BMCR 2020.09.45

The emporion in the ancient western Mediterranean: trade and colonial encounters from the Archaic to the Hellenistic period

, , , The emporion in the ancient western Mediterranean: trade and colonial encounters from the Archaic to the Hellenistic period. Mondes anciens. Montpellier: Presses universitaires de la Méditerranée, 2018. 265 p.. ISBN 9782367812755 €24,00.

Il libro che qui viene recensito ha l’ambizione di diventare lo studio di riferimento sull’emporio nel Mediterraneo occidentale. Il capitolo introduttivo degli editori del volume – “The Emporion in Context” – istituisce infatti un preciso nesso col volume L’emporion, edito da A. Bresson e P. Rouillard nel 1993, che costituì, come notano gli autori, il primo tentativo di indagare in modo specifico «the kind of trade enclaves that ancient Greeks named “emporia”». L’opera ha pertanto lo scopo di riesaminare la realtà dell’emporio alla luce degli studi degli ultimi venti anni, raccogliendo contributi di studiosi nel campo antropologico, archeologico, del mondo classico e storico.

La scelta, come area di indagine specifica, del Mediterraneo occidentale, vuole essere affiancata dall’ampiezza spaziale e temporale della discussione teorica comparativa (p. 11): lo scopo dello studio non è dunque solo presentare le tante informazioni nuove degli ultimi vent’anni ma «to bring into conversation a variety of different theoretical approaches, sources of data, and innovative methods». Le questioni cruciali vengono lucidamente individuate: anzitutto, la grande varietà di empori, cosa che impone uno studio dettagliato dei differenti contesti; poi, la loro fondamentale dimensione commerciale, che determina il problema del controllo politico e dei rapporti con le società indigena (p. 12). L’emporio, inteso non come semplice mercato, ma come spazio di potere, è infatti anche spazio di incontro e innovazioni tecniche.

Il volume si presenta quadripartito. La prima sezione – “The Emporion and the Ancient Mediterranean” – è costituita da quattro studi dedicati al ruolo e al significato dell’emporio nel Mediterraneo antico. La seconda e la terza sono invece dedicate a case-studies sui nuovi dati relativi agli empori antichi nel Mediterraneo occidentale, ciascuna con una specifica sezione geografica: “From the Strait of Gibraltar to the Gulf of Lion” e “Italy and its Margins”. La quarta parte del volume – “Comparative Perspectives on the Emporion” – è infine dedicata ad una prospettiva comparativa sull’emporio, ed è composta da cinque studi.

Il primo dei quattro contributi della prima sezione è quello di Paul Rouillard – “The Emporion: Some Uses of the Term” – dedicato al termine emporio. Esso può esprimere differenti realtà che l’autore descrive, consapevole dei limiti di tale operazione diacronica. L’emporio è collocato sulla costa, spesso nei pressi della foce di un fiume, benché non manchino esempi di collocazione interna; può essere anche luogo di produzione, in genere è collegato al porto e ha al suo interno popolazioni di origine diversa, indigeni e mercanti stranieri. Rouillard propende per una classificazione in due tipologie: all’interno di una città o come comunità a sé stante abitata da indigeni e Greci e/o Fenici. E per questo secondo tipo descrive differenti caratteristiche di diversi empori mediterranei in merito al rapporto all’interno delle varie comunità e con altre realtà politiche.

Il contributo di Michel Gras – “Emporion and Archaic Polis, a Complex Dialectic” – è particolarmente rilevante perché fa emergere le principali problematiche che investono le relazioni tra emporio e polis. Gras, giustamente convinto che l’antecedente dell’emporio greco sia quello fenicio, pone interessanti domande circa le relazioni tra i residenti nell’emporio e gli indigeni, nonché tra quelli e i marinai. Altro aspetto affrontato è quello dell’evoluzione delle relazioni tra polis ed emporio come anche il rapporto tra questo e il santuario. La mancanza di un nome specifico per gli empori – a differenza di quanto avviene per la polis –, la relazione di questi col potere locale, la ‘sequenza’ scrittura-emporio-moneta sono gli altri argomenti trattati con abilità da Gras.

Il capitolo di uno dei pionieri degli studi sull’emporion, Alain Bresson – “Flexible Interfaces of the Ancient Mediterranean World” –, è un’acuta analisi diacronica delle interazioni tra i mercanti stranieri e le comunità ospitanti, e delle conseguenze di esse sul piano economico. Si mette in luce come le notevoli differenze culturali e linguistiche nel periodo arcaico e classico rendessero cruciale il ruolo di interpreti e come il potere locale controllasse le attività commerciali, fornendo ai mercanti la garanzia legale e il diritto di avere i propri spazi di culto. Ciò anche in realtà aperte come Atene, che facilitavano l’integrazione dei commercianti stranieri residenti. Bresson mostra come l’avvento dell’Ellenismo, con lo sviluppo di un linguaggio e di un background culturale comune, abbia ampliato enormemente la circolazione di merci e idee: sorsero infatti gruppi informali di mercanti e armatori che difendevano i propri interessi nella città ospitanti, indifferentemente dalle loro origini etniche.

In “The Emporion and the Land, or: Hesiod Between Land and Sea”, Julien Zurbach, contro le interpretazioni tradizionali e, sulla scorta di vari passi delle Opere e i giorni, e in particolare dei vv. 678-694, ritiene che l’emporie esiodea non fosse ristretta ad un tipo di commercio specializzato, ma definisse un luogo di scambio per prodotti agricoli. La comparsa, a partire dalla metà del VIII secolo a.C., di argento pesato come mezzo di scambio e la crisi di debiti ad essa legata resero poi necessaria la fondazione di un emporio in cui i cittadini avessero la garanzia di accedere.

I sei capitoli della seconda parte del volume sono studi su vari empori presenti tra Gibilterra e il Golfo di Lione. Il contributo di Alfredo Mederos Martín – “Phoenician Emporia in the Atlantic Coast of Africa”– fornisce un’aggiornata rassegna degli empori fenici della costa atlantica africana. L’articolo di Fernando González de Canales – “The city-Emporion of Huelva (10th–6th Centuries BC)” – è invece uno studio approfondito della città-emporio di Huelva, nella Spagna sud-orientale. Di grande interesse è il lavoro di José Luis López Castro – “MQM, Phoenician Emporia in the South of the Iberian Peninsula (9th to 7th Centuries BC)” – dedicato alle varie attività produttive degli empori (mqm/maqom in Fenicio) nella Spagna meridionale. Lo studio di Jaime Vives-Ferrándiz Sánchez – “Trading Settlements in Eastern Iberia During the Iron Age: Between Redistributive Engagement and Political Authority” – si serve del concetto di “redistributive engagement” per l’analisi di vari empori della costa orientale spagnola al sud dell’Ebro. Rosa Plana-Mallart – “Emporion and the North-Eastern Coast of the Iberian Peninsula” – presenta un importante studio sulle modalità di contatto e le dinamiche di interazione economica tra Greci, Fenici e indigeni negli empori della costa spagnola a nord dell’Ebro e nel sito che da emporion si trasforma nella città Emporion. Alle interazioni tra ‘marinai’ e landsmen della Francia meridionale è dedicato il contributo di Éric Gailledrat – “Sailors and Landsmen in the Emporia of Southern Gaul” – che mostra il livello di cooperazione culturale e non solo commerciale tra Greci/Etruschi e indigeni nei vari empori della regione.

Sei sono anche i capitoli della terza parte del volume, dedicati ad emporia di Italia, Sardegna e Sicilia. Maria Cecilia D’Ercole – “The Emporion in the Adriatic. Trade, Trafficking, Cultural Construction (6th-2nd Century BC)” – affronta il rapporto tra fonti letterarie e dati archeologici per delineare la complessa e ancora sfuggente realtà degli empori adriatici, mentre quello di Giulio Ciampoltrini – “Fonteblanda/Portus Telamonis. A “Trading Post” for Wine and Metals on the Central-Northern Tyrrhenian Coast in the 6th Century BC”– è un accurato studio sull’emporio di Fonteblanda, il Portus Telamonis di Timeo/Diodoro, che nella prima metà del VI secolo fu un importante centro di distribuzione di vino e metallo. Giovanna Bagnasco Gianni e Lucio Fiorini – “Between Tarquinia and Gravisca” – si occupano del santuario/emporio di Gravisca: dalla loro indagine emerge il controllo politico da parte della vicina città etrusca di Tarquinia e le strette interrelazioni tra le divinità etrusche e greche. Arianna Esposito – “Rethinking Pithekoussai. Current Perspectives and Issues” – indaga invece le caratteristiche di Pithekoussai che, pur senza raggiungere il livello di apoikia, rappresenta uno stadio ulteriore rispetto ad un emporio e punto di arrivo di rapporti già esistenti con la comunità campane. Francesca Spatafora – “Phoenicians, Greeks and ‘Indigenous Peoples’ in the Emporia of Sicily” – fornisce un ampio e dettagliato quadro degli empori presenti nelle città greche, fenicie e indigene siciliane di età arcaica, connessi a spazi sacri e aperti alle diverse realtà culturali ed etniche circolanti nell’isola. Al sito di Sant’Imbenia, in Sardegna, è infine dedicato lo studio di Marco Rendelli – “Sant’Imbenia and the Topic of the Emporia in Sardinia” – che mostra come il processo di integrazione tra indigeni e mercanti di diversa origine sviluppò scambi economici e tecnologici con vantaggi reciproci, un fenomeno che può gettare luce sulla successiva organizzazione coloniale della Sardegna.

Cinque sono i capitoli della quarta parte del libro, incentrata su una prospettiva comparata. Mario Denti – “Aegean Migrations and the Indigenous Iron Age Communities on the Ionian Coast of Southern Italy: Sharing and Interaction Phenomena” – interpreta la migrazione di Greci da Paro e Nasso nei siti della costa ionica italiana, in particolare ad Incoronata, come connessa non tanto a motivazioni economiche quanto ideologiche e religiose, legate a memorie ancestrali di cui si avrebbe traccia nei Nostoi omerici. Il contributo di Peter van Dommelen – “Trading Places? Sites of Mobility and Migration in the Iron Age West Mediterranean” – è invece un’articolata analisi delle relazioni tra ‘stranieri’ e indigeni in tre località – Empúries, S’Urachi, L’Amastuola – che spingono l’autore a proporre, in una prospettiva postcoloniale, una più vasta categoria interpretativa rispetto a quella di emporio, ossia di “cosmopolitan settlement”. L’articolato studio di Michael Dietler – “Emporia: Spaces of Encounter and Entanglement” – indaga sui complessi mutamenti suscitati dagli scambi negli empori, servendosi anche della comparazione con le relazioni sorte tra indigeni ed Europei in età coloniale e proponendo la categoria di entanglement per individuare e analizzare meglio tali processi di interrelazione. Denise Demetriou – “Interpreting Cultural Contact: How Greek Inscriptions from Emporion Challenge Roman Texts and Hellenization” – studia le notevoli fonti epigrafiche del sito di Emporion che mostrano un quadro di cooperazione e reciproca influenza tra Greci e Iberi piuttosto differente da quello fornito dalle fonti letterarie, troppo influenzate, secondo la studiosa, dalla prospettiva imperialista romana tipica del loro tempo. Il capitolo finale di Gérard Chouin e Christopher R. DeCorse – “Atlantic Intersections: African-European Emporia in Early Modern West Africa” – è invece dedicato agli empori europei, soprattutto portoghesi, olandesi e inglesi, sorti nelle coste dell’Africa occidentale tra il XV e il XVIII secolo della nostra era, e caratterizzati da un’estensione limitata, fortificazioni di scarsa qualità e pochi occupanti occidentali: in definitiva, enclave economiche che costruirono fitti rapporti di mutua dipendenza con gli indigeni.

Il libro – dotato di numerose e pregevoli mappe, carte e fotografie – è dunque al contempo uno studio sull’emporio e uno studio sugli empori. L’impostazione ‘corale’ che è stata data al volume restituisce una ricca pluralità di suoni, talvolta dissonanti. Gli interventi sono sempre di alto livello, non sempre condivisibili, spesso di grande originalità – e talvolta pagano il tributo dell’applicazione di paradigmi antropologici in auge. Di assoluto interesse le analogie con altre realtà storiche, ad esempio nel lavoro di Dietler, com’è evidente anche dall’implicita (e reciproca) comparazione che il lettore può trovare nel leggere il capitolo finale di Chouin e DeCorse. In definitiva, The emporion in the Ancient Western Mediterranean è un libro indispensabile per chi voglia studiare l’emporio e gli empori mediterranei antichi.