Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2011.07.33

Giuseppe Squillace, Il profumo nel mondo antico. Con la prima traduzione italiana del "Sugli odori" di Teofrasto. Biblioteca dell' "Archivum romanicum". Serie I: Storia, letteratura, paleografia 372.   Firenze:  Leo S. Olschki editore, 2010.  Pp. xx, 280.  ISBN 9788822259837.  €22.00 (pb).  



Reviewed by Andrea Primo, Università di Pisa (primo@katamail.com)

Il libro che qui si recensisce intende offrire una panoramica generale sui profumi nel mondo antico e contiene la prima traduzione in lingua italiana del trattato Sugli odori di Teofrasto. Esso non è rivolto esclusivamente agli studiosi specialisti del mondo antico, ma, più in generale, a un pubblico vario di persone colte. Tale caratteristica si riflette sull’impostazione complessiva che presenta il volume in questione e, in parte, sui suoi contenuti. Ciò è immediatamente visibile a partire dall’interessante prefazione al volume scritta da Lorenzo Villoresi, esperto proprio nel settore della creazione di profumi e fragranze (p. VII-XVI). A tale prefazione segue poi la premessa generale (pp. XVII-XX) dello stesso Autore, il quale, partendo dalle suggestioni offerte dal romanzo Il profumo di P. Süskind (1985), ambientato nella Francia del XVIII secolo, passa in rassegna alcuni esempi relativi all’importanza dei profumi e delle fragranze nel mondo antico (non solo di ambito greco-romano) e fa anche riferimento ai pochi studi che sono stati dedicati al trattato teofrasteo contenuto nel volume.

Dopo la Prefazione e la Premessa, il volume si suddivide in due parti, una relativa al trattato teofrasteo (di cui si fornisce la prima traduzione in lingua italiana), l’altra relativa complessivamente a profumi e sostanze aromatiche nel mondo antico. La prima parte si apre con un’introduzione generale al trattato di Teofrasto. Si tratta probabilmente della parte più originale dell’intero libro, in cui l’Autore ha modo di esprimersi intorno alla controversa questione relativa alla collocazione del trattato Sugli odori nell’ambito della vasta (oltre 200 opere secondo Diogene Laerzio) e in larga parte perduta produzione scientifica di Teofrasto. In effetti, dopo un breve cenno alla vita e alle opere note del filosofo di Ereso (p. 3-4), Squillace passa a esaminare la questione relativa alla collocazione del trattato De odoribus nell’ambito della produzione teofrastea (p. 4-5) e adotta il medesimo punto di vista degli ultimi editori del trattato attribuito a Teofrasto, U. Eigler e G. Wöhrle (Theophrast, De Odoribus. Edition, Übersetzung, Kommentar, Stuttgart 1993). Riprendendo una tesi sostenuta a suo tempo prima da O. Regenbogen (s. v. ‘Theophrastos’(3), in RE VII Suppl. (1940), col. 1452) e successivamente da G. R. Thompson (‘Theophrastus on plant plavours and odours. Studies on the philosophical and scientific significance of De causis plantarum VI, accompanied by translation and notes’, Diss. Princeton 1941), gli editori Eigler e Wöhrle hanno supposto che il De odoribus non fosse un’opera a sé stante, dotata di una propria autonomia, ma appartenesse in realtà al libro VIII del trattato di Teofrasto intitolato Sulle cause delle piante.

Seguono alcune pagine dedicate a una disamina sulle conoscenze che intorno al mondo degli odori e dei suoi professionisti aveva Teofrasto e che egli esprime appunto nel De odoribus, composto di 68 brevi capitoli, cui si aggiungevano il capitolo 69 (che riprendeva concetti già espressi nel capitolo 57) e i capitoli 70 e 71 (estranei, secondo gli ultimi editori Eigler e Wöhrle, al contenuto del trattato in esame). Squillace rileva giustamente che le conoscenze del filosofo di Ereso sulle sostanze aromatiche e sulle loro proprietà si incrementarono notevolmente grazie all’apporto di notizie e informazioni resesi disponibili a seguito della spedizione asiatica di Alessandro Magno. Ciò, afferma Squillace, è particolarmente evidente nel caso delle notizie relative all’India confluite negli Indikà di Arriano di Nicomedia: si tratta, come è noto, di un trattato che si avvalse del filone di scritti sull’India successivi alla spedizione greco-macedone e risalenti alla prima età ellenistica, per esempio di Nearco e Onesicrito e anche di Megastene (non menzionato dall’Autore). E, sottolinea giustamente Squillace, in riferimento al tema degli odori, non è privo di significato che proprio negli Indikà di Arriano compaiano riferimenti a profumi e a sostanze da cui ricavare rare e ricercate fragranze.

A questa opportuna contestualizzazione dei canali di informazione cui il filosofo di Ereso attinse per le informazoni relative al mondo delle fragranze e delle sostanze profumate, fa seguito il tentativo da parte di Squillace di mettere in relazione il De odoribus con le riflessioni filosofiche precedenti in merito allo stesso argomento. Già Platone nel Timeo (66d-67a) aveva sbrigativamente distinto gli odori in gradevoli e sgradevoli, e tale tematica venne affrontata più in profondità da Aristotele sia nello scritto Sull’anima (IX 421a-422a), sia nello scritto Sul senso (V 442b-445b: sia il brano di Platone, sia quelli sopra menzionati di Aristotele sono riprodotti, in traduzione italiana, nell’Appendice documentaria, ai nn. 5.1, 5.2 e 5.3). La vera novità dello scritto di Teofrasto consiste invece nell’aver affrontato la questione (toccata per la verità anche altrove, nello scritto Storia delle piante) anche da un punto di vista tecnico, prendendo in considerazione i problemi relativi alla preparazione e all’impiego di sostanze profumate, in particolare ‘sistemi di estrazione delle essenze, composizione delle sostanze aromatiche, diversi tipi di fragranze odorose, proprietà terapeutiche delle stesse o di alcuni loro ingredienti’ (p. 9-10).

Infine, proprio a conclusione dell’introduzione allo scritto Sugli odori, Squillace rileva a ragione che i numerosi riferimenti che Teofrasto inserisce nel suo scritto ai profumieri potrebbe far pensare che il filosofo di Ereso abbia attinto alla sua propria esperienza personale di abitante di Atene, dal momento che molte erano le botteghe di profumi nella città attica (p. 11).

Segue a questo punto il vero e proprio trattato Sugli odori di Teofrasto, del quale si riporta sia il testo greco (secondo l’edizione sopra citata di Eigler e Wöhrle), sia, a fronte, la traduzione italiana curata dallo stesso Squillace.

La seconda parte del volume (Profumi e sostanze aromatiche) si apre con un breve e interessante scritto introduttivo di carattere generale sui profumi e sul loro significato nel mondo antico (L’arte della profumeria, p. 63-72). L’Autore tratta di svariati argomenti, dal lessico con il quale designare odori gradevoli e odori sgradevoli, alla presenza di profumi e sostanze aromatiche nel mito, dalla trattazione di quei profumi che godettero di una certa rinomanza, alla tecnica di estrazione delle sostanze aromatiche e di creazione del profumo vero e proprio.

Segue una ricchissima Appendice documentaria che si propone di riprodurre i brani più significativi della letteratura greco-latina in merito al tema dei profumi: i brani compaiono in traduzione italiana. Si tratta di una scelta di brani, giacché, come afferma lo stesso Squillace, molti dei numerosi altri riferimenti ai profumi e alle sostanze aromatiche presenti in trattati del Corpus Hippocraticum e nell’opera di Galeno non sono stati riprodotti nella loro interezza, ma sono stati inseriti in nota. I brani trascelti sono stati poi a loro volta suddivisi in varie sezioni di carattere tematico. A titolo esemplificativo si possono citare le seguenti sezioni: I profumi nei lirici greci; Legislatori, città e filosofi contro i profumi; Odori e odorato nella riflessione filosofica; Profumi e medicina; Profumi e sostanze aromatiche durante la spedizione di Alessandro Magno; Profumi e sostanze aromatiche dopo la spedizione di Alessandro Magno; Aromi nella documentazione epigrafica. Inoltre, sottolinea lo stesso Squillace, ‘complessivamente, in funzione dell’origine di Teofrasto, è stato privilegiato il mondo greco rispetto a quello romano’ (p. 73).

Segue un ricco apparato di appendici: le unità di misura nel mondo greco-romano (di peso, misura, monetarie, per sostanze liquide, per sostanze solide); una tabella riassuntiva dei contenuti del De odoribus teofrasteo, nonché dei capitoli che agli odori dedicano Plinio il Vecchio nei libri XII e XIII della Naturalis Historia e Ateneo nel libro XV dei Deipnosophistai; un elenco (corredato di brevissime notizie biografiche) dei testimoni sugli odori di cui si è servito l’Autore; infine, alcune cartine geografiche molto varie (l’orbis veteribus notus; una cartina del Peloponneso a proposito della quale la didascalia si sofferma sul ruolo di Corinto; una cartina raffigurante il percorso della spedizione di Alessandro Magno; l’Arabia Felix, terra degli aromi; la regione aromatifera del corno d’Africa; la carta del mondo secondo Erodoto, la carta del mondo secondo Strabone). Segue la bibliografia e gli indici (dei nomi e dei luoghi; delle piante, dei profumi e delle sostanze aromatiche; delle fonti letterarie ed epigrafiche).

Si tratta di un volume ottimamente confezionato e destinato non solo a un pubblico di specialisti del mondo antico, ma rivolto a un pubblico più ampio, curioso nei riguardi di questo ben preciso e specifico settore degli studi eruditi sul mondo antico. Come accennato sopra, si tratta di una caratteristica che senz’altro ha influito sull’impostazione complessiva del volume, per esempio in merito al fatto che risulta necessariamente limitato il numero delle pagine riservate alla disamina del trattato teofrasteo e del contesto storico- culturale entro cui si inserisce. Sia ben chiaro, tuttavia: il volume qui in esame risulta senza dubbio utile nel proporre (per la prima volta in traduzione italiana) un trattato di Teofrasto su cui gli studiosi moderni non si sono soffermati molto. Utile è anche la ricchissima Appendice documentaria contenente i passi più significativi della letteratura greca (e, in parte, anche latina) in merito al tema degli odori e delle sostanze aromatiche. Infine il libro risulta anche e soprattutto assai utile per un primo inquadramento della questione relativa alla collocazione del De odoribus nel panorama della produzione scientifica teofrastea (se si tratti, cioè, di un testo a sé stante, oppure - come ritiene lo stesso Squillace - inquadrabile nell’ambito del trattato Sulle cause delle piante o in altra opera teofrastea).

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