BMCR 2021.05.23

Larvae conviviales. Gli scheletri da banchetto nell’antica Roma

, Larvae conviviales. Gli scheletri da banchetto nell’antica Roma. Antichita’ Romane, 35. Rome: Arbor Sapientiae, 2020. Pp. 82. ISBN 9788831341226 €18,00.

Nel 2017 a Charterhouse (Dorset) venne messa all’asta[1] una coppa ricavata dalla calotta cranica di un teschio. La caratteristica principale di questa macabra suppellettile è l’iscrizione che corre attorno al bordo, incisa sopra una sottile lamina d’argento: “skull drinking cup used by Lord Byron at Newstead Abbey.” Si tratterebbe dunque della coppa per la quale Byron aveva scritto addirittura una poesia: Lines Inscribed Upon a Cup Formed from a Skull. Coppa che, secondo Thomas Medwin[2], era stata fabbricata per ordine del poeta stesso, dopo che il suo giardiniere aveva trovato il teschio scavando nel giardino della residenza di Byron a Newstead Abbey. Senza ora indagare sulla attendibilità di Medwin su questo episodio o sulla credibilità del racconto fatto a lui da Byron; o in merito alla autenticità della coppa messa all’asta a Charterhouse, si può tranquillamente dire che non stupisce il gusto per il tema della morte e del memento mori che emerge dalla vicenda, non solo adatto alla figura del poeta, ma perfettamente aderente clima dell’epoca (Mary Shelley, come è noto, maturò proprio in quegli anni l’idea del Frankenstein, dopo un soggiorno a Ginevra in compagnia del marito, di John William Polidori e di Byron stesso).

La morte e il suo rapporto con la vita e i viventi sono temi, come ovvio, universali; è dunque naturale che attraversino ogni epoca e ogni cultura, anche quella romana. Proprio a questi aspetti e non solo è dedicato l’agile volume di Maria Elisa Garcia Barraco, all’interno della collana Antichità Romane da lei curata. Il lavoro si concentra su oggetti molto particolari, le larves conviviales, ovvero quegli scheletri in miniatura, realizzati in materiale più o meno di pregio, utilizzati dai romani durante i banchetti per intrattenere i convitati, invitandoli sia a godere del momento presente che a prestare attenzione al tempus fugit.

La Studiosa, pur in breve spazio, affronta nei primi tre capitoli il concetto della morte nel mondo antico, la percezione del tempo che passa e dell’inevitabile conclusione, non dimenticando precedenti egizi ed ellenistici, anche per quanto riguarda la presenza delle figurine di defunti in ambito conviviale.

Il quarto ed il quinto capitolo rappresentano senza dubbio il fulcro dell’opera; analizzano la rappresentazione dello scheletro nell’arte romana, con un apprezzabile approfondimento sulla decorazione delle celebri coppe del tesoro di Boscoreale, e con un utile catalogo degli esempi ad oggi noti di larvae conviviales, più o meno integre.

In appendice, in accordo con l’attenzione che la casa editrice Arbor Sapientiae mostra verso la riproposizione di fonti e testi non più facilmente reperibili, è possibile leggere il fondamentale articolo[3] della Ersilia Caetani Lovatelli, riguardante il ritrovamento di una larva nel corso di lavori edilizi a Perugia, pubblicazione decisiva dato che di alcune delle larvae conviviales oggi disperse fornisce le uniche immagini.

Il lavoro pur nello spazio limitato previsto dalla collana fornisce una buona panoramica generale sul tema e il catalogo risulta di evidente utilità; l’apparato fotografico inoltre consente di farsi una idea, con un rapido colpo d’occhio, delle differenti declinazioni del tema.

Si invita però ad una maggiore prudenza per quanto riguarda quanto affermato a p. 11, ovvero che lo scheletro “non era praticamente mai utilizzato come decorazione di monumenti funebri o come simbolo di aspetti legati al mondo dei defunti; i pochissimi esempi provenienti da contesti romani di rilievi funerari con il motivo dello scheletro sono tutti di età tarda”. La scarsa presenza dello scheletro come elemento decorativo nei monumenti funebri non è negabile, ma è dal punto di vista del dato cronologico che si esorta alla prudenza: se si fa mente locale anche solo ad alcuni rilievi funebri di Roma si può rilevare la presenza della rappresentazione dello scheletro in iscrizioni funerarie databili al I secolo d.C.[4] se non addirittura a ridosso del passaggio dal I secolo a.C. al I d.C.[5]

In conclusione, il volume consente di avere una idea di massima di un aspetto particolare quanto sintomatico del rapporto con la morte degli antichi, fornisce inoltre un comodo catalogo, corredato di immagini, di tutti i casi attualmente noti di larvae conviviales, venendo a costituire in tal modo un buon repertorio di partenza per ulteriori futuri approfondimenti. Preziosa anche la possibilità di rileggere il lavoro della Caetani Lovatelli, introdotto da un breve quadro biografico.

Notes

[1] Antique Collecting Magazine, “Lord Byron skull cup heads to auction” Sept. 27, 2017.

[2] Journal of the Conversations of Lord Byron: noted during a residence with his lordship at Pisa, in the years 1821 and 1822, London 1824, p. 64.

[3] E. Caetani Iovatelli, Di una piccola larva convivale in bronzo, Monumenti Antichi, V, 1895, pp. 5-16.

[4] CIL 06, 29566 = EDR125090.

[5] CIL 06, 09824 = EDR172384