Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2012.08.47

David Stuttard, Power Games: Ritual and Rivalry at the Ancient Greek Olympics.   London:  British Museum, 2011.  Pp. 240.  ISBN 9780714122724.  £9.99 (pb).  



Reviewed by Catia Trombetti, Università degli Studi di Perugia (catiatrombetti@yahoo.it)

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Gli studi scientifici sugli Olympia o quelli di più ampio respiro sull’atletica nell’antichità focalizzano instancabilmente l’attenzione su alcuni temi chiave, divenuti ormai veri e propri topoi della letteratura di genere: l’origine dell’atletica, la genesi delle Olimpiadi, la scelta di Olimpia come luogo della contesa panellenica per eccellenza, la nudità atletica, le specialità atletiche, le gare femminili, il significato sociale e la natura rituale delle gare, la topografia del santuario nella diacronia. In alcuni casi si spazia sulle altre gare panelleniche (Nemee, Istmiche e Pitiche, con le Panatenee in appendice o termine di paragone) e i relativi premi di gara.1 Negli ultimi decenni, la riflessione sulle Olimpiadi moderne e contemporanee ha inaugurato una serie di pubblicazioni realizzate in occasione dei Giochi, innestando quale nodo centrale del dibattito il confronto tra il fenomeno antico e quello attuale, con analisi sociologiche e politiche di apprezzabile dettaglio.2

La monografia di David Stuttard, divulgata alla vigilia delle imminenti Olimpiadi londinesi, si inserisce per certi versi in quest’ultimo filone della ricerca, distanziandosene, tuttavia, per un approccio al tema e uno stile decisamente originali. Come l’autore stesso dichiara nel paragrafo introduttivo del libro (pp. 6-12), infatti, il suo intento è quello di rievocare vividamente l’atmosfera di uno in particolare dei Giochi olimpici, accompagnando il lettore in un viaggio attraverso la collina di Kronos e gli spazi focali della festa. Le Olimpiadi non sono state e non sono un fenomeno unitario, infatti, ma qualcosa di dinamico che può essere esplorato realisticamente solo nel dettaglio. Stuttard sceglie così di ricostruire lo scenario delle Olimpiadi del 416 a.C., caratterizzate dal convergere in Olimpia di grandi personalità, prima fra tutte Alcibiade, e dallo svolgersi dei Giochi durante una breve tregua nel corso della rovinosa guerra del Peloponneso. Simili contingenze rendono quell’evento un momento cruciale, attraverso cui diviene particolarmente agevole esplorare le trame di potere, cui in antico le competizioni atletiche paiono fare quasi da sfondo. Proprio su quest’ultimo aspetto David Stuttard focalizza l’attenzione: le antiche Olimpiadi non sono semplicemente una gara sportiva, ma un amalgama complesso in cui religione e interesse politico si fondono abilmente. La distanza fra l’evento antico e quello moderno, di conseguenza, è considerata incalcolabile, tanto che per le Olimpiadi attuali sarebbe più appropriato parlare di “reinventions” (p. 9). Immediato e quasi scontato, in tale frangente, è il richiamo al rito della fiaccola olimpica, invenzione di Leni Riefenstahl per le Olimpiadi del 1936, svoltesi a Berlino in pieno regime nazista.

Nell’architettura del libro, una cornice cosmica fa da sfondo all’ordine grammaticale con cui si alternano le giornate olimpiche: il sorgere della luna e il tramonto del sole dettano il ritmo degli eventi rituali, delle gare e dell’intensa attività sociale che animano l’Altis. Ciascun paragrafo è simbolicamente assimilato a un momento astrale significativo per lo svolgersi del Giochi. L’introduzione corrisponde allo Spring Equinox 416 BC (pp. 6-12), scandito dal sacrificio d’apertura a Kronos da parte del sacerdote di Elide, sulla cima della collina dedicata alla terrificante divinità. Il primo paragrafo (ZEUS, THE BEARER OF VICTORY. Full moon minus 14, the day of the new moon, pp. 13-38) descrive nel dettaglio il cerimoniale riservato a Zeus, il religioso silenzio che circonda lo spazio sacro riservato al dio, il complesso sistema iconografico che disegna e contestualizza i contorni del divino. La statua è quella realizzata da Fidia, il tempio quello ricostruito nel 458 a.C. Il secondo paragrafo (ARRIVAL, POMP, CEREMONY AND CONFLICT. Day 1. Full moon minus two, pp. 39-70), a due giorni dalla luna piena, tratteggia la trasformazione di Olimpia in occasione della Festa, il sopraggiungere delle delegazioni estere, tra cui quella ateniese di Alcibiade, il disporsi delle loro tende sul terreno secondo una gerarchia ben definita, l’incedere degli atleti in processione, lo svolgersi delle gare atletiche dei ragazzi, la proclamazione dei vincitori. Il terzo paragrafo (FUNERAL GAMES. Day 2. Full moon minus one, pp. 71-102) focalizza l’attenzione sul Pelopion, sul mito di fondazione delle Olimpiadi, sulle corse a cavallo e con i carri, sul pentathlon. Alcibiade, vincitore per la prima e unica volta nella storia dei Giochi del primo, secondo e terzo posto nella gara dei carri, è il protagonista indiscusso dell’evento. Il quarto paragrafo (HEROIC SACRIFICE; HEROIC CONTEST. Day 3. Full moon, pp. 103-128) si apre con lo scenario notturno della luna piena che veglia sul sacrificio al Pelopion e sui banchetti offerti dai vincitori delle gare. Con l’arrivo del giorno si celebrano i riti e l’ecatombe in onore di Zeus, cui seguono le gare pomeridiane, fra cui spicca quella dello stadion, la più antica e importante. Il quinto paragrafo (BLOOD ON THE SAND. Day 4. Full moon plus one, pp. 129-160) descrive il banchetto al pritaneo, con allusioni non troppo velate alle manovre politiche di Alcibiade, per chiudersi con le gare della lotta, del pugilato e del pancrazio. Il sesto paragrafo (CELEBRATING VICTORY. Day 5. Full moon plus two, pp. 161-184) celebra la cerimonia di chiusura della festa panellenica nel tempio di Zeus. Il settimo paragrafo (FALLOUT: HUBRIS, NEMESIS AND ALCIBIADES. 416-404 a.C. pp. 185-202) esplora più a fondo l’intrecciarsi degli interessi politici nel contesto delle Olimpiadi del 416 a.C. e gli eventi storici che si susseguono da lì al 404 a.C. La monografia si chiude (EPILOGUE. THE NEXT 877 YEARS, A BRIEF HISTORY. 416 BC – AD 462, pp. 203-214) con uno scorcio sull’evoluzione dei Giochi in età ellenistica e romana, durante le invasioni barbariche, per giungere col Cristianesimo all’ultima edizione del 425 d.C. Seguono una tabella cronologica (pp. 215-217), un breve dizionario mitologico (pp. 217-221), un glossario (p. 221), mappe delle Grecia e della collina di Kronos (pp. 222-225), note bibliografiche (226-235), suggerimenti bibliografici (p. 236), l’elenco delle immagini (pp. 237), l’indice (pp. 238-240).

David Stuttard inaugura un genere che in qualche modo sfugge alle definizioni. Parlare di romanzo storico sarebbe riduttivo: non renderebbe ragione dell’approccio filologico estremamente accurato, delle ricostruzioni storiche delineate alla perfezione, di una narrativa che non scivola mai nell’immaginario (se mai ipotizza il verosimile, alla maniera di qualsivoglia manuale scientifico). La conoscenza filologica degli eventi narrati incontra una capacità evocativa unica, che va ben oltre le attese del lettore accademico. Questo binomio, che si traduce in uno stile ricco, evocativo, senza rinunciare alla semplicità didascalica, rende la monografia uno strumento polivalente, in grado di abbracciare un target di fruitori decisamente ampio. I frequenti exempla tratti dalle fonti – sistematicamente citate in translation – e un copioso apparato fotografico contribuiscono ad alimentare la narrativa impressionistica degli eventi.

Nell’insieme il lavoro presenta una forte coerenza rispetto alle premesse dell’autore. Ciò nonostante, non si può fare a meno di notare come la cornice, per così dire, cosmologica e astrale in cui la narrazione si inserisce rimane come sospesa, non trovando riferimenti esplicativi nel testo. Allo stesso modo, il sacrificio d’apertura al temibile Kronos, le tecnofagiai che sostengono il mito di fondazione degli Olimpia, i giochi funebri per Pelope e tutto quanto concorre a delineare i contorni primigeni delle Olimpiadi, rimane più che a latere. Sfuggono così le ragioni dei dromena, di tutto ciò che lega mito e rito.3 L’approfondimento di simili aspetti sarebbe stato in grado di definire in modo netto l’enorme distanza stimabile fra i Giochi antichi e quelli contemporanei, molto più di tutti gli argomenti utilizzati dall’autore. La nudità atletica, l’esclusione delle donne dalle gare, i sacrifici agli dei, citati da David Stuttard quali baluardi del confine fra l’antico e il moderno, sono dettagli che danno certo la misura del tempo trascorso, ma di nuovo non se ne indagano le ragioni, finendo per essere percepiti dal lettore come un semplice fatto culturale. La vera religio che ci separa dal passato non sono, in realtà, le processioni e gli apparati simbolici di cui siamo tuttora più che forniti,4 ma il percepirsi dell’uomo antico come parte del cosmo, da cui scaturisce la necessità giuridica di orientare il proprio moto a quello degli astri e delle stagioni. L’umanità moderna ha inesorabilmente violato la sostanza delle cose sostituendola con la pura forma.

Sapientemente tratteggiato è invece l’aspetto profondamente politico delle Olimpiadi, vera occasione aristocratica per esibire, elargire, acquisire prestigio personale sotto le mentite spoglie della rappresentanza delegata. Alcibiade diviene la figura chiave attraverso cui esplorare l’ambiguo terreno d’incontro fra velleità private e interesse pubblico, che costituisce il perno di tutta la storia greca. Tuttavia, nel mostrare come il momento sportivo fosse in antico solo una parte dell’evento panellenico, David Stuttard va ben oltre l’intento di palesare la distanza che ci separa da quel sistema. Procedendo nella lettura, si ha invece la netta impressione che ben poco sia cambiato nello spirito generale dei Giochi. Fermo restando che le Olimpiadi, quale scenario e riflesso del contemporaneo, non possono che portare il segno del proprio tempo, con tutte le differenze di dettaglio, è altrettanto evidente come, non appena ci si allontani dalla spettacolarizzazione dei media e ci si avvicini al dibattito storico-politico, le Olimpiadi non abbiano mai cessato di essere né una vetrina di Stato, né luogo di discriminazione economica, sessuale e razziale, né occasione divulgativa di grandi ideali e molto altro.5 Quando si parla dell’attuale dimensione “allargata” dei Giochi, inoltre, si dimentica troppo spesso che le poleis greche sono città-stato e che la vittoria di uno Spartano per un Ateniese è la vittoria di uno straniero.

La monografia di Stuttard costituisce, in sintesi, un lavoro ricco di suggestioni, capace di accompagnare il lettore in un viaggio nel passato, che getta luce su un’attualità in cui utopia e interesse politico – in modo forse necessario al persistere stesso dell’evento – non sono mai venuti meno.


Notes:


1.   La bibliografia sull’argomento è vastissima. Si vedano, tra gli esempi più significativi: H.A. Harris, Greek Athletes and Athletics, Westport, Connecticut 1964; W.E. Sweet, Sport and Recreation in Ancient Greece. A Sourcebook with Translations, New York – Oxford 1987; D. Sansone, Greek Athletics and the Genesis of Sport, Berkeley – Los Angeles – London 1988; S.G. Miller, Ancient Greek Athletics, New Haven – London 2004; D.G. Kyle, Sport and Spectacle in the Ancient World, Malden (MA, USA) – Oxford (UK) – Carlton (Victoria, Australia) 2007.
2.   A titolo esemplificativo si vedano: D.J. Phlips – D. Pritchard (a cura di), Sport and Festival in the Ancient Greek World, Swansea 2003, per le Olimpiadi del 2000 tenutesi in Australia a Sydney; G.P. Schaus – S.R. Wenn, Onward to the Olympics. Historical Perspectives on the Olympic Games, Waterloo (Ont.) 2007, risultato di una conferenza tenuta il 3-4 ottobre del 2003 in occasione delle future Olimpiadi del 2004 di Atene. Sull’origine delle moderne Olimpiadi e il significato della tregua olimpica si veda in particolare: M. Golden, Greek Sport and Social Status, University of Texas 2008, pp. 127-139.
3.   Sugli aspetti genetici delle Olimpiadi e la relativa mitologia rimangono fondamentali: F.M. Cornford, The Origin of the Olympic Games, in J. Harrison, Themis. A Study on the Social Origins of Greek Religion, London 1963, 212-259; A. Brelich, Paides e Parthenoi, Roma 1969, pp. 451-456.
4.   Si pensi al vero e proprio riuso dell’antico, operato nel corso dei secoli in occasione delle Olimpiadi, ciascuna col suo apparato simbolico, il suo modo di percepire, leggere e tramandare il concetto di ellenicità. Cfr. M.L. Catoni, Cercando le Olimpiadi. Nota iconografica di Maria Luisa Catoni, in S. Settis (a cura di), I Greci. Storia, Cultura, Arte, Società. I. Noi e i Greci, Torino 1996, 539-610.
5.   Si vedano i seguenti contributi in Onward to the Olympics. Historical Perspectives…: R.K. Barney, The Olympic Games in Modern Times, pp. 221-241; C.W. Mason, The Bridge to Change: The 1976 Montreal Olympic Games, South African Apartheid Policy, and the Olympic Boycott Paradigm, 283-296; M. Dyreson, “To Construct a Better and More Peaceful World” or “War minus the shooting”? The Olympic Movement’s Second Century, 335-349.

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