BMCR 2021.08.34

Claudius Claudianus. Politische Gedichte / Carmina Maiora

, , Claudius Claudianus. Politische Gedichte / Carmina Maiora: Lateinisch-deutsch. Sammlung Tusculum. Berlin: De Gruyter, 2020. Pp. 934. ISBN 9783110607505 €79,95.

Inhalt

Claudiano è un autore, per molti aspetti, sorprendente: nato ad Alessandria, quindi di formazione e di madrelingua greca, è uno dei poeti più prolifici della letteratura latina, con più di diecimila versi che sono giunti fino a noi, a testimonianza della grande fama di cui ha goduto nella tarda antichità e nel Medioevo, che ha particolarmente apprezzato i suoi carmi politici ed encomiastici, riuniti nel corpus denominato Claudianus maior e distinti così da quelli mitologici (Claudianus minor). Ancora molto amato nel Rinascimento (quando la poesia di corte era peraltro nuovamente di moda), è caduto però in disgrazia nei secoli successivi, che hanno assistito a un deterioramento della sua immagine, fino a vederlo come un retore al soldo dei potenti, concentrato su miti ormai privi di senso ed estraneo alla crisi epocale e ai grandi mutamenti del suo tempo: inesorabile è stata, di conseguenza, la perdita di interesse per le sue opere. Nell’orizzonte contemporaneo, due soli scrittori, ma due scrittori del calibro di Coleridge e Huysmans, hanno riconosciuto l’inattesa e straordinaria modernità di Claudiano, la sua “inquietante” consonanza con la sensibilità moderna.

Nei decenni tra il XX e il XXI secolo, a partire dalla famosa monografia di Alan Cameron (Claudian. Poetry and Propaganda at the Court of Honorius, Oxford, 1970), Claudiano ha tuttavia riguadagnato l’attenzione della critica ed è stato oggetto di numerosi studi che, soffermandosi su singole opere o su aspetti particolari, hanno realizzato una vera e propria riscoperta di questo poeta, come ben emerge dalla documentata e ponderata rassegna stilata da uno degli studiosi che più e meglio hanno promosso tale revival, Jean-Louis Charlet (‘Vingt années d’études sur Claudien (1993-2013)’, Revue des Études Tardo-antiques, 3, 2013-2014, 259-297). A quest’ultimo si deve l’edizione di riferimento del corpus di Claudiano, accompagnata da un’elegante traduzione francese, nella “Collection Universitaire de France” (tome I, Le Rapt de Proserpine, Paris, 1991; tome II, voll. 1-2, Poèmes politiques (395-398), Paris, 2000; tome III, Poèmes politiques (399-404), Paris, 2017; tome IV, Petits poèmes, Paris, 2018). Se è disponibile fin dal 1922 una traduzione inglese (peraltro alquanto libera e non sempre affidabile), dovuta a Maurice Platnauer, nella “Loeb Classical Library”, l’unica versione tedesca di tutte le opere di Claudiano risale al 1868, a firma di Georg Freiherrn von Wedekind (avvocato e uomo politico, non filologo) ed è ormai largamente superata.

Per colmare questa lacuna, Claudia Wiener e Philipp Weiß propongono una traduzione tedesca dei Carmina maiora, “politische Gedichte”, con un’ampia introduzione e note di commento. Nell’ordine cronologico, a cui il volume si attiene, il panegirico di Olibrio e Probino è seguito dall’invettiva contro Rufino e dai due elogi di Onorio per il suo terzo e quarto consolato. Il tema politico lascia spazio poi a quello puramente encomiastico, con l’epitalamio e i fescennini per il matrimonio di Onorio e Maria, per tornare in gioco col poemetto storico sulla guerra contro Gildone e col panegirico per il consolato di Manlio Teodoro. L’invettiva contro Eutropio precede i poemetti sul consolato di Stilicone (in tre libri) e De bello Gothico (qui presentato col titolo alternativo Bellum Geticum) che costituiscono, per così dire, l’apoteosi del generale di origine vandala, protettore e modello politico ideale di Claudiano. Ultimo è il panegirico per il sesto consolato di Onorio.

L’introduzione, dall’impostazione rigorosamente storicistica, prende le mosse da tre domande che rivelano la complessità dell’argomento, nonché l’approccio problematico scelto dagli autori: la prima riguarda la religione di Claudiano (“Christ oder Heide?”), la seconda verte sul genere letterario delle sue opere (epos o panegirico?), la terza sul ruolo da riconoscergli: “Propagandaschriftsteller” o testimone attendibile del suo tempo? (7-10). Se la figura di Stilicone spicca nettamente quale “epische Held” e “Rom-Retter”, tuttavia il “Kaiserideale” delineato dal poeta riprende dei “widersprüchliche Modelle”: egli attinge da Stazio e Marziale “die Majestät der kaiserlichen Erscheinung”, ma sembra rifarsi altresì all’immagine (propagandistica) di imperatori come Augusto e Traiano, che si ponevano in continuità con la tradizione repubblicana (10-11). La cifra della poesia di Claudiano è riconosciuta nell’attualizzazione della “Heldendichtung” di Omero, Virgilio, Ovidio e Stazio, messa al servizio di personaggi ed eventi appartenenti al presente, mediante una “Tendenz zu einer Allegorisierung, die ohne einen konkreten Bezug auf die altrömische Religion auskommt” (11-14). Ma egli non è soltanto il cantore di Stilicone, del “Kaiser” e della corte imperiale: il suo legame con l’aristocrazia senatoriale di Roma è confermato dall’idealizzazione della città e dal significato simbolico che le è riconosciuto come sede eterna dell’impero: in qualità di poeta, ma anche di “Redner und Historiker”, egli esprime quindi “das Selbstverständnis der politische Elite in Rom”; in questo senso (e non in senso religioso) va inteso il suo interesse per i contenuti mitologici e per un canone di modelli (pagani gli uni e gli altri) appartenenti alla tradizione letteraria romana (14-23). L’immagine di Roma aeterna, ossia “die symbolische Bedeutung der Hauptstadt des Reichs”, è opposta da Claudiano tanto all’interpretazione “provvidenzialistica” degli eventi avanzata dagli autori cristiani “in Krisenzeiten”, quanto alla parte orientale dell’impero, indotta nell’errore non dal medesimo Arcadio (che è pur sempre il fratello di Onorio), ma dai suoi consiglieri (23-26).

L’aspetto messo in risalto a suo tempo da Cameron, vale a dire il ruolo di Claudiano come “politische Sprachrohr” di Stilicone, è affrontato con spirito critico, alla luce delle obiezioni avanzate da Siegmar Döpp (Zeitgeschichte in Dichtungen Claudians, Wiesbaden, 1980). La valutazione dell’attendibilità delle informazioni storiche fornite dalle opere del poeta si fonda sulla lucida analisi delle modalità e delle strategie previste dal genere letterario, “die Spielregeln der Panegyrik” (a partire dalla tendenza all’amplificazione della statura, dalle qualità e delle imprese del personaggio a cui si rivolge l’elogio), regole che si evincono dalla trattatistica ad hoc, tra cui spicca il Περὶ ἐπιδεικτικῶν di Menandro (26-34). Per completare il quadro degli elementi che informano la poesia encomiastica di Claudiano e che interagiscono con lo sfondo storico, sono messi giustamente in conto gli aspetti rituali che si riflettono nei panegirici, richiamando le convenzioni tradizionali, ma senza seguirle fedelmente, rielaborandole anzi per rinnovare il cerimoniale in funzione propagandistica, come si vede per esempio nel processus consularis di Stilicone, innalzato “in den Rang eines Triumphzugs” (34-36).

La trattazione storico-letteraria si conclude con una “Zeittafel” che dispone i carmi di Claudiano in ordine cronologico, mettendoli in relazione con gli eventi che vi sono celebrati o richiamati (37-39). Nel complesso, i rapporti intrattenuti da Claudiano sia col suo tempo che con la tradizione letteraria e retorica sono affrontati in modo attento ed esauriente nell’Einleitung, ma si sente la mancanza di un paragrafo sul linguaggio: infatti, se questo è un aspetto rilevante nel profilo di ogni autore, lo è ancora di più per un poeta che, come Claudiano, esprime la propria creatività molto più nello stile che nella struttura (complessivamente convenzionale, come dimostra il confronto con la manualistica retorica) e nei contenuti delle opere.

Non manca invece un paragrafo sulla tradizione manoscritta (40-43), che si attiene alla ricostruzione di Peter L. Schmidt (‘Die Überlieferungsgeschichte von Claudians Carmina maiora’, Illinois Classical Studies, 14, 1989, 391-415; ‘Rezeptionsgeschichtliche Erwägungen zur Claudianüberlieferung’, in W.-W. Ehlers, F. Felgentreu, S. M. Wheeler (Hrsg.), Aetas Claudianea, München-Leipzig, 2004, 38-56), senza tener conto delle obiezioni sollevate da Charlet (nel tomo I dell’edizione citata supra, XLVIII-LIII), che avrebbero meritato maggiore attenzione. Il testo dei carmi è presentato secondo l’edizione di John B. Hall (Leipzig, 1985), che tuttavia non è sempre soddisfacente, specialmente per la tendenza a correggere lezioni accettabili, tramandate da molti e talvolta perfino da tutti i manoscritti. Gli Autori si distaccano da questa edizione in 55 punti, elencati in un’apposita tabella (44-46): il testo ne risulta quasi sempre migliorato.

Il grosso del volume comprende il testo latino e la versione tedesca dei carmi (48-695), ciascuno dei quali è preceduto da una breve presentazione introduttiva, che si sofferma principalmente sullo sfondo storico e si conclude con un quadro sinottico riguardante i singoli motivi e la loro distribuzione nella struttura dell’opera. Seguono le note di commento, che spiegano sinteticamente i problemi testuali (rendendo conto delle differenze rispetto all’edizione di Hall), richiamano ulteriormente gli aspetti storico-politici, segnalano i modelli (ma senza una discussione approfondita dell’imitazione); insomma forniscono le informazioni necessarie per la lettura e la comprensione dei carmi. Nemmeno qui, tuttavia, si presta adeguata attenzione alla lingua e allo stile.

Lo scopo principale del volume resta la traduzione tedesca, che ne costituisce anche il punto di forza: una versione in prosa linguisticamente rigorosa e attendibile, ma anche fluida e non priva di eleganza. Non osando sottoporre a una disamina dettagliata una lingua che non è la mia, mi limito qui a fornirne due specimina che mi sembrano eloquenti, per dare almeno un’idea della modalità traduttiva e della qualità del risultato. Una suggestiva immagine della natura animata da una sensualità rarefatta, eppure palpitante, nella descrizione del regno di Venere, che è la parte più bella dell’epitalamio di Onorio e Maria (vv. 65-68):

vivunt in Venerem frondes omnisque vicissim
felix arbor amat; nutant ad mutua palmae
foedera, populeo suspirat populus ictu
et platano platanus alnoque adsibilat alnus.

Ihre Blätter leben für Venus und all die glücklichen Bäume lieben einander wechselseitig: Die Palmen neigen sich, um sich gegenseitig zu verbinden, die eine Pappel wird von der anderen Pappel berührt und seufzt auf, und die Platane flüstert zur Platane, die Erle zur Erle.

Come si vede, la traduzione segue fedelmente il testo latino, riproducendone lo spirito e il ritmo, non soltanto il significato letterale. Il verbo nutant si può forse rendere più delicatamente con “schwanken leise”; inoltre, si ha l’impressione che l’espressione pregnante ad mutua foedera perda qualcosa nella traduzione “um sich gegenseitig zu verbinden”, che restituisce il contatto fisico e interiore, ma senza la sfumatura metaforica implicita in quel lemma di origine giuridica e sacrale, di cui la poesia d’amore si è appropriata da lungo tempo (un aspetto ignorato peraltro anche nelle note di commento). Tuttavia, si tratta di notazioni marginali e innegabilmente indulgenti al gusto soggettivo, che non smentiscono l’elevata qualità della traduzione.

Ed ecco un brano di segno opposto: la rievocazione dell’inquietudine collettiva sotto la minaccia dei Goti, prima della vittoria di Stilicone, nel Bellum Geticum (vv. 44-49):

Iam non in pecorum morem formidine clausi
prospicimus saevos campis ardentibus ignes
alta nec incertis metimur flumina votis
excidio latura moram nec poscimus amnes
undosam servare fidem nubesque fugaces
aut coniuratum querimur splendere serenum.

Schon blicken wir nicht mehr wie die Schafe bei brennendem Feld in Furcht gebannt auf die wilden Feuer, messen nicht mehr mit zweifelhaften Hoffnungen die Tiefe der Flüsse, die unseren Untergang eine Weile hinauszögern würden, bitten auch nicht die Ströme und die flüchtigen Wolken, sich mit ihren Wassern als zuverlässige Verbündete zu erweisen, oder beklagen uns, dass sich der helle Himmel gegen uns verschworen hat, indem er strahlt.

Il sentimento del popolo oppresso dalla paura, che Claudiano attribuisce al passato, ma che si potrebbe immaginare come un segno dei tempi, una condizione costante o ricorrente all’epoca delle invasioni barbariche, è espresso efficacemente dalla similitudine col bestiame spaventato dall’incendio e dalla rievocazione delle speranze riposte nella malcerta difesa di una natura guardata con trepidazione. Non è possibile rendere fedelmente l’audace e incisivo sintagma undosam… fidem, formato dall’aggettivo deverbativo concordato col sostantivo astratto, che proviene dal linguaggio giuridico-religioso e che qui definisce l’approccio dell’uomo col mondo naturale, presentandolo come un processo unilaterale e asimmetrico (la fides appartiene per definizione alle relazioni interpersonali e sociali, non certo alle acque), anzi come una pretesa assurda e paradossale (il movimento fluttuante delle onde è il contrario della fermezza che si attende dalla fides). Ma la traduzione proposta è comunque corretta e piacevole.

Il volume si conclude con una sintetica bibliografia, forse eccessivamente selettiva (823-827), e con un indice dei nomi e dei temi, che comprende altresì une brevissima presentazione dei personaggi e degli eventi storici, dei riferimenti geografici, delle divinità, delle figure mitologiche e delle allegorie (829-934).