Bryn Mawr Classical Review

BMCR 2019.05.33 on the BMCR blog

Bryn Mawr Classical Review 2019.05.33

Richard J. A. Talbert, Challenges of Mapping the Classical World.   Abingdon; New York:  Routledge, 2018.  Pp. 202.  ISBN 9781472457820.  $140.00.  


Reviewed by Sergio Brillante, Università degli Studi di Bari​ (brillante.sergio@gmail.com)

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[The Table of Contents is listed below.]

Tutti coloro che in questi anni abbiano utilizzato e apprezzato il Barrington Atlas of Classical the Greek and Roman World non potranno fare a meno del nuovo volume di Richard Talbert. Si tratta, infatti, di una raccolta di quattordici saggi del benemerito editore del Barrington Atlas scritti fra il 1990 e il 2013 e dedicati ai vari tentativi compiuti in età moderna di fornire una adeguata rappresentazione cartografica del mondo antico. Fra essi un posto d’onore occupa proprio il Barrington Atlas, sulla cui genesi e successiva elaborazione si concentrano ben sei degli scritti presenti nel volume, di cui alcuni inediti.

Apre l’opera un’introduzione in cui l’autore ripercorre alcune tappe della sua carriera scientifica1 e rende conto della scelta degli articoli selezionati per il volume (v. l’indice alla fine della recensione). Questi ultimi, riediti senza aggiornamenti o modifiche evidenti,2 sono organizzati secondo l’ordine cronologico degli argomenti trattati: si inizia con una recensione al volume di Goffart sugli atlanti del mondo antico prodotti fra il 1570 e il 1870 e si finisce ancora con una recensione, apparsa su questa rivista,3 all’Historischer Atlas der antiken Welt di Wittke, Olshausen e Szydak, pubblicato nel 2007.

Quanto si inserisce fra questi due estremi cronologici può essere suddiviso in due gruppi: nel primo si passano in rassegna e si discutono i vari tentativi compiuti in età moderna – in particolare a partire dal 1872 – di fornire una adeguata rappresentazione cartografica del mondo antico, mentre nel secondo sono compresi diversi contributi relativi in diversa misura all’esperienza del Barrington Atlas.

Fra gli scritti del primo gruppo ritroviamo due recensioni, due testi introduttivi per la riedizione degli atlanti di William Smith e Heinrich Kiepert, e anche alcuni articoli già molto noti e apprezzati fra quanti si occupano degli studi di geografia antica in età moderna o di storia della filologia fra XIX e XX secolo. Particolarmente importante è ad esempio lo studio di Talbert su Carl Müller e sulle carte da lui disegnate per contribuire all’Atlas of Ancient Geography di William Smith e George Grove, pubblicato a Londra da John Murray fra il 1872 e il 1874 (Carl Müller (1813-1894), S. Jacobs, and the Making of Classical Maps in Paris for John Murray). Prima della pubblicazione di questo scritto nel 1994, la vita di Müller, pur ben noto quale editore di testi importanti per la casa editrice Firmin-Didot come i Fragmenta historicorum Graecorum e i Geographi Graeci minores, era avvolta quasi interamente nell’ombra. Ben poco si sapeva di lui oltre le date di nascita e di morte rese note solo nel 1982 da Raoul Baladié.4 Talbert, invece, pubblicò un gruppo consistente di alcune sue lettere collegate all’impresa di Smith da cui emergeva addirittura il carattere di Müller e la sua dedizione alla scienza («I am guided by the interest of science rather than by motives of purely material kind») che, ad esempio, lo portava a correggere continuamente e fino all’ultimo le sue carte sulla base dei più recenti risultati dell’archeologia (pp. 11, 33, 44).

Seguono poi nel volume un articolo sulle carte disegnate da Pierre Lapie a corredo del Recueil des Itinéraires anciens di Emmanuel Miller (1845), e un testo in cui vengono elencati e esaminati i più significativi atlanti del mondo antico prodotti fra il 1870 e il 1990. Per quanti vogliano accostarsi con consapevolezza e senso critico a tali strumenti questa rassegna costituirà – e, anzi, ha già costituito – un utilissimo punto di riferimento.5

Se in questo primo gruppo di scritti i personaggi e le imprese passati al vaglio sono diversi, il secondo ha invece un unico indiscusso protagonista, il Barrington Atlas of the Greek and Roman World. Aprono le file tre testi precedentemente inediti: il progetto del Barrington Atlas presentato nel settembre 1990 all’US National Endowment for the Humanities, le norme per i suoi contributori e i report semestrali sullo stato di avanzamento del lavoro redatti fra l’agosto 1991 e il maggio 2000. Avrebbe forse utilmente chiuso la serie la ripubblicazione dell’introduzione poi effettivamente preposta al Barrington Atlas, in modo da mostrare al meglio la relazione, ampiamente positiva, fra scopi iniziali e obiettivi raggiunti. Al suo posto troviamo invece un articolo del 2003, in cui si discuteva retrospettivamente delle finalità perseguite e delle tecniche utilizzate per il Barrington Atlas, ed anche due testi che gettavano uno sguardo sul futuro. Nel primo si proponeva l’istituzione di un centro dedicato alla cartografia del mondo antico, che ha poi effettivamente preso vita (l’Ancient World Mapping Center della University of North Carolina at Chapel Hill), mentre il secondo, scritto in collaborazione con Tom Elliot, rifletteva sulle potenzialità del GIS.

Nel momento in cui uno studioso decide di selezionare alcuni dei suoi contributi e di raccoglierli in un libro, questi si caricano di ulteriori significati e permettono di scorgere degli aspetti prima solo latenti. In questo caso emerge evidente l’interpretazione che Talbert dà alla storia degli studi, sentita soprattutto nei suoi risvolti pratici più che storici: le imprese del passato sono discusse per conoscere e comprendere meglio le difficoltà con cui hanno avuto a che fare quanti si sono già cimentati nella realizzazione di una carta del mondo antico al fine di evitarle in futuro. Manca dunque una più profonda contestualizzazione storica delle vicende ripercorse nel volume, ma si apprezza la possibilità di acquisire una migliore conoscenza delle tecniche e delle sfide—i challenges del titolo—sottese alla produzione degli atlanti del mondo antico. Il volume, che giunge in un momento in cui le ricerche sulla ricezione della geografia antica fra XIX e XX secolo si ritagliano uno spazio crescente,6 riuscirà di grande utilità agli studiosi di storia della cartografia, di storia degli studi classici e a chiunque voglia capire meglio cosa significa davvero disegnare la carta di un mondo oggi scomparso.

Indice

Introduction, p. 1
1. rec. W. Goffart, Historical Atlases: The First Three Hunderd Years. 1570-1870, Chicago and London: The University of Chicago Press, 2003 (2003), p. 6
2. introduzione a W. Smith, G. Grove (ed.), Atlas of Ancient Geography Biblical and Classical, London: I.B. Tauris, 2013, p. 8
3. Carl Müller (1813-1894), S. Jacobs, and the Making of Classical Maps in Paris for John Murray (1994), p. 20
4. A Forgotten Masterpiece of Cartography for Roman Historians: Pierre Lapie’s Orbis Romanus ad illustranda itineraria (2008), p. 49
5. introduzione a H. Kiepert, Formae Orbis Antiqui, Roma: Quasar 1996, p. 61
6. The Primary Classical Atlases and Map Series between 1870 and 1990 (1992), p. 69
7. rec. S. Débarre, Cartographier l’Asie Mineure. L’orientalisme allemand à l’épreuve du terrain (1835-1895), Paris: Peeters 2016 (2017), p. 110
8. Classical Atlas Project: Narrative Description 1990 (inedito), p. 113
9. Classical Atlas Project: Instructions for Compilers 1990 (inedito), p. 122
10. Classical Atlas Project: Half-yearly Reports to the U.S. National Endowment for the Humanities, August 1991-May 2000 (inedito), p. 129
11. Maps for the Classical World: Where Do We Go from Here? (1997), p. 166
12. Barrington Atlas of the Greek and Roman World: The Cartographic Fundamentals in Retrospect (2003), p. 169
13. Mapping the Ancient World (2002), p. 188
14. rec. A.-M. Wittke, E. Olshausen, R. Szydak, Historischer Atlas der antiken Welt. Der Neue Pauly. Supplemente. Band 3, Stuttgart; Weimar: Metzler, 2007 (2009), p. 193
Index, p. 199

Notes:


1.   Di questa è ora possibile avere un’idea precisa grazie all’utilissima bibliografia degli scritti di Talbert pubblicata in L.L. Brice, D. Slootjes (ed.), Aspects of Ancient Institutions and Geography. Studies in Honor of Richard J.A. Talbert, Leiden: Brill 2015; cf. BMCR 2018.12.42.
2.   Tuttavia, sarebbe stata necessaria una revisione linguistica dei vari documenti in modo da eliminare refusi e errori di trascrizione (e.g. p. 32, l. 7 dal basso: leggere altère in luogo di attère; p. 36, l. 14 dal basso: eu in luogo di en; p. 43, l. 3: Ainsi in luogo di Suffi).
3.   BMCR 2009.07.22. Anche la recensione allo studio di Ségolène Débarre era già apparsa su questa rivista: BMCR 2017.05.27.
4.   R. Baladié, Pour une nouvelle édition des géographes grecs mineurs, in Cahiers du Centre G. Radet 2, 1982, p. 11, n. 7. Successivo a quello di Talbert il contributo di D. Marcotte, Un manuscrit de Carl Müller, in L. Canfora (ed.), Studi sulla tradizione classica per Mariella Cagnetta, Roma-Bari: Laterza, 1999, p. 331-336.
5.   Particolarmente utile la seconda appendice, in cui si raccolgono gli indici di tutti gli atlanti discussi all’interno dell’articolo. Non mi pare sia esplicitata nel volume l’originaria sede di pubblicazione dell’articolo (Journal of Roman Archaeology 5, 1992, pp. 5-38).
6.   Due recenti incontri di studio – uno svoltosi a Bari nel 2017 ed uno a Firenze nel 2018 – hanno esplicitamente avuto questo tema come esclusivo oggetto di indagine. Gli atti del primo sono da poco stati pubblicati a cura di chi scrive (in «Futuro Classico» 4, 2018), mentre quelli del secondo sono in preparazione per le cure di Serena Bianchetti e Veronica Bucciantini.

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