Bryn Mawr Classical Review

Bryn Mawr Classical Review 2006.12.26

Hugh Lloyd-Jones (ed.), Supplementum Supplementi Hellenistici. Texte und Kommentare, 26.   Berlin:  de Gruyter, 2005.  Pp. xiii, 159.  ISBN 3-11-018537-7.  €64.00.  



Reviewed by Giovan Battista D'Alessio, Università di Messina (dalessio@unime.it)
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Fino al 1983, quando fu pubblicato il Supplementum Hellenisticum, per le cure di H. Lloyd-Jones e P.J. Parsons, lo studioso dei frammenti di poesia ellenistica aveva a disposizione edizioni di valore diseguale. A confronto con la monumentale edizione callimachea di R. Pfeiffer (1949-1953), che aveva segnato degli standard assai elevati, i limiti della pur preziosa raccolta dei frammenti degli altri poeti nei Collectanea Alexandrina di J. U. Powell (1925) erano ovvi, e il gran numero di importanti nuovi ritrovamenti papiracei (anche, e soprattutto, per quel che riguarda lo stesso Callimaco) rendevano particolarmente urgente un'opera che raccogliesse e aggiornasse il materiale rilevante. L'edizione di Lloyd-Jones e Parsons, che si presentava, modestamente, come un supplemento a quanto già disponibile, ha, di fatto, segnato un passo avanti notevolissimo per la ricostruzione e la comprensione di questi testi, e, rendendo accessibili agli studiosi materiali prima non facilmente reperibili, con un sintetico e brillante apparato di commento, ha dato un impulso che non si può sopravvalutare allo sviluppo degli studi sulla poesia ellenistica. Il numero dei testi pubblicati, l'accuratezza dell'edizione e l'importanza del commento fanno del SH molto più di un "supplemento" ai Collectanea Alexandrina.

A distanza di più di vent'anni, uno dei due editori, H. Lloyd-Jones (L.), pubblica ora un ulteriore Supplementum Supplementi Hellenistici. Il SSH è strutturato come una serie di Addenda et Corrigenda al SH con alcune correzioni, integrazioni e aggiornamenti bibliografici al volume precedente e, a differenza del suo predecessore, non può essere utilizzato come edizione autonoma. Si tratta indubbiamente di un'operazione utile, anche se gli aggiornamenti sono lontani dall'essere esaurienti e non privi di inesattezze di vario peso.

Per quanto riguarda gli aggiornamenti bibliografici, è opportuno notare che mentre in alcuni casi L. riporta esplicitamente le nuove proposte di ricostruzione testuale, in altri casi, invece, si limita a menzionare nuove opere (articoli o edizioni) che si sono occupate dei frammenti contenuti in SH o CA senza segnalare i loro eventuali apporti alla costituzione del testo. L. aggiunge anche alcuni nuovi testi, che, perché pubblicati dopo il 1983 o per altri motivi, non sono presenti in SH. Per Callimaco (i cui nuovi frammenti occupavano quasi un decimo del SH) l'incremento è esiguo. Si tratta infatti soltanto: 1) del fr. 258 A, parte di un esametro citato da Plutarco, e la cui attribuzione al poeta di Cirene (che risale già ad A. D. Nock, 1928), per quanto attraente, resta congetturale; 2) di alcune nuove integrazioni o attribuzioni congetturali all'Ecale proposte in varie sedi da A. S. Hollis (cfr. 279 A, 280 A, 281 A, 287, 289 A e 289 B); 3) di due interventi, citati sotto il numero 308 A, dovuti ancora a Hollis, che aggiungono nuovi elementi per la valutazione del fr. 815 Pfeiffer (collocato a suo tempo tra gli spurii); e, infine, 4) dell'individuazione di una possibile citazione callimachea in Sinesio da parte di M. L. West (308 B). Solo due sono i nuovi testi papiracei, entrambi pertinenti non al testo stesso ma a suoi riassunti: si tratta di 276 A, la diegesi dello aition già pubblicato in SH come 276, e di 268 A, un nuovo frustulo delle diegesi milanesi, pubblicato da Gallazzi e Lehnus nel 2001. Due nuovi frammenti di maggiore rilevanza, venuti alla luce più di recente, non hanno invece potuto trovare ospitalità in SSH. Un nuovo importante testo attribuibile a Callimaco, di piccole dimensioni, ma di potenziale grande interesse per il contributo che può fornire alla ricostruzione della Vittoria di Berenice è, infatti, stato pubblicato nel 2005, evidentemente troppo tardi perché L. potesse inserirlo nel suo supplemento: si tratta di PSI inv. 1923, che sembra appartenere allo stesso rotolo, se non alla stessa colonna, di POxy 2173 (fr. 383 Pf. = 254 SH), pubblicato nelle Comunicazioni dell'Istituto Papirologico "G. Vitelli" 6, Firenze 2005, 3-20, a cura di L. Ozbek, con, in appendice, contributi di G. B. D'Alessio, G. Massimilla e G. Bastianini. Nel 2004 (ma del testo aveva già dato annuncio nel 2002 G. Bastianini nel volume dedicato a Callimaco dalla Fondation Hardt, volume che figura tra i pochi aggiornamenti bibliografici sull'autore citati da SSH, p. 23) è stato invece pubblicato da G. Menci: PSI inv. 3191 ("Glossario a Callimaco"), in H. Harrauer-R. Pintaudi, Gedenkschrift Ulrike Horak (P. Horak), 1. Teil, Firenze 2004, 19-31.

Ai frammenti di Euforione (il secondo autore per estensione tra le pagine di SH) si aggiungono quattro nuovi testi: 454 C (un nuovo testo papiraceo dove ad un riassunto del mito della gigantomachia segue l'indicazione generica: "la storia si trova in Euforione"), 454 B (due testimonianze da Apuleio, de orthographia, di attendibiltà discutibile, già presenti in Meineke), 454 D (una citazione negli scolii D all'Iliade) e 454 A (una citazione in uno scolio papiraceo a un peana pindarico). Nel caso di 454 A credo che l'attribuzione ad Euforione sia però senz'altro da scartare, in quanto basata su di una lettura del testo dello scolio a mio parere incompatibile con le tracce leggibili nel papiro: si veda quanto da me argomentato presso E. Magnelli, Studi su Euforione, Roma 2002, 129 n. 8 (uno studio opportunamente spesso citato da L. in relazione ad altri frammenti, ma in questo caso specifico trascurato).

Tra gli Adespota Papyracea Nova Reperta (che corrisponde alla sezione più ricca di testi in SH) L. include dieci nuovi frammenti di varie dimensioni (1186-1195): non si capisce in verità a quale titolo siano inseriti in questa sezione i frammenti 1189 e 1195, che con i papiri non hanno niente a che fare, e che sarebbe stato più opportuno aggiungere alla sezione dei Frustula Adespota ex Auctoribus, trattandosi nel primo caso di una citazione dal commento di Servio all'Eneide e nel secondo di una possibile allusione contenuta in un passo di Michele Choniates. Per quanto riguarda i testi propriamente papiracei, da segnalare un evidente problema di allineamento nella disposizione delle prime 11 righe del fr. 1187, che appartengono alla colonna precedente rispetto ai vv. 12-23 e che non dovevano essere allineati con l'inizio di questi. Una revisione del testo del fr. 1194 (PLaur III 56) è ora offerta da C. Meliadò in Analecta Papyrologica 14-15 (2002-2003), 107-110 (un volume di fatto stampato nel 2005, troppo tardi, quindi, perché L. ne tenesse conto). Proprio sullo stesso scorcio del 2005 il volume LXIX degli Oxyrhynchus Papyri ha offerto alcuni nuovi possibili candidati all'inclusione in un eventuale Supplementum Supplementi Supplementi: 4711 (attribuito a Partenio), 4712 (apparentemente da un poema di tema argonautico di età ellenistica, se non dell'inizio di quella imperiale: nel primo caso sarebbe ipotizzabile l'attribuzione a Cleone di Curio) e 4714 (esametri tardo-ellenistici o di età imperiale). Un altro testo papiraceo che avrebbe invece potuto essere incluso in questa sezione è PHeid inv. G 310 a, edito da C. De Stefani in ZPE 140 (2002), 17-29.

In generale, gli addenda bibliografici sono generosi e utili, ma anche in questo caso la lista è tutt'altro che completa: i titoli callimachei citati a p. 23, ad esempio, (in sostanza solo il libro del 1995 di A. Cameron, Callimachus and his Critics, per cui L. segnala solo una delle numerose recensioni apparse, e alcuni dei saggi pubblicati nel volume su Callimaco pubblicato dalla Fondazione Hardt nel 2002) sono ben lontani dall'esaurire l'elenco dei lavori importanti apparsi tra la Nuova Bibliografia Callimachea di L. Lehnus (che si ferma al 1998, e a cui L. rimanda) e la data di stampa del SSH. Tra le recensioni dell'importante edizione di Alessandro Etolo di E. Magnelli (Firenze 1999) sarebbe potuto forse essere utile aggiungere quella da me pubblicata su Eikasmós 11 (2000), 425-431, dove anche si possono trovare ulteriori argomenti contro l'attribuzione del fr. 7 CA ad Aristofane (che L., dopo avere in un primo momento preferito, sembra ora disposto ad abbandonare). A favore dell'attribuzione ad Alessandro Etolo argomenta ancora, più di recente, M. Di Marco in Seminari Romani 6 (2003), 65-69. Su Lobone di Argo si deve aggiungere ora V. Garulli, Il Περὶ ποιητῶν di Lobone di Argo, Bologna 2004. Gli aggiornamenti bibliografici di L. integrano talvolta utilmente lacune delle più recenti edizioni specialistiche. È questo il caso, ad esempio, dei frr. 983-984, il cosiddetto "epigramma dell'Ostrica" conservato in un papiro di età tolemaica dove è eccezionalmente seguito da un dotto commento. Il testo è stato attribuito talvolta a Filita, e, per questo motivo, è inserito nelle edizioni dei frammenti di Filita di L. Sbardella (2000) e K. Spanoudakis (2002). Ad entrambi i nuovi editori di Filita era però sfuggito un nuovo frammento di questo papiro, che mi era riuscito di identificare nel 1990 con conseguenze per la costituzione del testo di alcuni suoi versi (ZPE 81 (1990), 299-303). L. nella sua nota al luogo segnala il contributo del nuovo frammento e aggiunge una sua nuova proposta di integrazione per il v. 4, κόρ]ης δ' Ἀθάμαντος. Il secondo termine, che L. stampa senza alcun segno di lettera incerta, dovrebbe però essere inteso come una correzione di quanto si legge nel papiro, dove il theta non pare compatibile con le tracce (così già P.J. Parsons in ZPE 24 (1977), 6 -- che menzionava la possibilità, considerandola però non adatta alle tracce -- e l'apparato di SH), mentre l'integrazione del primo termine, κόρ]ης risulta impossibile proprio a seguito dell'aggiunta del nuovo frammento, che mostra, senza alcun possibile dubbio, che la lettera che precedeva il rho (che L. stampa ancora come se fosse in lacuna) è alpha e non omicron (]αρης). Si tratta, di conseguenza, di una integrazione da respingere.

In un lavoro di aggiornamento bibliografico che copre molte centinaia di frammenti di autori diversi lacune e inesattezze di questo tipo sono difficili da evitare e in queste note mi sono limitato a segnalare solo alcune di quelle relative ad alcuni dei testi con cui io stesso ho maggiore familiarità. È evidente, tuttavia, che la pubblicazione di questi nuovi addenda et corrigenda fornisce uno strumento che potrà offrire agli studiosi di poesia ellenistica spunti preziosi e utili integrazioni.

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