BMCR 2011.08.35

La cité et ses élites: pratiques et représentation des formes de domination et de contrôle social dans les cités grecques. Actes du colloque de Poitiers, 19-20 octobre 2006. Ausonius Éditions. Études, 25

, , La cité et ses élites: pratiques et représentation des formes de domination et de contrôle social dans les cités grecques. Actes du colloque de Poitiers, 19-20 octobre 2006. Ausonius Éditions. Études, 25. Pessac: Ausonius, 2010. 433. ISBN 9782356130112. €35.00.

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Come sottolineano Laurent Capdetrey e Yves Lafond, questo volume costituisce una tappa nella riscoperta delle tematiche sociali iniziata, per quel che riguarda la Francia, nel 2000 con il colloquio Les élites et leurs facettes. Lo studio delle società greche come luogo di pratica, ostentazione, gerarchizzazione del potere dei gruppi dominanti – convenzionalmente e ormai unanimemente identificati con il termine di ‘élites’1 – si snoda qui lungo una periodizzazione ampia (dall’arcaismo al I d.C., con l’eccezione di un contributo) ed è ritmata in quattro parti di ineguale estensione, concluse dalle parole di Alain Bresson che, con pochi sapienti tratti, allarga l’orizzonte della ricerca delineando scenari futuri.

La distribuzione degli interventi, in parte a causa del loro carattere eterogeneo, è complessa, ma ineccepibile. I sei studi della prima parte raccolgono esempi antichi di riflessione sulla distinzione elitaria e di autorappresentazione delle élites, ordinati cronologicamente. Nella seconda si affiancano due studi sulla messa in scena del potere delle élites nello spazio civico/religioso. La terza parte, composta di tre contributi, è dedicata all’analisi del rapporto tra élites e ricchezza. Nella quarta si susseguono sei contributi incentrati su altrettante pratiche di distinzione elitaria.

Da un punto di vista contenutistico non sarebbero risultate meno prestigiose due sole sezioni (I+II: rappresentazione e autorappresentazione delle élites; III+IV: pratiche di potere). Se si ritiene valido, con Christel Müller (225), il principio secondo il quale il limite inferiore della categoria di élite sia arduo da stabilire in modo univoco, dipendendo esso dalle variabili storiche e geografiche, non sarebbe stata arbitraria, sebbene meno originale, una semplice ripartizione degli studi del volume in ordine cronologico. In questo modo, tuttavia, sarebbe divenuto chiaro lo sbilanciamento dei contributi a favore dell’epoca classica, in un’opera che si propone di indagare il rapporto tra élites e città greca (otto su diciassette, con una quasi equa distribuzione dei restanti tra l’arcaismo, l’età ellenistica e quella romana). La scelta dell’ordinamento tematico dei contributi risulta, d’altra parte, assai promettente quando si consideri l’orientamento generale della ricerca in materia di élites, che non sembra più giovarsi di rigide contrapposizioni cronologiche. Dopo gli studi, spesso citati, di Alain Duplouy,2 è ormai ampiamente condivisa l’idea che anche nelle epoche arcaica e classica, così come nell’alta età ellenistica,3 il gruppo dei migliori e dei più eminenti non fosse nelle città una categoria sociale circoscritta e giuridicamente definita di aristocratici, individuabile a priori su base politica, sociale ed economica, bensì una realtà fluida fondata sulla costante e reiterata ricerca del prestigio attraverso l’uso generoso e ostentato delle ricchezze, riconoscibile per gli studiosi attraverso un approccio di tipo comportamentale.

Francis Prost, che avvia la terza parte del volume e che, per rigorosa impostazione metodologica, avrebbe potuto aprire l’intera opera – senza nulla togliere all’avvincente lavoro di Vincent Azoulay sul lessico della distinzione elitaria in Isocrate –, introduce un correttivo al quadro di Alain Duplouy. Lo studioso sottolinea che, benché le pratiche di generosità e di ostentazione delle spese in ambito pubblico, attestate dalle testimonianze archeologiche, siano il segno di come gli individui accedessero al prestigio elitario e affermassero uno statuto sociale, occorre considerare anche i dispositivi che hanno permesso allo Stato nelle città arcaiche di controllare le pratiche di ostentazione in vista della sopravvivenza degli οἶκοι e di instaurare delle frontiere sociali – non invalicabili, ma neppure facilmente accessibili – fondate sulla valutazione precisa delle rendite.4

Vincent Azoulay interpreta Sullo scambio di Isocrate come un tentativo da parte dell’oratore di armonizzare a proprio vantaggio i requisiti dell’ideologia egualitaria democratica con l’esigenza che l’élite contemporanea riconoscesse la legittimità della ricchezza proveniente da una attività intellettuale. Come ben sottolinea l’autore, i criteri di distinzione, lungi dall’essere solo oggettivi, sono materia di negoziazione all’interno delle comunità antiche.

Sylvain Roux si chiede se il potere delle élites sia identificabile per l’Aristotele della Politica con una forma di governo aristocratica. Poiché la πολιτεία aristotelica mescola, al pari dell’ἀριστοκρατία, seppur in grado diverso, elementi della democrazia e dell’oligarchia, nel progetto politico del filosofo l’ἀριστοκρατία non solo non è la forma politica privilegiata, ma essa è anche dissociata da un progetto politico elitistico. Il punto di contatto tra essa e la πολιτεία rende attuabile in quest’ultima il governo di una maggioranza di persone virtuose.

Catherine Apicella esamina l’iconografia del sarcofago del Satrapo e del sarcofago licio di Sidone (inizio IV a.C.), che attestano un forte attaccamento, da parte del re e della sua corte, identificati deliberatamente con le élites locali, ai modelli culturali e ideologici dell’impero persiano, per quanto operanti in un contesto cittadino grecizzato.

Paola Grandinetti seleziona nella documentazione epigrafica ellenistica di Mileto, Priene e Kyme i segni della ricerca di stima da parte di personaggi o di intere famiglie, tentando di articolare ora i campi d’azione della distinzione, ora i tipi della visibilità monumentale, ora l’origine geografica dei casi analizzati.5

Yves Lafond si concentra sulle correnti di pensiero di età imperiale e sulle epigrafi peloponnesiache (I-II d.C.) per evidenziare come in epoca traianea si diffonda, sul modello ideale della regalità, il principio dell’eccellenza come somma virtù di governo, in un contesto civico in cui l’etica delle élites è determinante per la sopravvivenza politica delle città greche. L’ἦθος delle città peloponnesiache sembra inscrivere il comportamento delle élites nella continuità di una identità dorica e aristocratica.

Damiana Baldassarra ricostruisce attraverso la documentazione epigrafica – quasi sempre riedita autopticamente – l’élite di Messene dalla dinastia flavia al III secolo. Un preciso resoconto storico a partire dalla fondazione inquadra il percorso prosopografico che si snoda abilmente attraverso le iscrizioni e gli alberi genealogici delle diverse generazioni di cives Romani distintisi nelle epoche suddette.

Marcel Piérart, che apre la seconda sezione, legge in modo nuovo il De Pythiae oraculis di Plutarco al fine di dimostrare come lo scrittore di Cheronea non fosse pregiudizialmente ostile ad ogni forma di evergetismo, ma contemplasse l’opportunità di un sistema di donativi, non solo appannaggio dei possidenti, elargiti senza contraccambio in occasioni legate al culto.

Didier Viviers, partendo da una suggestiva definizione di ‘élite’ – molti piccoli gruppi che danno il tono al tessuto sociale –, analizza le processioni religiose come specchio delle società greche. Lo sguardo cronologicamente ampio coglie l’evoluzione da processioni arcaiche con forte gerarchizzazione verticale a processioni – le Panatenee in testa – in cui il principio ordinatore è quello della coesione della società: le élites rappresentate, sociali più che politiche, danno il tono all’armonia civica e costituiscono il ‘ton’ (esteticamente parlando) della concordia civica, essendo la ricerca di bellezza e di eleganza non più terreno di competizione e di distinzione, quanto piuttosto simbolo di ordine e di prosperità.

Jean-Manuel Roubineau, nella terza sezione, isola le riflessioni di Senofonte sulla ricchezza e sulla povertà per dimostrare come il bipolarismo canonico ricchi/poveri tipico delle fonti letterarie coeve sia concepito dall’autore dell’ Economico non in modo oggettivo e misurabile, quanto piuttosto in modo soggettivo e relativo, ciò che dice molto non solo della condizione dei cittadini, ma anche della loro posizione.

Christel Müller tratteggia con efficacia esegetica e narrativa un quadro dettagliato della élite economica nella confederazione beota dei secoli IV-II a.C., esaminando in modo aggiornato, organico ed esaustivo la documentazione, soprattutto epigrafica, e approfondendo la relazione tra ricchezza, definizione istituzionale del potere politico e sua pratica; le radici della fortuna e della posizione sociale delle élites; il rapporto tra élites e moneta coniata.

Sylvie Rougier-Blanc, aprendo la quarta sezione, analizza i poemi omerici e la poesia arcaica per evidenziare l’immagine che gli ἄριστοι danno di sé nel mondo pre-politico e delle prime città con un’indagine, anche lessicale, che isola le pratiche elitarie (γέρας, ξενία) per seguire nelle forme di rappresentazione i cambiamenti intercorsi.

Christophe Pébarthe rivaluta la testimonianza della vita plutarchea di Pericle, sostenendo come essa, in misura maggiore rispetto a Tucidide, consenta di recuperare le caratteristiche della realtà politica del V secolo: nel contesto democratico delle opposizioni tra grandi famiglie aristocratiche ateniesi il figlio di Santippo si muove non come un individuo eccezionale, ma come un aristocratico al pari di Aristide, Temistocle, Cimone, Nicia e Alcibiade.

Sophie Collin-Bouffier indaga attraverso il lessico la natura delle élites nella Sicilia dei secoli V e IV, con un esame, soprattutto per Siracusa, della relazione tra le élites e i tiranni della città, che individua un attacco al prestigio delle prime a partire da Dionisio I.6

Alain Duplouy presenta un’estesa analisi dei circa 3000 nomi in -ίδης e in -άδης attestati nelle epoche arcaica e classica, suddividendoli in sei categorie non ermetiche (patronimici, antroponimi, nomi di lignaggio, toponimi, suddivisioni civiche, associazioni e corporazioni professionali). Benché l’abbondanza testimoni l’importanza dello schema gentilizio, solo per la terza categoria si può a suo parere stabilire un rapporto con il concetto moderno di aristocrazia. Anche in questo caso, tuttavia, appare evidente che si tratti di individui che, ad una determinata epoca, hanno voluto utilizzare lo schema gentilizio di un nome collettivo, con una azione paragonabile, in quanto strategia comportamentale, all’offerta di un gruppo statuario o alla costituzione di un sepolcro familiare.

Jérôme Wilgaux si concentra sul matrimonio dell’Atene classica per evidenziarne, oltre alle specificità strutturali – monogamia, endogamia civica o parentale, isogamia patrimoniale – una possibile tendenza ‘hypogamique’, indirettamente attestata nelle fonti. Benché il sistema dotale, fondamento del matrimonio, fissi una gerarchia tra i cittadini, la circostanza per cui padri ricchi concedono le figlie a generi meno ricchi ne modifica gli effetti, facilitando la promozione sociale.

Alain Fouchard pone in conclusione il sigillo del valore con un approccio lessicale che sfuma il concetto di élites attestato dall’età arcaica all’età classica e distingue i casi in cui la terminologia ha un chiaro significato sociale. Il principio cardine che attraversa le epoche è quello dell’ἀρετή che, costantemente, ha bisogno di riconoscimento ed è conforme allo spirito di competizione proprio dell’ideologia aristocratica.

Un rapido sguardo ai singoli contributi rende evidente l’importanza di questa raccolta rispetto ai progressi che la ricerca sulle élites sta compiendo. La quasi totalità degli studi è ottimamente documentata, ricchissima da un punto di vista bibliografico e assai prodiga di spunti di riflessione. Da questo punto di vista è da elogiare la scelta dei curatori di collocare la bibliografia particolare dopo ciascun contributo e di riprenderla, in forma globale, alla fine, insieme alla serie degli utili indici. Il volume, rifinito come i recenti studi della collana Ausonius Éditions, molto curato da un punto di vista redazionale,7 ben rappresenta con la sua stessa distinzione il prestigio di cui tanto elegantemente si occupa.

Indice dei contributi

Laurent Capdetrey, Ives Lafond, Introduction, 9-15

I. PERCEPTION ET REPRÉSENTATION DES GROUPES DOMINANTS: IDÉOLOGIE ET ÉTHIQUE ARISTOCRATIQUES

Vincent Azoulay, Isocrate et les élites: cultiver la distinction, 19-48

Sylvain Roux, Pouvoir des élites et aristocratie dans la Politique d’Aristote, 49-68

Catherine Apicella, La représentation du roi à la fin de la période achéménide à Sidon, entre modèle grec et modèle oriental, 69-79

Paola Grandinetti, Le élites cittadine di Mileto, Priene e Kyme all’età ellenistica, 81-102

Yves Lafond, L’idéal d’excellence et l’éthique des cités grecques à l’époque de Trajan, 103-117

Damiana Baldassarra, Osservazioni prosopografiche sulle famiglie messenie dalla dinastia flavia al III secolo d.C., 119-144

II. ESPACES DE DOMINATION, ESPACES DE DISTINCTION: LES ÉLITES DANS L’ESPACE CIVIQUE ET RELIGIEUX

Marcel Piérart, Restaurer et embellir pour la plus grande gloire des Dieux. Une visite guidée à Delphes au temps de Plutarque, 147-161

Didier Viviers, Élites et processions dans les cités grecques: une géométrie variable?, 163-183

III. LES ÉLITES, LA RICHESSE ET LES SOCIÉTÉS CIVIQUES

Francis Prost, Législateurs, tyrans, lois somptuaires, ou comment définir un groupe social en Grèce ancienne, 187-210

Jean-Manuel Roubineau, Sources littéraires et histoire sociale: être riche, être pauvre selon Xénophon, 211-224

Christel Müller, Les élites béotiennes et la richesse du IV e au II e s. a.C.: quelques pistes de réflexion, 225-244

IV. PRATIQUES DE DISTINCTION ET FORMES DE SOCIABILITÉ ÈLITAIRES

Sylvie Rougier-Blanc, La poésie homérique et la poésie archaïque: un témoignage sur les pratiques aristocratiques et le mode de vie dans les premières cités, 247-272

Christophe Pébarthe, La vie politique des athéniens illustres au V e siècle. Périclès, Thucydide et Plutarque, 273-290

Sophie Collin-Bouffier, Les élites face au tyran en Sicile grecque à l’époque classique, 291-305

Alain Duplouy, Observations sur les noms en -ίδης et en -άδης aux époques archaïque et classique, 307-344

Jérôme Wilgaux, Le mariage des élites dans le monde grec des cités, 345-358

Alain Fouchard, Comment reconnaître les élites en Grèce ancienne?, 359-378

Alain Bresson, Conclusion, 379-384

Bibliographie générale, 385-407

Index des sources, 409-425

Index des noms de personnes, 427-428

Index des noms de lieux, 429-430

Index des matières, 431-433

Notes

1. Segnalo le riflessioni sul termine e sul concetto di ‘élite’ in Roux (50-1, nota 5); Viviers (163-4); Müller (225-226); Rougier-Blanc (248-9); Collin-Bouffier (291-2); Fouchard (359-361); e, soprattutto, Prost (187-194) e Duplouy (307-8). Parallelamente è fiorito l’interesse per lo studio della relazione tra le élites locali e i sovrani ellenistici: P. Paschidis, Between City and King, Athens 2008; B. Dreyer, P.F. Mittag (edd.), Lokale Eliten und hellenistische Könige. Zwischen Kooperation und Konfrontation, Berlin 2011.

2. In particolare A. Duplouy, Le prestige des élites, Paris 2006.

3. P. Hamon, Élites dirigeants et processus d’aristocratisation à l’époque hellénistique, in H. Fernoux, Chr. Stein, Aristocratie antique. Modèles et exemplarité sociale, Dijon 2007, pp. 79-100, part. p. 87.

4. Si aggiunga F. Frisone, Leggi e regolamenti funerari nel mondo greco, Lecce 2000.

5. Sarebbe stato utile segnalare, a titolo informativo, gli imprescindibili Ph. Gauthier, Les cités grecques et leurs bienfaiteurs (IVe-Ier siècle avant J.-C.) (BCH Suppl. 12), Paris 1985, e I. Savalli-Lestrade, Remarques sur les élites dans les poleis hellénistiques, in M. Cébeillac-Gervasoni, L. Lamoine, Les élites et leurs facettes. Les élites locales dans le monde hellénistique et romain, Rome – Clermont-Ferrand 2003, pp. 51-64.

6. Non è citato F. Muccioli, Dionisio II. Storia e tradizione letteraria, Bologna 1999.

7. Correggo: ellenistica, flavia, 7; celebrazione, 84; romana: essa costituisce, 139; della, 141; εὔνοια (105); Davies 1971 (292, nota 5). Chantraine 1999 (293 e ss.) non è ripreso in alcuna bibliografia; nei titoli correnti delle conclusioni non c’è il nome dell’autore. Qualche dubbio potrebbe essere espresso riguardo l’uso del greco traslitterato, soprattutto nel caso di studi sul lessico ovvero nel caso di contributi in cui esso si alterna, senza evidenti ragioni, al greco non traslitterato.