Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2010.09.08

Claudia Antonetti, Stefania De Vido (ed.), Temi selinuntini.   Pisa:  Edizioni ETS, 2009.  Pp. 310.  ISBN 9788846721792.  €35.00 (pb).  



Reviewed by Paolo Daniele Scirpo, National and Kapodistrian University of Athens (pascirpo@arch.uoa.gr)

[Authors and titles are listed at the end of the review.]

Per le Edizioni ETS di Pisa, esce alle stampe il volume Temi selinuntini a cura di Claudia Antonetti e Stefania De Vido. I 17 articoli (con riassunti in inglese) forniscono nuovi dati e spunti di ricerca sulla storia di Selinunte, la colonia megarese del VII secolo a.C., sulla costa sud-occidentale della Sicilia.

Nella sua breve Presentazione, Filippo Maria Carinci, in qualità di preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, saluta con soddisfazione la realizzazione di questa nuova iniziativa editoriale e scientifica che si augura possa avere presto un seguito.

Nella successiva Premessa invece, la Antonetti illustra la genesi del volume, nato dal Seminario che, nell’A.A. 2006-2007, ha visto protagonisti non solo i docenti del Dipartimento ma anche gli studenti di ogni grado e livello. Alla loro costanza ed impegno è dovuto infatti il successo della manifestazione che culmina con la pubblicazione di questa sorta di “Atti non ufficiali”.

Seguono poi gli articoli in ordine alfabetico degli autori.

Sulla scia della rotta tracciata da Orsi all’inizio del secolo scorso e prendendo spunto da un articolo di Gàbrici, Marina Albertocchi offre un’analisi della coroplastica selinuntina, collocandola nel periodo tardo-orientalizzante e riconoscendovi l’influsso principale delle botteghe del Peloponneso ed in particolar modo di Corinto, piuttosto che di Creta.1

Claudia Antonetti propone qualche riflessione su Zeus Agoraios che, sulla base di un passo erodoteo (V, 46), sembra essere presente nell’agorà di Selinunte già in età arcaica, anche se finora non sono state trovate le tracce del suo altare. Il culto di Zeus Agoraios era legato alla sfera giudiziaria, nell’ambito di quell’isonomia che proteggeva la polis dal pericolo della tirannide e della stasis.

Lo studio comparativo della coroplastica geloa e selinuntina proposta da Silvia Bertesago, permette di trarre delle conclusioni interessanti in materia di pratiche religiose. A differenza del Thesmophorion di Gela, lo spettro più ampio di tipologie coroplastiche rinvenute al Santuario di Selinunte, farebbe supporre una polifunzionalità della Malophoros.

La stessa autrice in collaborazione con Alessandro Sanavia, dedica l’articolo seguente ad Ettore Gàbrici, l’archeologo napoletano del XIX secolo che tanto contribuì alla scoperta della città. Lo studio è basato sui dati ricavati dagli archivi della Biblioteca Universitaria di Ca’ Foscari di Venezia. In appendice all’articolo (82-89), i due autori hanno anche curato una nuova ed esaustiva bibliografia di Ettore Gàbrici sulla base del Fondo conservato all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

La valenza pubblica delle defixiones a Selinunte sembra cosa acquisita già nel V secolo a.C., come sembrano postulare Sabina Crippa e Marta De Simone. Il corpus selinuntino potrebbe costituire la testimonianza di una tradizione magico-defissoria di carattere ufficiale.

Jaime Burbera offre un piccolo contributo dedicato alla onomastica selinuntina e siceliota in genere. Nel piccolo catalogo di 10 nomi, 6 provengono da Selinunte, gli altri sono ad essa riconducibili.

Gli ultimi anni di Selinunte sono l’oggetto della comunicazione di De Vido che traccia un bilancio della politica selinuntina dall’esito della Guerra del Peloponneso, insieme a Siracusa, fino alla scomparsa ad opera di Cartagine alla fine del V secolo a.C. La rioccupazione di Selinunte ad opera di Ermocrate fu un episodio che differì di poco il destino della polis che fu abbandonata al giogo cartaginese da Dionisio I ed alla fine dai suoi stessi abitanti, costretti a trasferirsi a Lilibeo, alla metà del III secolo a.C.

Luigi Gallo s’interroga sull’esistenza o meno dell’isomoiria (ovvero l’equa ripartizione delle terre ai coloni) in età arcaica, propendendo per l’ipotesi che fosse solo un’invenzione propagandistica maturata in età successive, in ambito coloniale. Selinunte non sarebbe stata fondata dai Megaresi per mancanza di risorse di sostentamento ma molto più probabilmente per assenza di quella presupposta isomoiria che difficilmente una società aristocratica come quella coloniale avrebbe potuto mettere in atto.2

Le indagini archeometriche sugli intonaci dei templi, condotte da Lorenzo Lazzarini, hanno permesso di rivelare l’origine dei materiali e le conoscenze tecniche sviluppate dai Selinuntini per questo scopo. Dall’analisi condotta appare evidente che i Selinuntini mantennero inalterate per lungo tempo (inizi VI - metà del V secolo a.C.) tecniche e materiali nell’esecuzione dei rivestimenti parietali dell’architettura sacra.

Nell’articolo seguente, lo stesso autore trae delle conclusioni provvisorie sulla monetazione bronzea di Selinunte, avendo fatto lo spoglio di un gruppo (193 monete), tratto dal mercato antiquario.3

Tomaso Lucchelli traccia un profilo della zecca di Selinunte in età arcaica, rivelando non pochi aspetti inediti sulla circolazione monetaria nella colonia greca. Sebbene non siano pochi gli articoli dedicati al tema, manca ancor oggi uno studio d’insieme sulla monetazione di Selinunte, la cui zecca, una delle prime a battere in Sicilia, fu in funzione, forse ad intermittenza, dalla metà del VI secolo (540?) alla distruzione cartaginese (409 a.C.).4

Alla luce dei recenti studi, sembra d’obbligo a Clemente Marconi di tentare un riesame del rilievo, proveniente dal santuario della Malophoros, con il Ratto di Persefone, spesso associato al culto di Demetra. Il rilievo (n. 3917), esposto nella sala Selinunte del Museo Archeologico Regionale di Palermo, rappresenta la più antica raffigurazione del ratto di Persefone, ed era probabilmente installato sopra una colonna/pilastro, forse proprio nell’angolo nord-ovest del propylon del santuario della Malophoros.

Un classico esempio di come la storia possa essere riscritta a posteriori ci viene offerto da Silvia Palazzo che fa luce sul ruolo (da protagonista?) di Selinunte e di altre poleis siceliote nello scontro di Himera. In età arcaica, Selinunte tenne un atteggiamento neutrale nei confronti di Cartagine, perciò appare difficile dire quale sia stato il suo ruolo nella battaglia di Himera, se di semplice supporto o di cobelligeranza nella “Guerra contro Gelone”, come la definì Diodoro. Gli altri assenti dal quadro diodoreo (ma presenti nel passo di Erodoto), sono Terone di Akragas (alleato alla pari o subordinato di Gelone) ed Anassilao di Rhegion (completamente ignorato da Diodoro così come Terillo) e Ierone di Gela e lo stesso Amilcare (secondo Diodoro, morto poco prima dello scontro).

Sull’etimologia quanto mai discussa del teonimo Malophoros, s’interroga Marco Perale che protende per la tesi secondo cui Malophoros = Pomifera, a preferenza della tesi che interpreta il teonimo come Portatrice di armenti.

Selinunte s’impose come tappa del Grand Tour dei viaggiatori europei solo in un secondo momento, quando la visione romantica di un passato glorioso e magnifico, perduto per sempre fece dimenticare ai suoi visitatori le difficoltà per raggiungere il sito delle rovine, certamente lontane dall’ideale “classico” del bello, come preme a sottolineare Rosalia Pumo.5

Giovanna Rocca presenta due defixiones inedite da Selinunte, da aggiungere al già nutrito gruppo noto. Fanno parte di un piccolo corpus (15) di iscrizioni su materiale vario, probabilmente parte di uno scarico di un Santuario (della Malophoros?), acquistato sul mercato antiquario e di proprietà privata. A breve ci si attende la pubblicazione definita di tutto il corpus ad opera dell’Autrice.

Francesca Rohr Vio illustra l’epilogo dell’esperienza triumvirale di Marco Emilio Lepido, sulla base della memoria storiografica di Velleio Patercolo sulla campagna di Sicilia. Nelle pagine delle Historiae di Velleio (30 d.C.) dedicate alla caduta di Marco Emilio Lepido, s’intravedono i prodromi della politica propagandistica augustea, tutta tesa a sminuire il ruolo del terzo triumviro, erede inter pares di Cesare, ed a giustificare il futuro scontro con Marco Antonio per il dominio su Roma.

In una veste tipografica dignitosa e con un apparato fotografico dalla qualità altalenante, il volume ha il grande pregio di presentare una serie di abstracts in inglese. Impostato esclusivamente sulla base dell’ordine alfabetico, la miscellanea ha così mantenuto il carattere un po’ provvisorio dell’edizione per addetti ai lavori ma ha anche dato la riprova dell’esistenza di un grande vivaio di giovani studiosi, animosi di seguire le orme dei maestri (come fu in passato il Gàbrici) per cercare nuovi sentieri inesplorati che permettano di dare una voce più comprensibile alla brezza che soffia ancora tra le rovine di Selinunte.

Table of Contents

[i numeri di pagina sono indicati tra parentesi tonde mentre le illustrazioni tra quelle quadre]

F.M. Carinci, “Presentazione” (5-6)

C. Antonetti, “Premessa” (7-8)

M. Albertocchi, “Dedalica Selinuntia II. Osservazioni sulla coroplastica selinuntina d’età tardo-orientalizzante” (9-27) [figg. 1-13]

C. Antonetti, “Riflessioni su Zeus Agoraios a Selinunte” (29-51) [figg. 1-3]

S.M. Bertesago, “Figurine fittili da Bitalemi (Gela) e dalla Malophoros (Selinunte): Appunti per uno studio comparato di alcune classi della coroplastica votiva” (53-69) [figg. 1-12]

S.M. Bertesago - A. Sanavia, “Omaggio veneziano a Ettore Gàbrici” (71-92) [figg. 1-6]

S. Crippa - M. De Simone, “Sulla valenza pubblica dei rituali defissori a Selinunte” (93-104)

J. Curbera, “Note di onomastica selinuntina e siceliota” (105-110)

S. De Vido, “Selinunte. Gli ultimi anni” (111-128)

L. Gallo, “L’isomoiria: realtà o mito?” (129-136)

L. Lazzarini, “Indagini archeometriche sugli intonaci dei Templi di Selinunte” (137-158) [figg. 1-20]

L. Lazzarini, “Nota sull’aes grave di Selinunte” (159-175) [figg. 1-4]

T. Lucchelli, “L’adozione della moneta a Selinunte: contesti e interazioni” (177-191) [figg. 1-8]

C. Marconi, “Il rilievo con il ratto di Persephone dal Santuario della Malophoros. Un riesame” (193-209) [figg. 1-8]

S. Palazzo, “Selinunte e gli altri “invisibili” protagonisti della battaglia di Imera” (211-228)

M. Perale, “Μαλοφόρος. Etimologia di un teonimo” (229-244)

R. Pumo, “Rovine e emozioni. Selinunte nella letteratura di viaggio fino al primo Ottocento” (245-268)

G. Rocca, “Due inediti da Selinunte” (269-276) [fig. 1]

F. Rohr Vio, “Marco Emilio Lepido e l’epilogo dell’esperienza triumvirale: la campagna di Sicilia nella memoria storiografica di Velleio Patercolo” (277-301)

Abstracts (303-308)

Indice (309-310)


Notes:


1.   Cfr. P. Orsi, Daedalica Siciliae, in MonPiot, XXII, (1916), pp. 131-162 e E. Gàbrici, Daedalica Selinuntia, in MemNap, V, (1924), pp. 3-18.
2.   Per un quadro sulla nascita di Selinunte, cfr. F. De Angelis, The Foundation of Selinous: Overpopulation or Opportunities?, in G.R. Tsetskhladze e F. De Angelis (eds.), The Archaeology of Greek Colonization, Oxford, 1994, pp. 87-110 e F. De Angelis, Megara Hyblaia and Selinous: the Development of Two Greek City-States in Archaic Sicily, Oxford, 2003.
3.   Per il primo studio sulla monetazione bronzea siceliota cfr. E. Gàbrici, La monetazione del bronzo nella Sicilia antica, Palermo, 1927.
4.   Sulla monetazione di Selinunte, cfr. L. Lazzarini, Monete arcaiche inedite di Selinunte e nuove considerazioni sul tipo della foglia, in NumAntCl, XXXII, (2003), pp. 11-22 e Idem, I primi oboli di Selinunte arcaica, in SchwNumRu, LXXXIII, (2004), pp. 17-25.
5.   Per una recente rassegna del vasto panorama dei Viaggiatori europei in Sicilia, cfr. F. Gringeri Pantano, L’isola del viaggio, Catania, 2009.

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