BMCR 2020.06.36

The returning hero: nostoi and traditions of Mediterranean settlement

Simon Hornblower, Giulia Biffis, The returning hero: nostoi and traditions of Mediterranean settlement. Oxford; New York: Oxford University Press, 2018. xviii, 354 p.. ISBN 9780198811428 $99.00.

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Il volume raccoglie 12 contributi presentati in un convegno che si è tenuto presso l’All Souls College di Oxford nel maggio 2016. Nell’introduzione (1-42), Simon Hornblower spiega che il progetto si fonda sull’ambizioso proposito di unire le forze di studiosi di diverso orientamento (storici, archeologi, specialisti di letteratura e di mitologia) per esaminare il concetto di “individual return” nella cultura greca, dal periodo arcaico all’Ellenismo, ma anche “the social variables” che hanno determinato “the character of collective Greek settlement of the Mediterranean zone”. Il libro si rivolge a un pubblico colto, ma non strettamente specialistico: le citazioni letterarie sono sempre tradotte in inglese; il testo greco è confinato nelle note, con un saggio compromesso che non esclude la possibilità di consultarlo. Lo spessore del discorso, che si vale di strumenti critici raffinati e diversificati, con molteplici riferimenti documentari (letterari e iconografici), non risulta sminuito dal proposito divulgativo, come dimostra una rapida rassegna dei contenuti.

Robert Fowler sottolinea il rapporto tra l’origine delle stirpi greche e i miti riguardanti il ritorno degli eroi dalla guerra di Troia, che erano oggetto del poema ciclico dei Nosti, definito “a tale of total collapse”, ma anche “of new beginnings”: il senso di disordine e di disfacimento che si riscontra in queste leggende rispecchia infatti “the radical reconfiguration of the Greek in the late Geometric period” (43-63). Stephanie West indaga la genesi dell’Odissea, immaginata come l’opera di un aedo aiutato da alcuni allievi, durante una fase di coesistenza della scrittura con la tradizione orale: il taglio selettivo del proemio rimanda a una versione originaria, più realistica, di cui restano le tracce nelle “storie di copertura” che Odisseo, rientrato a Itaca, racconta per nascondere la propria identità e in cui l’isola di Creta, come dimostrano non pochi indizi, doveva svolgere un ruolo importante (65-82). Nella “nozione multidirezionale di ritorno” che sta alla base dell’Odissea, secondo Irad Malkin, si rispecchia la realtà storica della colonizzazione tra VIII e VI secolo, che implica “maritime crossing, contacts with alien peoples, reaching safely one’s destination”, nonché “practices and articulations of the rights to return” (83-104). I miti riguardanti il viaggio di ritorno di Filottete ed Epeo sono presentati da Guglielmo Genovese come “archetypes of cultural integration” e, più specificamente, come “a sign of engineered peaceful coexistence” tra Achei e Troiani nell’Italia meridionale (105-122).

Il ruolo dei personaggi femminili nei miti nostologici, di cui si occupa Tanja Scheer (123-145), rispecchia lo “statuto di genere” e la funzione sociale riconosciuta alle donne nel mondo greco, ovvero “the typical female desire for stability, which ultimately maintains the stability of status”: infatti le donne non sono mai protagoniste di questi miti, ma rivestono ruoli complementari o antagonistici, in quanto costituiscono la causa per la partenza dell’eroe (Elena), l’ostacolo che ne impedisce o rischia di impedirne il ritorno (come Cassandra, “dangerous booty ”, per Aiace; o Calipso per Odisseo, che incontra anche “female monsters”, come le Sirene), il pericolo che lo aspetta in patria (Clitennestra per Agamennone, Egialea per Diomede). Non è presa tuttavia in considerazione una felice eccezione, quella di Andromaca (una donna che, per diverse ragioni, si pone fuori dagli schemi sociali): il suo viaggio in Epiro, sia pur come schiava di Neottolemo, culminerà (attraverso una serie di disavventure, che le daranno occasione di riscattarsi dall’iniziale passività) nella fondazione di una stirpe reale, in modo non troppo diverso da altri miti nostologici, che portano gli eroi a costituire città, riti religiosi o nuove stirpi in luoghi lontani dalla patria.

Giulia Biffis si sifferma sul concetto di nostos nella tragedia attica, “as a means to think of oneself through a story than defines one’s identity”, in relazione alla famiglia e alla comunità di origine (147-175): se i Persiani e l’Agamennone di Eschilo mettono in scena l’arrivo dell’eroe in patria come “failed return” che tradisce drammaticamente le aspettative, l’Ifigenia in Tauride di Euripide mostra invece il ritorno di Ifigenia e Oreste, interpretato in chiave “transizionale”, come un rito di passaggio che comporta “a reintegration in Greek society”; mentre l’Ifigenia in Aulide presenta l’associazione di nostos e “self sacrifice”, facendo della giovane donna “a positive female agent” che consente il ritorno altrui (nel duplice senso della spedizione degli Achei a Troia e del rientro di Elena in Grecia). È tralasciato però Sofocle, che pure offre spunti interessanti sull’argomento: per esempio, il mancato ritorno in patria dell’eroe suicida e la “sostituzione” di tale ritorno mediante la sepoltura, nell’Aiace; o il controverso ritorno del protagonista nell’esercito acheo, nel Filottete.

Nick Lowe applica i moderni strumenti della psicologia comportamentale (in particolare, la teoria delle emozioni) all’analisi del tema nostologico nell’Odissea e nella tragedia attica, dove i sentimenti di attaccamento alla patria alimentano “an extended corpus of culturally potent collective narratives of geographic rupture and belonging”, in cui spiccano “acts of creative nostalgia for a collective homeland in the deep past” (177-192). La presenza cospicua del tema nostologico nella tragedia, secondo Lowe, è legata alla struttura stessa della rappresentazione, che si svolge in uno spazio limitato, con personaggi che entrano ed escono, in modo da “tematizzare” le idee di allontanamento e di ritorno, indagando “how we form and break emotional bonds with places on a personal level”.

Dal periodo classico si passa poi all’Ellenismo. Robin Lane Fox prende le mosse dal libro di Brian Bosworth, Alexander and the East (Oxford, 1996), che interpreta i miti riguardanti le imprese di Eracle e Dioniso in India come strumenti di propaganda politica e di legittimazione della conquista del paese da parte di Alessandro Magno: una tesi smentita da Lane Fox, che considera tali miti come il risultato di un lavoro di rielaborazione culturale, svolto congiuntamente dall’élite culturale indiana e dagli intellettuali greci al seguito di Alessandro Magno, che non si appoggia agli illustri predecessori per giustificare la propria impresa, ma li considera piuttosto come modelli, con cui instaura un rapporto di rivalità ed emulazione (193-212). Catherine Morgan, esaminando una serie di prove materiali ed epigrafiche, fornisce alcuni esempi dell’uso dei miti nostologici “to express identity and relationships” da parte di alcune comunità greche della regione adriatica, nelle epoche classica ed ellenistica: ne risulta confermata, anche dal punto di vista della cultura materiale, la capacità di questi miti di “apportare un valore aggiungo” alla definizione dell’identità collettiva (213-244). Naoíse Mac Sweeney si sofferma su un caso di “failed nostos”, quello di Calcante che muore a Colofone, in Asia Minore, durante il viaggio di ritorno in Grecia (muore di dolore o di vergogna, per aver perso un agone profetico con l’indovino del luogo, Mopso): questo antico mito, risalente al ciclo epico, è riportato in auge tra III e II secolo AC, quando Colofone si trova in un periodo di “redevelopment and renewal” e ha bisogno “to forge a new sense of civic identity and to cultivate a new sense of civic pride”; la storia dell’agone profetico in cui l’indovino locale affronta lo straniero, greco, può aver giocato un ruolo nelle relazioni diplomatiche con Roma, stabilendo un’analogia con la guerra di Troia, in cui gli antenati dei Romani hanno si sono scontrati con gli Achei (245-265). Infine Nicholas Purcell abbraccia in uno sguardo d’insieme l’idea di “ritorno” nel mondo mediterraneo, dal movimento multidirezionale dei coloni greci al rito italico del ver sacrum, che prevedeva l’espulsione di una parte della popolazione dalle città e la conseguente deduzione di colonie; per poi passare al concetto romano di domus come “centre for the political identity of the citizen pater familias” e al ruolo del Campidoglio “as the focal point of the whole Roman egemony, coextensive with the oikoumene” (267-286).

Per concludere, si tratta di un libro di grande spessore e di notevole interesse, che comprende anche un’ampia bibliografia, un indice dei passi citati e un “indice generale” di nomi e argomenti.

Authors and titles

Chapter 1. Introduction. Simon Hornblower
Chapter 2. The nostoi and Archaic Greek Ethnicity. Robert L. Fowler
Chapter 3. Odysseus’ Eclectic Itinerary. Stephanie West
Chapter 4. Returning Heroes and Greek Colonists. Irad Malkin
Chapter 5. Nostoi as Heroic Foundations in Southern Italy: The Traditions about Epeios and Philoktetes, Guglielmo Genovese
Chapter 6. Women and nostoi. Tanja S. Scheer
Chapter 7. Nostos, a Journey towards Identity in Athenian Tragedy. Giulia Biffis
Chapter 8. Emotional Returns. N. J. Lowe
Chapter 9. Macedonians and nostos. Robin Lane Fox
Chapter 10. Nostoi and Material Culture in the Area of the Classical-Hellenistic Ionian and Adriatic Seas. Catherine Morgan
Chapter 11. Failed nostoi and Foundations: Kalchas at Kolophon. Naoíse Mac Sweeney
Chapter 12. Mediterranean Perspectives on Departure, Displacement, and Home. Nicholas Purcell