Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2011.04.30

Thorsten Burkard, Markus Schauer, Claudia Wiener (ed.), Vestigia Vergiliana: Vergil-Rezeption in der Neuzeit. Göttinger Forum für Altertumswissenschaft Bd 3.   Berlin/New York:  De Gruyter, 2010.  Pp. x, 473.  ISBN 9783110247206.  $154.00.  



Reviewed by Giampiero Scafoglio, Seconda Università di Napoli (scafogli@unina.it)

Il volume appartiene alla collana abbinata con la raffinata rivista “Göttinger Forum für Altertumswissenschaft” e raccoglie gli studi dedicati a Werner Suerbaum da allievi, colleghi e amici, come si apprende dall’introduzione (pp. IV-VII). Sia l’opera di Virgilio sia la ricezione della letteratura classica sono tra i principali interessi di questo grande studioso, le cui pubblicazioni dal 1993 al 2009 sono elencate in un’appendice al volume (pp. 455-463), mentre la sua precedente bibliografia è registrata in un’altra raccolta di studi in suo onore, In Klios und Kalliopes Diensten, che è stata pubblicata a Bamberg nel 1994, a cura di Christoph Leidl e Siegmar Döpp (pp. 458-464).

Il volume comprende 18 studi e si conclude con due indici, dei nomi e dei passi citati (pp. 465-473). Ovviamente qui non è possibile rendere conto dei singoli contributi, che esplorano l’influsso virgiliano in disparati autori e generi letterari (dall’epica alla bucolica, dall’elegia alla lirica) principalmente nell’età moderna, ma con incursioni nel XX e perfino nel XXI secolo. Mi limiterò perciò a delineare una ricognizione sintetica.

Nikolaus Thurn affronta l’influenza dell’Eneide e l’evoluzione del concetto di eroismo nella Carlias del poeta italiano Ugolino Verino (pp. 9-30). Gerhard Binder esamina la ricezione della Bucolica IV nel De partu Virginis di Jacopo Sannazzaro (di cui mi piace segnalare, per inciso, la bellissima traduzione di Michael Putnam nella collana “I Tatti” dell’Università di Harvard, Cambridge Mass. 2009) e in altre opere del Rinascimento e dei secoli successivi, fino al dramma Germania Tod in Berlin di Heiner Müller, del 1971 (pp. 51-71). La presenza dell’Eneide e specialmente dell’episodio di Didone negli Amores di Conrad Celtis è vagliata da Claudia Wiener (pp. 73-105). Reinhold Glei riscontra l’imitazione delle ekphraseis virgiliane (le immagini nel tempio di Giunone a Cartagine, sui battenti di quello di Apollo a Cuma e sullo scudo di Enea) nella Christias di Marco Girolamo Vida (pp. 107-119). Stefan Feddern si occupa del poema epico Os Lusíadas del poeta portoghese Luís Vaz de Camões, su cui esercita un notevole influsso l’episodio della tempesta che apre l’Eneide (pp. 121-145); sull’argomento però poteva tornare utile un riferimento ai contributi di Isabelle Dubois e di Frederico Lourenço nel volume Mito, Literatura, Arte. Mitos clássicos no Portugal Quinhentista, curato da Abel Pena nella collana “Mythos” (Lisboa 2007, rispettivamente pp. 47-62, 139-144). Alexande Cyron pubblica edizione e traduzione tedesca dell’Ecloga V di Melchior Barlaeus (oscuro fratello del più famoso Caspar, poliedrico umanista belga), per poi scandagliarne gli elementi culturali, da Teocrito a Ovidio (pp. 147-168). Della tragedia Didone se sacrificant di Alexandre Hardy, in relazione con la Didone virgiliana, si occupa Matteo Maria Decabo (pp. 169-186).

Dal Rinascimento si passa poi al XVII secolo. Se è largamente noto il rapporto privilegiato di Jacob Balde con Orazio, tanto da procurargli il titolo di “Orazio germanico”, non è ugualmente riconosciuto il suo legame con Virgilio, la cui presenza nell’Expeditio polemico-poetica è messa in luce da Eckard Lefèvre (pp. 187-209). Lothar Mundt pubblica un’edizione della Weihnachtsekloge e della Osterekloge di Simon Dach, con introduzione, traduzione tedesca e note che rimandano ai modelli, principalmente Virgilio e i Vangeli (pp. 211-250). Agli inizi del secolo successivo ci porta il Columbus del gesuita italiano Ubertino Carrara, che celebra la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo: Markus Schauer discute l’imitatio dell’Eneide e la interpreta in chiave di correctio (pp. 251-267). Rudolf Rieks si sofferma sull’Henriade di Voltaire e ne illustra la “Vergilrezeption” mediante tre “Musterbeispielen”: la funzione della Musa; le uccisioni di Priamo e di Gaspard de Coligny; le figure di Didone e di Gabrielle d’Estrées (pp. 269-298). Ancora Didone è chiamata in causa, in relazione con la tragedia omonima di Charlotte von Stein, da Hans Jürgen Tschiedel (pp. 299-313).

Facciamo un balzo in avanti, in pieno XX secolo, con Andreas Patzer, che analizza il fittissimo intreccio di erudizione del romanzo La montagna incantata di Thomas Mann, spaziando nella tradizione classica e italiana (da Brunetto Latini a Dante, da Petrarca a Boccaccio, da Manzoni a Leopardi, per citare soltanto qualche nome), con particolare riguardo a Virgilio, definito in modo dissacratorio ‘der Speichellecker des julischen Hauses’ (p. 315); spicca tuttavia la concezione lungimirante della lingua latina (p. 344), ‘die internationale Vergangenheit Europas, ohne welche Europa gar nie eine kulturelle und geistige Einheit hätte werden können’ (pp. 315-347). Silke Anzinger si sofferma invece sul best-seller epico-fantasy Il signore degli anelli, in cui analizza le influenze classiche e specificamente virgiliane ai diversi livelli del genere letterario, dell’ethos (sospeso tra sentimento romantico ed eroico), dei personaggi, dell’architettura e della visione generale, del significato che si evince dal finale -- ottimistico o pessimistico? (pp. 363-401). L’enigmatico volumetto introspettivo The Unquiet Grave, pubblicato nel 1944 da Cyril Connolly sotto lo pseudonimo di Palinuro, è oggetto del contributo di Siegmar Döpp, che prende le mosse da una rassegna bibliografica sull’episodio virgiliano di Palinuro (pp. 403-442). Al termine del percorso, Frank Wittchow sconfina nel XXI secolo col romanzo visionario post-apocalittico La strada dello scrittore statunitense Cormac McCarthy, la cui trama surreale e desolante lascia trasparire inaspettate influenze classiche e reminiscenze virgiliane.

In questi contributi il confronto tra Virgilio e gli autori successivi è condotto per lo più con metodo filologico, quindi con riscontri testuali e concettuali, ma anche con costante attenzione alla contaminazione con altri modelli (classici e cristiani) e agli apporti innovativi. Dall’analisi delle opere emerge sistematicamente una cospicua presenza virgiliana, sottoposta tuttavia a una rielaborazione creativa, che costituisce la cifra di un’originalità ispirata principalmente alla religione cristiana.

Vanno considerati separatamente i contributi di Mario Geymonat, Thorsten Burkard e Renate Pietcha, che si allontanano un po’ dal baricentro del volume, rendendone più vario e vivace il quadro complessivo. Il primo affronta il tema del vino (provenienza geografica, caratteristiche specifiche, etc.) nelle Georgiche, con riferimento ad altre fonti antiche di diverse epoche, come Catone e Svetonio (pp. 1-8). Il secondo parte da una discussione critica sulla cosiddetta “teoria delle due voci” (dal famoso e controverso contributo di Adam Parry, comparso su Arion 2, 1963, pp. 66-80), per poi demolire punto per punto e inesorabilmente la tesi di Sonja Eckmann (in Neulateinisches Jahrbuch 4, 2002, 55-88) e di Craig Kallendorf (The Other Virgil, Oxford 2007), che riconoscono spunti di interpretazione pessimistica dell’Eneide in alcuni autori del XV secolo, come Pier Candido Decembrio e Francesco Filelfo (pp. 31-50). Infine Renate Pietcha segnala alcuni luoghi comuni fuorvianti su Virgilio diffusi sulla stampa tedesca e riconducibili a una communis opinio non sorretta da adeguate basi di filologia classica (pp. 349-362).

Il volume risulta interessante sia per il classicista che per il filologo romanzo, sia per lo specialista di Virgilio che per lo studioso di letteratura rinascimentale e moderna. I contributi sono mediamente di buon livello, improntati alla lettura diretta delle opere e non privi di informazione bibliografica. Quel che più piace, però, è l’idea di dare coerenza e una precisa finalità alla miscellanea. Infatti di solito gli “studi in onore di” sono un’accozzaglia di lavori sui più disparati argomenti, che nella migliore delle ipotesi si mantengono nell’ambito di un settore culturale (letteratura greca e/o latina, filologia romanza, etc.), quando non sconfinano in ambiti completamente eterogenei. Il risultato è che si tratta spesso di libri stampati con contributi pubblici che, nel loro insieme, hanno scarso interesse e diffusione limitata, e nel giro di qualche anno diventano introvabili, nonostante contengano singoli lavori utili e apprezzabili. C’è da rallegrarsi, perciò, che questo volume sia testimonianza nel mondo accademico del fatto che i compleanni e i pensionamenti dei docenti possono essere un’occasione per stimolare i progressi della ricerca, invece che per confezionare omaggi puramente formali, destinati a cadere presto nel dimenticatoio.

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