che non svolge la medesima critica anche con un’altra opera di Gregorio di Nissa. Ma questo non era il suo intento! Cassin è aperto anche ai problemi della letteratura greca e della retorica, due ambiti, questi, che sono centrali per la sua ricerca. Si vede con piacere, infine, come Cassin adoperi con sicurezza e senza problemi il greco, che traduce in modo preciso ed elegante, anche nei dettagli – una cosa che sta diventando sempre più rara ai nostri giorni.


Notes:


1.   R. Hübner, “Gregor von Nyssa und Markell von Ankyra”, in M. Harl (ed.), Ecriture et culture philosophique dans la pensée de Grégoire de Nysse, Leiden 1971, 199-229.

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