Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2009.01.27

Joseph Geiger, The First Hall of Fame: A Study of the Statues in the Forum Augustum. Mnemosyne Supplementa 295.   Leiden/Boston:  Brill, 2008.  Pp. x, 225.  ISBN 9789004168695.  $154.00.  



Reviewed by Domitilla Campanile, Università di Pisa (domitilla_campanile@hotmail.com)
Word count: 1104 words

[Table of contents is listed at the end of the review.]

Joseph Geiger (= G.) propone una ricerca su di un argomento che da tempo ha catturato la sua attenzione e sul quale ha già pubblicato alcuni interessanti contributi in varie sedi, contributi che in parte sono ripresi in questo volume. Il tema è certo assai studiato, ma non per questo risulta meno appassionante o meno suscettibile di risultati. Ciò, almeno, secondo l'opinione di G., opinione che condivido. Il Foro di Augusto e il suo intero programma decorativo, le statue che ne abbellivano gli spazi, i testi che illustravano le statue, lo scopo del progetto, i fini culturali, politici e propagandistici della creazione, il ruolo specifico di Augusto e dei suoi consiglieri in questa impresa costituiscono dunque l'oggetto del volume di G, che espone subito nel titolo l'immediato riferimento alle statue che dovevano comporre una sorta di galleria eroica, Hall of Fame.1

Il maestoso complesso edilizio inaugurato da Augusto tra il 6 e il 2 a.C. ospitava infatti numerose statue di marmo in grandezza maggiore del naturale nelle edicole poste nelle esedre dei portici del foro . Augusto aveva voluto così onorare i membri della gens Iulia a partire da Enea, i re di Alba Longa e i duces che avevano reso l'imperium del popolo romano ex minimo maximum. Con un editto aveva poi manifestato il suo scopo, proporre a sé e ai principes delle età future un esempio e una misura con cui essere giudicati dai concittadini.2

Ogni statua era accompagnata da un'iscrizione che riportava la carriera del personaggio e l'elogium vero e proprio, un breve testo in cui erano illustrate le benemerenze più significative dell'onorato. I testi erano stati redatti sotto la supervisione di Augusto, se non direttamente da lui stesso. Con la scelta dei summi viri, scelta in alcuni casi sorprendente, il principe voleva in effetti definire e sigillare la propria interpretazione del passato. Tutti i summi viri raffigurati avevano cooperato alla crescita dell'imperium romano ed erano l'incarnazione dei modelli cui i futuri principes dovevano adeguarsi. La storia veniva così trasfigurata in una dimensione superiore, perché gli eventi passati, pur cupi o dolorosi, avevano condotto al bene presente.

Nell'introduzione G. spiega come questo tema meriti ancora studio perché "not only have certain far from negligible aspects of this Gallery of Heroes gone unnoticed but also its historical connexions have not been duly appreciated" (p. 1), e poco dopo egli precisa come l'originalità del progetto e il suo rilievo all'interno delle realizzazioni augustee debbano ancora essere realmente intese. Il capitolo dedicato al Greek Background esamina quelli che in un certo senso possono essere considerati alcuni precedenti della Galleria Eroica; qui G. propone non solo alcuni interessanti paralleli con le statue destinate a onorare a Olimpia i vincitori delle competizioni, ma si sofferma sull'importanza della creazione di un canone di eccellenza e del rapporto con la produzione di biografie in età ellenistica. Tutto ciò può aver rappresentato un contributo nell'ideazione del complesso, ma, come lo stesso G. evidenzia all'inizio del capitolo successivo, è impossibile affermare con certezza un'influenza diretta di uno specifico elemento greco nella realizzazione augustea. Potevano forse essere evocate anche influenze diverse, alludo, per esempio, al grande monumento dinastico - ricordiamo sormontato da una quadriga - noto come il Mausoleo di Alicarnasso. Una quadriga occupava appunto il centro della piazza davanti al tempio di Marte Ultore. 3

L'indagine su The Roman Background conduce G. a considerare la peculiarità romana del ius imaginum e la pratica di concedere statue onorifiche a chi vantasse meriti nei confronti dello Stato; più importante di tutti, appare però a G. il ruolo di alcune opere di Varrone nell'ispirare l'azione augustea in questo ambito. L'influenza del grande erudito è discussa con ampiezza e molti degli argomenti di G. risultano piuttosto convincenti. Se il complesso del Foro con il tempio rendeva un servizio di pubblica utilità ai cittadini, la grande innovazione, come nota G., era appunto rappresentata dalla Galleria Eroica, che rispondeva inoltre alla mai sopita necessità di legittimazione del principe. Il problema di quali criteri avessero guidato Augusto nella selezione dei summi viri e del rapporto tra gens Iulia e numero dei Re di Alba è abilmente collegato da G. con la presenza di Varrone e in particolare dell'influsso della sua opera hebdomades vel de imaginibus e al primato che il numero sette aveva assunto appunto in tale opera. Ritengo questa un'acquisizione di notevole significato per una comprensione della scenografia complessiva del Foro di Augusto; le pagine in cui poi si discute e si arriva alla conclusione che nel Foro di Augusto fossero incluse anche statue femminili mi paiono ben argomentate (pp. 111-115).

Nel quinto capitolo sono presentate - per quanto in alcuni casi i miseri resti rendano più che dubbiose le identificazioni - le carriere e le biografie dei personaggi scelti da Augusto perché fossero effigiati nel suo Foro, ed è doveroso riconoscere, come appunto G. fa, che un tale studio è possibile grazie all'opera degli editori degli elogia, A. Degrassi prima e G. Alföldy e L. Chioffi di recente. Nel capitolo successivo incontriamo quei personaggi che furono onorati con una statua nel Foro di Augusto dopo la morte del principe. Nell'ultimo capitolo G. discute la fortuna della Galleria Eroica tra i contemporanei di Augusto e pone la questione dell'effettivo risultato ottenuto dalla volontà ordinatrice e pedagogica del principe. La risposta è positiva: la processione di uomini che grazie alle loro azioni militari avevano reso grande lo Stato doveva impressionare chiunque entrasse nel Foro e l'effetto era certamente raggiunto dalla somma delle figure, non dal singolo eroe, proprio come doveva essere nelle intenzioni di Augusto.

In conclusione, questo è uno studio utile e ben condotto, consigliabile a chiunque sia interessato a problemi dell'età augustea.

Il libro si chiude con una Bibliography 4 e un Index, dove non manca una certa incoerenza nel segnalare i nomi romani: alcuni personaggi sono indicizzati secondo il nomen (e.g. "Aemilius Lepidus, M.", "Asinius Pollio, C".) altri secondo il cognomen ("Caesar Strabo, C. Iulius", "Corvus (Corvinus), M. Valerius", "Palma, A. Cornelius Frontonianus"), altri ancora secondo una dizione moderna (e.g. "Drusus The Elder") senza provvedere il lettore di rimandi interni; sarebbe infine stato di estrema utilità disporre di un indice delle fonti.

Chapter One. Introduction (pp. 1-12);
Chapter Two. The Greek Background (pp. 13-24)
Chapter Three. The Roman Background (pp. 25-51)
Chapter Four. A Marble Gallery for a City of Marble (pp. 53-115)
Chapter Five. The Heroes (pp. 117-162)
Chapter Six. After Augustus: The Age of Bronze (pp. 163-178)
Chapter Seven. The Impact of the Gallery of Heroes (pp. 179-204)
Bibliography (pp. 205-217)
Index (pp. 219-225)

Notes:


1.   Il nesso Hall of Fame per indicare la galleria delle statue del foro di Augusto è stato diffuso, tra gli altri, da T. J. Luce, "Livy, Augustus and the Forum Augustum", in K. A. Raaflaub, M. Toher (eds.), Between Republica and Empire. Interpretations of Augustus and his Principate, Berkeley 1990, pp. 123-138; in tedesco troviamo "Ruhmeshalle", cfr. A. v. Premerstein, s.v. "Elogium", in PW V.2 (1905), coll. 2440-2452, part. 2447. "Galleria eroica" è la definizione di P. Fraccaro, nell'ancora importante recensione a Degrassi, Inscriptiones Italiae. XIII.3 Fasti et elogia, Roma 1937, Athenaeum 17 (1939), pp. 96-101.
2.   Suet., Divus Aug., 31: Proximum a dis immortalibus honorem memoriae ducum praestitit, qui imperium populi Romani ex minimo maximum reddidissent. Itaque et opera cuiusque manentibus titulis restituit et statuas omnium triumphali effigie in utraque fori porticu dedicavit, professus edicto commentum id se, ut ad illorum velut exemplar et ipse, dum viveret, et insequentium aetatium principes exigerentur a civibus. Cfr. G. Cresci Marrone, Ecumene augustea. Una politica per il consenso, Roma 1993, pp. 169 ss.
3.   Sulla quadriga S. Hornblower, Mausolos, Oxford 1982 p. 261; vd. anche G. B. Waywell, The Free-Standing Sculptures of the Mausoleum at Halicarnassus: a Catalogue, London 1978; B. F. Cook, Relief Sculpture of the Mausoleum at Halicarnassus, Oxford 2005. Per valutare l'influsso nella Roma augustea di tale edificio è utile notare che Strabone (5,3,8) indica la tomba di Augusto come "il cosidetto Mausoleo"; cfr. anche Suet., Divus Aug., 100,5 e 101,4. Si veda anche J.-C. Richard, "Mausoleum: d'Halicarnasse à Rome, puis à Alexandrie", Latomus 29 (1970) pp. 370-388, ove si ipotizza un ruolo decisivo di L. Munazio Planco (proconsole d'Asia dal 40 al 39 a.C.) per questa ripresa.
4.   Ulteriori letture consigliabili sull'argomento - all'interno di una bibliografia certo inesauribile - potrebbero essere H. Kloft, "Aspekte der Prinzipatsideologie im frühen Prinzipat", Gymnasium 91 (1984), pp. 306-326; B. Wesenberg, "Augustusforum und Akropolis", JdI 99 (1984), pp. 161-185; M. Bonnefond, "Transfert de fonctions et mutation idéologique: le Capitole et le Forum d'Auguste", in L'Urbs: espace urbain et histoire, Roma 1987, pp. 251-278; J. S. Richardson, "Imperium Romanum: Empire and the Language of the Power", JRS 81 (1991), pp. 1-9 ; J.-M. David, "Les enjeux de l'exemplarité à la fin de la République et au début du principat", in Id., (ed.), Valeurs et mémoire à Rome. Valère Maxime ou la vertu recomposée, Paris 1998, pp. 9-17; P. Rehak, Imperium and Cosmos. Augustus and the Northern Campus Martius, Madison 2006. Nuovi calcoli sul costo dei marmi in P. Barresi, "Architettura pubblica e munificenza in Asia Minore. Ricchezza, costruzioni e marmi nelle province anatoliche dell'Impero", Mediterraneo Antico 3.1 (2000), pp. 309-368; Id., Province dell'Asia Minore. Costo dei marmi, architettura pubblica e committenza, Roma 2003.

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