Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2012.08.51

Emma Aston, Mixanthrôpoi: Animal-human Hybrid Deities in Greek Religion. Kernos. Supplément, 25.   Liège:  Centre International d'Étude de la Religion Grecque Antique, 2011.  Pp. 383.  ISBN 9782960071788.  €40.00 (pb).  



Reviewed by Danilo Nati, Scuola Archeologica Italiana di Atene (danilonati@hotmail.it)

Il volume, che nasce dalla revisione della tesi di dottorato discussa dall’Autrice presso la Exeter University nel 2007, colma una lacuna negli studi storico-religiosi del mondo greco. Per la prima volta, infatti, viene sviluppata un’analisi complessiva delle divinità ibride umano-animali (denominate dall’Autrice Mixanthrôpoi, termine rarissimo, utilizzato dai soli Libanio e Temistio a proposito dei centauri), sinora di problematico inquadramento, sia per l’oggettiva difficoltà di inserirle all’interno di categorie religiose note, sia per la scarsità di fonti letterarie, epigrafiche e iconografiche che le riguardano.

L’opera, suddivisa in dieci capitoli, a loro volta raggruppati in tre sezioni, inizia con un’estesa introduzione volta a illustrare le linee guida dell’opera e la presenza di divinità ibride nell’ambito religioso egizio e vicino orientale. Nella prima sezione si analizza la grande varietà di mixanthrôpoi attestati nell’universo religioso greco: divinità singole e gruppi di divinità vengono trattati sistematicamente, con una discussione sulla loro iconografia e sulle forme di attività cultuale a loro dedicate, attraverso l’attento esame delle fonti letterarie, epigrafiche e iconografiche disponibili. Il capitolo 1 (“Deities of the sea and the rivers”) analizza le divinità legate al mondo marino (quali Proteus, Thetis, Eurynome, le Sirene e Glaukos) e a quello delle acque interne (Acheloos e le altre divinità fluviali). Nel capitolo 2 (“Terrestrial mixanthropes”) sono invece trattate le divinità legate allo spazio terrestre (Cheiron, Demeter Melaina, Kekrops). La figura di Pan viene giustamente sviluppata isolatamente in un lungo paragrafo, mentre piuttosto inconsueta risulta la presenza di Dionysos, la cui forma ibrida (corpo umano e testa di toro) è attestata da poche fonti letterarie di epoca tarda, che descrivono sommariamente anche le particolari modalità del culto. Nel capitolo 3 (“Winged and horned gods”) che chiude la prima sezione dell’opera, si discutono le divinità munite di ali (Boreas, Nike ed Eos) e di corna (quali, ad esempio, Apollo Karneios e Zeus Ammon).

Nella seconda sezione l’Autrice dimostra come le storie mitiche dei mixanthrôpoi, seppur nelle specificità che le connotano, seguano significativamente dei modelli che le accomunano. Tali modelli, che presentano analogie con i temi mitici relativi ai mostri di natura ibrida, sono composti fondamentalmente dai temi dell’espulsione e dell’allontanamento volontario.

I mixanthrôpoi vengono infatti generalmente banditi dalle loro posizioni topografiche originarie, con il risultato che i loro luoghi di culto sono spesso inseriti in un paesaggio caratterizzato dal senso di assenza e di separazione, come ad esempio le grotte (luogo privilegiato per il culto di tali divinità), o in regioni in cui prevale l’impressione di arcaicità, come l’Arcadia — considerata già nell’antichità un territorio teatro di vicende che apparivano remote perfino ai Greci— , regione alla quale è consacrato l’intero capitolo sesto (“The fallacy of Arcadia”) . L’allontanamento non è dunque soltanto un fattore spaziale, ma anche temporale, che relega l’esistenza di tali esseri divini ai primordi della storia.

Se l’allontanamento dei mostri ibridi è percepito dalle comunità umane come legittimo e inevitabile per il bene della collettività, la situazione per i mixanthrôpoi è ben differente, perché in molti casi il loro allontanamento e la loro assenza sono concepiti come privazioni dannose e gravide di conseguenze funeste per la comunità umana. Inoltre, mentre i mostri ibridi sono sempre le vittime passive dell’espulsione —che in alcuni casi coincide con la loro uccisione —-, alcune divinità ibride si allontanano volontariamente dalla società umana (come ad esempio Demeter Melaina). Le divinità ibride possiedono dunque una natura decisamente ambivalente in ragione delle loro caratteristiche distruttive, che le avvicinano ai mostri ibridi, ma che, a differenza di questi ultimi, possono potenzialmente ripercuotersi sulla comunità umana sia in loro presenza, sia in loro assenza. Questa circostanza li separa nettamente dal modello mitico dell’espulsione del mostro ibrido, che è costantemente a vantaggio del genere umano.

Negli ultimi quattro capitoli sono esplorate le strette relazioni esistenti fra i mixanthrôpoi e il processo artistico che ne ha prodotto le rappresentazioni iconografiche, connesse, secondo l’Autrice, con il fenomeno della metamorfosi.

Il capitolo 7 (“ Mixanthropy and metamorphosis”) esamina le prove della connessione fra ibridismo e metamorfosi. Nella storia mitica o nella linea genealogica di una divinità ibrida, l’Autrice riscontra la presenza pressoché costante di un processo grazie al quale una divinità prende le sembianze di un animale per unirsi a un altro personaggio, divino oppure no, con la conseguente generazione di una divinità ibrida o di un suo antenato. La natura ibrida di una divinità si connette dunque strettamente al fenomeno della metamorfosi; non solo, ma la stessa raffigurazione della divinità ibrida appare essere il risultato di un processo di fissazione e canonizzazione di un fenomeno fluido e dinamico qual è la metamorfosi.

Nel capitolo 8 (“Mixanthropy and masks – the iconography of Acheloos”) l’Autrice discute la stretta relazione fra le divinità ibride (in particolar modo Acheloos) e la loro rappresentazione in forma di maschera (motivo probabilmente ripreso dall’imagerie dionisiaca), che amplifica l’associazione fra divinità ibrida e la sua facoltà di essere contemporaneamente presente e assente.

Il capitolo 9 (“ Mixanthropy and plurality”) esamina altre due caratteristiche di alcuni mixanthrôpoi, pluralità e anonimato, tipiche ad esempio di satiri e sileni: in particolare i componenti del thiasos dionisiaco annoverano una varietà di esseri ibridi che, trascendendo dalla propria individualità, proiettano alcuni aspetti della loro personalità su Dionysos, che mantiene invece la sua immagine propriamente antropomorfica.

Nell’ultimo capitolo (“ Gods, Monsters and images”) l’Autrice estende infine la discussione sulle forme di rappresentazione del divino in Grecia, al fine di contestualizzare le osservazioni del capitolo precedente.

Alcuni sviluppi argomentativi non sembrano particolarmente convincenti: Ad esempio, la figura mitica di Cecrope non sembra rientrare perfettamente nel modello interpretativo prospettato dall’Autrice, nonostante la sua indubbia appartenenza al variegato cosmo dei mixanthrôpoi. Cecrope rappresenta infatti un vero e proprio eroe culturale, privo di legami con il fenomeno della metamorfosi, e strettamente connesso all’evoluzione politica della comunità ateniese. Tuttavia Emma Aston mantiene l’indiscutibile merito di aver raccolto e messo a nostra disposizione un enorme volume di utili informazioni.

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