BMCR 2011.12.12

Storie di Atene, storia dei Greci: studi e ricerche di attidografia. Contributi di storia antica, 8

, , Storie di Atene, storia dei Greci: studi e ricerche di attidografia. Contributi di storia antica, 8. Milano: Vita e Pensiero, 2010. viii, 343. ISBN 9788834319505. €25.00 (pb).

[Table of Contents below.]

Il volume curato da Cinzia Bearzot e da Franca Landucci e dedicato alla memoria di Dino Ambaglio, scomparso prematuramente nel dicembre 2008, raccoglie nove contributi riguardanti il tema dell’attidografia, cioè di quel filone che, nell’ambito della produzione storiografica locale della Grecia classica, ellenistica, ma anche imperiale, si concentrava esclusivamente sull’Attica, sui suoi miti e la sua storia.

I primi due articoli presentano un carattere introduttivo e forniscono degli elementi utili rispettivamente alla definizione dell’attidografia in quanto genere letterario e all’inquadramento del dibattito dei moderni sull’attidografia.

Più precisamente, Roberto Nicolai indaga sui caratteri propri a questa produzione partendo dalle testimonianze degli autori antichi (Dionigi di Alicarnasso in particolare), e ne mette a confronto gli aspetti peculiari con generi letterari contigui, quali le politeiai, il logos epitaphios, i trattati storici relativi alla storia dell’intera Grecia (le Elleniche), la produzione antiquaria (le archaiologiai), Erodoto. Dalla sua analisi comparativa risulta chiaro che la finalità eziologico-documentaria e la sensibilità antiquaria, elementi essenziali ma non esclusivi della produzione attidografica, si sarebbero giustificate non come sterile esercizio erudito, ma nell’ambito della volontà di rafforzare l’identità locale ateniese facendo leva sulla memoria del passato. In altri termini, tale produzione – sembra di indovinare – avrebbe rivestito anche un ruolo ideologico.

L’autore del secondo articolo, Giorgio Camassa, si inserisce criticamente nel dibattito storiografico moderno sull’Attidografia, prendendo come punto di partenza le tesi sostenute da Jacoby nella sua Atthis, pubblicata nel 1949. In tale trattato, Jacoby si allontanava dalle posizioni di Wilamowitz e Mommsen, che facevano risalire la genesi dell’attidografia alla cronaca preletteraria degli exegetai, ritendendo al contrario che essa fosse una ramificazione secondaria della storiografia panellenica. Riassumendo i più recenti sviluppi del dibattito storiografico, Camassa sottolinea come gli indizi disponibili non consentano di affermare l’anteriorità di un genere sull’altro, ma invita a riflettere su un dato importante: la nascita del genere attidografico, con l’esaltazione del passato locale che lo caratterizza, sarebbe la conseguenza di un clima politico, quello delle crisi del 411 e 404, propizio alla strumentalizzazione del passato, della storia antica di Atene: questo fu probabilmente, almeno nel caso ateniese, il terreno da cui prese le mosse la storiografia locale. Le ultime due parti di questo stimolante contributo sono infine dedicate alla questione dell’interazione tra tradizione orale e documenti scritti nella composizione delle Atthides e alla relazione tra Atthides e Politeiai, due generi certo simili, ma non sovrapponibili.

Il lungo contributo di Gabriella Ottone mira a meglio definire il profilo di “attidografo” di Ellanico di Lesbo, profilo problematico sia per la scarsità di quanto pervenutoci della sua opera dedicata all’Attica, sia per il fatto che Ellanico non era originario di Atene, ma di Mitilene. L’analisi di Gabriella Ottone sviscera attentamente tutti gli elementi a disposizione: la critica tucididea alla trattazione troppo superficiale e frettolosa della Pentecontetia da parte di Ellanico; i rapporti tra Ellanico ed Erodoto, resi oscuri dalla difficoltà della definizione della cronologia del Lesbio; lo studio contenutistico dei soli 26 frammenti dell’opera ellanicea dedicata all’Attica, in cui spicca l’interesse per l’ archaiologia ateniese. L’autrice giunge alla conclusione che il trattato di Ellanico sull’Attica non fosse altro che uno dei tanti che lo storico compose sulle diverse regioni della Grecia, opere la cui documentazione era assicurata da fonti e tradizioni locali, ma scevre di qualsiasi strumentalizzazione ideologica. Alle luce di tali elementi, sembrerebbe più logico per la studiosa annoverare Ellanico non tanto nel gruppo degli attidografi quanto piuttosto in quello degli storici “universali”.

Cinzia Bearzot solleva la questione spinosa, soltanto suggerita nei precedenti contributi, dell’orientamento politico degli attidografi. L’autrice si concentra in particolare sul caso di Androzione, considerato da Jacoby come un moderato conservatore, solidale con le posizioni del padre Androne, membro dei Quattrocento, e del suo maestro Isocrate. Harding, al contrario, lo definiva come un erudito privo di velleità ideologiche. Attraverso la lettura di alcuni frammenti poco valorizzati, ed indipendentemente dai dati biografici della tradizione, troppo labili per essere del tutto affidabili, C. Bearzot apporta elementi probanti contro la tesi di Harding e a favore di un orientamento ideologico “moderato” di Androzione. Alla narrazione non neutrale di Androzione dei fatti del 411 e del 404 avrebbe tra l’altro attinto molto probabilmente Aristotele nella Costituzione degli Ateniesi.

Paolo A. Tuci compone una breve monografia su un altro celebre attidografo dell’inizio del IV secolo, il primo secondo Pausania: Cli(to)demo di Atene. P. A. Tuci riunisce gli elementi della tradizione biografica e le notizie sulla sua opera, studia i suoi testimoni, la loro attendibilità ed infine l’orientamento politico di Clidemo, partendo da un’attenta analisi dei frammenti superstiti. Ne emerge il profilo di un autore certo interessato alla notizie antiquarie, ma anche sensibile alle vicende della storia recente, e certamente connotato politicamente in una direzione genericamente democratica e filo-trasibulea. L’esiguità dei frammenti, la difficoltà a stabilire fino a che punto essi siano rappresentativi di una tendenza più generalizzata, impediscono di giungere ad affermazioni risolutive, ma forniscono certo indizi incoraggianti.

Marcello Bertoli delinea invece il profilo di Fanodemo, attidografo contemporaneo di Licurgo. Le fonti, letterarie e soprattutto epigrafiche, permettono di ricostruire le origini e gli incarichi pubblici di Fanodemo: cittadino ateniese, egli fu buleuta nel 343/2, attivo presso il santuario di Anfiarao ad Oropo, e molto probabilmente membro della cerchia dell’amministrazione licurghea. I frammenti conservati rivelano una produzione non esclusivamente dedicata all’Attica (oltre ad un’ Atthis, la tradizione annovera degli Ikiakà e dei Deliakà) ma animata da uno spiccato interesse per la materia mitologica. Nei frammenti attici appaiono inoltre un’attenzione privilegiata nei confronti del passato monarchico ed arcaico di Atene e un’impostazione prevalentemente atenocentrica e patriottica. I riferimenti alle istituzioni politiche e agli episodi storici orienterebbero verso una conferma di quella che già fu un’intuizione di Jacoby, cioè che Fanodemo fosse un “ministro del culto di Licurgo” ed un fedele portavoce della sua idelogia democratica conservatrice, ispirata al periodo che precedette le riforme di Efialte.

La riflessione di Virgilio Costa è rivolta invece più che verso un’unica figura di attidografo, alla questione della caratterizzazione, nella letteratura attidografica superstite, di Cecrope, considerato dalla tradizione come il primo re dell’Attica. I frammenti tràditi sul regno di Cecrope sono tutti attribuibili a Filocoro. Tuttavia, alcuni indizi permettono di supporre l’esistenza di un filone parallelo ed alternativo sulle origini di Atene, che sarebbe stata fondata da coloni egizi. Ora, Filocoro vi si sarebbe opposto polemicamente anche tramite una marcata insistenza sull’autoctonia di Cecrope e di Atene e sull’azione sinecistica del primo re dell’Attica.

Franca Landucci offre un’utile sintesi sulla figura di Istro il Callimacheo. Dopo una breve presentazione dello status quaestionis su questa figura di attidografo, l’autrice, sulla base dei testimonia letterari, ne delinea il profilo biografico (secondo le fonti, Istro fu uno schiavo di Callimaco ed ebbe quindi modo di attingere alle ricche risorse documentarie della biblioteca alessandrina) e ne precisa la produzione, giuntaci attraverso 77 frammenti. Da essi affiora il profilo di uno storico erudito, sensibile al passato monarchico ateniese ed in particolare alla saga di Teseo. Proprio tale caratteristica smentirebbe la tesi della “neutralità” politica dello storico: egli avrebbe al contrario sostenuto nei suoi Attikà la politica anti-macedone promossa apertamente da Tolomeo II, allora impegnato contro Antigono Gonata nella guerra Cremonidea. Alla luce di questa lettura, l’opera di Istro si impone quindi come l’erede, anche dal punto di vista politico, di quella di Filocoro, giustiziato proprio per ordine del re macedone.

Un ultimo e corposo contributo, quello di Milena Raimondi, ci allontana dalla produzione dell’epoca classica e dell’inizio dell’epoca ellenistica per affrontare il tema dell’attidografia in epoca romana. I caratteri della composizione storiografica su Atene in questo periodo cambiano in relazione alla diversità del contesto politico: lontani dalle preoccupazioni ideologiche degli attidografi classici, gli autori di storie locali ateniesi di epoca imperiale rispondono più che altro alle curiosità dotte relative a quella che era ormai diventata solo una città del vasto impero romano. Tuttavia, nel II sec. d.C., in particolare durante il regno di Adriano, lo svilupparsi del filellenismo imperiale, che promosse Atene quale capitale indiscussa della grecità, diede un nuovo impulso alla ricerca attidografica, in particolare agli studi eruditi sulle feste e sulle istituzioni ateniesi e ai trattati lessicografici e linguistico-grammaticali, utili per la formazione retorica delle élites imperiali. Tra i numerosi rappresentanti di questa tendenza, il più significativo fu indubbiamente Erode Attico. Più tardivamente, rispettivamente nel III e nel IV sec., meritano di essere registrate, nell’ambito di una volontà di affermazione dell’universalismo di Atene all’interno dell’Impero romano, le iniziative “neo-attidografiche” di P. Erennio Dexippo e Praxagora di Atene, a cui l’autrice dedica l’ultima e ben documentanta parte del suo articolo.

In conclusione, “Storie di Atene, storia dei Greci” fornisce al lettore un panorama completo sulla storiografia attica, genere che soffre troppo spesso di un’attenzione superficiale da parte degli studiosi, a causa soprattutto del carattere frammentario della tradizione. Gli studi riuniti da C. Bearzot e da F. Landucci hanno il merito di delineare chiaramente i caratteri contenutistici e i limiti cronologici di questa produzione, di meglio definire alcune figure di attidografi in relazione al contesto politico nel quale vissero, di sollevare nuovi interrogativi e di proporre spunti di riflessione e risposte originali, frutto di analisi condotte con rigore storico e con atteggiamento critico nei confronti di dibattiti sclerotizzatisi nel passato intorno a posizioni rigidamente antitetiche e inconciliabili.

Nonostante tale volume sia il risultato del lavoro di più studiosi, esso presenta un’omogeità e una coerenza che ne facilitano la lettura: anche un pubblico di non specialisti potrà così accedervi per una visione d’insieme sull’attidografia. Ogni contributo è inoltre accompagnato da un breve riassunto in inglese, che permetterà quindi anche ad un lettorato non italofono di accedere almeno al messaggio essenziale di ogni articolo. É inutile aggiungere che il volume, in ogni sua parte, è corredato da un vasto apparato di note che consentirà agli studiosi interessati di approfondire tutti i temi affrontati dagli autori e di ripercorrere nel dettaglio i termini della riflessione storiografica.

In sintesi, si tratta indubbiamente di un’opera di qualità, che colma una lacuna importante e che nello stesso tempo rilancia in modo costruttivo la ricerca su un genere letterario la cui miglior comprensione aiuterebbe ad illuminare alcuni aspetti della storia politica ateniese.

Table of contents

Introduzione
Roberto Nicolai, L’attidografia come genere letterario
Giorgio Camassa, L’attidografia nella storia degli studi
Gabriella Ottone, L’ «Ἀττικὴ ξυγγραφή» di Ellanico di Lesbo. Una Lokalgeschichte in prospettiva eccentrica
Cinzia Bearzot, L’orientamento politico degli attidografi: ancora sul caso di Androzione
Paolo A. Tuci, Clidemo di Atene
Marcello Bertoli, L’ Atthis di Fanodemo nell’Atene licurghea
Virgilio Costa, Cecrope il fondatore e le origini della monarchia ateniese nell’ Atthis di Filocoro
Franca Landucci, Istro il Callimacheo
Milena Raimondi, L’attidografia dall’erudizione tardoellenistica agli storici ateniesi Dexippo e Praxagora