Bryn Mawr Classical Review

BMCR 2019.10.28 on the BMCR blog

Bryn Mawr Classical Review 2019.10.28

Michel Fartzoff, Famille et cité dans l'Orestie d'Eschyle: la trame du tissu tragique. Collection d'études anciennes: série grecque, 158​.   Paris:  Les Belles Lettres, 2018.  Pp. 390.  ISBN 9782251448626.  €55,00 (pb).  


Reviewed by Antonella Candio, Università di Pisa​ (candianto@gmail.com)

Publisher's Preview
[Chapter titles are listed below.]

Partendo dalla revisione della sua tesi di dottorato, discussa nel 1990, il volume di Michel Fartzoff accompagna i lettori in un percorso di analisi e di immersione, a molteplici livelli, nella trilogia eschilea, conducendo un’indagine il cui focus sono sì la famiglia e la città, ma che si articola attraverso numerosi sentieri interpretativi, all’apparenza slegati, che l’autore riesce a far convergere in una linea interpretativa unitaria di grande suggestione e solidità.

Ciò che l’autore si propone, e che riesce abilmente a portare a termine, è un "examen d’ensemble du rapport entre la famille et la cité dans l’Orestie, qui, partant d’une analyse du lexique et des procédés de mise en scène, tienne compte à la fois de son rôle dans la compostion dramatique, et de sa signification".

L’interesse per l’analisi lessicale e per la messa in scena non sono gli unici strumenti di indagine di cui Fartzoff si avvale: il volume spicca per sensibilità letteraria (la prosa è chiara, fluida e il lettore ne viene catturato come dalla lettura di un romanzo), per attenzione alle dinamiche sociali e culturali e per un forte richiamo alla dimensione umana dei personaggi, che vengono indagati nel rispetto del loro statuto antico, eppure in termini di grande modernità. Il fatto stesso di aver scelto, e connesso, una struttura sociale (la famiglia) ad una realtà fisica e geografica (la città) fa sì che ad emergere sia anche la concretezza dello spazio umano come entità che partecipa e vive, in alcuni casi in rapporto quasi simbiotico, le sorti dei personaggi, che all’interno di questo legame risaltano maggiormente nella loro dimensione concreta.

Questa fortissima attenzione allo spazio inteso non come semplice sfondo, ma come luogo vitale si riflette anche nella scelta dei titoli delle quattro parti (suddivise a loro volta in sette capitoli) che compongono il volume. Argo è il punto di partenza, e in un certo senso il cuore dell’analisi, ma è anche il crocevia, fisico, spaziale e concreto da cui si irraggiano e verso cui convergono elementi geografici e storici provenienti da altri due luoghi: Troia e Atene.

Dopo una breve introduzione metodologica, si parte con Le lexique et l’action dramatique : la famille et la cité, dove Fartzoff introduce il lettore agli intrecci profondi del groviglio su cui si innestano le vicende dell’Orestea. I nodi che emergono dall’analisi sono di natura familiare e sociale (matrimonio e adulterio, usurpazione dei beni della casa, assassinio, inganno), e già qui Fartzoff mostra come tali elementi si inseriscano nell’articolazione della messa in scena, informando la struttura profonda dell’azione drammatica (dal prologo sino alla rhesis di Agamennone a prevalere sono le ragioni di Clitemestra, sintonizzata con il sentire del coro; con l’arrivo di Agamennone e di Cassandra le frequenze cambiano, e il coro passa a sintonizzarsi con il sovrano).

Al cambiamento di frequenza corrisponde non solo la conflittualità tra due personaggi, ma tra due linee di diritto concorrenti e antagoniste: la messa in scena risponde a una dinamica familiare e giuridica conflittuale e mostra come la comunità risenta, per osmosi, di questo tipo di spinte contrapposte.

La distonia familiare e giuridica presente nell’Agamennone trova spazio anche nelle Coefore, dove ancora una volta due linee concorrenti si fronteggiano (discendenza patrilineare contro i diritti della madre). Nel terzo dramma avviene la ricomposizione: la famiglia come luogo di pervertimento delle norme tradizionali trova equilibrio e sollievo in una città nuova, dove la giustizia non è più solo ipotesi o appannaggio del singolo, ma patrimonio condiviso di una intera comunità.

Questa prima parte, corredata, in conclusione, da ricche pagine lessicali che indagano il termine oikos e genos, rappresenta un assaggio delle tre grandi sezioni successive, in cui Fartzoff inserisce concretamente i drammi, i protagonisti, il coro e i fenomeni sociali e culturali all’incrocio di tre grandi realtà geografiche: Ilio/Troia, Argo e Atene.

Nella seconda parte Fartzoff pone al centro della sua analisi il rapporto, fluido e quasi simbiotico, tra famiglia e città, rapporto non statico e che anzi, proprio nell’Orestea, viene messo in discussione dalla cittadinanza tutta, che ha sofferto a causa del suo sovrano. Paride e Agamennone rappresentano i due poli entro cui l’analisi di Fartzoff mostra come un eccessivo coinvolgimento della comunità nelle vicende del sovrano produca una percezione dispotica del potere e una diffusa insofferenza (l’analisi tematico-lessicale dell’episodio del leoncino ne è un bell’esempio).

Troia è in un certo senso lo specchio deformato del destino di Agamennone e ne preannuncia macabramente il disastro. L’analisi lessicale di Fartzoff mostra infatti come ci sia un richiamo preciso tra la terminologia impiegata per la critica a Paride e le accuse che vengono mosse ad Agamennone, a dimostrazione di quanto sia pericoloso trascinare la propria città in una causa privata.

L’accentuazione del potere in senso nettamente dispotico, l’enfatizzazione della genealogia distrutta (dal presagio della lepre alla morte di Ifigenia, ma anche nelle parole di Clitemestra nel primo episodio, dove si sottolinea il dato delle perdite umane) si legano alla collera di Artemide e articolano, lentamente, l’assunto per cui la distruzione di Troia si ritorcerà tragicamente contro la famiglia e la città dei vincitori. Il sacrificio di Ifigenia richiama quello della lepre in forma inquietante e polisemica e comunica, sottotraccia, degli oscuri presagi (qui l’analisi semantica è assai pertinente e impressionante) che anticipano in maniera ancora opaca che il pervertimento dei valori familiari sovvertiti con la presa di Troia ricercherà una contropartita nella rovina di Agamennone. La guerra, la presa della città, il sacrificio e la rovina finale sono il tragico corollario di un sistema in cui famiglia (e discendenza), città (e potere politico) successo (e rovina) si legano in un rapporto di continua, e tragica, commistione.

Nella terza parte l’attenzione di Fartzoff si concentra sui primi due drammi della trilogia. Argo diventa il grande scenario entro cui il dilemma tra codice eroico e doveri familiari deflagrano. L’originalità eschilea risiederebbe appunto nella capacità di innestare un legame, fortissimo e coinvolgente, tra il dramma privato del sovrano e quello vissuto da tutti i cittadini di Argo, sintonizzazione che nel primo dramma conduce ad un malcontento, celato ma parallelo, in linea con i sentimenti di Clitemestra verso lo sposo/sovrano.

Molto suggestiva è la prima parte del capitolo 5, in cui Fartzoff mette bene in evidenza come il problema della scelta di Agamennone, sia in merito al sacrificio sia in merito all’ingresso in casa, sviluppi una linea di messa in discussione dell’etica eroica e dei suoi eccessi: il gesto di Agamennone risponde a un codice che, seppur inevitabile, confligge con i doveri del padre e trascina nella rovina la stessa città dei vincitori.

Portare sulla scena, nella concretezza di un personaggio, un dibattito, di alta natura civica, sulla problematicità della guerra riflette il modo in cui, all’epoca, molti elementi tradizionali stavano subendo una prima problematizzazione, se non un’autentica erosione.

Non si tratta dell’unico elemento di conflittualità: l’evoluzione più forte, nella trilogia, è quella di Clitemestra, che dalla sintonia con il coro subisce un processo di ribaltamento (maschia, prepotente, tirannica) sino ad assumere un aspetto mostruoso e criminale. Agamennone viene riabilitato drammaticamente, grazie alle parole di Cassandra e alla menzione della colpa ancestrale: in un certo senso ha replicato, a Troia, un crimine contro la fecondità e la famiglia, in forma quasi incosciente, perché spinto dalla maledizione della sua dinastia. Questo trasfert métaphorique fa sì che nelle parole di Cassandra si raggunga il punto di frizione più forte tra valori politici e familiari. L’inversione di ruoli e colpe diventa manifesto e fa emergere palesemente uno scontro rimasto sino ad allora solo latente. Cassandra preannuncia l’assassinio di Agamennone in termini che creano una opposizione tra marito e moglie e cristallizzano il conflitto drammatico all’interno della famiglia reale. La nuova connotazione del personaggio di Agamennone, poco prima della sua morte, rende la sintonia con Clitemestra del tutto impossibile, evidenziandone il profilo criminale e sovvertitore.

Sempre all’interno della terza parte, il capitolo 6 è dedicato alle Coefore: la salvezza dell’oikos e il ripristino delle norme politiche e familiari tradizionali passa nelle mani dei figli, che, spinti dalla presenza del sepolcro, attraverso cui anche Agamennone ritorna ad agire, devono riportare l’equilibrio perduto nella casa e garantire la continuità familiare, allontanare gli usurpatori e garantire la conservazione del patrimonio, da cui sono stati esclusi. Il desiderio di liberare la casa e riprendere possesso dei beni si allarga, ancora una volta, dalla dimensione familiare a quella cittadina: la liberazione dell’oikos coincide con la liberazione dalla schiavitù. Al dispotismo di cui ora è Clitemestra rappresentante risponde il gesto di Oreste, che tuttavia non apporta una soluzione definitiva, perché si fa vettore di una giustizia ancora imperfetta, seppur motivata. Oreste cerca di ripristinare l’ordine tradizionale, ma ciò non comporta un equilibrio completo: è comunque costretto a negare il diritto della madre, che è parte essenziale, seppur subordinata, dell’oikos.

Dal punto di vista scenico, Fartzoff sottolinea come questa nuova frizione tra i valori militari ed eroici maschili del figlio e la difesa della linea biologica e matrilineare si consumi sotto gli occhi degli spettatori, nella serrata sticomitia che precede il matricidio. Anche in questo caso, come nell’Agamennone, il conflitto tra due sistemi contrastanti porta un componente della famiglia a consumare un nuovo delitto e trova uno stallo nell’ennesimo feticcio di legalità ristabilita, dal momento che, ancora una volta, la macchia dei crimini ancestrali ha agito.

La quarta parte è dedicata ad Atene e alle Eumenidi, dove finalmente la giustizia trova piena realizzazione.

Le Erinni diventano la rappresentazione stessa degli aspetti mostruosi e crudeli che avevano in precedenza caratterizzato la guerra (giungendo al parossismo e alla deformazione macabra, come ben viene mostrato dall’indagine lessicale dei loro connotati), con una marcata associazione con la pretesa di Citemestra di far prevalere il ruolo femminile su quello maschile.

Il contrasto tra le due linee genealogiche durante il processo e la salvezza di Oreste sanciscono il ripristino dell’ordine sociale tradizionale. Le prime parole di gioia, a conclusione del dibattito, sono per la sua casa, per l’oikos del padre e per il suo patrimonio: la linea di successione, anche di potere, è ristabilita, lui è diventato uomo adulto, cittadino argivo, e ha dunque, nuovamente, concentrato su se stesso un ruolo familiare e politico, libero finalmente da connotazioni sinistre. Il processo ha il compito di fissare, una volta per tutte, quali siano il ruolo e i diritti del marito, senza negare quelli femminili, all’interno dell’oikos familiare, fondandoli sulle leggi naturali e sulla procreazione. Il giudizio presso l’Areopago rappresenta una sorta di purificazione sociale contro i rischi dell’assenza di giustizia e un antidoto alle derive dispotiche, dal momento che tutte le sofferenze imposte ai cittadini dagli Atridi trovano composizione in una città che è sottomessa non a famiglie regali, ma ad una dea, Athena. La città sostituisce l’oikos come luogo di giustizia: nessun eroe è al comando; a giudicare sono i cittadini, il popolo, la città tutta.

Il volume, corredato da un’ampia bibliografia e da un ricco indice dei passi citati, rappresenta un utile e prezioso contributo alla comprensione del teatro eschileo. Il materiale raccolto è immenso, il valore dell’analisi lessicale, l’interesse per la messa in scena, la capacità di far convergere e accordare aspetti di natura sociale, politica, culturale, giuridica in una linea interpretativa unica, che mette in risalto la problematicità, le frizioni e i conflitti esistenti nella città antica (non solo nella famiglia degli Atridi), rendono il libro un esempio di analisi solida, affascinante e soprattutto capace di restituire al teatro antico una dimensione di riflessione, di coinvolgimento e di dibattito collettivo nella sua forma civica più alta.

Table des Matières

Introduction
Première Partie: Le Lexique et l’action dramatique : la famille et la cité
Chapitre I. La dimension familiale de la trilogie
Chapitre II. La dimension politique de l’Orestie : étude de l’art et des procédés qui associent trois cités au drame familial
Deuxième partie: Ilion : miroir ou repoussoir du pouvoir familial et politique d’Agamemnon ?
Chapitre III. La représentation du rapport familllle-cité dans l’image de Troie
Chapitre IV. De Troie à Argos : Troie et la double faute familiale et politique d’Agamemnon
Troisième partie: Argos : la signification politique du drame familial
Chapitre V. L’Agamemnon : les valeurs familiales et les valeurs héroïques
Chapitre VI. Les Choéphores : pouvoir familial et autorité politique
Quatrième partie: D’Argos à Athènes : vers la cité idéale
Chapitre VII. Les Euménides et la portée du jugement
Conclusion
Bibliographie
Index des principaux passages cités
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