Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2011.12.58

John H. Oakley (ed.), Die attischen Sarkophage. Die antiken Sarkophagreliefs, Bd IX. Die Sarkophage Griechenlands und der Donauprovinzen, Tl 1.   Berlin:  Gebr. Mann Verlag, 2011.  Pp. 109, 64 p. of plates.  ISBN 9783786126409.  €69.00.  



Reviewed by Danilo Nati, Scuola Archeologica Italiana di Atene (danilonati@hotmail.it)

Nel 2007 la Direzione Centrale dell’Istituto Archeologico Germanico ha deciso di istituire un comitato internazionale con l’incarico di proseguire la realizzazione del corpus degli Antiken Sarkophagreliefs e la serie di studi a questi correlati. Il volume di John Oakley (il primo a essere stato redatto sotto l’egida del nuovo comitato) costituisce il terzo di una serie complessiva di quattro fascicoli che hanno il fine di ripubblicare, in maniera sistematica e secondo criteri attuali, tutti i sarcofagi attici figurati.

I temi mitici maggiormente documentati sui sarcofagi attici sono costituiti da episodi tratti dalla vita di Achille e Ippolito (analizzati nel primo volume della serie: S. Rogge, Die attischen Sarkophage, 1. Achill und Hippolytos, 1995) oltre che da scene di battaglie fra greci e amazzoni, ovvero greci e troiani (oggetto del lavoro di prossima pubblicazione a cura di C. Kintrup, Die attischen Sarkophage , 2. Amazonen, Schlacht zwischen Griechen und Trojanern, Schlacht bei den Schiffen vor Troja). Il fascicolo di J.Oakley è dedicato ai sarcofagi attici i cui rilievi presentano scene mitiche attestate con minore frequenza su questa classe monumentale : Bellerofonte con Pegaso (nn. 1-10), Elena e i Dioscuri (n. 11), le fatiche di Eracle (nn.12-22), Ifigenia in Aulide (nn.23-24), Kairos (n.25), i Centauri impegnati in caccia o battaglia (nn. 26-41), Leda e il cigno (nn.42-43), le Muse (nn. 44-45), Ulisse e la strage dei Proci (nn. 46-48), Edipo e la Sfinge (n. 49), la morte di Ofelte (nn. 50-52), episodi tratti dall’Orestea (nn. 53-58), Orfeo (nn. 59-60), Pelope (n. 61), Polissena (n. 62), i Sette contro Tebe (n. 63), Scilla (n. 64), Teseo e Arianna (n. 65), e infine una scena di ambientazione oltremondana, probabilmente la raffigurazione del Iudicium Orestis (n. 66). La prima parte dell’opera (pp. 13-59) si compone di 19 capitoli, in ognuno dei quali si discutono scelte tipologiche, varianti iconografiche e proposte cronologiche dei sarcofagi, raggruppati per tema mitologico, con alcune considerazioni riguardanti scelte iconografiche e valore iconologico di ciascun episodio mitico in rapporto alla sfera funeraria.

Il primo capitolo è consacrato all’analisi dei 10 sarcofagi attici, tutti databili nella seconda metà del II secolo d.C., raffiguranti Bellerofonte in compagnia di Pegaso, che mostrano l’eroe che doma il cavallo alato oppure lo fa abbeverare presso la fonte Peirene (nn.1-10). Segue l’esame dell’unico sarcofago attico raffigurante Elena e i Dioscuri (n.11), il cui luogo di rinvenimento (Atene, Kifissia), in concomitanza con l’inusuale scena rappresentata -- un hapax nella produzione attica-- è stato riconosciuto quale probabile monumento funerario appartenente ad un membro della famiglia di Erode Attico, verosimilmente Elpinice o Polydeukion. Il terzo capito è destinato all’esame di undici esemplari sui quali sono raffigurate otto delle dodici fatiche di Eracle (il cinto della regina Ippolita, il cinghiale di Erimanto, la cattura di Cerbero, la cerva cerinite, l’Idra di Lerna, il leone nemeo, gli uccelli stinfalidi, e i pomi delle Esperidi), nonché lo scontro fra Eracle e Anteo. L’arco cronologico dei sarcofagi che hanno come protagonista Eracle è più ampio dei precedenti, e va dal terzo quarto del II secolo sino al secondo quarto del III secolo d.C.

I capitoli 4 e 5 sono dedicati rispettivamente ai due sarcofagi a Salonicco e Varsavia raffiguranti il sacrificio di Ifigenia in Aulide (n.23-24), e al frammento di sarcofago a Torino, Museo dell’Antichità, che offre un’interessante raffigurazione di Kairos (n.25), immediatamente riconoscibile per la chioma fluente sulla fronte e la nuca calva. Segue un capitolo, il sesto, dedicato alle scene comprendenti Centauri, raffigurati su 16 sarcofagi, con una cronologia che va dal terzo quarto del II secolo sino al terzo quarto del III secolo d.C. Le scene sono state suddivise in due nuclei tematici -- Centauri impegnati in una battuta di caccia e Centauri in lotta contro i Lapiti -- con divario cronologico di circa un cinquantennio fra il primo e il secondo gruppo. Il capitolo 9 presenta tre frammenti appartenenti ad altrettanti sarcofagi che mostrano la strage dei Proci ad opera di Ulisse, databili complessivamente nell’ultimo quarto del II secolo s.C. Nel capitolo 12 vengono esaminati sei sarcofagi (nn.53-58) , databili nell’ultimo quarto del II secolo d.C., sui quali sono rappresentati quattro differenti episodi tratti dalla vita di Oreste (nn.53-58) : l’uccisione di Egisto e Clitennestra (nn.53-56), l’incontro di Oreste ed Elettra presso la tomba di Agamennone (n.53), Oreste e Ifigenia in Tauride (nn.57-58), infine Oreste e Pilade presso l’altare (n.58).

I temi mitologici associati a Bellerofonte, i Centauri, ed Eracle, rispettivamente rappresentati su 10, 16 e 11 sarcofagi, sono di gran lunga i più frequenti nell’ambito della categoria dei miti raramente attestati. Se gli esemplari appartenenti ai primi due gruppi sono complessivamente databili intorno al 150-180 d.C., epoca equivalente alla Experimentierphase, la maggior parte di quelli decorati con le fatiche di Eracle si collocano cronologicamente nell’ultimo quarto del II secolo d.C. I restanti temi mitologici sono di norma rappresentati su un solo sarcofago, o su un massimo di tre, e sono tutti prodotti nello stesso ambito cronologico: fanno eccezione soltanto i sarcofagi con le scene di Leda e il cigno, Ifigenia in Aulide, e le Muse, le cui attestazioni—che non superano comunque i tre esemplari ciascuno— hanno cronologie distinte. Il sarcofago di Polissena a Madrid/Parigi (n. 62) e quello di Pelope ad Atene (n. 61), entrambi prodotti intorno alla metà del III secolo d.C., mostrano su tutti e quattro i lati scene mitiche strettamente connesse le une alle altre, circostanza che permette di ipotizzare una loro realizzazione su specifica richiesta del committente.

La prima parte del volume si conclude con una breve sintesi che riepiloga il numero di attestazioni e la cronologia dei sarcofagi attici ivi presentati (capitolo 20), e una nota (capitolo 21), a cura di Sabine Rogge, relativa ad una nuova ipotesi ricostruttiva del frammentario sarcofago di Pelope conservato al Museo Nazionale di Atene (n. 61). La seconda parte del volume (pp.69-99) è costituita dal catalogo, ossia le schede analitiche di ciascun sarcofago, comprensive di luogo di conservazione, luogo di rinvenimento (qualora noto), misure, e una dettagliata e approfondita descrizione dell’esemplare in esame, preceduto da una scrupolosa raccolta della bibliografia precedente. Il volume si chiude con due indici (dei luoghi di conservazione e dei soggetti) e una tavola delle concordanze con l’ASR. Di notevole qualità la documentazione fotografica: ben 64 tavole in bianco e nero riproducenti la totalità dei sarcofagi attici presentati.

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