Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2009.07.75

Christopher A. Beeley, Gregory of Nazianzus on the Trinity and the Knowledge of God: In Your Light We See Light. Oxford Studies in Historical Theology.   Oxford/New York:  Oxford University Press, 2008.  Pp. xvi, 396.  ISBN 9780195313970.  $49.95.  



Reviewed by Claudio Moreschini, Università degli Studi di Pisa (moreschini@flcl.unipi.it)
Word count: 3074 words

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L'autore, osservando giustamente (p. 271 n. 1) che non esistono, a tutt'oggi, degli studi globali su molti scrittori del cristianesimo antico, come Origene, Atanasio, Didimo e altri, intende colmare questa lacuna con il presente lavoro, dedicato a Gregorio Nazianzeno. Il suo intento è riuscito, perché questo studio, molto attento e informato, ci presenta la teologia di Gregorio Nazianzeno mediante una interpretazione anch'essa strettamente teologica. Tuttavia Gregorio fu un pensatore di particolare versatilità e di molteplici interessi, tanto che la sua figura, nonostante la fama di teologo che egli ebbe a partire dal Concilio di Calcedonia, fu celebre anche per la retorica, la poesia e l'oratoria--e questo è asserito, in fondo, dall'autore stesso alla p. vii della prefazione.

Ciò premesso, l'interpretazione di Beeley intende prescindere, come egli spiega nel corso della Introduction (pp. viii - ix), da ogni lettura filosofica. A nostro parere, se l'approccio a Gregorio, come era stato eseguito negli ultimi anni del XIX secolo (in pieno positivismo e secondo i criteri della Quellenforschung) e nei primi decenni del XX secolo, era sicuramente angusto e non rendeva giustizia al teologo, negli ultimi decenni del XX secolo tale lettura era stata abbandonata, ed anche noi (ci sembrava) avevamo sempre osservato che l'etichetta di Gregorius Nazianzenus platonicus era inadeguata. Questo non significava che la elaborazione teologica non potesse servirsi anche delle categorie filosofiche, che erano quelle che Gregorio aveva appreso insieme alla istruzione fornitagli dalla tradizione cristiana. A p. 215 n. 89 Beeley afferma: 'In any event, Gregory is not trying to establish a philosophical doctrine of a unified divine Triad. As Pinault comments, even if is making an allusion to Plotinus, this text does not indicate any serious Neoplatonic influence'. Ma se prescindiamo del tutto da 'any serious Neoplatonic influence', noi interpretiamo Gregorio in modo astratto e non riusciamo a collocarlo nel modo giusto nella cultura cristiana del quarto secolo; perché ci manca la definizione della sua realtà storica. L'importante è vedere in che modo la tradizione cristiana si è espressa mediante categorie (neo)platoniche: questo è, a nostro parere, il modo più equilibrato di intendere la teologia del cristianesimo antico. Come potremmo altrimenti comprendere Clemente, Origene, Basilio, Gregorio di Nissa e lo Pseudo Dionigi? Questa esigenza potrebbe essere adattata a tutti i teologi del cristianesimo antico.

Premessa questa osservazione di metodo, la interpretazione teologica di Beeley è caratterizzata dallo sforzo di unificare le tematiche cristologiche, pneumatologiche e trinitarie.

La prefazione è interessante anche per altri motivi. Beeley non è convinto che esista una omogeneità di pensiero tra i Padri Cappadoci, la quale sarebbe, a suo parere, una ricostruzione della critica della fine dell'Ottocento e dei decenni successivi (p. viii). Altri studiosi, in effetti (ad esempio Chr. Markschies), convergono su questa interpretazione, e non si può negare che le divergenze sul piano dottrinale all'interno del presunto gruppo dei Cappadoci siano notevoli. Lo stesso Beeley le mette in evidenza con molta precisione nel capitolo conclusivo (pp. 292-309). Eppure io aderisco alla opinione tradizionale, perché le diversità di opinioni, anche grandi, sono il prodotto inevitabile di grandi personalità. Non credo che l'attribuzione a Basilio del ruolo di maestro sia stata solo la conseguenza dell'encomio che Gregorio ne fece nell'orazione 43: questo ruolo è costantemente riconosciuto sia dal Nazianzeno (almeno fino al 372) sia dal Nisseno (almeno fino al Contra Eunomium e alla Vita Macrinae, cioè fino al periodo centrale della sua vita). Se il Nazianzeno non ricorda mai Basilio nel periodo cruciale di Costantinopoli (379-381), né il Nisseno negli ultimi anni della sua vita, il Nazianzeno può essere stato spinto da un certo risentimento nei confronti dell'amico per il ben noto affare di Sasima, ed il Nisseno da interessi divergenti da quelli della teologia trinitaria. Ma in ambito trinitario e per molti aspetti della cultura filosofica (che però Beeley, come abbiamo visto, non intende considerare), il Nazianzeno e il Nisseno rielaborano -- anche distanziandosi -- dottrine basiliane. Abbiamo cercato di dimostrarlo in un nostro studio (I Padri Cappadoci, Città Nuova, Roma 2008), nel quale abbiamo inglobato nell'ambiente di Basilio, del Nazianzeno e del Nisseno anche due personalità che circolarono attorno ad essi: Amfilochio di Iconio ed Evagrio Pontico.

A p. ix Beeley sostiene che 'unique among modern studies, this book interprets Gregory's doctrine on the basis of his entire corpus of orations, poems, and letters, rather than focusing primarily on the famous Theological Orations and Christological epistles, which have too easily been misunderstood when read in isolation from other texts'. In realtà, le epistole e le poesie non suscitano l'interesse di Beeley e sono raramente impiegate nella sua trattazione.

Due precisazioni terminologiche di p. ix e 10 n. 27 vogliono mettere in guardia da pericoli di falsa interpretazione; in realtà la precisazione è ovvia e i pericoli non sono così gravi. La prima è che l'aggettivo 'trinitario', impiegato in espressioni come 'dottrina trinitaria' o 'teologia trinitaria', non vuole indicare un particolare modello, teoria o struttura della Trinità, ma significa semplicemente qualcosa che riguarda la Trinità. Ma è ovvio che la dottrina trinitaria di Basilio è diversa da quella di Eunomio. La seconda è che i termini 'nicene' e 'pro-Nicene' sono usati soprattutto per riferirsi a figure e dottrine associate con il Credo e il Concilio di Nicea, piuttosto che con un significato tecnico, dottrinale, nel qual caso è usato (da Beeley) comunemente il termine 'trinitario'.