Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2012.07.51

Bruno Centrone (ed.), Studi sui Problemata physica aristotelici. Elenchos, 58.   Napoli:  Bibliopolis, 2011.  Pp. 359.  ISBN 9788870886085.  €40.00 (pb).  



Reviewed by Luca Gili, Katholieke Universiteit Leuven (luca.gili.1987@gmail.com)

Questo volume raccoglie nove saggi su quello che è forse ‘lo scritto meno indagato e più trascurato del corpus aristotelicum’ (p. 9): otto saggi sono scritti in italiano, uno in inglese.1 Il volume si apre con una prefazione (pp. 9-21) nella quale il curatore fa il punto sullo stato dell’arte intorno a quest’opera: Centrone ribadisce con decisione il carattere spurio dei Problemata, che ritiene possano essere stati composti nell’ambito delle ricerche del primo Peripato. L’importanza che l’opera rivestì nell’antichità, nel medioevo e nel rinascimento mi pare un’ottima motivazione per una rinnovata attenzione ai Problemata: questa pregevole raccolta di studi deve essere sicuramente salutata con favore.

Il primo contributo, a firma di Diana Quarantotto, affronta il testo dei Problemata con una prospettiva originale. Quarantotto osserva che vari προβλήματα (intesi come strutture argomentative) sono rintracciabili anche nel corpus aristotelicum; essi testimonierebbero la presenza di una struttura argomentativa ‘orale’ anche nelle opere autentiche. La studiosa evidenzia giustamente che l’unica definizione di πρόβλημα che si può rintracciare nel corpus si trova in Top. I, 11, 104b1-3; poiché i Topici spiegano come condurre una disputa, essi erano evidentemente connessi a una forma di filosofare in cui l’oralità aveva ancora una sua rilevanza. Tali strutture argomentative, prosegue la studiosa, si riscontrano anche nella Historia animalium e nel De generatione animalium(alle pp. 40-45 Quarantotto tratteggia utili tabelle, nelle quali individua passi delle opere summenzionate che vengono echeggiati e ripresi nei Problemata). La conclusione che la studiosa ricava da questa ricognizione è che ‘la presenza di strutture di pensiero aurale in testi che (a differenza dei dialoghi di Platone) non mirano a imitare il dialogo sia particolarmente significativa, cioè rappresenti un segno ancora più indicativo della natura aurale dello stile linguistico-cognitivo di Aristotele’ (p. 56). Lo studio di Quarantotto apre sicuramente prospettive interessanti: alcune strutture argomentative, descritte nei Topici, sono presenti nelle summenzionate opere biologiche e nei Problemata; l’ipotesi che tali ‘strutture argomentative’ siano ‘aurali’, mi pare ben difesa dalla studiosa.

Il contributo successivo di Angela Ulacco sviluppa una suggestione già avanzata da H. Flaschar nel suo commento ai Problemata, pubblicato nel 1962 nella collana aristotelica della casa editrice Akademie. Flaschar aveva osservato che esistono notevoli contiguità tra la sezione medica dei Problemata e il corpus hippocraticum. Ulacco, con finezza di analisi, osserva che tale ‘materiale ippocratico’ è ‘integrato con una terminologia aristotelica, che, se in alcuni casi non ne muta gli orizzonti teorici, altre volte crea un vero e proprio slittamento di significato, che inserisce problemi nati in seno alla medicina in un contesto fisiologico di derivazione aristotelica’ (p. 80).

Silvia Raffaelli analizza Probl. 886 b35-887 a1, porzione di testo in cui si parla di ‘affezioni che hanno origine dalla verità’ (τὰ ἀπὸ τῆς ἀληθείας πάθη).2 Raffaelli osserva che l’espressione ‘ἀπὸ τῆς ἀληθείας’ non occorre nel corpus aristotelicum. La studiosa conduce poi un’analisi sicuramente pregevole delle occorrenze di ‘ἀληθές’ e di ‘ἀλήθεια’ nel corpus (cfr. pp. 95-96), ma si esprime in modo che a me non risulta molto perspicuo. La studiosa parla di un ‘contesto di tipo proposizionale’, p. 96, in cui l’aggettivo ‘ἀληθές’ occorrerebbe, ma non sembra rendersi conto che questa scelta è esclusiva rispetto alla possibilità che tale aggettivo si dica anche di enunciati; non dico che l’interpretazione proposta sia sbagliata, ma mi pare che si sarebbe rivelato fecondo un confronto con l’importante monografia di Paolo Crivelli, Aristotle on Truth, Cambridge, Cambridge University Press, 2004:3 Raffaelli, sorprendentemente, non fa mai riferimento a questo lavoro. La tesi che la studiosa difende è che, mentre per Aristotele la vista è il senso più importante, per l’autore di Probl. 886 b35- 887 a1 le percezioni visive sono ‘più lievi’, e quindi ‘questo pone sicuramente degli interrogativi circa l’effettiva riconducibilità o meno del testo in questione allo Stagirita’ (p. 113). Mi chiedo se fosse davvero necessaria una così lunga discussione per dimostrare una tesi come questa, che mi pare piuttosto evidente.

Nel saggio successivo Fabio Acerbi affronta le sezioni XV e XVI dei Problemata, in cui si discutono questioni matematiche e fisiche. Acerbi si sofferma su analogie e differenze tra il lessico e gli argomenti proposti in questi problemi e il lessico e le strutture argomentative dei trattati antichi di matematica (in particolare, egli pone a confronto il lessico dei Problemata con il lessico euclideo). Nei Problemata l’ottica è considerata subordinata alla geometria, come già sosteneva Aristotele. Acerbi compie una serie di osservazioni pregevoli sulle sezioni più spiccatamente matematiche (ad esempio sull’uso di lettere denotative, sul fatto che le argomentazioni sono da ‘classificare più come “mostrazioni” che come “dimostrazioni” ’[p. 117], etc.).4

Simone G. Seminara affronta la porzione di testo tra 915 b36 e 916 a39, in cui ci si chiede a) perché gli uomini sproporzionati appaiano più grandi quando sono in gruppo; b) perché animali e piante crescano in lunghezza più che in larghezza; c) come bisogna intendere i termini ‘anteriore’ e ‘posteriore’. A me pare che di questi tre προβλήματα quello che suscita maggiore interesse filosofico sia il terzo. Commentando quest’ultimo, Seminara compie un opportuno parallelo con Met.Δ, 11 (dove Aristotele parla di priorità e posteriorità) e fa un excursus sulla figura di Alcmeone di Crotone, filosofo menzionato nel πρόβλημα. Nella conclusione del saggio, Seminara rivede in più punti l’interpretazione di H. Flaschar (cfr. p. 174 n. 62), ponendo in dubbio la dipendenza – suggerita dallo studioso tedesco – dell’autore dei Problemata da Stratone di Lampsaco, per quel che riguarda la critica di quest’ultimo alla nozione di tempo, che Aristotele aveva elaborato nella Fisica.

Federico M. Petrucci dedica alle sezioni musicali dei Problemata un saggio molto corposo e ricco di informazioni: lo studioso ci presenta un Peripato che, nelle intenzioni esplicite dei suoi scolarchi Teofrasto e Stratone, intende rimanere fedele alle dottrine del Maestro, senza tuttavia rinunciare ad una recezione critica di esse. La sezione XI, dedicata al suono, è studiata con particolare rigore analitico da Petrucci, che ne sottolinea la ‘coerenza peculiare’ (p. 206), al di là di ripetizioni e di discrepanze – che sono quasi la cifra di quest’opera. La sezione XIX è più composita e si occupa di temi ‘dalla musica alla storia dell’armonia’ (pp. 210-211). Qui, ‘lungi dall’essere un corpo omogeneo i problemi armonici rappresentano piuttosto la molteplicità e le differenziazioni degli interessi e dele prospettive teoriche del primo Peripato’ (p. 238).

Il saggio di Laura M. Castelli è forse uno di quelli che ho maggiormente apprezzato di questa raccolta. Castelli mostra che la metodologia di ricerca dei Problemata non solo è analoga a quella esposta nei Topici, ma che si pone come obiettivo la risposta a quegli interrogativi fondamentali, propri di ciascuna indagine scientifica, che Aristotele aveva esposto in Post. An.B 1-2. La studiosa prende in esame i passi dei Problemata in cui si parla delle affezioni dell’anima (nel senso di affezioni transitorie, di disposizioni caratteriali permanenti e di disposizioni e attività intellettuali). Nei primi due casi la spiegazione materialista di questi fenomeni, quale ci è offerta dall’autore dei Problemata, sembra compatibile con quanto Aristotele aveva sostenuto al riguardo. Le attività intellettuali, invece, sono sì attività che non possono prescindere dal corpo, dal momento che rielaborano dati offerti dall’immaginazione, ma per lo Stagirita sono pure attività autonome, che non paiono del tutto riducibili alle caratteristiche somatiche, o alle condizioni climatiche e ambientali esterne. Non così per l’autore dei Problemata, il cui ‘materialismo’, suggerisce Castelli, potrebbe essere stato influenzato dagli sviluppi teorici del primo Peripato (in particolare dalla filosofia di Stratone).

Robert Mayhew affronta con cura e attenzione la sezione XXIX 13 dei Problemata, che è anche la più lunga di quest’opera. In questa discussione ci si chiede per quale motivo viga la consuetudine di accogliere la posizione della difesa di un imputato, qualora i giudici preposti a dirimere la sua causa si esprimano in ugual numero per la tesi della difesa e per quella dell’accusa. Questa questione nasce a partire da una legge del codice ateniese. Il contributo di Mayhew dimostra quindi anche un possesso di cognizioni storiche e culturali veramente notevoli. La tesi generale è che i dibattiti legali all’interno del Peripato si proponevano di comprendere le norme vigenti, piuttosto che suggerirne di nuove: una certa norma può in effetti essere letta come un ‘long-standing endoxon’ (p. 300), un’idea che trovo davvero stimolante e meritevole di essere sviluppata. Mayhew, che sta preparando una versione inglese dei Problemata per Loeb, mostra una padronanza non comune della sua materia in questo saggio davvero pregevole.

L’ultimo studio reca la firma di Bruno Centrone, a cui si deve anche la cura dell’intero volume. Centrone si concentra sul Problema XXX, nella cui prima sezione si affronta il tema della melanconia. Lo studioso rileva che l’autore dei Problemata offre una presentazione della melanconia decisamente diversa rispetto a quella rintracciabile nel corpus aristotelicum: Aristotele non sembra avere infatti una buona opinione della malinconia, che peraltro tratta come una disposizione dell’anima e del corpo (una disposizione che può essere di ostacolo nella deliberazione e dalla quale è difficile liberarsi); lo Stagirita non fa del malinconico un ‘tipo umano’, come invece fa l’autore dei Problemata, per il quale la malinconia è qualcosa di positivo, dal momento che è caratteristica di una personalità straordinaria. Come riassume Centrone, ‘non è perfettamente chiaro quale sia per Aristotele [...] la condizione fisiologica associabile al μελαγκολικός, se 1) la prevalenza della bile nera o 2) la sua stessa presenza (essa, infatti, non è presente in tutti) o 3) la sua posizione in una certa regione del corpo (la regione cardiaca), o ancora 4) un’anomala mistione di freddo e caldo, principi della salute e della malattia, laddove nel Problema XXX si tratta chiaramente della prima ipotesi’ (p. 312). In conclusione, l’autore dei Problemata si muove certo in una prospettiva aristotelica, ma si distanzia in più punti dal dettato aristotelico, soprattutto nella valutazione positiva della malinconia.

La cura editoriale del volume è sicuramente encomiabile (pochi i refusi: a p. 91, n. 3 ‘letteraria’ mi pare debba essere sostituito con ‘letterale’; a p. 100, n. 27 e a p. 351 si dà come luogo di edizione dell’editore Duckworth la città di Oxford, mentre il luogo corretto è London).

Sono presenti utili indici dei nomi antichi e moderni (manca però un indice dei passi citati).

In generale, si tratta di una raccolta di studi molto ben riuscita, che getta una nuova luce su un’opera poco studiata: i destinatari di quest’opera sono, evidentemente, gli specialisti di questo particolare settore di studi sull’aristotelismo. Come ho mostrato, la qualità dei saggi è varia, anche se mi sembra di poter dire che molti di questi lavori sono di ottima fattura.

Indice

Bruno Centrone, ‘Prefazione’, pp. 9-21
Diana Quarantotto, ‘Il dialogo dell’anima (di Aristotele) con se stessa. I Problemata: l’indagine e l’opera’, pp. 23-57
Angela Ulacco, ‘Malattia e alterazione del calore naturale: medicina ippocratica e fisiologia aristotelica negli hosa iatrika e in altri Problemata pseudo-aristotelici’, pp. 59-88
Silvia Raffaelli, ‘Connessioni tra vista e ἀλήθεια in Aristotele: uno spunto tratto da Problemata physica VII (ΟΣΑ ΕΚ ΣΥΜΠΑΘΕΙΑΣ)’, pp. 89-113
Fabio Acerbi, ‘Problemata physica XV-XVI’, pp. 115-142
Simone G. Seminara, ‘Problemata physica XVII (ΟΣΑ ΠΕΡΙ ΕΜΨΥΧΑ)’, pp. 143-174
Federico M. Petrucci, ‘Una traccia della dialettica scolastica del primo Peripato: le sezioni musicali dei Problemata physica (XI e XIX)’, pp. 239-274
Laura M. Castelli, ‘Manifestazioni somatiche e fisiologia delle “affezioni dell’anima” nei Problemata aristotelici’, pp. 239-274
Robert Mayhew, ‘On Problemata XXIX 13: Peripatetic Legal Justice and the Case of Jury Ties’, pp. 275- 307
Bruno Centrone, ‘Μελαγχολικός in Aristotele e il Problema XXX 1’, pp. 309-339
Bibliografia (a cura di Angela Ulacco), pp. 341-351
Indici, pp. 355-359

Notes:


1.  L’indice del volume è riprodotto al termine di questa mia recensione.
2.  La traduzione riportata è di Silvia Raffaelli.
3.  Paolo Crivelli difende con ottimi argomenti la tesi secondo cui Aristotele sostenne che ‘vero’ e ‘falso’ si dicono di enunciati (‘utterances’).
4.  Su questo testo si veda ora anche R. Mayhew, ‘The Title(s) of [Aristotle], Problemata 15’, in CQ 62.1 (2012), pp. 179-183.

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