Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2008.03.08

Clemens Koehn, Krieg - Diplomatie - Ideologie. Zur Aussenpolitik hellenistischer Mittelstaaten, Historia Einzelschriften, 195.   Stuttgart:  Franz Steiner Verlag, 2007.  Pp. 248.  ISBN 978-3-515-08990-6.  €58.00 (pb).  



Reviewed by Filippo Canali De Rossi, Rome (canali.filippo@libero.it)
Word count: 763 words

Questo libro analizza il divario esistente fra le dichiarazioni ideologiche e le politiche effettivamente messe in atto da alcune "medie potenze" nel corso della storia ellenistica. Come si evidenzia nell'introduzione (9-17) la strategia seguita dall'autore è quella di mettere a confronto l'azione politico-militare con le motivazioni espresse dagli stati individuati come Mittelmächte (e precisamente la repubblica di Rodi, il regno di Pergamo, la lega Achea e la lega Etolica) sia indipendentemente che nel corso della loro alleanza con Roma.1

In tale ottica fondamentale è la documentazione offerta nell'opera storica di Polibio, alla cui figura è dedicata la prima delle quattro sezioni (19-44) in cui il libro si articola. In essa Koehn (d'ora in poi K.) è accorto nel mettere in rilievo la possibile deformazione che i fatti potrebbero aver subito nel resoconto dallo storico di Megalopoli, profondamente partecipe di alcune delle motivazioni ideologiche alle quali si ispirava l'azione non solo della lega achea, ma anche delle altre medie potenze (con l'eccezione della lega Etolica): in generale l'azione dell'uomo politico ellenistico, svolgendosi nell'esercizio della ἰσηγορία e della παρρησία, si orienta di fatto entro i due poli rappresentati dagli obiettivi del καλόν e del συμφέρον, concetti che anche nella politica degli stati misurano la distanza fra i principi ideologici e la concreta affermazione dei propri interessi.2

Nella seconda sezione (45-73) l'autore esamina il tema della libertà cittadina quale motivo di propaganda politica: tale libertà risente di un equivoco originario, ovvero la sua concessione per grazia di un sovrano, con l'implicazione che egli la potrà ritogliere se il comportamento della città non sarà conforme alle attese. L'autore esamina inoltre il rapporto esistente fra il concetto di libertà e quello di democrazia, non del tutto equivalenti. Nel regno di Pergamo le rivendicazioni libertarie tipiche delle medie potenze, combinandosi con un regime monarchico, producono un ibrido ideologico, che deve servire a spiegare il diverso atteggiamento degli Attalidi (rispetto ai Seleucidi) nei confronti delle città afferenti.

Nella terza sezione (75-168) che costituisce la parte più corposa ma anche la più originale ed interessante del libro, l'autore passa in rassegna i paradigmi sotto i quali le singole 'medie potenze' giustificarono il ricorso alla pratica della guerra: le aspirazioni egemoniche degli Etoli avevano ad esempio avuto origine nella resistenza da essi offerta alla invasione dei Galati. Di un analogo merito si facevano forti gli Attalidi, in relazione alla ondata dei Galati che aveva oppresso l'Asia minore. A loro volta gli Achei davano alle guerre da essi intraprese per il rafforzamento della lega il valore ideologico di una lotta contro la tirannide, il cui obiettivo polemico fu rappresentato in una prima fase dalla monarchia antigonide e poi, con un inaspettato voltafaccia rispetto alla precedente politica antimacedone, dalle figure dei re riformatori spartani.3 Infine la costruzione dell'impero marittimo rodio si servì di una impalcatura ideologica che invariabilmente presentava le spedizioni navali da essi intraprese come una serie di guerre condotte contro i pirati.

Nella quarta sezione l'autore mostra infine gli equivoci ai quali le medie potenze del mondo ellenistico andarono incontro nel loro rapporto con Roma: esse infatti, credendo di strumentalizzare la forza militare romana sotto il pretesto delle motivazioni ideologiche (vale a dire: τὸ καλόν), finirono invece per trovarsi in una condizione di debolezza, rimanendo scontenti perché incapaci di condizionare le decisioni dell'alleato ai fini del loro utile (τὸ συμφέρον).4

Una considerazione conclusiva evidenzia alcuni interessanti risvolti di storia contemporanea sulla condizione delle medie potenze (quali il Canada o l'Australia) e sul loro tentativo (frustrato) di contribuire all'attuale ordinamento globale. Si può anche supporre che non sia del tutto estraneo alla ispirazione dell'autore, benché non espressamente dichiarato, il fatto che egli si muova nell'ambito culturale di una nazione, quella tedesca, in cui il divario fra le risorgenti ambizioni di politica internazionale ed il ruolo di media potenza a cui risulta storicamente confinata, viene ora nuovamente avvertito.

Il testo evidenzia una salda e capillare conoscenza dei fatti storici, rifusi in maniera originale ed argomentata: il tentativo di mettere in comunicazione il versante propriamente greco e quello romano della storia ellenistica appare felicemente riuscito, con esiti niente affatto banali e scontati. Se nel libro va individuato un difetto, questo è però costituito da una eccessiva sciatteria nella presentazione del materiale: non c'è virtualmente una citazione dal greco che vada completamente esente da errori, a volte piuttosto macroscopici, come ad es. la frequente inversione di ξ con χ.5 Non solo poi le citazioni in lingua straniera,6 ma anche il testo tedesco non è del tutto carente di sviste ortografiche.7 Tali pecche tuttavia non diminuiscono il beneficio che lo storico trarrà dalla lettura di questo stimolante libro.


Notes:


1.   La esclusione di altri stati, anch'essi teoricamente configurabili come 'medie potenze' (ad es. Kos, Bisanzio, Eraclea Pontica) viene giustificato dall'autore con l'asserzione (p. 14) che solo quei quattro, oltre alle tre 'grandi potenze' monarchiche, vale a dire la seleucidica, la tolemaica e l'antigonide, condussero una politica autonoma.
2.   Respingo però recisamente l'interpretazione offerta da K. p. 60 nota 50, secondo il quale il personaggio onorato in OGI 323, avrebbe esercitato la sua parrhesia (linea 10), nel corso di una ambasceria svolta a Roma per conto di Attalo II (F. Canali De Rossi, Le ambascerie dal mondo greco a Roma, Roma 1997, nr. 580). La parrhesia venne invece impiegata, come ho tentato di mostrare in "Epigraphica Anatolica" 31, 1999, 86 ss., in occasione della morte di Attalo III, al fine di estendere la cittadinanza ai perieci di Pergamo e prevenire la possibile adesione di costoro alla rivolta di Aristonico. Per l'inconsueto uso di parrhesia nel decreto di Pergamo in onore di Menodoro (edito da M. Wörrle in "Chiron" 30, 2000, 543-576) rimando invece alle considerazioni critiche formulate in appendice a Iscrizioni Storiche Ellenistiche III, 1a ed., Roma 2002, 244-248.
3.   Il pretesto della difesa dai Galati, sotto il quale gli Attalidi presentano le guerre condotte contro i Seleucidi (p. 114), in almeno una occasione venne sfruttato anche dalla lega Achea, come risulta dalla iscrizione SEG XV, 254 = L. Moretti, Iscrizioni Storiche Ellenistiche I, 60, secondo la nuova interpretazione da me presentata al XIII Congresso Internazionale di Epigrafia Greca e Latina (Oxford 2-7 settembre 2007), e pubblicata in Iscrizioni Storiche Ellenistiche III, 2a ed., Roma 2006, pp. 244-256.
4.   Alcune delle contraddizioni implicite nella politica delle 'medie potenze' emersero nella controversia che oppose in senato le rivendicazioni dei Rodî a quelle di Eumene. A chiarimento dei risultati ottenuti da Eumene in tale circostanza (K. p. 212: "die Römer kommen nun Eumenes entgegen, indem diejenigen autonomen Städte Tribut an Eumenes entrichten müssen, die entweder vor dem Krieg ... oder im Krieg von der seleukidischen Koalition abgefallen sind"), è opportuno richiamare il decreto di Alabanda (Iscrizioni Storiche Ellenistiche III, nr. 169) in onore di un ambasciatore recatosi a Roma per ottenere la remissione di tale tributo, e defunto nella successiva missione di notifica presso Eumene: per tale interpretazione cfr. F. Canali De Rossi, Morte di un ambasciatore di Alabanda, "Scienze dell'antichità" 6-7, 1992-93 [1996], 35-40.
5.   Ecco una lista selettiva di letture da sostituire a quelle scorrette presenti nel testo greco: p. 28, nota 29 e p. 38, nota 56: μεγίστοις, ἀλόγιστον; p. 29, nota 30, p. 34, nota 41, p. 183, nota 43: ἀντικατηλλάττοντο; p. 32, nota 37 e p. 88, nota 27: εἰδείη; p. 32, nota 38: ἔργων, τἀναντία, ἀνθρώπινον; p. 35, nota 45: παραυτίκα; p. 64, nota 64: εὐεργέτας; p. 109, nota 102 e p. 143 nota 198: πράγμασι; p. 126, nota 147: ἀνάστατος; p. 128, nota 152, p. 133, nota 169, p. 154, nota 211, p. 159, nota 247, p. 167, nota 269: alcuni caratteri greci risultano sostituiti da una parentesi quadra; p. 134, nota 170: ὅσοι, αἴτιοι; p. 147, nota 207: ὑφορώμενον; p. 152, nota 226: εὐθέως; p. 143, nota 198, p. 153, nota 226, p. 173, nota 7: ἔθνος; p. 156, nota 236 e p. 183, nota 42: κακούργων; p. 165, nota 265: Ἱεραπύτνιοι; p. 177, nota 17: περὶ, τὸ; p. 183, nota 42: δυναστείαις; p. 196, nota 83: τοὺς; p. 213, nota 125: τυγχάνειν etc. Tralascio di segnalare le semplici omissioni di spiriti ed accenti.
6.   In italiano: p. 9, nota 1: l'equ(i)librio; p. 15, nota 10: l'ideali(zz)azione; p. 62, nota 59: Eracl(eo)ta; p. 145, nota 203, p. 151, nota 23, p. 174, nota 9, p. 234: Orsi, D.P. In inglese: p. 20, nota 2: powerful[l]; p. 27 n. 25, p. 35 nota 44, p. 231: Moral Vision[s] in the Histories of Polybius (si coglie l'occasione per segnalare dello stesso A. Eckstein, in relazione al tema trattato da K., il nuovo Mediterranean Anarchy, Interstate War and the Rise of Rome, Berkeley 2007).
7.   Ad es. p. 29, linea 2-3: unterdrü(c)ken; p. 71, penultima riga: som(i)t; p. 75, riga 8: best(r)ebt; p. 104, nota 85: Her(a)kleias; p. 161, nota 154: invo(l)viert; p. 199, riga 8: Befrei(un)g; p. 202, penultima riga: Flaminin[i]us; p. 216, riga 15: du(r)ch; a p. 197 quello che appare il conio di una nuova parola, 'Reichswiederherstellungsfeldzügen', non faciliterà particolarmente la lettura ai neofiti della lingua tedesca. A p. 96 per tre volte i trattini di divisione di fine riga sono rifluiti nel testo.

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