Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2012.02.49

Maria Caccamo Caltabiano, Carmela Raccuia, Elena Santagati (ed.), Tyrannis, Basileia, Imperium: forme, prassi e simboli del potere politico nel mondo greco e romano. Atti delle Giornate seminariali in onore di S. Nerina Consolo Langher, Messina, 17-19 dicembre 2007. Pelorias, 18.   Messina:  Dipartimento di Scienze dell'Antichità dell'Università degli Studi di Messina, 2010.  Pp. 600.  ISBN 9788882680244.  €85.00 (pb).  



Reviewed by Paolo Daniele Scirpo, National and Kapodistrian University of Athens (pascirpo@arch.uoa.gr)

[Authors and titles are listed at the end of the review.]

Con la lodevole iniziativa di rendere omaggio a Sebastiana Nerina Consolo Langher, una della più attive personalità del panorama italiano degli studi di storia antica, e prendendo spunto proprio da alcune tematiche spesso sondate dalla stessa dedicataria, gli organizzatori hanno promosso lo svolgimento di due giornate seminariali, aperte anche a giovani studiosi, nonché ad ex allievi ed alunni della festeggiata. Gli atti raccolti nel volume qui presentato, inserito nella serie PELORIAS del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università degli Studi di Messina (Di.Sc.A.M.), rendono merito dell’intensa e pluriennale attività scientifica che la Consolo Langher ha svolto proficuamente nel corso degli anni.

Nella breve Premessa sono citate tutte le componenti accademiche che hanno preso parte all’iniziativa per il cui successo si congratulano Vincenzo Fera, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Antonino Pinzone, direttore del Di.Sc.A.M. ed infine Gianvito Resta, che ricorda il primo incontro con la Consolo Langher, allora giovane laureanda. A Giovanna De Sensi Sestito e Maria Caccamo Caltabiano rispettivamente è affidato il compito d’illustrare in breve il suo profilo scientifico e la sua mai celata passione per la Numismatica.

Francesco Pomponio mette in rilievo la somiglianza fra due antichi sovrani (Minosse e Erra-imitti), accomunati dalle modalità in cui trovarono tragica morte.

Fedele al quadro tucidideo della etnografia nella Sicilia pre-coloniale, Ernesto De Miro interpretando il termine di autochthonia come possessore della stessa terra, accetta l’ipotesi della venuta in antico dei Sicani sull’isola ed esamina il concetto di “Regalità” e sacerdozio nell’evoluzione della cultura sicana.

Attraverso l’esame delle evidenze archeologiche, Gioacchino Francesco La Torre sottolinea le tappe della politica territoriale di Akragas, sotto la tirannide di Falaride (572-556 a.C.). Seguendo l’ipotesi tracciata a suo tempo da De Miro,1 l’Autore riconosce due direttrici d’espansione territoriale: la prima lungo, lungo la costa sud-orientale, fino alla foce del Salso, in direzione della madrepatria Gela e la seconda, lungo quella sud-occidentale, fino alla foce del Platani, in direzione di Selinunte.

Alessandra Coppola individua la prima occorrenza in Grecia del mitologema dell’acqua che ridona la vita nell’episodio erodoteo in cui il tiranno del Chersoneso, Artaucte, per aver profanato il santuario di Protesilao, fu punito da Santippo, padre di Pericle, all’indomani della presa ateniese di Sesto.2

Ricca di spunti interessanti e di nuovi interrogativi in cerca di risposta appare la relazione di Carmela Raccuia che indaga la qualità e quantità storica dei Donativi ‘eccellenti’ inviati dalla Sicilia al santuario panrodio di Athena Lindia nel pieno equilibrio tra eusebeia e dynamis ed eternati nella famosa “Cronaca di Lindo”.3

Tramite una fine analisi del logos di Erodoto dedicato ai rapporti di philia kai xeinia fra Policrate di Samo ed il faraone Amasi, Maria Intrieri suggerisce d’attribuire allo storico di Alicarnasso la traduzione greca dei termini di origine orientale che erano soliti indicare i rapporti fra despoti, evidenziando altresì la particolare posizione di “confine” del tiranno di Samo, fra i due mondi.

In due epinici (Nemee I e IX) complementari e quasi contemporanei (476 ca. a.C) di Pindaro, è celebrato l’altrimenti ignoto Cromio di Gela, figlio di Agesidamo, di dubbia origine aristocratica, che riportò la vittoria dapprima in gare apollinee a Sicione e poi nell’agone equestre a Nemea. L’attribuzione di entrambe le odi all’ambiente etneo, la loro quasi contemporaneità nell’esecuzione, sebbene fossero metricamente diverse, e la presenza del mito di Eracle in entrambe fanno ritenere a Maria Cannatà Fera che esse facessero parte della celebrazione voluta dal tiranno Ierone ad Etna in onore del suo valoroso e fedele reggente.4

Grazia Salamone ritrova le prime attestazioni del legame fra potere regale e “ninfe” eponime di città nella monetazione arcaica e classica di Cirene, dove alla figura della dea seduta con la sua iconografia d’origine orientale s’accompagna a quella di Eracle, protettore della casata regnante dei Battiadi. Nelle zecche delle colonie magno- greche e siceliote, l’immagine della dea fu rifunzionalizzata dal punto di vista ideologico e si tramutò in quella della ninfa eponima.

La rilettura proposta da Roberto Sammartano di due passi del Peri Dionysiou di Filisto5 sulle profezie degli indovini Galeotai a Dionisio I, porta ad assegnare allo storico siracusano l’intento di sacralizzare non solo la figura del tiranno, paragonato al satiro, ma anche di legittimarne la presa di potere tramite il consenso popolare dello “sciame” dei cittadini.

Giuseppe Squillace ricostruisce l’interessante profilo di Menecrate di Siracusa, medico vissuto nel IV secolo a.C. e noto per le sue importanti teorie ed efficaci guarigioni delle più gravi malattie dell’epoca.

Parte di una ricerca più ampia dedicata al fenomeno della regalità, il contributo di Bruno Tripodi fa luce sulla figura di due re bambini (o meglio minorenni) nella Macedonia antica: Oreste (399-397 a.C.) e Perdicca III (367-359 a.C.). I due casi dimostrerebbero come nella mentalità dell’epoca a prevalere fosse la funzione regale, indipendentemente dall’età del sovrano.

Alcune interessanti osservazioni sul tema del “banchetto funebre” e l’iconografia funeraria nell’Alto Ellenismo sono offerte da Elisa Chiara Portale nel suo intervento, che pone l’accento sulla probabile origine regale (attalide) del diffuso motivo dei defunti eroizzati.

Rimandando ad altra sede il discorso sulla dedica del tempio di Atena a Priene, Emiliano Arena propone una cronologia (post 332 a.C.) per l’altra importante attestazione del rapporto di Alessandro con la città ionica, ovvero la c.d. epistole in cui il sovrano le riconobbe lo status di polis autonoma e libera.

Tra Numismatica e Archeologia, la ricerca iconografica sull’Agyieus di Apollo, condotta da Maria Daniela Trifirò, pone l’accento sul legame del culto con la dinastia tolemaica.

Maria Caccamo Caltabiano offre un’affascinante ricostruzione della macchina propagandistica di Agatocle che ispiratosi al modello di Alessandro Magno, fece sua l’ideologia della Vittoria alla base della particolare iconografia monetale adottata durante il suo regno.

Nel ginepraio della genealogie regali epirote tenta di far luce con attente riflessioni, Elena Santagati. Con la proposta di identificare in maniera polisemantica la figura femminile presente al dritto di un conio bronzeo emesso in Sicilia da Pirro sia la madre Phthia che la mitica patria di Achille alla cui immagine il sovrano epirota volle essere associato nel tentativo di dare lustro alla sua casata, l’Autore riconcilia le due ipotesi finora più probabili.

Grazie al lusinghiero ritratto tracciato da Lavinia Grazia Lo Presti,6 si evince chiaramente il significato reale dell’epiteto Poliorketes dato da Diodoro alla figura storica del re Demetrio, esperto ingegnere e fine stratega.

Al benevolo influsso della splendida e fastosa corte ieroniana è attribuita da Giacomo Manganaro l’iconografia monetale del Vittoriato, nato per porre rimedio nel difficile e travagliato periodo della Seconda Guerra Punica, al depauperamento del quadrinato argenteo.

Angela D’Arrigo traccia un profilo della politica estera tolemaica, in concorrenza con la dinastia Seleucide soprattutto nell’area del Mar Nero, seguendo le scie della tipologia iconografica, adottata dalle poleis locali, dove la testa della sovrana velata la mostra come “madre” di popoli.

Sulla scia dell’assimilazione dei sovrani tolemaici con Apollo, anche le sovrane furono a detta di Alessandra Bottari messe in relazione con la dea Artemide, come testimonierebbero i tre Inni (II-IV) di Callimaco.

Attenta e puntuale risulta l’analisi condotta da Benedetto Carroccio,7 su alcuni dei simboli ricollegabili alla figura di Zeus (aquila, fulmine e cornucopia), segni altresì evidenti dei poteri nelle monete ellenistiche.

Nell’indagine di Rosalia Marino sulla percezione del regnum a Roma in età repubblicana sono evidenziate le mille sfaccettature della diacronica dialettica regnum-libertas.

L’idea di regalità espressa da Scipione, così come tramandato dal passo polibiano della sua acclamazione da parte degli Iberi, potrebbe, a detta di Antonino Pinzone, essere derivata dal contatto con la coeva carismatica figura del basileus Ierone II e dall’ammirazione (e malcelata emulazione) per Agatocle.

Marta Sordi fa luce sul concitato tragitto che portò dalla dittatura perpetua di Cesare alla vera istituzionalizzazione di “nomi sacri” quali Imperator, Caesar ed Augustus .

La rilettura del carmen epigrafico da Acerra (CIL X 3757), databile tra il 5 ed il 14 d.C., permette ad Irma Bitto di fare alcune interessanti osservazioni sul fenomeno della politica dinastica augustea.

Luca Zambito riconosce nella testa marmorea di età romana, rinvenuta in contrada Cassero nei pressi di Modica e conservata al Museo Archeologico di Siracusa,8 il ritratto di Lucio Cesare, figlio adottivo di Augusto ed erede designato assieme al fratello Gaio.

Mariangela Puglisi fa notare come nei conii romani il subsellium, emblema della tribunicia potestas, fosse stato adoperato da Augusto nella sua propaganda ereditaria, basata sull’ideologia “diarchica” dapprima con l’associazione di Agrippa ed in seguito alla di lui morte, con la designazione dei suoi figli Lucio e Gaio, ad eredi al soglio imperiale.

Il culto dell’imperatore divinizzato e l’iconografia del tempio nelle monete di consacrazione romane sono oggetto delle osservazioni di Rossella Pera.

Nella sua attenta disamina Michela Ferrero pone l’accento sul fatto che l’imperatore sacrificante sarebbe stato posto sulle monete romane di I secolo d.C. per rimarcare il suo ruolo preminente nella religione di stato.

Sulla scia delle sue precedenti indagini,9 Anna Lina Morelli mette in risalto le fondamenta del “Potere femminile”, attraverso l’analisi del linguaggio monetale in cui appare traspare l’importanza del ruolo materno.

L’attributo dello scettro nell’iconografia monetale è l’oggetto d’indagini di Erica Filippini. Comparendo raramente accanto alle figure femminili della famiglia imperiale, esso divenne simbolo della avvenuta divinizzazione dell’Augusta con la consecratio.

Nelle scorrere il repertorio di testimonianze tardo-antiche sul rapporto dell’Imperatore con Dio e del suo porsi come tramite fra sudditi e divinità, Lietta De Salvo ne scorge la concezione ideata dai Romani e sostenuta dalle filosofie coeve e da ultimo dal Cristianesimo.

Lucietta Di Paola trae dalla documentazione presa in esame i segni e simboli del potere del governatore provinciale romano in età tardo antica.10

Vincenzo Aiello s’interroga sull’annoso problema della successione nella dinastia constantiniana (507-525) mentre Claudia Neri, analizza lo scontro tra due poteri derivanti da Dio nel mondo tardo antico, fra la Parrhesìa filosofica-monastica e l’Imperium al quale si propone di raggiungere attraverso la synkatabasis, tutti gli strati sociali.

Paola Castorino ha preso in esame la tipologia iconografica del Princeps iuventutis, che nel corso dei secoli s’è arricchita di immagini e simboli del potere, delineando così il profilo dell’erede designato.

Katia Longo invece, ha preferito ripercorrere il lungo e intricato percorso iconografico che dal tipo monetale della Vittoria con la Croce portò alla fine dell’Ottocento alle immaginette votive di Elena, madre imperatrice Santa, tra metatesi concettuali e sincretiche visioni tipiche del mondo tardo antico.

Elena Caliri rintraccia negli ultimi atti della politica odovarica, l’inizio del primo regno barbarico in Italia, dove l’elemento allogeno avrebbe dominato quello romano per diritto di conquista, lasciandogli solo l’autonomia nell’amministrazione civile.

L’attenta ricerca condotta da Rosalba Arcuri dei segni e simboli del potere imperiale nella Storia Ecclesiastica di Giovanni di Efeso, apre uno squarcio su un campo di ricerca storica ancora poco battuto, quella della sincretica storiografia tardo-antica di stampo ellenistico ma in lingua siriaca.

Prendendo in esame cinque illustri casi di Imperatori “bambini”, Daniele Castrizio si prefigge lo scopo, infine, d’illustrare il modo in cui erano raffigurati questi Mikroi Basileis sulle monete dal V al X secolo.

Table of Contents

M. Caccamo Caltabiano, C. Raccuia, E. Santagati, Premessa (9-10)
V. Fera, Le parole del Preside (11-12)
A. Pinzone, Saluto del Direttore (13-14)
G. Resta, Sul filo dei ricordi (15)
G. De Sensi Sestito, Il profilo scientifico di Sebastiana Nerina Consolo Langher (17-31)
M. Caccamo Caltabiano, Sebastiana Nerina Consolo Langher studiosa di Numismatica (33-43)
F. Pomponio, Antichi re e liquidi bollenti (45-60)
E. De Miro, L’anello di Kokalos. “Regalità” e sacerdozio nell’evoluzione della cultura sicana (61-71)
G.F. La Torre, La tirannide di Falaride e la politica territoriale di Agrigento (73-88)
A. Coppola, Eroi e tiranni: da Milziade a Artaucte in Erodoto ad Alessandro (89-95)
C. Raccuia, Tra eusebeia e dynamis. Donativi “eccellenti” dalla Sicilia alla Atena Lindia (97-122)
M. Intrieri, Philoi kai xeinoi. Sui rapporti tra tiranni e basileis in Erodoto (123-142)
M. Cannatà Fera, Cromio-Eracle in due epinici pindarici (143-152)
G. Salamone, Potere regale e “ninfe” eponime di città (153-163)
R. Sammartano, Il satiro e le api. Le profezie dei Galeotai su Dionisio nell’opera di Filisto (165-191)
G. Squillace, Medicina e regalità: Menecrate di Siracusa e Filippo II (193-207)
B. Tripodi, Due re bambini nella Macedonia antica: Oreste e Perdicca III (209-217)
E.C. Portale, Ideologia regale e imagerie ellenistica: osservazioni su banchetto e l’iconografia funeraria nell’Alto Ellenismo (219-251)
E. Arena, Alexandros basileus e Priene: a proposito della cronologia di I. Priene 1 (253-266)
M.D. Trifirò, L’Agyieus di Apollo tra Numismatica e Archeologia (267-275)
M. Caccamo Caltabiano, La Nike/Nymphe di Agatocle e l’ideologia della Vittoria (277-302)
E. Santagati, La Phthia di Pirro tra mitologia e genealogie regali (303-310)
L.G. Lo Presti, Demetrio basileus poliorketes ed eumechanos (311-323).
G. Manganaro, Arte ellenistica alla corte di Gerone II, le due emissioni di oro e il vittoriato di Roma (325-338)
A. D’Arrigo, La sovrana velata “madre” di popoli e la politica estera tolemaica (339-352)
A. Bottari, A proposito di Artemide/Diana modello di sovrane (353-362)
B. Carroccio, Come Zeus: aquila, fulmine e cornucopia segni dei poteri nelle monete ellenistiche (363- 374)
R. Marino, Sulla percezione del regnum a Roma in età repubblicana (375-384)
A. Pinzone, La regalità di Scipione (385-393)
M. Sordi, Dalla dittatura perpetua di Cesare ai “nomi sacri” di Imperator, Caesar, Augustus (395-399)
I. Bitto, Alcune osservazioni su un carmen epigrafico da Acerra (CIL X 3757) (401-415)
L. Zambito, Volontà dinastiche e gestione del consenso. A proposito di un ritratto di Lucio Cesare da Modica (417-424)
M. Puglisi, Il seggio e l’ideologia “diarchica”. Da Augusto e Agrippa alla fine dell’Impero (425-437)
R. Pera, Il culto dell’imperatore divinizzato. Nota sull’iconografia del tempio nelle monete di consacrazione romane (439-448)
M. Ferrero, L’imperatore sacrificante sulle monete romane di I secolo d.C. (449-458)
A.L. Morelli, Potere femminile, potere della Mater (459-476)
E. Filippini, Iconografia monetale del potere femminile: l’attributo dello scettro (477-485)
L. De Salvo, Il basileus fra sudditi e divinità. Riflessioni su alcune testimonianze tardo antiche (487-495)
L. Di Paola, Segni e simboli del potere del governatore provinciale romano in età tardo antica (497-506)
V. Aiello, Il problema della successione nella dinastia constantiniana (507-525)
C. Neri, Parrhesìa ed Imperium. Scontro tra due poteri derivanti da Dio nel mondo tardo antico (527- 535)
P. Castorino, Il Princeps iuventutis. Immagini e simboli del potere (537-549)
K. Longo, Dalla Vittoria con la Croce alla Imperatrice Santa. Tipi monetali e immagini di culto (551-563)
E. Caliri, Potere e regalità in età odovarica (565-577)
R. Arcuri, Segni e simboli del potere imperiale nella Storia Ecclesiastica di Giovanni di Efeso (579-585)
D. Castrizio, Mikroi Basileis. Imperatori bambini sulle monete dal V al X secolo (587-598)
C. Raccuia, Saluto finale (599-600)

Notes:


1.   Cfr. E. De Miro, “La fondazione di Agrigento e l’ellenizzazione del territorio fra il Salso ed il Platani”, in Kokalos, VIII, (1962), 122-152.
2.   Cfr. A. Coppola, “Milziade e i tirannicidi”, in Historia, 52, (2003), 283-299.
3.   Cfr. C. Highbie, The Lindian Chronicle, Oxford, 2003.
4.   Cfr. M. Cannatà Fera, “La Sicilia di Pindaro”, in G. Nuzzo (a.c.d.), «La Sicilia terra del mito». Atti del Convegno nazionale di studi (Palermo, 13-14/11/2004), Palermo, 2005, 33-47.
5.   Philist. apud Cic., De divin. 1, 39, 73 (FGrHist, 556, F 57-58).
6.   L.G. Lo Presti, “Aspetti e problemi della politica di Demetrio verso la Grecia. Gli onori divini a Demetrio”, in AAPel, 77, (2001), 159-175.
7.   B. Carroccio, “Dal basileus Agatocle a Roma: Le monetazioni siciliane di età ellenistica (Cronologia, iconografia, metrologia) [Pelorias, 10], Messina, 2004.
8.   G.V. Gentili, “L’iconografia dell’età imperiale (metà I-III sec. d.C.) nel Museo di Siracusa”, in SicGym, VII, (1954), 94-103.
9.   A.L. Morelli, Madri di uomini e di dei. La rappresentazione della maternità attraverso la documentazione numismatica di epoca romana, Bologna, 2009.
10.   L. Di Paola, “L’identità del governatore tardo antico fra tradizione e innovazione”, in G. Bonamente - R. Lizzi Testa (a.c.d.), Istituzioni, Carismi ed Esercizio del potere (IV-VI secolo d.C.) [Munera, 31], Bari, 2010, 197-209.

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