Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2012.09.22

Yves Duhoux, Anna Morpurgo Davies, A Companion to Linear B, Mycenaen Greek Texts and their World, Volume 2. Bibliothèque des Cahiers de l’Institut de Linguistique de Louvain (BCILL), 127.   Leuven:  Peeters Publishers, 2011.  Pp. viii, 343.  ISBN 9789042924031.  €55.00.  



Reviewed by Rachele Pierini, Università di Bologna (rachele.pierini@unibo.it)

Table of Contents

Il secondo e penultimo volume di questa serie di saggi dedicati alla cultura e ai testi micenei esce a tre anni di distanza dal primo; come il precedente, offre contributi redatti da studiosi di chiara fama e si pone l’obiettivo di essere destinato non soltanto ad un pubblico di specialisti della materia. La numerazione dei capitoli continua quella del tomo precedente, non così quella delle pagine.

Nel capitolo 11, il primo di questo volume, Interpreting the Linear B records: some guidelines (pp. 1-32), Y. Duhoux passa in rassegna le più frequenti difficoltà con cui l’interpretazione di un testo o di una singola parola costringe a confrontarsi. Prima di entrare nel vivo della questione, l’autore ricorda non solo che Chadwick e Lejeune hanno sottolineato spesso la fondamentale importanza di un corretto approccio al documento, ma anche che la maggior parte della loro produzione scientifica è costituita da contributi che sono di per sé esemplari lezioni di metodo. E poiché richiamare l’attenzione sugli errori da evitare è sempre valido a tutti i livelli di studi, il capitolo si rivela indubbiamente utile anche per chi intende accostarsi in maniera scientifica al miceneo.

Il capitolo 12 (pp. 33-136), Scribes, scribal hands and paleography di T.G. Palaima, si compone di due sezioni: la prima si pone l’obiettivo di tracciare la storia della paleografia micenea, dai primi studi anteriori alla decifrazione fino ai giorni nostri; la seconda si concentra sulla figura del cosiddetto scriba. Nella prima parte grande rilievo è dedicato a Emmett L. Bennett Jr., esponente centrale e imprescindibile della paleografia micenea, e si illustra la maggior parte delle questioni strettamente correlate ai problemi paleografici. Nell’ottica della destinazione ad un pubblico di formazione variegata, è particolarmente felice la scelta di mostrare esempi concreti di impiego di paleografia comparata e di paleografia diacronica attraverso le tappe della storia degli studi: tale impostazione consente infatti di mostrare nel contempo un metodo di lavoro e i risultati più recenti. Istruttiva appare la scelta di illustrare l’ottimo studio condotto da J. Driessen sulla comparazione dei segni della Lineare B e della Lineare A e sull’evoluzione di uno stesso segno all’interno della produzione di uno stesso scriba. La seconda parte si apre con un paragrafo che fa da ponte con la prima sezione: incentrato sul ductus, spiega infatti come riconoscere documenti redatti da una stessa mano. Le restanti parti si concentrano su questioni che riguardano da vicino il mondo di chi redigeva queste tavolette e le tavolette stesse: si descrivono infatti il supporto d’argilla, la distribuzione e l’incisione del testo, e si presentano alcune ipotesi relative a quello che poteva essere lo status dei cosiddetti scribi. Lo studio si conclude con una rassegna delle principali questioni aperte.

Di J. Bennet è il capitolo 13 (pp. 137-168), The geography of the Mycenaean kingdoms, in cui si illustrano le linee-guida in base a cui identificare le sequenze che indicano nomi di luogo. Dopo aver brevemente esposto come interpretare da un punto di vista etimologico tali termini, l’autore passa a indicare come identificare i toponimi forniti dalle tavolette e mostra quindi un esempio di lavoro sui dati così ottenuti. L’unione dei dati topografici e archeologici rende infatti possibile tracciare una panoramica sui regni micenei durante la tarda età del bronzo e l’autore ne mostra esempi concreti attraverso le ipotesi di ricostruzione della geografia dei regni di Cnosso, Pilo e Tebe. Un ultimo paragrafo è infine dedicato ai termini che in altre lingue sembrano essere riferiti al mondo miceneo.

Nel capitolo 14 (pp. 169-211) Mycenaean religion and cult, dopo aver precisato che nei testi in Lineare B mancano documenti specificamente dedicati alla religione (o religiosi stricto sensu) e che le informazioni a disposizione sono quelle ricavabili da testi scritti con altre finalità, S. Hiller passa quindi ad illustrare il metodo «used to identify the tablets which contain religious terms» (p. 171). In questo modo sono individuate sei categorie di documenti che sono caratterizzate dalla presenza occasionale di termini appartenenti alla sfera religiosa. In base ai criteri appena illustrati, l’autore sostiene che le informazioni ricavabili dai testi in Lineare B consentono unicamente di collocare i dati lessicali negli ambiti delle divinità (che ricevono le offerte), dei luoghi di culto (a cui le offerte sono destinate), degli eventi cultuali (festività religiose e rituali), del culto personale e degli stabilimenti lavorativi controllati dai santuari. Gli dei destinatari delle offerte sono quindi analizzati secondo il criterio della corrispondenza con le divinità della cultura greca del primo millennio, e sono poi raggruppati come Major Olympic deities, Minor deities known from the Classical period, Deities unknown in the Classical period e Divine pairs. Infine il paragrafo Sacred animals? Theriomorphic deities? è dedicato alla dibattuta interpretazione dei termini presenti nelle nuove tavolette tebane della Odos Pelopidou.

Il capitolo 15 (pp. 213-251) Mycenaean onomastics, di J.L. García Ramón, è un altro riuscito esempio di lavoro destinato ad un pubblico eterogeneo. Il saggio riesce infatti a conciliare l’esigenza di presentare l’argomento in modo chiaro e completo con quella di fornire numerosi esempi e nuove acquisizioni, e di elencare problemi aperti e proposte interpretative. Il lavoro riesce inoltre a mostrare chiaramente un metodo di lavoro con cui affrontare la complessa questione dell’onomastica micenea. Dopo aver infatti individuato le categorie su cui si concentra l’attenzione della materia (nomi propri, delle divinità e geografici) ed aver chiarito le linee per identificarle e interpretarle, viene esemplificato come procedere da una parte con gli idionimi e dall’altra con i teonimi e i toponimi. I nomi propri sono quindi illustrati prima dal punto di vista della formazione e del significato, e successivamente divisi tra nomi composti e simplicia, gruppo in cui sono fatti rientrare quei nomi comuni e aggettivi che, nati come soprannomi, sono poi usati con la funzione di nome proprio; si mostra poi come gli idionimi possono essere usati per gettare luce sulla società micenea; un paragrafo è infine dedicato ai nomi propri assegnati ai capi di bestiame. I teonimi e i toponimi vengono invece analizzati dal punto di vista della continuità o discontinuità con i nomi del greco del primo millennio.

Nel capitolo 16 (pp. 253-298) Mycenaean and Homeric Language, C.J. Ruijgh sostiene che il nucleo compositivo dell’epica risalga ad una «Proto-Achaean phase» (p. 258) e continui a svilupparsi fino al nono secolo, epoca della «Ionic phase starting with the Homeric epics» (p. 262). L’argomento principale dell’ipotesi è costituito dall’osservazione secondo cui alcune irregolarità metriche verrebbero meno se si facesse risalire la struttura dell’esametro in questione alla forma micenea delle parole che lo compongono anziché a quella attestata dalla tradizione. Si passano quindi in rassegna alcuni termini e suffissi attestati nelle tavolette in Lineare B e nei poemi omerici.

Chiudono il volume gli stessi sei indici che erano posti a chiusura del primo tomo: 1. General Index, 2. Index of Linear B Text, 3. Index of Linear B Words, 4. Index of Linear B Undeciphered Syllabograms, 5. Index of Linear B Abbreviations/Ideograms, 6. Index of Alphabetic Greek Words. A proposito degli indici, gli editori avvertono nell’introduzione: «we have regretfully decided to print here only the indexes to vol. 2, but we have added a double dagger (‡) to those lemmata which also appear in the indexes of vol. 1» (p. VII), ovviamente per ragioni editoriali, ed in effetti la scelta rende poco agevole la consultazione di tali indici, indispensabili in un’opera di questo tipo.

Rispetto al primo volume, una felice novità è costituita dall’introduzione dei sommari all’inizio di ogni capitolo: in questo modo, il lettore è agevolato da un’efficace sintesi dei contenuti del testo.

In conclusione, anche questo volume contiene dati e informazioni di qualità che continuano a rendere A Companion to Linear B un imprescindibile strumento di lavoro, che ci si augura venga quanto prima ultimato con l’uscita del terzo tomo.

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