Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2011.12.41

Claudia Greco (trans.), Coricio di Gaza. Due orazioni funebri (orr. VII-VIII Foerster, Richtsteig). Hellenica, 36.   Alessandria:  Edizioni dell'Orso, 2010.  Pp. viii, 203.  ISBN 9788862742320.  €20.00 (pb).  



Reviewed by Simona Lupi, Università degli Studi di Sassari (simonalupi@hotmail.com; slupi@uniss.it)

Il volume di Claudia Greco, risultato dei suoi studi iniziati con la stesura della tesi di laurea e proseguiti durante il Dottorato di Ricerca (Firenze 2007) e negli anni successivi, propone per la collana «Hellenica» una nuova edizione critica ed una traduzione in lingua italiana con commento delle due orazioni funebri pronunciate da Coricio di Gaza in onore di Maria, madre del vescovo della città Marciano (or. VII F.-R., OrFunMar), e del suo maestro Procopio (or. VIII F.-R., OrFunProc). Esso apporta in tal modo un importante contributo allo studio della figura e dell’opera del sofista gazeo, di recente oggetto di rinnovato interesse.1

Il volume si compone di un’introduzione a cui seguono l’edizione con traduzione a fronte delle due orazioni funebri ed il commento. È corredato da una bibliografia e da due indici.

Ad apertura del libro, dopo una breve premessa, è posta la bibliografia (1-16), che scioglie le abbreviazioni suddividendole in nove sezioni: edizioni e traduzioni del corpus coriciano; edizioni e traduzioni di raccolte e di singole orazioni coriciane; edizioni e traduzioni dell’ Oratio funebris in Mariam; edizioni e traduzioni dell’ Oratio funebris in Procopium; studi coriciani; studi sulla città di Gaza e sugli autori gazei; studi di retorica e principali edizioni di riferimento; varia; Choricii Opera. La ripartizione delle abbreviazioni bibliografiche in un così gran numero di sezioni tematiche, se da una parte dà conto dello specifico apporto di ciascun contributo, dall’altra risulta di non sempre agevole consultazione per chi voglia avere un immediato riscontro bibliografico durante la lettura del commento. Agli studi, di cui Greco non ha potuto tener conto perché usciti in contemporanea al licenziamento del suo lavoro, è dedicata una pagina di Addendum: tra questi, la traduzione con note di commento di OrFunProc a cura di Corcella per il volume curato da Amato,2 sulla quale la curatrice si ripromette di discutere in altra sede (16).

L’introduzione si apre con un paragrafo dedicato al genere letterario ed alla struttura retorica dei due epitafi (17-23). Greco ravvisa in essi una stretta aderenza formale ai precetti scolastici ed ai modelli delle grandi orazioni funebri attiche ed atticiste (Tucidide, Demostene, Elio Aristide, Libanio), ma anche una particolare attenzione alla sensibilità del pubblico cristiano nell’attenta selezione dei temi e del linguaggio. Così per l’epitafio di Maria mette meritoriamente in luce come il repertorio lessicale, tematico e di immagini si presti ad un’interpretazione tanto secondo istanze filosofiche e scolastiche tradizionali, tanto in base ad un’ottica di rielaborazione cristiana: questa duplicità di lettura porta a pensare ad una celebrazione aperta al pubblico eterogeneo della cittadinanza. L’orazione funebre per Procopio, per i suoi caratteri maggiormente scolastici, sarebbe stata pronunciata, invece, davanti al pubblico colto dei fratelli, dei colleghi e degli studenti del maestro. La dipendenza di Coricio dalla tradizione scolastica è evidenziata dall’attenzione didascalica con cui segnala il passaggio da una sezione all’altra, in particolare attraverso il ricorso a domande retoriche, e dall’utilizzo in entrambe le orazioni di un medesimo repertorio tematico. Chiude il paragrafo proprio il confronto dei due epitafi sulla base dei loro topoi comuni.

Quanto alla cronologia (23-25), Greco ripercorre le riflessioni di Kirsten (Quaestiones Choricianae, Vratislaviae 1894) e concorda con lui nella datazione dei due epitafi (OrFunMar dopo il 518; OrFunProc dopo il 526 e prima del 535/536 verosimilmente tra il 520/30 come Chauvot, Procope de Gaza, Priscien de Césarée, Panégyriques de l’empereur Anastase Ier, Bonn 1986: 87-92, 212).

L’introduzione prosegue con un paragrafo dedicato ai manoscritti (26-32), di cui si fornisce la descrizione codicologica e paleografica, nonché un’utile bibliografia posta al termine di ciascuna sezione dedicata ad ogni manoscritto. Il paragrafo si segnala per il fatto di trattare, oltre ai manoscritti già noti al Foerster, anche i nuovi testimoni reperiti dalla recente attività di ricerca di Amato.

Il paragrafo sulle edizioni (32-36) ripercorre le vicende che portarono alle editiones principes, indica i manoscritti su cui si fondano e ne evidenzia le scelte e gli errori, come la sistematica confusione della legatura ἀπ- con εὐ- da parte di Villoison nell’ editio princeps di OrFunMar (a. e b.). Completa il quadro il punto c. dedicato alle edizioni di Boissonade e Foerster-Richtsteig, con la riproduzione dello stemma codicum stampato nei prolegomena all’edizione teubneriana (XVII).

L’introduzione si conclude con la descrizione dei criteri adottati per l’edizione (37-38). Greco si propone di dare il proprio contributo limitatamente alla constitutio textus delle due orazioni funebri, auspicando un lavoro complessivo sui manoscritti volto ad una revisione dello stemma. Sottolinea come i nuovi testimoni, tardi, incompleti o copie di manoscritti già noti, non diano un apporto significativo alla costituzione del testo, ma attribuisce un certo valore ad N (Matritensis gr. 4636, olim N-115), descriptus di M (Matritensis gr. 4641, olim N-101) per mano di Lascaris, utile nei casi in cui M è di difficile lettura o lacunoso e quando l’erudito corregge M. Per tale motivo la curatrice sceglie di segnalare in apparato, e di riportare nell’introduzione (37), tutte le lezioni di N che si allontanano da M. Greco sottolinea, infine, i numerosi errori di maiuscola in entrambe le orazioni, tali da far pensare che M ed Ath (Athous Laurae S. Athanasii θέσεως Ω 123) dipendano da due diverse traslitterazioni, e richiama all’attenzione la frequente caduta di ν finale. La presenza in apparato anche degli errori banali di P (Parisinus gr. 2967) è giustificata con l’obiettivo di agevolare un futuro lavoro di valutazione complessiva di questo testimone, che per Greco, in una stima limitata però ai soli due epitafi, andrebbe eliminato dall’apparato poiché non reca alcun contributo significativo (36).

Il testo edito da Greco si differenzia da quello dell’edizione teubneriana in due casi: nell’OrFunMar 25 Greco accoglie la congettura di Pizzone οὐκέτ’ὄν in luogo di οὐκέτ’εἶναι di Foerster (p. 106,18-19 F.-R. cfr. p. 52,1 Greco); 3 nell’OrFunProc 7 inserisce un punto in alto dopo ὀργίοις ed un μέν in luogo di γάρ dopo ἐκεῖνοι (p. 111,20-23 F.-R. δύο γὰρ ὄντων, οἷς ἀρετὴ βασανίζεται σοφιστοῦ, τοῦ τε ... τοῦ τε τοὺς νέους μυσταγωγεῖν τοῖς τῶν ἀρχαίων ὀργίοις, – ἐκεῖνοι γὰρ ..., p. 60,19 Greco δύο γὰρ ὄντων, ... τοῦ τε ... ὀργίοις· ἐκεῖνοι μὲν...). Secondo le intenzioni dell’editrice quest’ultima congettura ovvierebbe alla difficoltà sintattica creata dal genitivo assoluto pendens, che aveva spinto Foerster ad ipotizzare una lacuna dopo ὀργίοις (v. apparato) e Boissonade a proporre in nota (p. 4 n. 5 e non 4 come segnalato nel commento da Greco) l’espunzione di γάρ o la sostituzione con γέ: ἐκεῖνοι μέν andrebbe inoltre a contrapporsi al successivo δέ (p. 112,7 F.-R., p. 60, 25 Greco). L’inserimento di un punto in alto dopo ὀργίοις interrompe ex abrupto il dettato e comporta un anacoluto: la scelta di Greco si inserisce così nel solco di quanto già osservato da van Dis, (sebbene non richiamato nel commento), il quale ravvisava nel passo in discussione un “grave anacoluthon” (p. 77), poiché Coricio, diversamente dal solito, avrebbe scordato di portare a compimento la frase iniziata col genitivo assoluto ed interrotta per l’inserimento della lunga digressione introdotta da ἐκεῖνοι γάρ. In OrFunMar 26 (p. 52,5), infine, Greco stampa la versione trasmessa dai manoscritti ed accolta nelle edizioni di Villoison e Boissonade ἱκανῶς ἀπολαῦσαι, ma, poiché fa precedere l’avverbio da un φασί anziché φασίν come gli altri editori, produce uno sconveniente iato.

L’apparato critico, frutto di una collazione autoptica dei manoscritti, è di tipo positivo ed ha il merito di aver arricchito quello teubneriano con i nuovi testimoni (per OrFunProc sono così riportate le lezioni del Chic. Univ. 55 – gr. 11 – del XVII sec.) e l’apporto di N. Si presenta in alcuni casi più chiaro e preciso di quello approntato da Foerster, talvolta criptico e parziale a causa della mancata revisione definitiva da parte del curatore. Un primo controllo limitato alla lettura di M ed alle lezioni attribuite di volta in volta alle edizioni di Villoison, Fabricius, Boissonade e Foerster ha, tuttavia, rilevato alcuni refusi, imprecisioni ed errori. Trascurando i refusi, che possono tuttavia compromettere talvolta la bontà dell’apparato stesso (v. p. 44, 2 la congettura ἡδομήνην di Boissonade è divenuta al nominativo perché è saltato il ν e p. 74,27 Fabricius scriverebbe Μασθακόν mentre stampa Μαιθακόν), si segnala l’imprecisa attribuzione di alcune lezioni (p. 44,15 τῶν in luogo di τήν è esclusivamente lezione di Villoison e non anche di Boissonade; p. 50,19 ἀνοήτους è stampato solo da Villoison, e non anche da Boissonade che accoglie la congettura in nota di Villoison ἀνονήτους [cfr. Boissonade 1846 p. 45 n. 6]; p. 50,20 ἐγγόνων è lezione di Boissonade, e non anche di Villoison che ha ἐκγόνων; p. 54,4 τι non è omesso da Villoison e Boissonade; p. 54,12 εὐτεξίᾳ è solo lezione di S e non pure di Boissonade che congettura e stampa εὐπραξίᾳ [cfr. Boissonade 1846 p. 48 n. 4]; p. 80,5 Boissonade ha ἀπολαύσασαι come Fabricius e non ἀπολαύουσαι come Foerster); l’indicazione di lectio inesistenti (p. 46,19 Villoison e Boissonade avrebbero συνεκάλησε, mentre concordano con Foerster stampando συνεκάλεσε; p. 54,18 Villoison e Boissonade stamperebbero τέκνον in luogo di τέκνων ed invece entrambi riportano il genitivo plurale); l’erronea lettura di M (p. 60,24 Greco legge βασίμοις anziché βασίμους come Foerster, ma il manoscritto presenta per la desinenza la medesima legatura che si ritroverà per il successivo πλοῦς, sulla cui lettura i due editori concordano [il dativo plurale è, piuttosto, stampato dal Fabricius, come giustamente segnalato da Foerster]; p. 64,29 M avrebbe εὐχόμενος e non ἐχόμενος come per Foerster, la cui lettura appare invece corretta anche alla luce della differente legatura del successivo εὐχόμην; p. 70,10 M avrebbe μελλήσασαι mentre scrive chiaramente μελήσασαι; p. 80,18 M rettificherebbe ἐπιβάλλει in ἐποβαλεῖ, mentre corregge chiaramente ἐπιβαλεῖ in ἐπιβάλλει come indicato da Foerster).

La traduzione a fronte è piuttosto aderente al testo greco, delle volte a discapito della scorrevolezza della lettura: così, ad esempio, l’anacoluto di OrFunProc 7 è mantenuto con una causale interrotta ex abrupto dai due punti.

Il commento (84-198) si segnala, in particolare, per aver messo in luce in più passi la possibilità di una duplice lettura, filosofico-pagana e cristiana, testimonianza della sensibilità coriciana per il pubblico eterogeneo della Gaza di VI sec. Non si trascurano, inoltre, i debiti nei confronti della tradizione scolastica, notazioni di lingua e stile, e l’analisi dei richiami testuali indiretti e delle fonti.

Chiudono il volume due indici, uno delle parole greche ed uno degli elementi stilistici e retorici: essi risultano preziosi per la consultazione del commento ed hanno il pregio di mettere in risalto gli aspetti lessicali e retorico- stilistici del testo contribuendo ad una più snella conoscenza dell’usus scribendi dell’autore gazeo. In quest’ottica di avvicinamento all’autore sarebbe stato utile anche un index locorum.

In conclusione, il volume di Claudia Greco contribuisce ad una maggiore conoscenza dell’opera e della figura di Coricio rivolgendo la propria analisi su due orazioni che, per argomento ed occasione, ben rappresentano quella commistione quanto mai riuscita tra cultura pagana e mondo ormai cristiano che si rileva nella Gaza di VI sec. Nell’analisi dei due epitafi l’autrice del volume è ben riuscita a mettere in evidenza questa bipolarità della cultura gazea. A lei va dunque il merito di un volume capace di aprire nuove riflessioni e nuove prospettive di ricerca.


Notes:


1.   V. C. Saliou (a cura di), Gaza dans l’Antiquité tardive: archéologie, rhétorique et histoire. Actes du Colloque international de Poitiers (6-7 mai 2004), Salerno 2005; R. J. Penella (a cura di), Rhetorical Exercises from Late Antiquity: a Translation of Choricius of Gaza’s Preliminary Talks and Declamations, Cambridge 2009; S. Lupi (a cura di), Coricio di Gaza, XVII (= decl. 4) F.-R.: Milziade. Introduzione, traduzione e commento, Freiburg i.Br./Berlin/Wien 2010.
2.   E. Amato (a cura di), Rose di Gaza. Gli scritti retorico-sofistici e le epistole di Procopio di Gaza, Alessandria 2010, 507-527.
3.   A. Pizzone, Choriciana, Eikasmos 16 (2005), 327-335: 334.

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