BMCR 2006.07.15

Diogene Laerzio. Vite e dottrine dei più celebri filosofi. Il pensiero occidentale

, Vite e dottrine dei più celebri filosofi. Bompiani Il pensiero occidentale. Milano: Bompiani, 2005. cxxxvi, 1666 pages ; 22 cm.. ISBN 8845233014. €36.00.

Recensendo per Gnomon 1 l’edizione teubneriana delle Vitae philosophorum di Diogene Laerzio a cura di M. Marcovich (Stuttgart – Leipzig 1999) — che, pur tra vari ed innegabili limiti, ha giustamente sostituito la vecchia edizione oxoniense di H. S. Long (Oxford 1964) —, sottolineavo, sulle orme di M. Gigante, l’estrema difficoltà di dare un testo il più attendibile possibile di quest’opera; impresa resa più complicata non solo dallo stato calamitoso in cui versa la tradizione manoscritta di Diogene, quanto anche dall’impegno davvero eccezionale di dedizione e dottrina che essa richiede a tutti gli specialisti che vogliano tentarne un’esegesi complessiva. Alfine di superare questa impasse, vi è probabilmente una strada su tutte da percorrere: quella della collaborazione tra diversi specialisti. Ne è un ottimo esempio, credo, la versione laerziana pubblicata in Francia, in contemporanea con l’edizione del Marcovich, da un nutrito gruppo di specialisti (filologi e studiosi della filosofia antica) sotto l’eccellente guida di M.-O. Goulet-Cazé.2

Ad essa si affianca ora il presente volume, ottimamente curato da G. Reale (cui spetta la “Prefazione” [Vιι ed in prevalenza la traduzione italiana) con la collaborazione di I. Ramelli (alla quale sono da attribuire il “Saggio introduttivo” [XXX le “Note al testo” [1307-1491], la “Bibliografia” [1495-1595] ed una prima originaria stesura dell’intera versione) e G. Girgenti (autore delle introduzioni ai singoli libri [5-7; 139-141; 305-307; 407-409; 493-495; 605-607; 725-727; 939-941; 1029-1031; 1159-1161], dell’ “Indice ragionato” [1599-1658] e delle revisioni alla traduzione della Ramelli), che — oltre ad arricchire la preziosa e benemerita collana de “Il pensiero occidentale” di un titolo di grande utilità e prestigio — fornisce una validissima e per certi versi imprescindibile alternativa all’unica altra traduzione italiana di cui finora si disponeva. Mi riferisco, evidentemente, alla versione del solo Marcello Gigante, apparsa in due volumi e senza testo a fronte per la prima volta nel 1962 presso l’editore Laterza e poi più volte riedita:3 tale versione, dallo stile inconfondibile e di lettura quanto mai gradevole, impostasi ben presto come un classico, ha avuto il merito di mettere per la prima volta a disposizione del grande pubblico l’opera di Diogene, inaugurando altresì una ripresa negli studi laerziani.

Il poter disporre nel frattempo di una nuova e migliore edizione critica del testo greco ed il sicuro avanzamento della ricerca nel campo dell’esegesi rendevano, tuttavia, quanto mai necessaria quest’ulteriore ponderosa fatica editoriale. Essa si distanzia dalla traduzione del Gigante anche per altri significativi aspetti: anzitutto, la scelta di stampare il testo originale a fronte, così da permettere al pubblico di lettori pure non specialista di fruire realmente del testo antico e di verificare al contempo la bontà delle scelte operate in sede di traduzione; non meno importante, poi, quella di stampare il tutto in un volume unico, evitando così la fastidiosa gincana cui si è costretti, nel caso della traduzione laterziana, qualora si voglia verificare, ad es., il rinvio in nota per un qualsivoglia passo dei libri I per cui occorre riportarsi alla fine del secondo tomo; quanto mai utile è, inoltre, la presentazione della traduzione con articolazioni e scansioni del testo, ossia con l’introduzione di titoletti che aiutano il lettore a seguire bene lo svolgimento del discorso dell’autore di volta in volta presentato, e le introduzioni ai singoli libri, assenti entrambi nella traduzione del Gigante. Vorrei, infine, attirare l’attenzione sull’originale approccio storico-filosofico, piuttosto che puramente filologico, tentato da Reale ed i suoi due collaboratori.

È questo un ulteriore elemento di distinzione tra la versione laterziana e quella bompianea, opportunamente sottolineato da Reale stesso nella sua “Prefazione” (IX): “Gli studiosi, nella maggioranza dei casi, si sono concentrati sulla ricerca e sullo studio delle fonti, e non poche volte si sono rinchiusi in quelle che, con termine tedesco divenuto tecnico, si chiamano Quellenforschungen, che però interessano soprattutto gli specialisti, e non chi vuole gustare il significato e il valore letterario dell’opera”. Per Reale, infatti, le Vitae laerziane piuttosto che summa di problematiche speculative e metafisiche rappresentano in certo senso la raccolta più significativa riguardo alla saggezza e alla filosofia morale dei Greci. Questo spiega, ad es., la massiccia presenza di apoftegmi, massime e aforismi, la cui forza ed incidenza, molto ben compresa da Friedrich Nietzsche che di questo mezzo fece uso per esprimere i suoi pensieri più belli (è Reale a ricordarlo), sta nel riuscire ad esprimere o meglio imprimere pensieri in modo incisivo e penetrante, ben più che lunghi discorsi teoretici, perché colpisce lo spirito come una frecciata. Non a caso Diogene dedica l’intero e denso primo libro ai cosiddetti Sette Sapienti, proprio perché il pensiero espresso nelle massime ad essi attribuite “è contenuta l’intera saggezza dei Greci”. In altre parole, afferma Reale, l’opera del Laerzio va letta ed interpretata dal punto di vista dell’uomo di cultura del suo tempo, per il quale “la verità della filosofia è saggezza ed il saggio è il filosofo la cui vita serve da prova”,4 e quello contemporaneo, interessato alla storia delle idee in quanto storia di opinioni, più che i loro complessi fondamenti speculativi.

Per parte sua, il corposo e quanto mai informato “Saggio introduttivo” di I. Ramelli ribadisce l’importanza dell’opera lerziana ai fini della ricostruzione del panorama filosofico greco, giustificando, tra l’altro, l’apparente abbassamento di livello dell’opera scientifica, visto il continuo inserimento dell’aspetto dossografico in quello biografico e del vissuto quotidiano, con la volontà letteraria di offrire al lettore un testo piacevole e vivace. La Ramelli, con la passione, la curiositas e la versatilità eccezionali di cui fa continuamente prova nella sua ricchissima produzione scientifica, offre al pubblico un’esauriente e pacata introduzione al mondo e all’opera di Diogene, discutendone la collocazione geografica e cronologica, presentando le caratteristiche salienti non solo della sua opera di storiografia filosofica, bensì pure di quella poetica (o almeno di quanto ci resta), interrogandosi sul genere letterario cui le Vitae vanno ascritte e le fonti utilizzate dal dossografo imperiale, analizzando il contenuto aneddotico-dottrinario dei singoli libri. Sulla scorta di un suggestivo intervento di L. Canfora,5 la studiosa dedica, infine, alcune significative pagine al discusso problema dei rapporti tra Diogene Laerzio e i cristiani per concludere, in maniera del tutto convincente, forte anche del ricorso ad alcuni passi dell’ Oratio ad Graecos di Taziano, che non sono da escludere riferimenti polemici da parte di Diogene alla cultura cristiana; anzi, che sembra non privo di basi documentarie “inserire Diogene in un contesto culturale vivace, in cui gli intellettuali, pagani e cristiani, dibattevano tematiche connesse con la filosofia e la storia della filosofia” (CXXXIII).

Venendo al testo ed alla traduzione, andrà nuovamente sottolineato che il testo greco stampato a fronte della versione italiana è quello del Marcovich, emendato, tuttavia, all’occorrenza delle numerose sviste ed imprecisioni in esso presenti.6 In alcuni casi, poi, vengono adottate o proposte soluzioni differenti, quasi sempre per difendere il testo tràdito dagli interventismi, talora inutili, di cui abbonda l’edizione del Marcovich. Di tali scelte viene data opportuna indicazione e chiarimento nelle note di commento (collocate purtroppo, in linea con i criteri editoriali propri della collana, alla fine dell’intera traduzione), ove trovano naturalmente posto anche tutte le altre indicazioni di tipo esegetico-bibliografico (in particolare, individuazione delle fonti e rinvio alle edizioni di riferimento). La versione italiana, corretta, accurata e criticamente vagliata, scorre piacevole, lasciandosi leggere come si trattasse dell’originale.

Chiude l’importante volume una ricchissima bibliografia, comprendente, oltre alle edizioni, traduzioni, lessici e studi critici su Diogene, le indicazioni di tutti i titoli citati e utilizzati nel corso dell’opera, e un indice ragionato dei nomi, dei luoghi e delle fonti menzionate dal Laerzio, accompagnati quasi sempre da una sommaria illustrazione.

I refusi e le sviste, quasi autorizzate in opere del genere, sono presenti in numero ridottissimo; ciò a riprova dell’alto valore del libro e della sua elevata qualità editoriale, confortata quest’ultima anche dal prezzo contenuto di copertina.

Concludo questa mia recensione, quanto mai positiva, del Diogene Laerzio di Reale, con l’augurio che la Bompiani, da cui il volume è edito, continui con la collana de “Il pensiero occidentale” e la collectio minor dei “Testi a fronte” — entrambe dirette dal medesimo benemerito studioso — nell’ammirevole sforzo (prima di tutto economico) di proporre all’ampio pubblico classici del pensiero antico, ma soprattutto opere poco o mai tradotte in lingua moderna. Il servigio che un tale impegno rende alla cultura è immenso.

Notes

1. Cf. Gnomon 74 (2002), 203-211; una versione più ampia si può leggere in E. Amato – A. Capo – D. Viscido (edd.), Weimar, le Letterature classiche e l’Europa del 2000. Atti delle giornate di studio – Liceo-Ginnasio Statale “F. De Sanctis” di Salerno, 27 settembre – 31 gennaio 2000 (Salerno: Helios Ed. 2000), 309-320.

2. Diogène Laërce. Vies et doctrines des philosophes illustres. Traduction française sous la direction de M.-O. Goulet-Cazé. Introductions, traductions et notes de J.-F. Balaudé, L. Brisson, J. Brunschwig, T. Dorandi, M.-O. Goulet-Cazé, R. Goulet et M. Narcy avec la collaboration de M. Patillon (Paris 1999 2). Su di essa, vedi la mia recensione in E. Amato – F. D’Avino – A. Esposito (edd.), Primum Legere. Annuario della Delegazione della Valle del Sarno dell’A.I.C.C. I (Salerno: Helios Ed. 2002), 281-283.

3. Diogene Laerzio. Vite dei filosofi, a cura di M. Gigante, ι Roma – Bari: Editori Laterza 1998 3 (“Biblioteca Universale”, nr. 98).

4. La citazione è tratta da M. Conche, Pyrrhon ou l’apparence (Villers sur Mer 1973), 25 n. 1.

5. Cf. L. Canfora, ‘Clemente di Alessandria e Diogene Laerzio’, in Aa.Vv., Storia poesia e pensiero nel mondo antico. Studi in onore di Marcello Gigante (Napoli 1992), 79-81.

6. Di essi è stato solo in parte tenuto conto nel volume di Indices predisposto da H. Gärtner per la “Bibliotheca Teubneriana” (Münich 2002): vedi T. Dorandi, in Mnemosyne 58/2 (2005), 314-315.